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Usura In Concreto

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma di usura che si verifica quando gli interessi o i vantaggi, pur essendo inferiori al tasso soglia legale, sono sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro, considerando le specifiche difficoltà economiche o finanziarie della vittima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di usura e perizia: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per il reato di usura e per il connesso reato di riciclaggio a carico di due coniugi. L'accusa riguardava un presunto prestito a tassi usurari garantito da assegni e dalla consegna di materiale lapideo a prezzo scontato. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici d'appello hanno erroneamente confuso l'usura legale con l'usura in concreto, trasformando arbitrariamente le prestazioni in natura in tassi percentuali. Inoltre, il giudice di secondo grado ha violato il diritto di difesa negando l'esame del consulente tecnico dell'imputato nel processo. L'omesso ascolto dell'esperto di parte compromette la prova scientifica, a prescindere dal suo comportamento durante le operazioni del perito d'ufficio. La causa dovrà essere riesaminata da una diversa sezione della Corte d'Appello.
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Usura in concreto: condanna annullata per vizio di motivazione
Un individuo è stato condannato per usura in concreto, nonostante l'accusa originaria si basasse sull'usura presunta. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, rilevando un grave vizio di motivazione. La Corte d'Appello non ha adeguatamente risposto alle argomentazioni difensive, che lamentavano la trasformazione del fatto contestato. Questo ha violato il principio di correlazione tra accusa e sentenza e il diritto di difesa dell'imputato. La condanna per usura in concreto, diversa dall'imputazione iniziale, ha impedito una piena difesa. Il caso tornerà a una diversa sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Reato di Usura: Condanna Confermata, l’Imputato non Scampa alla Giustizia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Imputato per il reato di usura, commesso ai danni di due Fratelli Vittime, soci di un'azienda. L'Imputato aveva fornito consulenze e prestiti con interessi illegali, approfittando delle difficoltà finanziarie delle vittime. Il ricorso dell'Imputato è stato dichiarato inammissibile, ribadendo la validità della "doppia conforme" e l'attendibilità delle testimonianze delle persone offese. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e risarcire le vittime.
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Reato di usura e tassi alle stelle: la condanna della Cassazione
Un imprenditore agricolo in grave crisi economica si è rivolto al direttore della propria banca per ottenere liquidità. Il direttore lo ha messo in contatto con un finanziatore privato e gli ha erogato un ulteriore prestito personale, applicando tassi mensili esorbitanti pari al 120% e al 48% su base annua. A fronte delle minacce e dell'imminente incasso forzato degli assegni posti a garanzia, la vittima si è tolta la vita. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per il reato di usura, stabilendo che la sproporzione macroscopica dei tassi pattuiti rende irrilevante l'esatta individuazione della durata del prestito o dei decreti ministeriali. Inoltre, è stata confermata l'aggravante per aver agito ai danni di un imprenditore.
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Associazione di tipo mafioso: la Cassazione conferma le condanne
Un gruppo criminale attivo nel settore commerciale ed estorsivo ha impugnato la condanna per associazione di tipo mafioso, sostenendo l'assenza di minacce esplicite, di un'organizzazione strutturata e di una vera forza intimidatrice. Gli imputati contestavano inoltre i reati di usura, estorsione e intestazione fittizia di beni. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente i ricorsi. I giudici di legittimità hanno confermato la responsabilità penale degli imputati, affermando che anche una nuova compagine criminale integra il reato di associazione di tipo mafioso quando esercita una carica intimidatoria reale capace di assoggettare il territorio. La decisione rende definitiva la sentenza d'appello e le relative sanzioni.
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Doppia presunzione cautelare: il carcere resiste al tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro la custodia cautelare in carcere confermata dal Tribunale del Riesame. I soggetti sono accusati di associazione mafiosa, usura e detenzione di armi. La Suprema Corte ha ribadito che per il reato di associazione mafiosa opera la doppia presunzione cautelare di pericolosità e adeguatezza del carcere. Spetta alla difesa dimostrare il venir meno delle esigenze cautelari, non essendo sufficiente il solo decorso del tempo o il decesso di un complice. Inoltre, è stata confermata l'usura in concreto per la sproporzione tra il prestito e gli interessi applicati a un imprenditore in difficoltà. I ricorrenti restano in carcere e dovranno pagare le spese processuali.
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Usura ed estorsione: cade l’aggravante del metodo mafioso
Il caso riguarda un uomo sottoposto a custodia cautelare per usura, estorsione e turbativa d'asta. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe concesso prestiti usurari a una vittima in difficoltà economica, pretendendo in garanzia un immobile di enorme valore. La Cassazione ha confermato la gravità degli indizi per i reati principali, ma ha accolto il ricorso sull'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso. I giudici di legittimità hanno rilevato che il Tribunale del Riesame ha applicato tale aggravante in modo automatico e apodittico, senza dimostrare l'effettiva volontà dell'indagato di agevolare l'intera associazione criminale o l'uso concreto del potere intimidatorio del clan. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio limitatamente a questo specifico punto.
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Usura tra imprenditori: prestito oneroso, condanna definitiva
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità civile per usura di un imprenditore ai danni di un altro collega in grave difficoltà economica. La vittima, a fronte di prestiti, era costretta a pagare interessi esorbitanti. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni della persona offesa, supportate da consulenze tecniche che dimostravano il superamento dei tassi soglia e l'approfittamento dello stato di bisogno. L'appello del creditore è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la sua condanna al risarcimento dei danni.
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Usura in concreto: cede la casa per debiti, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di usura in concreto. La vicenda riguarda la cessione della proprietà di un immobile da parte di una persona in grave difficoltà economica. I giudici hanno stabilito che, nonostante non ci fossero tassi di interesse espliciti, la notevole sproporzione tra il valore dell'immobile e il debito estinto integrava il reato. La Corte ha ritenuto irrilevanti le incongruenze minori nelle dichiarazioni della vittima, confermando che l'approfittamento dello stato di bisogno e la sproporzione della transazione sono sufficienti per configurare l'usura in concreto. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva.
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Usura in concreto: condanna anche con tassi sotto la soglia
Un imprenditore in difficoltà economica, impegnato nella ristrutturazione del suo ristorante, ottiene un prestito da un privato. Gli interessi applicati risultano in parte superiori al tasso soglia legale, in parte inferiori ma comunque sproporzionati. La Corte di Cassazione conferma la condanna per usura, chiarendo un principio fondamentale: si commette il reato di **usura in concreto** anche quando i tassi sono sotto la soglia di legge, se chi riceve il prestito si trova in una condizione di vulnerabilità finanziaria. La difficoltà economica della vittima diventa un elemento chiave del reato. L'imputato perde il ricorso e la sua condanna diventa definitiva.
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Prove digitali e usura: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per usura. L'imputato aveva contestato l'acquisizione di prove digitali (messaggi e audio) e l'attendibilità della persona offesa. La Corte ha ritenuto i motivi generici, applicando il principio della "prova di resistenza": la condanna si reggeva anche su altre testimonianze, rendendo irrilevante l'eventuale esclusione delle prove digitali. È stato ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti del processo.
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Usura con compravendita: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma una condanna per usura, chiarendo che una compravendita immobiliare, se utilizzata per mascherare un prestito con patto di riacquisto a prezzo maggiorato, costituisce reato. La sentenza analizza il concetto di 'usura con compravendita', stabilendo che le spese sostenute dal prestatore fanno parte del 'rischio d'impresa' criminale e non possono essere detratte dal profitto illecito, oggetto di confisca. Viene rigettata la tesi difensiva secondo cui la riqualificazione giuridica dei fatti da parte del giudice di merito avrebbe violato il diritto di difesa.
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Usura in concreto: quando si applicano le aggravanti?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4906/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per usura aggravata. L'imputato sosteneva che, trattandosi di 'usura in concreto', non dovessero applicarsi le aggravanti ad effetto speciale, con conseguente prescrizione del reato. La Suprema Corte ha invece chiarito che le aggravanti previste dall'art. 644 c.p. sono applicabili a tutte le forme di usura, inclusa quella 'in concreto', confermando la condanna e la pena inflitta nei gradi di merito.
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Usura in concreto: il calcolo del tasso nel patto complesso
La Cassazione Penale, con sentenza n. 27763/2024, ha annullato con rinvio una condanna per il reato di usura. Il caso riguardava una complessa operazione finanziaria che mascherava prestiti usurari attraverso una vendita immobiliare simulata e un mutuo bancario. La Corte ha stabilito che per il corretto calcolo del tasso e la valutazione dell'usura in concreto, il giudice di merito deve considerare l'intera operazione come un patto unitario, includendo tutte le componenti economiche. La condanna per un distinto episodio di usura è stata invece confermata.
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Mutuo solutorio: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19347/2025, interviene su un complesso caso di mutuo solutorio, ovvero un finanziamento concesso per estinguere debiti pregressi con lo stesso istituto di credito. La Corte conferma la validità di tale contratto, specificando che l'accredito della somma sul conto corrente del debitore ne sancisce la 'disponibilità giuridica', anche se l'importo viene immediatamente utilizzato per ripianare altre esposizioni. Tuttavia, la sentenza accoglie i motivi di ricorso relativi all'usura, cassando la decisione d'appello. Viene stabilito che il giudice di merito dovrà riesaminare se il tasso di mora superi la soglia usura, applicando i corretti principi di calcolo indicati dalle Sezioni Unite, e dovrà valutare nel merito la domanda di 'usura in concreto', che era stata erroneamente definita generica.
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