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Uso Indebito Di Carte Di Pagamento

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 493-ter del codice penale, che punisce chiunque utilizzi senza esserne titolare una carta di credito o di pagamento, o qualsiasi altro documento analogo, per trarne profitto per sé o per altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Uso indebito di carte di pagamento: il dubbio evita la condanna
La vicenda riguarda un ex dipendente accusato del reato di uso indebito di carte di pagamento per aver utilizzato la carta carburante aziendale dopo la fine del rapporto di lavoro. I giudici di merito avevano condannato l'uomo basandosi sulle immagini delle telecamere del distributore, ammettendo tuttavia l'incertezza sul mezzo di pagamento e un contrasto di orario di quattordici minuti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato. I Supremi Giudici hanno rilevato una manifesta illogicità: la condanna richiede la certezza della colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Il reato penale è stato dichiarato prescritto e gli effetti civili sono stati annullati con rinvio.
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Uso indebito di carte di pagamento: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato del reato di uso indebito di carte di pagamento. Il ricorrente contestava l'attendibilità delle dichiarazioni rese dalla vittima durante il processo di merito. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'imputato si è limitato a riproporre le medesime argomentazioni già respinte dalla Corte di Appello con motivazione logica e coerente. I magistrati hanno inoltre rigettato la richiesta di trattazione orale, in quanto la causa era stata assegnata alla sezione filtro senza la presenza delle parti. Di conseguenza, il condannato deve sostenere integralmente le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di pagamento: telecamere inchiodano le ree
I giudici hanno condannato due persone per concorso nel reato di uso indebito di carte di pagamento. Le telecamere di videosorveglianza hanno immortalato le autrici durante le transazioni fraudolente, consentendo la loro precisa identificazione. Le imputate hanno proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione sull'accertamento della responsabilità e una presunta eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. Le doglianze difensive non contestavano in modo specifico le riprese video e chiedevano una rivalutazione del merito sulla quantificazione della pena, già fissata vicino al minimo edittale. Le ricorrenti devono pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di pagamento: ricorso inutile costa caro
L'Imputato era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di uso indebito di carte di pagamento (art. 493-ter c.p.). Egli ha proposto ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità penale e l'entità della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, ripetevano semplicemente le difese già respinte in appello e richiedevano una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'Imputato e lo ha condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Uso indebito di carte di pagamento: ricorso respinto e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto e uso indebito di carte di pagamento. La donna aveva rubato una carta bancomat ed effettuato una serie di prelievi non autorizzati. Nei gradi precedenti era stata condannata con rito abbreviato. L'imputata ha contestato la validità della querela e la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha chiarito che la scelta del rito abbreviato sana i vizi procedurali della querela. Inoltre, ha ribadito che non è possibile chiedere alla Cassazione una nuova valutazione delle prove o dei fatti già accertati dai giudici di merito. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Uso indebito di carte di pagamento: la Cassazione blinda la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di uso indebito di carte di pagamento (art. 493-ter c.p.), contestando la ricostruzione dei fatti e l'attendibilità delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove in sede di Cassazione, spettando tale compito esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di difesa sostenute dalla Parte Civile.
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Uso indebito di Bancomat: reato consumato sempre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9818/2024, ha chiarito importanti principi in materia di uso indebito di bancomat e ricettazione. Il caso riguardava un uomo condannato per aver ricevuto un bancomat rubato e aver tentato di prelevare. La Corte ha stabilito che il reato di uso indebito si consuma con la semplice introduzione della carta nell'ATM, anche senza successo. Ha inoltre confermato che il breve tempo tra furto e utilizzo non basta a qualificare il fatto come furto anziché ricettazione, in assenza di altre prove.
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