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Truffa — Anno 2026

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101 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Truffa

Provvedimenti

Truffa contrattuale: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale a carico di due soggetti che avevano indotto la vittima a una transazione commerciale senza poi corrispondere il prezzo pattuito. I ricorrenti lamentavano una violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, sostenendo che il fatto accertato fosse diverso da quello contestato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che non vi è stata alcuna trasformazione radicale del fatto e che i motivi di ricorso erano meramente ripetitivi di quanto già esaminato in appello.
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Truffa contrattuale: il silenzio come raggiro penale
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile per truffa contrattuale a carico di un amministratore che ha taciuto l'impossibilità di adempiere a un accordo transattivo. Nonostante l'estinzione del reato per prescrizione, i giudici hanno stabilito che il silenzio malizioso su circostanze decisive, come la liberazione dei fornitori effettivi dagli obblighi di costruzione di centrali eoliche, integri gli artifizi e raggiri. La condotta ha indotto la vittima a rinunciare ad azioni legali immediate, causando un danno patrimoniale rilevante e giustificando la condanna al risarcimento e al pagamento di una provvisionale.
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Sostituzione di persona: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per truffa e sostituzione di persona. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la sussistenza degli elementi costitutivi dei reati, ma i giudici hanno rilevato che i motivi erano generici e meramente riproduttivi di quanto già discusso in appello. In presenza di una doppia conforme, la motivazione dei giudici di merito è stata ritenuta logica, completa e insindacabile in sede di legittimità.
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Sospensione della prescrizione: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa, confermando la corretta applicazione della sospensione della prescrizione introdotta dalla Riforma Orlando. La Corte ha chiarito che tale disciplina si applica ai reati commessi tra il 2017 e il 2019, non essendo stata abrogata retroattivamente. È stato inoltre confermato il diniego della sospensione condizionale della pena a causa della gravità delle condotte e del rischio di reiterazione del reato, basato su un giudizio di prognosi sfavorevole sulla personalità del reo.
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Truffa aggravata: risarcimento oltre la prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna civile per un caso di truffa aggravata riguardante la vendita di un'imbarcazione mai consegnata. Nonostante il reato penale sia stato dichiarato estinto per prescrizione, i giudici hanno ribadito che il risarcimento del danno resta valido se la responsabilità dell'imputato è accertata nel merito. La difesa contestava la validità della querela e il coinvolgimento dell'intermediario, ma le prove documentali, tra cui una fattura emessa durante le trattative, hanno confermato il concorso nel reato e la piena consapevolezza dell'operazione fraudolenta.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso Cassazione presentato da un imputato condannato per il reato di truffa. Il ricorrente contestava la propria responsabilità e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era basato su una richiesta di nuova valutazione delle prove, operazione preclusa in sede di legittimità, e sulla mera ripetizione di argomenti già trattati in appello senza una critica specifica alla sentenza impugnata.
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Inammissibilità ricorso: i rischi della genericità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso presentato da un imputato condannato per truffa. La decisione evidenzia come la mancanza di specificità nei motivi di impugnazione impedisca il controllo di legittimità. Il ricorrente, non avendo indicato con precisione gli errori della sentenza di appello, è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di truffa: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa a carico di un imputato, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove. Inoltre, è stata negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto poiché i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di quanto già discusso in appello, mentre la determinazione della pena è stata ritenuta correttamente motivata dal giudice di merito.
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Custodia cautelare per truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato contro un'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare per truffa. Il ricorrente aveva impugnato il provvedimento che disponeva la detenzione in carcere, contestando la sussistenza dei presupposti necessari per la limitazione della libertà personale. La decisione analizza la legittimità delle esigenze cautelari in relazione alla gravità degli indizi raccolti durante la fase delle indagini preliminari.
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Particolare tenuità del fatto: il danno di 60 euro
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per truffa evidenziando l'errata applicazione della particolare tenuità del fatto. Il giudice di merito aveva negato il beneficio nonostante il danno fosse di soli 60 euro, definendo le modalità della condotta come allarmanti senza però specificarne le ragioni. La Suprema Corte ha chiarito che un danno di tale entità è oggettivamente vicino alla soglia dell'irrilevanza e richiede una motivazione rigorosa per essere considerato ostativo alla non punibilità.
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Reato di truffa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per il reato di truffa. Il caso riguardava un soggetto che, fingendosi direttore di banca, aveva indotto la vittima a versare denaro su una carta prepagata a lui intestata. La Corte ha ribadito che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione delle prove se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente. Inoltre, è stato confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa della gravità della condotta e della mancanza di risarcimento del danno.
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Ricettazione e truffa: i confini della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione relativa al reato di **Ricettazione**, sottolineando l'errore del giudice di merito nella qualificazione del fatto. Il caso riguardava somme di denaro accreditate su una carta prepagata a seguito di una condotta truffaldina. La Suprema Corte ha chiarito che, se il profitto viene conseguito direttamente tramite l'accredito, il fatto integra il reato di truffa e non quello di ricettazione, poiché quest'ultimo presuppone che il delitto principale sia già stato consumato da terzi. Il giudice avrebbe dovuto riqualificare il reato anziché assolvere l'imputata per il dubbio sul concorso nel delitto presupposto.
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Recidiva e truffa: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di truffa. I ricorrenti contestavano la sussistenza della recidiva e la motivazione della sentenza di appello. La Suprema Corte ha stabilito che la recidiva non può essere applicata automaticamente, ma richiede una valutazione concreta del nesso tra i precedenti penali e la nuova condotta criminosa, confermando la correttezza dell'operato dei giudici di merito che avevano ravvisato una perdurante inclinazione al delitto.
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Truffa: l’uso del conto corrente prova il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Truffa a carico di un soggetto che aveva messo a disposizione il proprio conto corrente per far confluire somme sottratte illecitamente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quanto già discusso in appello, senza apportare critiche specifiche alla sentenza. La Corte ha inoltre ribadito che la disponibilità del conto corrente è prova del preventivo accordo criminoso e ha respinto l'eccezione sulla mancanza di querela, risultando quest'ultima regolarmente presente agli atti.
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Estorsione o truffa: la sentenza della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione aggravata nei confronti di un individuo che, fingendosi un maresciallo dei carabinieri, ha indotto un'anziana a consegnare denaro e gioielli. L'imputato aveva minacciato che il figlio della donna sarebbe rimasto in stato di fermo per un incidente stradale se non fosse stato pagato un risarcimento immediato. La difesa sosteneva si trattasse di truffa, ma i giudici hanno ribadito che la prospettazione di un male ingiusto, percepito come reale e dipendente dalla volontà dell'agente, configura il reato di estorsione poiché annulla la libera scelta della vittima.
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Truffa online: responsabilità e minorata difesa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un soggetto condannato per truffa online. La decisione ribadisce che ricevere denaro su una carta prepagata personale costituisce prova di responsabilità e che l'uso del web configura l'aggravante della minorata difesa.
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Truffa online: quando scatta il reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa online nei confronti di un soggetto che, dopo aver ricevuto il pagamento su carta Postepay per una vendita, si è reso irreperibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di documenti d'identità validi e l'utenza telefonica ricollegabile all'imputato escludono il semplice inadempimento contrattuale, configurando il reato di truffa. Sono state inoltre negate le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del ricorrente.
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Ne bis in idem: quando la truffa non è esclusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa ai danni di un soggetto che ha venduto un'auto sottoposta a sequestro tacendo il vincolo. La difesa invocava il principio del ne bis in idem a causa di una precedente condanna per sottrazione di beni sequestrati, ma i giudici hanno rilevato la diversità delle condotte e degli eventi giuridici.
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Truffa contrattuale: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa contrattuale. L'imputato aveva creato falsi contratti per indurre in errore un acquirente, incassando somme di denaro senza adempiere agli obblighi. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando la solidità della motivazione della sentenza d'appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa aggravata: la Cassazione ridetermina la pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un consulente aziendale condannato per truffa aggravata ai danni di diverse società farmaceutiche. L'imputato distraeva pagamenti destinati ai fornitori sui propri conti correnti. Sebbene la responsabilità sia stata confermata, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al calcolo della pena, rideterminando gli aumenti per la continuazione in modo più proporzionato alla gravità dei singoli episodi.
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