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Particolare tenuità del fatto: il danno di 60 euro

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per truffa evidenziando l’errata applicazione della particolare tenuità del fatto. Il giudice di merito aveva negato il beneficio nonostante il danno fosse di soli 60 euro, definendo le modalità della condotta come allarmanti senza però specificarne le ragioni. La Suprema Corte ha chiarito che un danno di tale entità è oggettivamente vicino alla soglia dell’irrilevanza e richiede una motivazione rigorosa per essere considerato ostativo alla non punibilità.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 9800 Anno 2026
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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare tenuità del fatto: il danno di 60 euro

La disciplina della particolare tenuità del fatto rappresenta uno strumento fondamentale per deflazionare il sistema penale da condotte che, pur essendo reato, non presentano un’offensività tale da giustificare una sanzione. Recentemente, la Corte di Cassazione è intervenuta su un caso di truffa per chiarire i limiti della discrezionalità del giudice nel valutare l’esiguità del danno patrimoniale.

L’esiguità del danno nella particolare tenuità del fatto

Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per il reato di truffa. La difesa aveva richiesto l’applicazione dell’art. 131-bis c.p., sostenendo che il danno arrecato alla vittima, pari a soli 60 euro, fosse di speciale tenuità. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva rigettato l’istanza, definendo le modalità del fatto come “particolare allarmanti” e il danno come “non esiguo”.

Il concetto di motivazione apparente

La Suprema Corte ha censurato la decisione del giudice di merito, ravvisando una motivazione apparente. Quando un giudice nega la particolare tenuità del fatto, non può limitarsi a formule di stile o affermazioni apodittiche. È necessario indicare concretamente quali siano gli elementi della condotta che rendono il fatto grave, specialmente quando il valore economico del danno è oggettivamente minimo.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sul rilievo che un danno di 60 euro si colloca, secondo i parametri correnti, ai limiti dell’irrilevanza economica. La Corte territoriale ha omesso di spiegare perché una cifra così modesta non potesse essere considerata esigua. Inoltre, il richiamo a modalità “allarmanti” della condotta è rimasto privo di riscontri fattuali: il giudice non ha descritto quali fossero gli artifizi o i raggiri utilizzati tali da denotare una particolare pericolosità sociale o una disinvoltura criminale eccedente la norma. La mancanza di un’analisi specifica sulle circostanze del fatto rende la sentenza illogica e viola l’obbligo di motivazione previsto dal codice di procedura penale e dalla Costituzione.

Le conclusioni

Le conclusioni della Suprema Corte portano all’annullamento della sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello. Il nuovo giudizio dovrà valutare correttamente se sussistano i presupposti per la particolare tenuità del fatto, partendo dal presupposto che un danno economico minimo richiede una giustificazione estremamente solida per essere considerato non esiguo. Questa decisione ribadisce che il potere discrezionale del giudice deve sempre essere ancorato a dati oggettivi e spiegato in modo trasparente, garantendo che la sanzione penale sia proporzionata all’effettiva gravità dell’offesa.

Quando un danno economico è considerato esiguo per la legge?
Non esiste una soglia fissa, ma la giurisprudenza ritiene che cifre molto basse, come 60 euro, siano oggettivamente vicine all’irrilevanza economica e possano giustificare la particolare tenuità del fatto.

Cosa succede se il giudice non motiva correttamente il diniego della tenuità?
La sentenza può essere impugnata in Cassazione per motivazione apparente o illogica, portando all’annullamento della decisione e a un nuovo processo.

La particolare tenuità del fatto cancella il reato?
No, il reato sussiste ma l’imputato non viene punito perché l’offesa è considerata minima e la condotta non è abituale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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