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Truffa — Anno 2022

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164 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Truffa

Provvedimenti

Truffa contrattuale: vendere due volte la casa costa carissimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un venditore condannato per il reato di truffa contrattuale. L'uomo aveva architettato un piano per vendere più volte lo stesso immobile, incassando i relativi acconti tramite la stipula di contratti preliminari che poi non eseguiva. La difesa sosteneva la mancanza di raggiri iniziali e la tardività della querela. I giudici hanno chiarito che il termine per presentare la querela decorre solo dal momento in cui la vittima acquisisce piena consapevolezza dell'intero disegno criminoso, coincidente nel caso specifico con la formale dichiarazione del venditore di non poter adempiere al preliminare. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Appropriazione indebita: la banca paga per il promotore infedele
Un promotore finanziario si è impossessato di oltre sessantacinquemila euro di un cliente, consegnando poi un assegno scoperto per nascondere il fatto. La Cassazione ha chiarito che questo comportamento integra il reato di appropriazione indebita e non quello di truffa, poiché gli inganni sono avvenuti dopo che il denaro era già stato sottratto. Nonostante i reati fossero prescritti, la Corte ha confermato la condanna generica al risarcimento dei danni a carico del promotore e, in solido, dell'istituto di credito per cui lavorava. La banca risponde infatti dei danni causati dai propri intermediari. La sentenza d'appello è stata quindi annullata limitatamente al reato di truffa, confermando la responsabilità civile per l'appropriazione indebita.
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Niente condanna senza rinnovazione dell’istruzione dibattimentale
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che, ribaltando l'assoluzione di primo grado per il reato di truffa, aveva condannato l'imputato al risarcimento dei danni in favore della persona offesa. I giudici di secondo grado avevano rivalutato l'attendibilità dei testimoni senza però procedere alla loro nuova audizione. La Suprema Corte ha stabilito che la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale è obbligatoria quando il giudice d'appello intende riformare, anche solo ai fini civili, una sentenza assolutoria basandosi su una diversa valutazione delle prove orali ritenute decisive. La causa è stata quindi rinviata al giudice civile competente per un nuovo giudizio.
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Reato di peculato: incassa i soldi della legna e perde il ricorso
Un funzionario pubblico, responsabile finanziario di una comunità montana, si è appropriato di oltre un milione di euro derivanti anche dalla vendita di legna da ardere, incassando direttamente i contanti dai cittadini. La difesa sosteneva che tale condotta costituisse truffa aggravata e non il più grave reato di peculato, sperando nella prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per il reato di peculato. I giudici hanno chiarito che l'appropriazione di denaro pubblico, anche se ottenuta tramite prassi irregolari create dallo stesso funzionario, rientra nel reato di peculato poiché egli aveva la disponibilità del denaro proprio a causa del suo ruolo pubblico, senza bisogno di raggirare i cittadini paganti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di truffa: incassa i soldi ma l’auto non esiste
Un venditore ha proposto l'acquisto di cinque automobili a un acquirente, incassando 39.200 euro tramite vaglia postali senza mai consegnare i veicoli. Per indurre la vittima in errore, l'uomo ha utilizzato il nome di una società commerciale ormai inesistente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'incasso dei vaglia intestati e l'uso di raggiri integrano pienamente l'illecito penale, escludendo che si tratti di un semplice inadempimento civile. Inoltre, la Cassazione ha respinto l'eccezione di incompetenza territoriale poiché presentata tardivamente, oltre i termini previsti per le questioni preliminari.
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Reato di truffa: assolto se l’assicurazione paga per contratto
Un automobilista ha noleggiato una vettura senza restituirla, presentando poi una falsa denuncia di furto. La compagnia assicuratrice ha risarcito la società di noleggio in base a una polizza che copriva l'appropriazione indebita, pur sapendo che la denuncia di furto fosse falsa. I giudici di merito avevano condannato l'uomo per il reato di truffa. La Corte di Cassazione ha invece annullato la condanna senza rinvio. La Corte ha stabilito che il reato di truffa non sussiste poiché manca il nesso di causalità tra la falsa denuncia (l'inganno) e il pagamento dell'indennizzo da parte dell'assicurazione, avvenuto unicamente in forza del contratto di copertura per la mancata restituzione del veicolo.
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Ricettazione di assegni rubati: la finta ignoranza non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e ricettazione di assegni rubati a carico di un'imputata. La donna, in concorso con un complice, aveva acquistato della merce pagandola con assegni di provenienza illecita. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla consapevolezza dell'origine furtiva dei titoli. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che i giudici di merito hanno ampiamente e logicamente dimostrato l'intesa tra i coimputati e la consapevolezza della provenienza illecita degli assegni. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa con assegno falso: condannato anche se la vittima è ingenua
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa con assegno falso ai danni di un cittadino. L'imputato aveva acquistato un'automobile pagandola con una fotocopia a colori di un assegno, realizzata con una stampante laser. La difesa sosteneva che il falso fosse grossolano e che la vittima fosse stata troppo ingenua e negligente nel non verificare l'originale del titolo di credito. I giudici hanno invece stabilito che la truffa sussiste anche se la vittima si dimostra poco attenta o imprudente. La negligenza di chi subisce il raggiro non esclude la punibilità del truffatore, poiché l'uso di una fotocopia a colori costituisce comunque un mezzo idoneo a ingannare. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la sua colpevolezza e condannandolo al pagamento delle spese.
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Reato di truffa: auto non disponibile ma acconto incassato
Il Venditore ha convinto L'Acquirente che un veicolo fosse in pronta consegna, incassando un acconto per la vendita. In realtà, il mezzo non era disponibile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa, dichiarando inammissibile il ricorso del Venditore. I giudici hanno chiarito che mentire sulla disponibilità immediata di un bene per ottenere un anticipo integra un vero e proprio raggiro. Il ricorrente, oltre a perdere la causa, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Reato di truffa: false rassicurazioni e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di truffa. L'imputato aveva convinto la vittima a consegnargli del denaro attraverso false rassicurazioni, concretizzando una condotta ingannevole ed efficace. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna, evidenziando che i motivi del ricorso erano generici e non contestavano direttamente le motivazioni della Corte d'Appello. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto legittimo il diniego delle circostanze attenuanti generiche, giustificato dai precedenti penali del condannato. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Truffa online: la finta casa vacanze costa la condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa online continuata, legata alla finta locazione di una casa vacanze. L'imputato contestava la validità della querela e l'esistenza di artifizi e raggiri, oltre a richiedere l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la regolarità della querela, presentata congiuntamente dalle due vittime, e hanno ribadito che la truffa online si configura pienamente attraverso l'uso del mezzo web per trarre in inganno i contraenti. È stata esclusa la particolare tenuità del fatto sia per l'entità del danno economico sia per i precedenti penali specifici del reo, che dimostrano una chiara propensione a delinquere. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di reclusione è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa con carta ricaricabile: prestare la carta costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di truffa. Il caso riguardava una truffa con carta ricaricabile, in cui la carta prepagata intestata all'imputato era stata utilizzata come terminale per ricevere il denaro sottratto alla vittima. La difesa sosteneva l'assenza di dolo e contestava il concorso nel reato. Tuttavia, i giudici hanno confermato la responsabilità penale dell'intestatario della carta, evidenziando che l'uso della propria carta per incassare i proventi illeciti dimostra la partecipazione attiva al disegno criminoso. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a dieci mesi di reclusione e cinquecento euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione aspecifico: la condanna diventa definitiva
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per i reati di ricettazione e truffa, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per via di un ricorso per cassazione aspecifico. I motivi presentati dalla difesa, infatti, si limitavano a riprodurre le stesse identiche contestazioni già sollevate e respinte in appello, senza muovere alcuna critica mirata e concreta alla decisione dei giudici di secondo grado. Inoltre, il ricorrente ha richiesto una nuova valutazione dei fatti, operazione preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua condanna penale.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: processo azzerato
L'Imputato era stato condannato in appello per i reati di truffa e sostituzione di persona. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica dei fatti. Tuttavia, prima dell'udienza di discussione, l'Imputato deceduto. La Suprema Corte ha preso atto del decesso e ha applicato il principio dell'immediata declaratoria di estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per morte dell'imputato, poich il decesso interrompe definitivamente il rapporto processuale e impedisce qualsiasi valutazione sul merito delle accuse.
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Reato di truffa: la condanna per chi usa foto vera su ID falsa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa e falso a carico di un soggetto che aveva acquistato dispositivi elettronici pagando con assegni circolari falsi e attivato schede telefoniche esibendo un documento d'identità contraffatto con la propria foto. L'imputato contestava la mancanza di prove sulla falsificazione e l'errata applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, stabilendo che l'uso di un falso nome, di assegni contraffatti e di un documento falso con la foto del ricorrente integrano pienamente gli elementi del reato di truffa. La Cassazione ha confermato che la recidiva è stata correttamente applicata a causa della pericolosità sociale del soggetto, desunta dai suoi precedenti penali. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Truffa ai danni dell’INAIL: l’inganno fallisce in Cassazione
Un cittadino è stato condannato per i reati di truffa e falso per aver ingannato l'ente previdenziale, ottenendo il pagamento di un acconto non dovuto. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta non fosse idonea a ingannare l'ente e chiedendo l'applicazione dell'attenuante per danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la sussistenza della Truffa ai danni dell'INAIL, evidenziando che i raggiri erano idonei a trarre in inganno l'istituto e che il danno economico causato non era affatto minimo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di truffa: finto hotel in Moldavia costa caro all’imputato
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa ai danni della Persona Offesa. L'inganno consisteva nel presentarsi falsamente come dirigente alberghiero per farsi consegnare somme di denaro destinate alla costruzione di un hotel in Moldavia. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inattendibilità della vittima e la mancata riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione precedente è logica. Inoltre, le questioni sulla pena non possono essere sollevate per la prima volta in Cassazione se non presentate in appello. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un uomo condannato per il reato di truffa. Il difensore dell'imputato aveva proposto ricorso lamentando genericamente la mancata assoluzione, senza muovere critiche specifiche alla sentenza della Corte d'appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'impugnazione deve contenere un confronto puntuale con le motivazioni del provvedimento contestato. La mancanza di questa specificità determina l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa con documenti falsi: la foto reale incastra il colpevole
Un uomo ha attivato una scheda telefonica esibendo una carta d'identità contraffatta con la propria foto ma dati falsi, utilizzandola poi per compiere una truffa ai danni di una donna. La Corte d'Appello lo ha condannato per i reati contestati. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'assoluzione per alcuni reati di falso dovesse far cadere anche le accuse di truffa e sostituzione di persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la creazione di un documento falso è finalizzata proprio a compiere la truffa con documenti falsi e che la corrispondenza della foto sul documento falso con quella reale dell'imputato ne conferma l'identità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa online: incassa il bonifico e sparisce, condannato
Un venditore ha proposto online la vendita di un telefono cellulare. Dopo aver convinto l'acquirente a effettuare un bonifico sul conto della propria ditta, il venditore è sparito diventando completamente irreperibile senza mai spedire l'oggetto. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di truffa. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza degli elementi del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la finta vendita configura pienamente una truffa online, poiché il venditore ha ingannato la vittima simulando un'intenzione di vendita inesistente. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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