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Truffa Contrattuale

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306 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Truffa contrattuale online: il prezzo basso e la falsa residenza
Il Venditore ha pubblicato un annuncio online offrendo merce a un prezzo conveniente e indicando una falsa residenza. Dopo aver ricevuto il pagamento dall'Acquirente, non ha consegnato la merce ed è sparito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale, respingendo la richiesta di qualificare il fatto come semplice insolvenza fraudolenta. La Corte ha stabilito che l'uso di un prezzo allettante unito a dati falsi dimostra il dolo iniziale di non adempiere al contratto.
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Truffa contrattuale: la firma basta, inutile contestare
Il Ricorrente è stato condannato per truffa continuata e truffa contrattuale. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di una querela formale da parte di una vittima e l'assenza di prove sul danno e sul profitto ingiusto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la querela non richiede formule magiche o solenni: basta la firma su un verbale di denuncia per esprimere la volontà di punire il colpevole. Inoltre, la Cassazione ha stabilito che la valutazione delle prove sulla truffa contrattuale spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il Ricorrente perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa contrattuale: l’assegno a vuoto che diventa reato
Un acquirente, dopo aver effettuato e pagato regolarmente diversi acquisti nel tempo per conquistare la fiducia del venditore, ha comprato una partita di merce di valore consistente pagando con un assegno tratto su un conto corrente già chiuso. Subito dopo si è reso irreperibile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale, respingendo la tesi della difesa secondo cui si trattava di un semplice inadempimento civile. I giudici hanno chiarito che la condotta precedente, finalizzata a creare un falso affidamento, unita all'uso di un assegno a vuoto, dimostra la chiara intenzione di ingannare la vittima per ottenere un profitto ingiusto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contrattuale: il prestito con reddito falso è reato
Un acquirente ha ottenuto un finanziamento di oltre 24.000 euro da una società finanziaria per l'acquisto di un furgone, presentando una dichiarazione dei redditi falsificata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che l'uso di documenti falsi per ottenere un prestito configura un reato penale e non un semplice inadempimento civile. L'inganno iniziale ha infatti viziato la volontà della banca, spingendola a erogare una somma che altrimenti non avrebbe mai concesso. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: finto mediatore vende moto inesistente
Un finto mediatore di aste giudiziarie ha venduto un motociclo inesistente per 6.750 euro, incassando la somma senza mai consegnare il bene. L'uomo ha sostenuto si trattasse di un semplice inadempimento civile. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che l'inganno iniziale, consistito nel presentarsi falsamente come mediatore per vendere un bene non disponibile, configura il reato poiché ha viziato il consenso della vittima. La successiva mancata consegna rappresenta il compimento del disegno criminoso e non un mero illecito civile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contrattuale: incassa i soldi ma l’auto non esiste
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa contrattuale. L'imputato aveva incassato 6.000 euro da una donna per l'acquisto di un'auto di cui non disponeva, restituendone solo 500. La difesa contestava la credibilità della vittima e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sull'attendibilità della persona offesa spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, se logicamente motivata. Inoltre, il diniego delle attenuanti è stato giustificato dai gravi precedenti penali dell'uomo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa contrattuale: pagare all’inizio per poi sparire
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale a carico di un acquirente. L'imputato aveva inizialmente effettuato e pagato regolarmente alcuni piccoli acquisti di merce per conquistare la fiducia del venditore. Successivamente, ha ordinato quantitativi di merce molto più consistenti senza pagarli, scomparendo nel nulla. La Suprema Corte ha stabilito che questo comportamento costituisce un vero e proprio raggiro, in quanto l'inadempimento era frutto di un piano fraudolento studiato fin dall'inizio. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie, poiché l'imputato non ha mai risarcito la vittima nonostante i numerosi rinvii concessi dal giudice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna penale.
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Truffa contrattuale: la casa vacanze fantasma costa caro
Un uomo ha pubblicizzato online una casa vacanze inesistente, incassando 750 euro da un cliente prima di rendersi irreperibile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale a carico dell'imputato. I giudici hanno ritenuto decisive le prove raccolte, tra cui l'intestazione del conto corrente su cui è stato effettuato il bonifico e della scheda SIM usata per i contatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo anche la particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali dell'uomo, sintomatici di una condotta abituale. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa contrattuale: niente carcere ma risarcimento dovuto
Due venditori hanno incassato una caparra di 7.500 euro per la vendita di un immobile, rassicurando l'acquirente sulla regolarità urbanistica. L'acquirente ha poi scoperto la mancanza del certificato di abitabilità e ha chiesto la restituzione della caparra o il documento. I venditori hanno invece trattenuto i soldi. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza del reato di truffa contrattuale. Anche se la condanna penale è stata annullata per prescrizione (decorso del tempo massimo), i venditori sono stati comunque condannati in via definitiva a risarcire i danni e a pagare le spese legali alla vittima, poiché la querela era stata presentata tempestivamente entro tre mesi dal momento in cui l'inganno è diventato definitivo.
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Truffa contrattuale online: quando il prezzo basso diventa reato
Un venditore online ha messo in vendita un oggetto su una nota piattaforma a un prezzo conveniente, indicando una falsa residenza per non farsi rintracciare. Dopo aver ricevuto il pagamento dall'acquirente, non ha mai consegnato la merce. La Corte di Cassazione ha chiarito che questo comportamento non è un semplice inadempimento civile, ma integra il reato di truffa contrattuale. L'indicazione di un luogo falso e di un prezzo allettante dimostrano infatti l'intenzione iniziale di ingannare. Tuttavia, poiché i fatti risalivano al 2012, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché il reato è caduto in prescrizione.
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Truffa contrattuale: quando l’affare diventa reato penale
Il Venditore è stato condannato per il reato di truffa contrattuale aggravata a seguito di una compravendita immobiliare fittizia o ingannevole. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, oltre a una multa. Il Venditore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto avesse solo rilevanza civile e non penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la presenza di artifizi e raggiri decisivi per concludere la vendita. Di conseguenza, la condanna penale resta definitiva e il Venditore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Truffa contrattuale: la fiducia iniziale che diventa inganno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale nei confronti di un intermediario commerciale. L'imputato aveva instaurato un falso rapporto di fiducia pagando regolarmente le prime forniture, per poi farsi consegnare altra merce pagandola con assegni postdatati privi di copertura. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, respingendo sia le contestazioni procedurali sulla celebrazione dell'udienza in camera di consiglio senza la presenza delle parti (prevista dalla normativa emergenziale COVID-19), sia le richieste di rivalutazione dei fatti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: polizze false e ricorso inammissibile
Un intermediario finanziario è stato condannato per il reato di truffa contrattuale ai danni di diversi risparmiatori, ingannati tramite la consegna di polizze fideiussorie false per ottenere capitali. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la responsabilità per un tentativo di truffa e la quantificazione dei danni liquidati alle parti civili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni non sollevate in appello non possono essere proposte per la prima volta in Cassazione. Inoltre, la condanna generica al risarcimento con provvisionale non è impugnabile davanti alla Corte di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: debiti privati e casse vuote
L'Amministratrice e l'Amministratore di fatto di una società immobiliare, poi fallita, hanno incassato ingenti anticipi da promissari acquirenti per la vendita di immobili, omettendo di rivelare che il contratto di acquisto originario era stato risolto. Inoltre, l'Amministratrice ha utilizzato fondi sociali per pagare debiti personali e rimborsare un socio senza giustificazione contabile. La Corte d'Appello aveva assolto gli imputati, ma la Cassazione ha annullato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che l'uso di risorse societarie per estinguere debiti personali configura il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Inoltre, nascondere la risoluzione del contratto principale continuando a incassare acconti integra gli estremi della truffa. Il processo è stato rinviato per un nuovo esame.
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Truffa contrattuale: merce ritirata ma assegni scoperti
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di due acquirenti per il reato di truffa contrattuale. I soggetti avevano acquistato piante e fiori pagando con assegni postdatati privi di copertura. Per indurre in errore il fornitore, gli acquirenti avevano inizialmente pagato i primi acquisti per conquistare la sua fiducia, per poi triplicare gli ordini e inviare assegni scoperti, nascondendo il fallimento della loro precedente società. La Suprema Corte ha stabilito che il reato si consuma nel luogo di consegna della merce e che l'uso di assegni postdatati, accompagnato da rassicurazioni e comportamenti ingannevoli, integra pienamente il reato. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando il risarcimento del danno e la provvisionale a favore del venditore e del socio di maggioranza.
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Truffa contrattuale: la firma batte il bonifico online
L'Imputata ha indotto la Persona Offesa a stipulare un contratto di investimento fittizio, promettendo alti rendimenti e facendosi accreditare ottantacinquemila euro su un conto estero. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che, in caso di contratti relativi a prodotti finanziari inesistenti, il reato si consuma nel momento e nel luogo della firma del contratto, e non dove viene eseguito il bonifico bancario. Trattandosi di un'operazione dematerializzata online, il bonifico non rileva per determinare il tribunale competente. Il ricorso dell'Imputata è stato quindi rigettato.
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Truffa contrattuale: auto mai consegnata ma la condanna è reale
Un agente di vendita ha convinto un cliente ad acquistare un'auto per undicimila euro, assicurando che il veicolo fosse disponibile. In realtà, l'auto non era mai stata nella disponibilità del venditore, il quale ha continuato a rinviare la consegna e ha restituito solo centodieci euro a fronte delle richieste di rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un semplice inadempimento civile, ma di una condotta fraudolenta. Inoltre, il reato sussiste anche se il profitto è andato alla società per cui l'agente lavorava e non direttamente a lui. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contrattuale online: incassa i soldi ma il mezzo sparisce
Un uomo ha messo in vendita online un ciclomotore inesistente, inducendo l'acquirente a pagare 650 euro tramite ricarica Postepay. Per rassicurare la vittima, il venditore ha inviato la foto di un documento d'identità contraffatto. Dopo aver ricevuto il denaro, il venditore è sparito senza consegnare il mezzo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e falso, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'uso del documento falso era parte integrante della truffa contrattuale online, volta a depistare le indagini. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa con polizze false: la Cassazione condanna il finto agente
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa in concorso per aver venduto polizze assicurative contraffatte. Le vittime avevano pagato i premi confidando nella validità dei documenti, la cui falsità è emersa solo dopo i controlli delle forze dell'ordine. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto come semplice falso, sostenendo che le vittime fossero consapevoli della falsità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché la difesa si è limitata a ripetere pedissequamente i motivi d'appello già respinti. La Corte ha confermato la sussistenza della truffa con polizze false, poiché i documenti erano idonei a ingannare i clienti, i quali hanno agito in buona fede. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale online: condannato chi incassa e non spedisce
Un venditore ha messo in vendita un orologio su un sito internet, incassando l'acconto dall'acquirente senza mai consegnare l'oggetto né restituire la somma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che pubblicare un annuncio online ingannevole a un prezzo conveniente, senza la reale intenzione di spedire la merce, integra gli estremi degli artifici e raggiri. Inoltre, spetta all'imputato dimostrare la reale disponibilità del bene e non all'accusa provarne l'assenza. Il ricorso del venditore è stato dichiarato inammissibile, escludendo anche la particolare tenuità del fatto a causa della serialità dei suoi comportamenti, emersa persino durante un tentativo di truffa ai danni di un agente di polizia.
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