Una cliente si presenta in una gioielleria vestita elegantemente, avvia trattative d'affari, richiede modifiche ai gioielli e firma un assegno davanti alla titolare, lasciando anche il proprio numero di telefono. Ottenuta la merce, il pagamento non va a buon fine. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici chiariscono che l'eleganza, l'atteggiamento serio e la firma dell'assegno in presenza della vittima costituiscono artifizi e raggiri idonei a carpire la fiducia del negoziante. Non rileva l'eventuale mancanza di controlli o di diligenza da parte della vittima, poiché l'inganno ha neutralizzato le sue difese. Il ricorso della cliente viene dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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