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Truffa Contrattuale

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306 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Affitto con assegni rubati: condanna per truffa contrattuale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di ricettazione, sostituzione di persona e truffa contrattuale. I due avevano preso in locazione un appartamento offrendo come garanzia degli assegni rubati, appartenenti alla ex convivente di uno di loro. Inoltre, l'uomo aveva fornito al proprietario dell'immobile un nome falso per evitare di essere identificato. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa, poiché basati su argomenti generici o mai sollevati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i colpevoli perdono definitivamente la causa, vedono confermate le loro condanne penali e sono obbligati a pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale: condanna definitiva ma la pena scende
L'Imputato ha acquistato due autovetture pagandole con assegni circolari contraffatti. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento o di insolvenza fraudolenta. La Corte di Cassazione ha invece confermato la responsabilità per il reato di truffa contrattuale, stabilendo che la consegna di un assegno circolare falso costituisce un artifizio idoneo a ingannare la vittima, data la fiducia che questo titolo genera. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente al calcolo della pena: i giudici di merito avevano applicato erroneamente la recidiva entro i cinque anni, mentre i fatti erano avvenuti oltre tale termine. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'appello solo per rideterminare la pena, confermando in via definitiva la colpevolezza dell'acquirente.
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Truffa contrattuale: l’eleganza non salva dalla condanna
Una cliente si presenta in una gioielleria vestita elegantemente, avvia trattative d'affari, richiede modifiche ai gioielli e firma un assegno davanti alla titolare, lasciando anche il proprio numero di telefono. Ottenuta la merce, il pagamento non va a buon fine. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici chiariscono che l'eleganza, l'atteggiamento serio e la firma dell'assegno in presenza della vittima costituiscono artifizi e raggiri idonei a carpire la fiducia del negoziante. Non rileva l'eventuale mancanza di controlli o di diligenza da parte della vittima, poiché l'inganno ha neutralizzato le sue difese. Il ricorso della cliente viene dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: ha il camper ma l’assegno vuoto lo condanna
Un acquirente ha comprato un camper pagando con un assegno privo di fondi e ottenendo dilazioni di pagamento tramite continui raggiri. Condannato per truffa contrattuale e riciclaggio, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale e sostenendo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta del giudizio abbreviato preclude ogni contestazione sulla competenza territoriale. Inoltre, nella truffa contrattuale, il reato si consuma solo al momento dell'ultimo atto dannoso (il mancato incasso dell'assegno a giugno 2014) e non al momento del passaggio di proprietà del mezzo. Di conseguenza, la prescrizione non era ancora maturata al momento della sentenza d'appello.
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Ricettazione e truffa: la finta vendita del furgone estorto
Il caso nasce dall'estorsione di un furgone ai danni di una vittima, costretta con la forza a cedere il mezzo senza ricevere alcun pagamento. Il veicolo è stato poi intestato a un complice e rivenduto a una concessionaria di auto usate, nascondendone la provenienza illecita. Gli imputati sono stati condannati per i reati di ricettazione e truffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. La Corte ha chiarito che per configurare il reato di ricettazione non serve la prova che l'imputato non abbia partecipato all'estorsione originaria, bastando la mancanza di prove di una sua partecipazione attiva. Inoltre, nascondere l'origine illecita del bene durante una vendita configura pienamente il reato di truffa.
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Truffa contrattuale: incassa sulla prepagata e non spedisce
Un acquirente ha comprato online un drone pagando il prezzo tramite ricarica su una carta prepagata, ma il venditore non ha mai consegnato l'oggetto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno stabilito che l'accredito del denaro sulla carta prepagata intestata all'imputato costituisce una prova decisiva della sua responsabilità penale. Il ricorso della difesa è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna a sei mesi di reclusione e cento euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa contrattuale: quando la mancata consegna diventa reato
Un uomo ha messo in vendita un bene su un sito internet, incassando il pagamento su una carta Postepay a lui intestata e conducendo le trattative tramite la propria utenza telefonica, senza mai consegnare la merce. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale, respingendo la tesi della difesa che qualificava l'episodio come un semplice inadempimento civilistico. I giudici hanno evidenziato la preordinata volontà di raggirare l'acquirente al solo scopo di incassare il denaro. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: mostrare il conto pieno e poi svuotarlo
Una donna ha acquistato un'auto pagando con un assegno a vuoto. Per convincere il venditore, ha prima mostrato un conto corrente capiente, ma subito dopo ha svuotato il conto tramite prelievi bancomat prima che l'assegno venisse incassato. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento civile o di insolvenza fraudolenta. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per Truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che mostrare la disponibilità dei fondi per poi farli sparire costituisce quel comportamento ingannevole attivo (artifici e raggiri) che trasforma il mancato pagamento in un vero e proprio reato di truffa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: vende un’auto non sua e perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale a carico di un soggetto che ha venduto online un'automobile non sua, consegnando all'acquirente un falso certificato di passaggio di proprietà. L'imputato contestava l'utilizzo del verbale di individuazione fotografica della vittima, nel frattempo divenuta irreperibile. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le ricerche della persona offesa erano state esaustive e che l'irreperibilità non era volontaria. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto al silenzio dell'imputato non impedisce al giudice di valutare l'assenza di spiegazioni alternative di fronte a prove evidenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale o semplice ritardo? La Cassazione decide
Un venditore propone online un telefono cellulare, riceve il pagamento ma non consegna l'oggetto. Il Tribunale lo assolve dall'accusa di truffa perché il venditore possedeva realmente il telefono, avendo fornito foto e codice IMEI. La Procura Generale ricorre in Cassazione, sostenendo che l'uso del proprio conto e telefono non escludesse il reato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici confermano che la mancata consegna, senza inganni iniziali, costituisce un semplice inadempimento civile e non il reato di truffa contrattuale. Il venditore viene quindi definitivamente assolto.
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Finto autista e truffa contrattuale: la condanna è definitiva
Un soggetto ha ottenuto una fornitura di lubrificante presentandosi falsamente come autista autorizzato di un cliente di fiducia del venditore. Ha pagato la merce con un assegno non incassabile a causa di una firma falsa, rendendosi poi irreperibile. Originariamente accusato di insolvenza fraudolenta, il giudice ha riqualificato il fatto in truffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione. I giudici hanno chiarito che la riqualificazione del reato è legittima se il nucleo della condotta ingannevole rimane lo stesso e l'imputato ha potuto difendersi concretamente durante il processo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contrattuale: la consegna della merce salva l’imputato
Un uomo è stato condannato per truffa contrattuale per aver acquistato oggetti funerari pagandoli con assegni a vuoto. La difesa ha contestato la competenza territoriale, sostenendo che il reato si fosse consumato a Ravenna (luogo di consegna della merce) e non ad Ascoli Piceno (luogo di consegna degli assegni). La Corte di Cassazione ha chiarito che la truffa contrattuale si consuma solo quando l'autore ottiene materialmente il bene e la vittima subisce l'effettivo danno economico. Poiché il ricorso non era manifestamente infondato e il reato, commesso nel 2013, era ormai prescritto nel 2020, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione.
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Truffa contrattuale: vende la casa a terzi dopo il compromesso
Il Venditore stipula un contratto preliminare di vendita immobiliare con l'Acquirente, incassando un acconto di ventimila euro. Successivamente, il Venditore evita ripetutamente la stipula del contratto definitivo e vende segretamente l'immobile a un terzo. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici chiariscono che non si tratta di un semplice inadempimento civile, poiché il comportamento ingannevole del Venditore, che ha nascosto la vendita a terzi trattenendo il denaro, integra gli artifici e raggiri necessari per il reato. La querela è considerata tempestiva poiché presentata entro tre mesi dal momento in cui l'Acquirente ha scoperto l'inganno.
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Truffa contrattuale: il silenzio che inganna costa caro
L'Imputato è stato condannato per diversi reati, tra cui una truffa contrattuale legata alla vendita di un'auto di cui non aveva la reale disponibilità. La difesa sosteneva che il semplice silenzio sulla mancata disponibilità del bene non potesse costituire un inganno penalmente rilevante. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso, confermando che il silenzio maliziosamente serbato su circostanze decisive, che si ha il dovere di comunicare, integra gli artifizi e raggiri tipici del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale: quando l’acconto incassato diventa reato
Il caso riguarda un fornitore condannato per il reato di truffa. L'uomo aveva ricevuto diversi acconti per la fornitura di serramenti che non erano mai stati prodotti. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento civile e non di un reato, lamentando la mancanza dell'elemento soggettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ricevere acconti per beni mai prodotti configura una vera e propria truffa contrattuale e non un mero illecito civile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale: quando l’accordo diventa un inganno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di truffa contrattuale. Il caso riguarda un contratto ad esecuzione differita, in cui l'imputato ha messo in atto una condotta ingannevole durante la fase di esecuzione del contratto. Questo comportamento ha indotto in errore la vittima, causandole un danno economico pari alla somma versata al momento della firma e garantendo un ingiusto profitto all'autore del reato. I giudici di legittimità hanno confermato la responsabilità penale dell'imputato, stabilendo che i motivi del ricorso erano generici e ripetitivi. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: incassa i soldi ma non consegna le auto
Un venditore ha stipulato contratti per la vendita di due auto, incassando l'intero prezzo senza mai consegnare i veicoli. Condannato per truffa aggravata, l'uomo ha proposto ricorso sostenendo che la sua condotta costituisse solo insolvenza fraudolenta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che si configura la truffa contrattuale, e non l'insolvenza fraudolenta, quando il colpevole crea una falsa apparenza, come la finta disponibilità delle auto, per trarre in inganno i clienti, anziché limitarsi a nascondere il proprio stato di insolvenza. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale online: incassa sulla carta e sparisce
Il Venditore ha messo in vendita su un social network due telefoni e un tablet. Dopo aver ricevuto il pagamento sulla sua carta prepagata dall'Acquirente, non ha consegnato i beni e si è reso irreperibile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che pubblicare un annuncio online a un prezzo conveniente, ricevere il denaro e sparire senza spedire la merce configura pienamente il reato. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Venditore, condannandolo al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese legali in favore dello Stato, poiché l'Acquirente era ammesso al gratuito patrocinio.
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Truffa contrattuale online: dal prezzo conveniente alla condanna
Un venditore proponeva online beni a prezzi convenienti, indicando una falsa residenza per non farsi rintracciare. Dopo aver ricevuto il pagamento dagli acquirenti, si rendeva irreperibile senza consegnare la merce. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale online. I giudici hanno chiarito che l'uso di un prezzo particolarmente vantaggioso unito a dati personali falsi dimostra il dolo iniziale, ossia la precisa volontà di non adempiere al contratto fin dal momento della pubblicazione dell'annuncio sul web. Il ricorso del venditore è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: finto agente condannato in Cassazione
Un uomo è stato condannato per il reato di truffa contrattuale per aver acquistato della merce fingendosi rappresentante di una ditta inesistente, offrendo come garanzia un conto corrente fittizio e pagando con un assegno rimasto insoluto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna inflitta nei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che l'inganno su elementi accessori del contratto, idoneo a carpire il consenso della vittima, configura pienamente il reato. Inoltre, la presenza della recidiva specifica rende il reato procedibile d'ufficio, rendendo del tutto irrilevante la successiva rimessione della querela da parte della persona offesa. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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