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Truffa (Art. 640 C.P.)

36 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato commesso da chi, con inganni o raggiri, induce una persona in errore per procurare a sé o ad altri un profitto ingiusto, causando un danno alla vittima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Truffa e Recidiva: la Non Punibilità per Tenuità del Fatto è esclusa
Un Tribunale aveva dichiarato la non punibilità per tenuità del fatto di un imputato, accusato di truffa, nonostante avesse precedenti per recidiva reiterata specifica. Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la non punibilità per tenuità del fatto non si applica in presenza di recidiva reiterata specifica. Questo perché la recidiva indica un comportamento abituale e una maggiore pericolosità sociale. L'imputato aveva diverse condanne per reati simili (furto, ricettazione, truffa). La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, rinviando il caso per la determinazione della pena.
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Truffa: Ricorso Inammissibile se le Argomentazioni sono Ripetitive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per Truffa. Il ricorrente chiedeva la derubricazione del reato in insolvenza fraudolenta, contestando l'esistenza degli artifici e raggiri. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni fossero generiche e già valutate dai giudici precedenti, confermando la condanna per Truffa. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale e furto d’identità: condanna confermata
Un uomo è stato condannato per il reato di truffa contrattuale dopo aver sottratto le credenziali informatiche di una terza persona. Utilizzando la falsa identità, L'Imputato ha stipulato un contratto con La Vittima, facendole credere di trattare con un soggetto diverso. In questo modo si è fatto consegnare della merce che non ha mai restituito né pagato. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione nella sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano generici e si limitavano a ripetere argomenti già respinti in appello, senza criticare direttamente le ragioni della decisione precedente. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Definitiva
Un individuo, condannato per truffa dalla Corte d'Appello, ha presentato un ricorso per Cassazione. Ha contestato la motivazione della condanna e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le argomentazioni infondate o mirate a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna e ha escluso la violazione del divieto di "reformatio in peius". Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Truffa con carta prepagata: confermata la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di truffa con carta prepagata. La vittima aveva versato una somma di denaro direttamente su una carta ricaricabile dopo aver subito un raggiro online. Gli inquirenti hanno accertato che l'intestatario aveva attivato personalmente la carta utilizzata per incassare il profitto illecito. La difesa ha impugnato la condanna lamentando genericamente un difetto di motivazione sulla valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché privo della necessaria specificità richiesta dalla legge processuale, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Assegno a vuoto: da debito civile a truffa contrattuale
Un cliente ha consegnato un assegno privo di copertura a una società assicurativa per saldare un pagamento. L'assegno non è andato a buon fine a causa dell'inesistenza di un valido rapporto bancario con provvista. La società ha svolto verifiche interne e ha sporto querela dopo aver accertato l'irreperibilità del debitore. I giudici di merito hanno qualificato la condotta non come semplice insolvenza, ma come reato di truffa contrattuale con assegno. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la tardività della querela e l'errata qualificazione giuridica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha confermato la condanna e ha ribadito che consegnare un assegno senza provvista costituisce un raggiro idoneo a simulare la solvibilità.
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Truffa: Ricorso inammissibile, condanna definitiva e spese legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato condannato per truffa. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua responsabilità, il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la mancata esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha ritenuto che le motivazioni dei giudici precedenti fossero logiche e complete. In particolare, il danno non era considerato di lieve entità, anche per le conseguenze indirette subite dalla vittima. La recidiva era stata correttamente applicata, data la prosecuzione di un percorso criminale. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Truffa e Falsità Ideologica: il Ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo condannato per truffa e falsità ideologica. L'imputato aveva utilizzato documenti d'identità, poi denunciati come smarriti, per commettere la truffa. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero mere ripetizioni di argomentazioni già esaminate e respinte in appello. Ha confermato la qualificazione del fatto come truffa e la sussistenza della falsità ideologica. Inoltre, ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.), data la non occasionalità delle condotte, provata da precedenti condanne. Il Ricorrente dovrà sostenere le spese processuali.
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Truffa con assegno a vuoto: non solo debito, ma reato penale
Due soci acquistano della merce pagando con un assegno poi risultato scoperto. Condannati per truffa aggravata, ricorrono in Cassazione sostenendo si trattasse di un semplice inadempimento contrattuale. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: il semplice pagamento con un titolo di credito scoperto non basta per configurare il reato. Diventa però una vera e propria truffa con assegno a vuoto quando l'azione si inserisce in un piano premeditato e ingannevole, volto fin dall'inizio a ottenere la merce senza pagare. In questo caso, la partecipazione di entrambi i soci alle trattative e alla ricezione dei beni ha dimostrato l'esistenza di un progetto fraudolento comune, e non di una semplice difficoltà economica.
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Truffa su Carta Prepagata: Condannato Anche se il Telefono è di Altri
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di truffa su carta prepagata. La prova decisiva del suo coinvolgimento è stata l'essere l'intestatario della carta dove la vittima aveva versato il denaro. Secondo i giudici, è irrilevante che l'utenza telefonica usata per contattare la vittima fosse intestata a un'altra persona. Questa circostanza non esclude la colpevolezza, ma anzi può suggerire un'ipotesi di concorso nel reato tra i due soggetti. L'appello dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la sua condanna.
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Finta Eredità: Condanna per Truffa Aggravata è Definitiva
Un uomo è stato condannato per truffa aggravata per aver ingannato una persona, facendole credere di essere l'erede di un ingente patrimonio derivante da una vincita al Superenalotto di un fantomatico zio. Attraverso l'esibizione di un biglietto illeggibile e di un testamento falso, ha ottenuto prestiti per oltre 50.000 euro, mai restituiti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi della prescrizione. I giudici hanno stabilito che il reato si è consumato con l'ultimo pagamento ricevuto dalla vittima, non con il primo inganno, rendendo la condanna per truffa aggravata definitiva.
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Truffa per rimborso IRPEF: condanna per uso di modulo rubato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una donna accusata di truffa per rimborso IRPEF. L'imputata aveva utilizzato un modulo di rimborso fiscale sottratto a un'altra persona per incassare illegalmente le somme che spettavano alla vittima. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare errori di diritto, mirava a ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa alla Corte di Cassazione. La condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata obbligata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Truffa ai danni dei clienti: eredità deviata su conto del marito
Una professionista, incaricata di gestire una pratica di successione, è stata condannata per truffa ai danni dei clienti. Ha convinto gli eredi a versare il patrimonio ereditato, pari a 80.600 euro, su un conto corrente che ha falsamente indicato come appartenente a un fiduciario di un notaio. In realtà, il conto era intestato a suo marito, permettendole così di appropriarsi dell'intera somma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la difesa della professionista basata su un presunto stato di necessità. La sentenza stabilisce un chiaro principio sulla responsabilità penale del professionista che abusa della fiducia del cliente.
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Truffa del finto viaggio: condanna definitiva, no a nuove perizie
Un uomo è stato condannato in via definitiva per truffa. Aveva incassato del denaro per una prenotazione di viaggio, rilasciando una ricevuta con la propria firma e il timbro di un'agenzia con cui non collaborava più. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che non è possibile, in sede di Cassazione, chiedere una nuova valutazione delle prove o una ricostruzione alternativa dei fatti. Anche la richiesta di una perizia calligrafica sulla ricevuta è stata negata, perché la prova era già disponibile nel primo processo e non poteva essere considerata una novità. La condanna per truffa è quindi confermata.
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Auto usata mai consegnata: è truffa contrattuale per il venditore
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa contrattuale a carico di un venditore. L'uomo aveva ingannato un acquirente sulla reale e immediata disponibilità di un'autovettura usata, indicando una data di consegna precisa che non ha mai rispettato. La sua condotta, caratterizzata da false rassicurazioni, ha indotto la vittima a concludere l'affare e a pagare. La restituzione solo parziale della somma, avvenuta peraltro solo dopo la presentazione della querela, non è servita a escludere il reato. Il ricorso del venditore è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna.
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Truffa con assegno a vuoto: non è un semplice debito
Un uomo acquista una Vespa messa in vendita online, pagandola con un assegno che si rivela poi scoperto. Condannato per truffa, presenta ricorso in Cassazione sostenendo si trattasse di un semplice inadempimento civile. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici stabiliscono che l'uso di un assegno scoperto, unito a un comportamento ingannevole volto a ottenere il bene senza pagare, integra pienamente il reato di truffa con assegno a vuoto. La Corte chiarisce che non si tratta di un mancato pagamento, ma di un piano preordinato per ingannare i venditori e ottenere un profitto illecito, confermando la piena legittimità della querela presentata da uno dei comproprietari del veicolo.
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Truffa online aggravata: la distanza nega la non punibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di truffa online aggravata. L'imputato aveva pubblicato un annuncio per la vendita di un bene, incassato il pagamento su una carta prepagata a lui intestata e mai spedito la merce. La difesa aveva chiesto l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', ma la richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che la vendita a distanza su internet integra l'aggravante della minorata difesa. La distanza tra venditore e acquirente, l'impossibilità di verificare il prodotto e la facilità per il truffatore di nascondere la propria identità creano uno squilibrio che impedisce di considerare il fatto di lieve entità. La condanna è quindi definitiva.
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Soldi per le tasse non versati: non è inadempimento, è truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un professionista che, dopo aver ricevuto denaro da un cliente per il pagamento di tasse automobilistiche, non ha mai effettuato il versamento. Secondo i giudici, tale condotta non è un semplice inadempimento civile, ma integra una vera e propria truffa per omesso pagamento tasse. L'inganno consiste nella falsa rappresentazione della realtà, inducendo la vittima in errore e procurandosi un profitto ingiusto. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, rendendo la condanna definitiva e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Licenza NCC Falsa: Condanna Definitiva per Truffa Contrattuale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale a carico del gestore di fatto di una cooperativa. L'imputato aveva ingannato due persone, inducendole a credere di poter acquistare una licenza NCC (Noleggio Con Conducente) che, in realtà, la cooperativa non poteva cedere. Le vittime avevano versato una somma di denaro, procurando così un ingiusto profitto al truffatore. La Corte ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile, poiché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni dei gradi precedenti senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza d'appello. La condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione è diventata quindi definitiva.
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Finge di essere proprietaria e affitta casa: è truffa contrattuale
Una donna si finge proprietaria di un immobile e stipula un contratto di locazione verbale con un inquilino, incassando il canone. Scoperto l'inganno, viene condannata per truffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la difesa dell'imputata. Secondo i giudici, il reato di truffa sussiste pienamente perché l'inganno ha causato un danno economico alla vittima e un profitto ingiusto alla truffatrice. La nullità del contratto verbale di locazione non è rilevante ai fini penali, poiché ciò che conta è la condotta ingannevole che ha portato al pagamento non dovuto.
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