\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Finge di essere proprietaria e affitta casa: è truffa contrattuale

Una donna si finge proprietaria di un immobile e stipula un contratto di locazione verbale con un inquilino, incassando il canone. Scoperto l’inganno, viene condannata per truffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la difesa dell’imputata. Secondo i giudici, il reato di truffa sussiste pienamente perché l’inganno ha causato un danno economico alla vittima e un profitto ingiusto alla truffatrice. La nullità del contratto verbale di locazione non è rilevante ai fini penali, poiché ciò che conta è la condotta ingannevole che ha portato al pagamento non dovuto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18654 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 9 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Truffa contrattuale: fingersi proprietario per affittare un immobile è reato

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso di truffa contrattuale, stabilendo un principio chiaro: chi si finge proprietario di un immobile per affittarlo e incassare il canone commette reato, anche se il contratto di locazione è solo verbale e quindi legalmente nullo. Questa decisione sottolinea come la legge penale protegga il patrimonio dei cittadini dagli inganni, indipendentemente dalla validità formale degli accordi.

I fatti del caso: un affitto basato sulla menzogna

La vicenda ha origine da un comportamento molto astuto. Una donna si è presentata a un potenziale inquilino come la legittima proprietaria di un appartamento. Sulla base di questa falsa qualità, ha convinto la vittima a stipulare un contratto di affitto e a versarle il relativo canone di locazione. L’accordo tra le parti era solo verbale. Successivamente, l’inquilino ha scoperto che la persona con cui aveva trattato non aveva alcun titolo sull’immobile e che, di fatto, lo stava ingannando. A seguito della denuncia, la finta proprietaria è stata processata e condannata per il reato di truffa.

La difesa e la nullità del contratto

L’imputata ha tentato di difendersi sostenendo una tesi apparentemente logica. Poiché la legge italiana richiede che i contratti di locazione ad uso abitativo siano stipulati per iscritto e registrati per essere validi, il contratto verbale era da considerarsi nullo. Secondo la sua linea difensiva, da un atto nullo non potevano derivare conseguenze penali. In altre parole, se il contratto non esisteva per la legge civile, non poteva esistere nemmeno il reato di truffa. Questo argomento, però, non ha convinto i giudici.

La decisione della Cassazione sulla truffa contrattuale

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputata, confermando la sua colpevolezza. I giudici hanno chiarito un punto fondamentale che distingue il diritto civile da quello penale. Ai fini del reato di truffa contrattuale, non è importante la validità del contratto. Ciò che conta è la condotta ingannevole, ovvero l’insieme di bugie e raggiri usati per indurre la vittima in errore e spingerla a compiere un atto che le causa un danno economico. In questo caso, l’inganno è consistito nel fingersi proprietaria, l’errore della vittima nel crederle e il danno nel pagamento di un affitto non dovuto.

Le motivazioni: la condotta ingannevole è il cuore del reato

La Corte ha spiegato che gli elementi costitutivi della truffa erano tutti presenti. L’imputata ha agito con una ‘consapevole condotta decettiva’, presentandosi falsamente come proprietaria. Questo ha generato un ‘ingiusto profitto’ per lei (i canoni incassati) e un ‘corrispondente danno’ per la vittima (i soldi versati inutilmente). La nullità del contratto verbale è una questione civilistica che non cancella la rilevanza penale del comportamento. L’inganno ha funzionato e ha prodotto i suoi effetti negativi sul patrimonio della persona offesa, e questo è sufficiente per integrare il reato di truffa contrattuale.

Le conclusioni: la protezione della vittima prevale sulla forma

L’esito finale della vicenda è la condanna definitiva dell’imputata. La sentenza è importante perché ribadisce che la legge penale interviene per proteggere la fiducia e la correttezza nelle relazioni economiche. Il messaggio è chiaro: un inganno che causa un danno economico è punibile come truffa, anche se l’accordo che ne deriva è formalmente invalido. La sostanza del comportamento fraudolento prevale sulla forma del contratto.

Commette reato chi affitta una casa senza esserne il proprietario?
Sì, chi si presenta falsamente come proprietario di un immobile per affittarlo e incassare il canone commette il reato di truffa, perché inganna la vittima per ottenere un profitto ingiusto.

Un contratto di affitto solo verbale è valido?
No, per le locazioni abitative la legge richiede la forma scritta e la registrazione. Un contratto verbale è nullo, ma questa nullità non impedisce che si configuri il reato di truffa se una parte ha ingannato l’altra.

Cosa si può fare se si scopre di essere vittima di una truffa sull’affitto?
È fondamentale sporgere immediatamente denuncia-querela presso le forze dell’ordine (Polizia o Carabinieri) e raccogliere tutte le prove disponibili, come ricevute di pagamento e comunicazioni con il truffatore.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati