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Tribunale Del Riesame — Anno 2022

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414 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Del Riesame

Provvedimenti

Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e gravi indizi
Un indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha sostenuto l'assenza di prove dirette sui singoli trasporti di droga e la natura commerciale lecita dei rapporti con i vertici del gruppo criminale. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura restrittiva, pur escludendo uno specifico reato fine di trasporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato. I giudici supremi hanno ribadito che la costante disponibilità a rifornire un'organizzazione criminale dimostra la partecipazione al sodalizio, anche senza la prova di singoli reati scopo.
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Cocaina e domiciliari negati: legittimo il carcere
L'Indagato è stato fermato con oltre un chilogrammo di cocaina mentre scontava l'affidamento terapeutico per precedenti condanne. Il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso inizialmente gli arresti domiciliari. Su ricorso del Pubblico Ministero, il Tribunale del Riesame ha aggravato la misura disponendo la custodia cautelare in carcere, evidenziando la spiccata pericolosità del soggetto, le frequentazioni con pregiudicati e la totale inefficacia dei domiciliari nell'impedire nuovi crimini. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la sufficienza della misura domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del carcere e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Gravi indizi di colpevolezza tra spaccio e uso di gruppo
L'Indagato subisce gli arresti domiciliari per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine trovano cocaina negli slip, altro stupefacente in casa, bilancini di precisione, materiale da confezionamento e denaro contante. Un'acquirente conferma le cessioni. L'Indagato ricorre in Cassazione sostenendo l'uso di gruppo e l'assenza di presupposti cautelari. La Suprema Corte conferma la misura, chiarendo che i gravi indizi di colpevolezza nella fase cautelare richiedono solo una qualificata probabilità di reato e non la precisione o la concordanza necessarie per la condanna definitiva.
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Sequestro preventivo: la Cassazione blocca il ricorso del PM
Il Pubblico Ministero ha disposto d'urgenza il sequestro preventivo di oltre 268.000 euro in contanti nei confronti dell'Indagato per una presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato il blocco. Tuttavia, il Tribunale del Riesame ha annullato la misura per mancanza del fumus commissi delicti (fondato sospetto del reato). La Procura ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione e omessa valutazione di elementi investigativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. La legge consente il ricorso contro i provvedimenti cautelari reali solo per violazione di legge e non per contestare la logica della motivazione.
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Tentata estorsione aggravata: confermato il carcere per usura
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di usura e tentata estorsione aggravata. La difesa sosteneva la nullità dell'ordinanza cautelare per genericità delle accuse, la carenza di motivazione autonoma del giudice e l'impossibilità di configurare l'estorsione tra soggetti già complici nel reato di usura. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'accusa cautelare richiede una descrizione sommaria ma sufficiente a consentire la difesa. Le intercettazioni chiaramente rappresentative giustificano una motivazione sintetica. Infine, il profitto della tentata estorsione aggravata resta ingiusto anche se collegato a pregresse intese illecite di credito a tassi usurari tra i soggetti coinvolti.
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Nuovo difensore e termine per il ricorso in Cassazione: carcere
Un indagato per rapina aggravata subisce la custodia cautelare in carcere, confermata dal Tribunale del Riesame. Successivamente, l'indagato nomina un nuovo difensore di fiducia, il quale propone impugnazione oltre i termini ordinari, sostenendo che il termine decorresse dalla notifica dell'ordinanza ricevuta personalmente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la cancelleria deve notificare l'avviso di deposito solo al difensore presente all'udienza camerale. Il nuovo legale ha l'onere di informarsi autonomamente tramite l'assistito o il precedente difensore. Il termine per il ricorso in Cassazione decorre immutato, determinando la conferma definitiva del carcere e la condanna al pagamento delle spese.
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Sequestro preventivo: giudice incompetente ma blocco confermato
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva un sequestro preventivo a carico dell'Indagato per presunti reati tributari legati a fatture inesistenti. L'Indagato presentava istanza al Tribunale del riesame, contestando solo la competenza territoriale e la nullità del decreto genetico. Il Tribunale riconosceva l'incompetenza territoriale ma manteneva fermo il sequestro dei beni. L'Indagato proponeva ricorso per Cassazione, sollevando per la prima volta questioni sulla quantificazione del profitto e sul pericolo nel ritardo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: la difesa non può introdurre motivi nuovi mai presentati dinanzi al giudice del riesame, né richiedere una rivalutazione dei fatti esclusa dalla legge in sede di legittimità per le misure cautelari reali.
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Sequestro preventivo per confisca: costi indimostrati e blocco
L'amministratore di fatto di diverse ditte individuali operanti nel commercio di autoveicoli ha omesso la presentazione delle dichiarazioni dei redditi per tre anni consecutivi. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il sequestro preventivo per confisca, diretta e per equivalente, delle somme pari all'imposta evasa. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la mancanza di motivazione sul pericolo di dispersione dei beni e la mancata detrazione dei costi aziendali generali nel calcolo dell'imposta. La Corte di Cassazione ha confermato il blocco dei beni. Il Tribunale del Riesame può legittimamente integrare la motivazione sul pericolo di dispersione del denaro. Inoltre, l'imputato ha l'onere di provare l'esistenza di costi aziendali specifici e documentati, poiché il giudice penale non può presumere spese non dimostrate per abbattere l'imponibile.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e dissequestro
L'Indagata ha subito il sequestro preventivo dei propri beni nell'ambito di un'indagine penale per presunti reati societari e fiscali. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco patrimoniale, respingendo la richiesta di revoca. L'Indagata ha proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità per contestare la mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Nelle more del giudizio, il giudice di merito ha ordinato la restituzione parziale dei beni sequestrati. Di conseguenza, la difesa ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite procuratore speciale, avendo ottenuto il dissequestro dei beni. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva e ha dichiarato formalmente inammissibile il gravame.
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Rinuncia al ricorso per cassazione dopo il dissequestro
Il Tribunale del riesame respingeva l'appello di un indagato contro il diniego di revoca di vari sequestri patrimoniali, disposti per reati di truffa e frode fiscale. L'indagato proponeva ricorso per cassazione lamentando vizi di legge e mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Successivamente, l'autorità giudiziaria disponeva il dissequestro di parte dei beni sottoposti a vincolo cautelare. Di conseguenza, il difensore munito di procura speciale depositava formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva, dichiarando la definitiva inammissibilità dell'azione. La rinuncia al ricorso per cassazione estingue il procedimento di legittimità quando il ricorrente ottiene il bene della vita richiesto.
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Gravi indizi di colpevolezza assenti: no al carcere
La Procura ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che ha annullato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di tentata rapina pluriaggravata, omicidio e porto di arma clandestina. Secondo i giudici della libertà, i tabulati telefonici e le dichiarazioni testimoniali non collocavano con certezza l'uomo sulla scena del delitto, mancando i gravi indizi di colpevolezza necessari per limitare la libertà. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura e ha dichiarato inammissibile il ricorso della Pubblica Accusa, ribadendo che la semplice presenza in una macro-area compatibile non dimostra la colpevolezza senza indizi certi, precisi e coerenti.
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Pericolo di reiterazione del reato: il tempo non azzera la misura
Un indagato incensurato ha subito gli arresti domiciliari per il reato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dall'agevolazione mafiosa. L'uomo figurava come fittizio titolare di una società commerciale per favorire gli interessi economici di un clan mafioso. La difesa ha impugnato la misura sostenendo che il lungo tempo trascorso dai fatti e la fedina penale pulita escludessero il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il tempo silente non cancella automaticamente le esigenze cautelari se sussiste una disponibilità continuativa verso la criminalità organizzata.
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Associazione per traffico di stupefacenti tra spaccio e clan
Un indagato ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per coltivazione, cessioni reiterate di droga e partecipazione a un'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa ha impugnato il provvedimento, evidenziando che le vendite avvenivano tramite fornitori concorrenti e autonomi, senza alcuna struttura organizzata, cassa comune o vincolo stabile con un clan. La Corte di Cassazione ha confermato i gravi indizi di colpevolezza per i singoli episodi di spaccio e per la piantagione illecita. I giudici hanno invece accolto il ricorso sul reato associativo, chiarendo che la ripetizione delle cessioni e la pluralità di canali di acquisto non dimostrano automaticamente l'adesione a un'associazione per traffico di stupefacenti. L'ordinanza cautelare è stata annullata con rinvio al Tribunale del Riesame per un nuovo esame del vincolo associativo.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari se la casa è base
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione chiedendo la concessione degli arresti domiciliari, sostenendo la destinazione della droga all'uso di gruppo e lamentando un difetto di motivazione sulla proporzionalità della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto concreto e attuale il pericolo di recidiva, considerando le precedenti condanne e il fatto che l'indagato confezionasse la sostanza stupefacente proprio all'interno della propria abitazione. La Corte ha condannato l'indagato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro probatorio di contanti: serve la prova del reato
Durante una perquisizione domiciliare, la polizia giudiziaria trova sostanze stupefacenti, telefoni cellulari e oltre sedicimila euro in contanti. Il pubblico ministero convalida il sequestro probatorio di tutti i beni. L'indagato impugna il provvedimento dinanzi al Tribunale del Riesame, contestando il vincolo sul denaro contante per difetto di motivazione sulle effettive finalità di prova. I giudici del riesame confermano il sequestro, ritenendo la somma provento dell'attività illecita. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'indagato limitatamente alla somma di denaro. La Suprema Corte stabilisce che il decreto di sequestro probatorio deve specificare l'effettiva finalità di accertamento del fatto. Il denaro rinvenuto durante una perquisizione non costituisce automaticamente profitto di reato. I giudici annullano l'ordinanza con rinvio per una nuova e adeguata valutazione della misura.
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Rinuncia al ricorso per cassazione tra arresti ed esito finale
Una persona indagata per associazione a delinquere e trasferimento fraudolento di valori subiva gli arresti domiciliari e il divieto di espatrio. Il Tribunale del Riesame confermava queste misure cautelari. Il difensore proponeva impugnazione davanti alla Suprema Corte lamentando vizi procedurali e l'inutilizzabilità delle indagini svolte fuori termine. Nel frattempo, l'autorità giudiziaria modificava le restrizioni applicate. Di conseguenza, la persona indagata presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse pratico. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia depositata e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il provvedimento ha disposto a carico dell'indagata il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro probatorio valido anche senza la querela della vittima
La Procura disponeva il sequestro probatorio di due automobili di lusso intestate a un'autofficina nell'ambito di un'indagine per presunte truffe alle compagnie assicurative. L'azienda proponeva ricorso per cassazione lamentando l'assenza della querela di parte da parte dell'assicurazione, presunti vizi di motivazione del provvedimento e la mancata menzione del difensore di fiducia nel secondo decreto di blocco. I Giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso della società. La Corte ha stabilito che il sequestro probatorio durante le indagini preliminari è pienamente legittimo anche se manca la querela della vittima, poiché la ricerca e la conservazione delle prove del reato prevalgono sulla temporanea assenza delle condizioni per l'avvio del processo penale vero e proprio.
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Gravi indizi di colpevolezza e carcere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso proposto da un indagato contro la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio pluriaggravato, porto illegale di armi e ricettazione con metodo mafioso. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo l'illogicità della ricostruzione dei sopralluoghi e della presenza del prevenuto sul luogo del reato. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità del quadro probatorio delineato dal Tribunale del Riesame. L'ordinanza impugnata ha collegato in modo logico e coerente le intercettazioni ambientali, i tracciati dei dispositivi satellitari di localizzazione e i filmati di videosorveglianza. La Corte ha ribadito che in sede di legittimità non è possibile sollecitare una nuova valutazione dei fatti se la decisione di merito risulta logica e priva di vizi giuridici.
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Associazione di tipo mafioso: confermato il carcere
Un indagato ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per il delitto di associazione di tipo mafioso. La difesa ha sostenuto che i reati contro il patrimonio contestati fossero iniziative criminali autonome e prive di collegamento con la cosca territoriale, contestando inoltre l'attendibilità di un collaboratore di giustizia e l'attribuzione di un soprannome emerso dalle intercettazioni telefoniche. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura, evidenziando che l'organizzazione mafiosa non tollera attività criminose indipendenti sul proprio territorio e riscontrando le accuse con pedinamenti, video e contatti frequenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: le censure difensive miravano a un riesame del merito vietato in sede di legittimità, confermando integralmente l'ordinanza e condannando l'indagato al pagamento delle spese.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
L'Indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La difesa ha sostenuto che il mero decorso del tempo dai fatti addebitati cancellasse l'attualità del pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che, nei reati associativi di stampo mafioso, il trascorrere del tempo non basta da solo a escludere la pericolosità sociale. Per superare la presunzione di legge occorrono prove concrete di rescissione del legame criminale o lo scioglimento dell'intero gruppo. L'Indagato resta quindi detenuto.
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