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Tribunale Del Riesame — Anno 2022

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414 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Del Riesame

Provvedimenti

Sequestro preventivo annullato: la difesa batte il copia-incolla
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il sequestro preventivo disposto nei confronti di due imprenditori accusati di reati fiscali. Il giudice per le indagini preliminari aveva ordinato il blocco dei beni richiamando semplicemente le informative della polizia giudiziaria, senza valutare autonomamente le prove e ignorando le memorie della difesa. Il Tribunale del Riesame aveva poi cercato di rimediare scrivendo una nuova motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che il Tribunale del Riesame non può colmare il vuoto motivazionale del primo provvedimento se manca un'autonoma valutazione del giudice originario. Di conseguenza, i giudici hanno revocato il sequestro preventivo e ordinato l'immediata restituzione di tutti i beni ai legittimi proprietari, che hanno così vinto definitivamente la causa.
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Droga parlata: no all’arresto se il piano dei terzi fallisce
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso de L'Indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti. Il Tribunale del Riesame aveva basato la gravità indiziaria solo su un'intercettazione tra terzi che pianificavano di consegnare sostanza a L'Indagato. Tuttavia, un'intercettazione del giorno successivo dimostrava il rifiuto di quest'ultimo. La Cassazione ha stabilito che, in tema di droga parlata, non basta il mero progetto di terzi senza elementi certi sull'effettiva adesione e detenzione della sostanza. La decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Ordinanza di custodia cautelare: libertà contro accuse passate
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di un'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti de Il Sospettato, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il Tribunale del Riesame aveva liberato l'indagato evidenziando che le accuse si riferivano a un periodo successivo a ottobre 2014, mentre le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riguardavano fatti antecedenti. La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che la descrizione sommaria del fatto nell'ordinanza di custodia cautelare delimita rigorosamente il periodo di contestazione. Di conseguenza, gli elementi indiziari relativi a epoche precedenti non possono giustificare la misura cautelare per il periodo successivo, rendendo legittimo l'annullamento del provvedimento restrittivo.
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Custodia cautelare in carcere: scontro tra clan e cartello
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un soggetto accusato di far parte di un clan camorristico. La difesa sosteneva che vi fosse stata una modifica dell'accusa, poiché il giudice aveva valutato la partecipazione al singolo clan anziché all'intero cartello criminale originariamente contestato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il clan specifico era già menzionato nell'imputazione provvisoria come gruppo autonomo. Inoltre, per il reato di associazione mafiosa opera la presunzione di pericolosità, non superata da elementi contrari. Di conseguenza, l'indagato rimane in stato di arresto.
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Rinuncia all’impugnazione: l’imputato rinuncia ma paga le spese
L'Imputato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per reati in materia di stupefacenti, proponeva ricorso per Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare. Successivamente alla presentazione del ricorso, la difesa depositava una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà dell'Imputato, ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento penale e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Accesso ai file audio delle intercettazioni: difesa contro ritardi
L'Indagato, accusato di reati tributari aggravati dal metodo mafioso, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Difesa ha eccepito la violazione del diritto di difesa poiché l'Ufficio Inquirente ha consegnato un file audio decisivo di un'intercettazione solo un'ora prima dell'udienza davanti al Tribunale del Riesame, impedendone un ascolto adeguato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il mancato o tardivo accesso ai file audio delle intercettazioni, a fronte di una richiesta tempestiva della difesa, determina una nullità a regime intermedio che invalida la decisione del riesame. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Impugnazione cautelare penale: l’errore sul deposito costa caro
Un amministratore societario ha impugnato il sequestro preventivo per equivalente di alcuni beni immobili intestati a una società agricola, ritenuta riconducibile a un indagato per reati tributari. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco dei beni. L'amministratore ha quindi proposto un'impugnazione cautelare penale davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, il ricorso è stato depositato presso la cancelleria di un tribunale diverso da quello che ha emesso la decisione (Roma anziché Catania). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché giunto alla cancelleria competente oltre il termine di quindici giorni. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione di tremila euro, lasciando il sequestro pienamente valido.
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Difetto di interesse: inutile il ricorso se la misura è revocata
Il Tribunale del Riesame ha annullato la misura dell'obbligo di firma imposta a un'indagata, accusata di aver organizzato un matrimonio fittizio per far ottenere il permesso di soggiorno a un cittadino straniero. L'annullamento è avvenuto per mancanza di esigenze cautelari. L'indagata ha comunque proposto ricorso per cassazione, lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse. Secondo i giudici, una volta che la misura cautelare è stata interamente revocata, l'indagata non ha più alcun interesse concreto a impugnare il provvedimento per contestare gli indizi di colpevolezza, poiché la sua libertà è già stata pienamente ripristinata e la decisione non pregiudica il futuro processo. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione di stampo mafioso: distributore o base del clan?
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per il gestore di un distributore di carburanti, accusato di associazione di stampo mafioso. L'indagato avrebbe messo la propria area di servizio a disposizione di un clan della 'ndrangheta come base logistica e punto di incontro per il capo clan. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando la mancata trasmissione di un verbale di interrogatorio non registrato e contestando la gravità degli indizi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta di partecipazione si configura anche attraverso la seria e continuativa messa a disposizione di un luogo come base operativa per il sodalizio criminale. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo del cantiere: stop ai lavori per rifiuti
Un'impresa edile ha impugnato il sequestro preventivo di un'area di cantiere di circa 28.000 metri quadrati, adibita a discarica abusiva di rifiuti speciali e pericolosi derivanti da scarti di costruzione. La società lamentava l'eccessiva estensione del blocco, che impediva la prosecuzione dei lavori edilizi leciti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura cautelare. I giudici hanno chiarito che il sequestro preventivo ha colpito specifiche particelle catastali interessate dall'attività illecita di sversamento e interramento di rifiuti. La valutazione sull'esatta estensione dell'area e sulla riduzione del vincolo spetta esclusivamente al giudice di merito e non alla Cassazione.
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Custodia cautelare in carcere: quando il braccialetto non basta
Il caso riguarda un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere per spaccio continuato di cocaina. Il ricorrente contestava la mancata concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e il mancato riconoscimento della lieve entita del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il Tribunale del Riesame puo integrare la motivazione del GIP sull inadeguatezza dei domiciliari. Inoltre la custodia cautelare in carcere e pienamente giustificata se il soggetto ha gia violato precedenti misure restrittive e gestisce un attivita di spaccio organizzata, non occasionale e con una numerosa clientela direttamente dalla propria abitazione.
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Sequestro probatorio del cellulare: no a modifiche del giudice
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Indagato contro il provvedimento del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro probatorio del suo telefono cellulare. L'indagine riguardava presunti finanziamenti illeciti ai partiti e reati tributari. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice del riesame non può modificare autonomamente i fatti contestati dal Pubblico Ministero per giustificare la misura. Inoltre, il Tribunale avrebbe dovuto motivare adeguatamente sulla reale sussistenza del reato tributario e sulle effettive esigenze probatorie, specialmente considerando che i dati del telefono erano già stati interamente copiati. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: nullo se il giudice ignora la difesa
Gli Amministratori di due società di telecomunicazioni hanno impugnato il sequestro preventivo dei loro beni, disposto in relazione al reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L'accusa ipotizzava l'uso di fatture false per ottenere i contributi a fondo perduto previsti per l'emergenza COVID-19. La difesa ha presentato perizie contabili e informatiche per dimostrare l'effettiva operatività aziendale, ma il Tribunale del Riesame ha confermato la misura senza valutare tali prove. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa valutazione delle deduzioni difensive costituisce una violazione di legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame che tenga conto di tutti gli elementi difensivi.
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Gravi indizi di colpevolezza: incastrato da scooter e casco
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un uomo accusato di rapina aggravata e ricettazione. Il difensore contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo insufficienti le immagini delle telecamere e l'identificazione dello scooter. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede cautelare non si cerca la certezza assoluta della colpa, ma una qualificata probabilità di colpevolezza. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno correttamente valorizzato una serie coerente di indizi: la targa e il fanalino rotto dello scooter coincidenti con quelli dell'indagato, il ritrovamento a casa sua di un casco identico a quello del rapinatore, la corporatura robusta e i contatti telefonici con il complice. L'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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