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Trasferimento

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nell'ambito del diritto del lavoro italiano il termine trasferimento può indicare sia la modificazione del luogo in cui il prestatore di lavoro opera abitualmente (trasferimento da un'unità produttiva ad un'altra, Art. 2103 del Codice Civile), sia il trasferimento di proprietà dell'azienda o di una sua parte (Art. 2112 del Codice Civile).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca posizione organizzativa: il Comune vince, il dipendente perde
Un Lavoratore pubblico ha contestato la "revoca posizione organizzativa" e il suo spostamento di ufficio, ritenendoli un trasferimento illegittimo e un atto di mobbing. La Corte d'Appello aveva già respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il cambio di ufficio all'interno dello stesso Comune non è un trasferimento se non c'è un significativo spostamento geografico. Inoltre, la "revoca posizione organizzativa" dovuta a riorganizzazioni interne non richiede una preventiva consultazione con il dipendente, a differenza dei casi legati a risultati negativi. Il ricorso del Lavoratore è stato quindi rigettato.
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Trasferimento del lavoratore: l’azienda perde se la sede resta attiva
Un comandante di aerei ha contestato il proprio trasferimento da Venezia a Roma disposto dalla società datrice di lavoro. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il provvedimento poiché l'azienda non ha dimostrato l'effettiva chiusura della sede veneziana e il dipendente assisteva un familiare disabile senza aver prestato il consenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società aeree, confermando che il trasferimento del lavoratore richiede la prova rigorosa delle ragioni tecniche, organizzative e produttive da parte del datore di lavoro. L'azienda ha perso la causa e deve riassegnare il dipendente alla sede originaria, oltre a pagare le spese legali.
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Distacco del lavoratore o trasferimento? La Cassazione rinvia
Una dipendente pubblica ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il Fondo di Previdenza del Ministero dell'Economia per riscuotere un'indennità di servizio. Il Fondo si è opposto, sostenendo che la lavoratrice fosse stata trasferita definitivamente a un altro ente, perdendo così il diritto al compenso. La Corte d'Appello ha dato ragione alla donna, ritenendo che si trattasse di un semplice distacco del lavoratore e che il rapporto originario fosse rimasto attivo. Il Fondo ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, valutando la complessità e l'importanza della distinzione tra trasferimento e distacco, ha deciso di non emettere una decisione immediata. Con un'ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rinviato la causa alla pubblica udienza per una discussione approfondita.
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Trasferimento illegittimo del lavoratore: azienda perde, vince lei
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a tempo indeterminato, viene trasferita dall'azienda in un'altra sede. L'azienda giustifica la decisione con un'eccedenza di personale. La Cassazione ha confermato la sentenza di merito, dichiarando il trasferimento illegittimo del lavoratore. Il motivo è che l'azienda non ha fornito prove concrete e specifiche delle ragioni organizzative dichiarate. Non basta citare un accordo sindacale o affermare genericamente un surplus di personale; servono dati oggettivi che l'azienda non ha prodotto. Di conseguenza, la lavoratrice vince la causa e ha diritto a tornare nella sua sede originaria.
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Trasferimento d’azienda e affitto: le tutele
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del licenziamento di un lavoratore impiegato in un ramo d'azienda oggetto di molteplici passaggi di gestione. Il caso riguardava un trasferimento d'azienda derivante dalla cessazione di un affitto e dal contestuale subentro di un nuovo affittuario. Secondo i giudici, l'art. 2112 c.c. si applica anche in caso di retrocessione al proprietario, a patto che l'entità economica conservi la sua identità. Tuttavia, la Corte ha negato il ripristino del rapporto di lavoro poiché l'attività era rimasta ferma per oltre un anno dopo il secondo passaggio, interrompendo di fatto la continuità necessaria per il mantenimento automatico del posto di lavoro.
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Trasferimento d’azienda: guida alla rinuncia al ricorso
La controversia trae origine dal licenziamento di un dipendente operante nel settore dell'emergenza sanitaria, avvenuto durante un complesso passaggio di gestione tra due società pubbliche. I giudici di merito avevano accertato la sussistenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., dichiarando la nullità del licenziamento e ordinando la reintegra del lavoratore. La società subentrante ha proposto ricorso in Cassazione, ma prima dell'udienza ha depositato un atto di rinuncia a seguito di una conciliazione raggiunta tra le parti. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del processo, confermando che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede accettazione per produrre i suoi effetti.
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Procedimento disciplinare magistrati: la rinuncia
Un magistrato, sottoposto a procedimento disciplinare magistrati a seguito di indagini penali per corruzione, aveva impugnato il provvedimento del CSM che ne disponeva il trasferimento cautelare. Nonostante l'assoluzione in sede penale con formula piena, l'organo disciplinare aveva mantenuto la misura cautelare, ritenendo che la condotta avesse comunque leso l'immagine di imparzialità. Successivamente, il ricorrente ha presentato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza procedere alla liquidazione delle spese, data l'assenza di parti controricorrenti.
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Mobilità interna: obbligo di motivazione per l’Ente
Un dipendente di un ente locale ha impugnato il provvedimento di assegnazione a una diversa area operativa, lamentando l'assenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene lo spostamento all'interno dello stesso comune non costituisca un trasferimento in senso tecnico, esso rientra nella mobilità interna. Tale procedura, secondo la normativa regionale applicabile, deve essere improntata a criteri di trasparenza e pubblicità. L'amministrazione ha l'obbligo di motivare la scelta del singolo lavoratore per consentire la comprensione delle ragioni organizzative sottese all'atto di gestione.
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Anzianità di servizio: i diritti in cassa integrazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un pilota al riconoscimento dell'**Anzianità di servizio** maturata durante il periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS). Nonostante il lavoratore avesse svolto attività temporanea presso terzi durante la sospensione, il rapporto originario non si è interrotto. La Suprema Corte ha stabilito che il trasferimento d'azienda comporta la conservazione dei diritti acquisiti, inclusa l'anzianità calcolata fino alla cessazione effettiva del rapporto, rigettando le pretese della società subentrante che intendeva escludere i periodi di sospensione dal calcolo economico.
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Trasferimento d’azienda e custodia giudiziaria
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di alcuni lavoratori volta ad accertare un trasferimento d'azienda tra una società concessionaria di una discarica e il soggetto nominato custode giudiziario della stessa. Il nucleo della controversia riguarda l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. in presenza di un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che non si configura un trasferimento d'azienda se il subentrante agisce esclusivamente come ausiliario del giudice per la messa in sicurezza e la conservazione dei luoghi, senza proseguire l'attività economica di gestione rifiuti precedentemente esercitata. La mancanza di continuità nell'esercizio dell'impresa esclude il diritto dei lavoratori al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Società in house: trasferimento d’azienda e tutele
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore, istruttore di nuoto, che ha richiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso una **società in house** comunale a seguito di un trasferimento d'azienda. Il lavoratore era precedentemente impiegato da un'associazione sportiva nella gestione di una piscina pubblica. Mentre il primo grado aveva rigettato la domanda citando i vincoli delle assunzioni pubbliche, la Corte d'Appello ha accolto il ricorso applicando l'art. 2112 c.c. La Suprema Corte, ravvisando questioni di massima importanza sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, ha disposto la trattazione in pubblica udienza.
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Trasferimento del lavoratore: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava illegittimo il trasferimento del lavoratore disposto da una società cooperativa. Il caso riguardava una dipendente spostata dalla sede di un'azienda committente alla sede centrale del datore di lavoro, a seguito della revoca del gradimento da parte della committente stessa. La Suprema Corte ha chiarito che non ogni spostamento fisico costituisce trasferimento ex art. 2103 c.c., ma solo quello tra unità produttive autonome. Inoltre, l'incompatibilità ambientale e il venir meno del gradimento del terzo committente rappresentano valide ragioni organizzative che giustificano la scelta datoriale, senza necessità di clausole contrattuali specifiche.
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Tassazione servitù prediale: l’8% è l’aliquota giusta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23512 del 2024, ha stabilito che l'atto di costituzione di una servitù prediale su un terreno agricolo è soggetto all'imposta di registro con aliquota dell'8% e non del 15%. La decisione chiarisce che la costituzione di un diritto reale non equivale a un trasferimento di proprietà. La corretta tassazione della servitù prediale si basa quindi sulla natura dell'atto, che crea un nuovo diritto limitando quello del proprietario, senza trasferire beni o diritti esistenti da un soggetto a un altro.
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Imposta registro servitù: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23494/2024, ha stabilito che l'atto di costituzione di una servitù su un terreno agricolo è soggetto all'imposta di registro con l'aliquota prevista per gli atti costitutivi di diritti reali di godimento (8%) e non a quella più onerosa per i trasferimenti di terreni agricoli (15%). La Corte ha chiarito la distinzione fondamentale tra "costituzione" e "trasferimento" di un diritto. La servitù non viene trasferita ma creata ex novo, comprimendo il diritto di proprietà del fondo servente. Questa pronuncia consolida un importante principio sull'imposta registro servitù.
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Indennità di trasferta negata: quando è trasferimento
Un lavoratore richiedeva un'indennità di trasferta, ma la Corte d'Appello, e poi la Cassazione, hanno respinto la richiesta. La decisione si è basata sull'interpretazione di un ordine di servizio che configurava lo spostamento come un trasferimento definitivo e non una trasferta temporanea. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, poiché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero l'accertamento di fatto che si trattasse di un trasferimento, rendendo irrilevanti le norme sulla indennità di trasferta.
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Onere della prova del datore: trasferimento o trasferta?
Un dipendente impugna un trasferimento, sostenendo che il suo precedente spostamento fosse solo una trasferta temporanea e non un cambio di sede definitivo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova del datore di lavoro include la dimostrazione non solo delle ragioni del trasferimento, ma anche di quale fosse la sede di lavoro effettiva del dipendente. In assenza di tale prova, il trasferimento basato sulla soppressione di una sede considerata solo temporanea è illegittimo.
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Impugnazione trasferimento: oneri in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un trasferimento. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza: il ricorrente non aveva trascritto nel ricorso le clausole contrattuali e del CCNL contestate, impedendo alla Corte di valutare il merito della questione. L'impugnazione del trasferimento è stata quindi respinta per ragioni puramente procedurali, confermando la validità delle motivazioni aziendali, che includevano non solo un aumento di attività nella nuova sede ma anche un calo in quella di origine.
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Indennità di trasferta: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha negato l'indennità di trasferta a un gruppo di autisti spostati in una nuova sede da oltre cinque anni. La Corte ha chiarito che un cambiamento stabile e duraturo del luogo di lavoro costituisce un trasferimento e non una trasferta temporanea, escludendo così il diritto all'indennità, a prescindere da una comunicazione formale.
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