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Trasferimento Del Lavoratore

10 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trasferimento del lavoratore: legittimo il recesso
Un dipendente ottiene giudizialmente la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L'azienda dispone il ripristino formale del rapporto, ma accerta l'esubero di personale nella sede originaria secondo gli accordi sindacali vigenti. La società dispone quindi il trasferimento del lavoratore presso la sede non eccedentaria più vicina. Il dipendente rifiuta la nuova destinazione e non si presenta in servizio, ritenendo illegittimo l'ordine datoriale. L'azienda procede con il licenziamento per assenza ingiustificata. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità del recesso datoriale e del mutamento di sede. Il lavoratore perde definitivamente il posto e deve restituire all'azienda oltre 152.000 euro percepiti in precedenza.
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Trasferimento del Lavoratore: Legittimo anche senza motivazione immediata
Un lavoratore ha contestato il suo trasferimento, ritenendolo illegittimo. La Corte d'Appello aveva invece dato ragione all'Azienda, affermando che le ragioni organizzative del trasferimento del lavoratore erano state provate. Il lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di prova delle ragioni giustificative e violazioni procedurali. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che il datore di lavoro deve provare le ragioni del trasferimento se contestato, ma non è obbligato a comunicarle formalmente al momento del trasferimento. La Corte ha anche chiarito l'incostituzionalità di una norma sulle notifiche telematiche.
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Trasferimento del lavoratore: ricorso incompleto e maxi multa
Un dipendente pubblico ha contestato il proprio trasferimento del lavoratore presso un altro ufficio dello stesso Comune, lamentando un demansionamento e l'assenza di ragioni organizzative. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato l'illegittimità del demansionamento, ma hanno ritenuto cessata la materia del contendere per il trasferimento a causa del pensionamento del lavoratore e della mancanza di un suo reale interesse a impugnare lo spostamento geografico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il lavoratore ha infatti contestato solo uno dei due motivi autonomi su cui si basava la sentenza d'appello. Non avendo impugnato la carenza di interesse ad agire, la decisione è diventata definitiva. Il lavoratore è stato condannato anche per abuso del processo per aver insistito in un ricorso palesemente infondato.
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Trasferimento del lavoratore: l’azienda perde se la sede resta attiva
Un comandante di aerei ha contestato il proprio trasferimento da Venezia a Roma disposto dalla società datrice di lavoro. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il provvedimento poiché l'azienda non ha dimostrato l'effettiva chiusura della sede veneziana e il dipendente assisteva un familiare disabile senza aver prestato il consenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società aeree, confermando che il trasferimento del lavoratore richiede la prova rigorosa delle ragioni tecniche, organizzative e produttive da parte del datore di lavoro. L'azienda ha perso la causa e deve riassegnare il dipendente alla sede originaria, oltre a pagare le spese legali.
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Trasferimento del lavoratore: valido anche senza preavviso
Una dipendente ha impugnato il trasferimento del lavoratore presso un'altra sede, lamentando il mancato rispetto del preavviso di dieci giorni previsto dal contratto collettivo e l'assenza di reali esigenze aziendali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il mancato rispetto del termine di preavviso non determina l'invalidità del trasferimento, ma fa sorgere unicamente il diritto del dipendente a ricevere un'indennità per il disagio subito. Le ragioni organizzative dell'azienda, basate sulla rotazione del personale per migliorare la professionalità negli uffici minori, sono state ritenute valide e sufficienti a giustificare la decisione aziendale.
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Trasferimento del lavoratore: conta il rientro, non la sentenza
Una dipendente, dopo aver ottenuto la conversione del contratto a tempo determinato in tempo indeterminato, veniva assegnata a una sede diversa da quella originaria a causa di una riorganizzazione aziendale. L'Azienda giustificava il trasferimento del lavoratore per l'assenza di posti disponibili. La Corte d'Appello dichiarava illegittimo il trasferimento, ritenendo che la verifica dei posti disponibili dovesse avvenire al momento della sentenza di riammissione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la verifica dell'eccedenza di personale deve riferirsi al momento dell'effettiva riammissione in servizio e non a quello della pronuncia giudiziale. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Trasferimento del lavoratore: quando è illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del trasferimento del lavoratore disposto da un istituto bancario verso una sede distante dopo un ordine di reintegra. La vicenda trae origine dalla dichiarata nullità di una cessione di ramo d'azienda. Nonostante il dipendente avesse sottoscritto una transazione con la società terza (apparente cessionaria), la Suprema Corte ha stabilito che tale accordo non impedisce la prosecuzione del giudizio contro il datore di lavoro originario. La banca non ha fornito prove adeguate circa le ragioni tecniche, organizzative e produttive necessarie per giustificare lo spostamento del dipendente, specialmente considerando la presenza di numerose filiali nella zona di residenza del lavoratore.
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Trasferimento del lavoratore: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava illegittimo il trasferimento del lavoratore disposto da una società cooperativa. Il caso riguardava una dipendente spostata dalla sede di un'azienda committente alla sede centrale del datore di lavoro, a seguito della revoca del gradimento da parte della committente stessa. La Suprema Corte ha chiarito che non ogni spostamento fisico costituisce trasferimento ex art. 2103 c.c., ma solo quello tra unità produttive autonome. Inoltre, l'incompatibilità ambientale e il venir meno del gradimento del terzo committente rappresentano valide ragioni organizzative che giustificano la scelta datoriale, senza necessità di clausole contrattuali specifiche.
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Trasferimento del lavoratore: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del trasferimento di un comandante di aeromobile, ribadendo che l'onere della prova delle ragioni tecniche, organizzative e produttive spetta esclusivamente al datore di lavoro. Nel caso di specie, la compagnia aerea non è riuscita a dimostrare la soppressione della sede operativa di provenienza, rendendo il trasferimento del lavoratore ingiustificato e nullo.
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Trasferimento del lavoratore e CCNL: la Cassazione
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il caso di un lavoratore trasferito da un'amministrazione regionale a una nuova agenzia. Il dibattito riguarda il diritto a percepire gli scatti di anzianità secondo il contratto collettivo (CCNL) precedente. I giudici di merito avevano dato ragione al lavoratore. La Cassazione, riconoscendo la complessità della questione sul CCNL applicabile in assenza di opzione da parte del dipendente, ha ritenuto necessario un approfondimento e ha rinviato la causa a pubblica udienza, sospendendo la decisione finale sul tema del trasferimento del lavoratore e dei suoi diritti.
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