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Trasferimento D'Azienda

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148 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Indennità di turno: azienda battuta sulle differenze di stipendio
Un lavoratore ottiene un decreto ingiuntivo contro il proprio datore di lavoro per oltre 25.000 euro a titolo di differenze retributive per turni diurni e notturni svolti tra il 2004 e il 2011. La società cessionaria si oppone sostenendo l'inammissibilità dell'ingiunzione e l'inapplicabilità dei precedenti accordi sindacali sulla quantificazione della voce economica. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dell'azienda. I giudici chiariscono che l'opposizione apre un pieno esame sul merito del credito e che i motivi di ricorso confondono accordi aziendali locali con la contrattazione collettiva nazionale. Il dipendente vince definitivamente la causa e ottiene il pagamento integrale di quanto spettante per l'indennità di turno maturata, con condanna della società alle spese legali.
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Trasferimento d’azienda: l’azienda perde e deve pagare i danni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda contro la decisione che dichiarava illegittimo il trasferimento d'azienda. I lavoratori avevano chiesto il pagamento delle differenze retributive per il periodo successivo alla cessione. Il giudice di merito ha qualificato tali somme come risarcitorie anziché retributive. L'azienda contestava questa qualificazione e la concessione di premi di risultato e buoni pasto. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice può qualificare autonomamente la domanda in base al principio iura novit curia, senza violare i limiti della richiesta delle parti. Ha inoltre confermato la spettanza dei premi e dei buoni pasto, in quanto basata su accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Trasferimento d’azienda: contratti automatici e stop all’IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società l'omesso pagamento dell'IVA su un'operazione qualificata come cessione di contratto di fornitura. La società sosteneva invece che il contratto si fosse trasferito automaticamente nell'ambito di un complessivo trasferimento d'azienda, escludendo l'applicazione dell'imposta come operazione autonoma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda, il subentro nei contratti aziendali avviene automaticamente per legge, a meno che non venga provata l'esistenza di un espresso patto contrario tra le parti. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio perché il giudice di secondo grado ha omesso di esaminare l'atto di cessione, il quale confermava il passaggio automatico del contratto senza alcuna esclusione.
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Contratto a progetto nullo: il nuovo ente deve assumere
Una lavoratrice ha svolto per quarantuno mesi mansioni generiche di inserimento dati catastali per un consorzio di bonifica, formalmente inquadrata con un finto contratto a progetto. A seguito della soppressione dell'ente, un nuovo consorzio è subentrato nelle sue funzioni. I giudici di merito hanno dichiarato illegittimo il contratto a progetto, convertendolo in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e hanno ordinato la riammissione in servizio della dipendente presso il nuovo ente in base alle regole sul trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del nuovo consorzio, confermando la decisione. La lavoratrice ha quindi ottenuto definitivamente il posto di lavoro a tempo indeterminato e il diritto alla riammissione in servizio.
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Contratto a progetto: il nuovo ente deve assumere la dipendente
Una lavoratrice ha impugnato diversi contratti a progetto stipulati con un consorzio di bonifica, poi soppresso e posto in liquidazione. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato l'illegittimità del contratto a progetto, convertendolo in rapporto subordinato a tempo indeterminato, e hanno ordinato la riammissione in servizio presso il nuovo consorzio subentrante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del nuovo consorzio. I giudici hanno confermato che i consorzi di bonifica sono enti pubblici economici soggetti al diritto privato e che il trasferimento delle funzioni comporta l'applicazione dell'articolo 2112 c.c. sul trasferimento d'azienda. Di conseguenza, il nuovo ente deve riassumere la lavoratrice, poiché l'attività originaria consisteva in mansioni generiche prive di un reale progetto autonomo.
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Contratto a progetto: il finto autonomo vince e ottiene il posto
Una lavoratrice ha svolto attività di inserimento dati per un consorzio di bonifica tramite un finto contratto a progetto. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dichiarato illegittimo il contratto, disponendone la conversione in rapporto a tempo indeterminato. Nel frattempo, l'ente originario è stato soppresso e i suoi rapporti sono passati a un nuovo consorzio. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contratto a progetto, privo di un reale obiettivo specifico e ridotto a mansioni ordinarie di routine. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che il nuovo consorzio subentrante deve riassumere la lavoratrice in base alle regole sul trasferimento d'azienda (Art. 2112 c.c.), respingendo il ricorso dell'ente e confermando la giurisdizione del giudice ordinario.
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Trasferimento d’azienda: i dipendenti vincono contro i limiti di tempo
Un gruppo di lavoratori ha chiesto al giudice di accertare la prosecuzione del rapporto di lavoro con una nuova società pubblica a seguito di un trasferimento d'azienda. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, confermando il passaggio dei dipendenti alle medesime condizioni economiche e normative. La nuova società ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la decadenza dei lavoratori dall'azione legale per il decorso dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'azione per accertare la sussistenza del rapporto di lavoro con il cessionario a seguito di trasferimento d'azienda non è soggetta ai termini di decadenza previsti per l'impugnazione dei provvedimenti datoriali. Di conseguenza, i lavoratori hanno vinto la causa e la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Trasferimento d’azienda: azienda chiusa ma il lavoro resta
La Corte di Cassazione ha confermato la continuità del rapporto di lavoro di una dipendente a seguito di un trasferimento d'azienda di fatto. La Lavoratrice era stata licenziata dalla Società Cedente per cessazione dell'attività, ma l'attività era in realtà proseguita sotto l'Azienda Cessionaria. I giudici hanno stabilito che il trasferimento d'azienda si configura ogniqualvolta rimanga immutata l'organizzazione aziendale, a prescindere da un accordo scritto. Di conseguenza, il licenziamento intimato dal precedente datore di lavoro, ormai privo di potere, è giuridicamente inesistente. Il rapporto di lavoro deve quindi proseguire con l'Azienda Cessionaria, la quale è stata condannata al ripristino del rapporto e al risarcimento del danno, quantificato equitativamente in 30.000 euro tenendo conto del rifiuto della lavoratrice di una successiva proposta di assunzione.
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Licenziamento collettivo: reintegra anche in caso di cessione
Una lavoratrice viene licenziata all'esito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da una compagnia aerea, la cui attività viene successivamente trasferita a un'altra società. I giudici di merito dichiarano l'illegittimità del licenziamento per violazione dei criteri di scelta, non potendo limitare la selezione a singole unità senza giustificazione. Ordinano quindi la reintegrazione della dipendente presso l'azienda acquirente. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando i ricorsi delle due società. La Corte chiarisce che il trasferimento d'azienda in stato di crisi non permette di escludere il passaggio dei lavoratori all'acquirente, ma consente solo modifiche alle condizioni di lavoro.
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Contratto a progetto nullo: il nuovo ente deve riassumere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consorzio subentrante contro la decisione che lo obbligava a riassumere una dipendente. Originariamente, la lavoratrice era stata impiegata con un illegittimo contratto a progetto da un consorzio poi soppresso. Il Tribunale aveva disposto la conversione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato. Successivamente, a seguito della soppressione del datore di lavoro originario e del trasferimento delle sue attività al nuovo ente, la Corte d'Appello ha applicato le regole sul trasferimento d'azienda. Di conseguenza, ha ordinato al consorzio subentrante di riammettere in servizio la lavoratrice. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la mancanza di un progetto specifico determina la conversione automatica del rapporto e che il subentrante eredita l'obbligo di riassunzione.
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Trasferimento d’azienda: l’ente soppresso perde, il nuovo assume
Una lavoratrice ha ottenuto la conversione dei suoi contratti a progetto illegittimi in un rapporto a tempo indeterminato. Nel frattempo, l'ente datore di lavoro originario è stato soppresso e le sue attività sono passate a un nuovo ente tramite un trasferimento d'azienda. La Corte d'Appello ha stabilito che il nuovo ente deve riassumere la dipendente. Il nuovo ente ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la propria responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che in caso di trasferimento d'azienda il rapporto di lavoro prosegue con il soggetto subentrante. Di conseguenza, il nuovo ente è obbligato a reintegrare la lavoratrice e a pagare le spese legali.
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Trasferimento d’azienda: senza prove salta la tutela del lavoratore
Una lavoratrice ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento del suo ultimo datore di lavoro, chiedendo il riconoscimento di un credito maggiore per prestazioni lavorative svolte anche presso precedenti datori di lavoro. La ricorrente ha invocato il trasferimento d'azienda per ottenere la responsabilità solidale del fallimento. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancanza di prove sulla cessione dell'attività e ha dichiarato inammissibile la richiesta di estensione del fallimento a una presunta società di fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che l'onere di provare il trasferimento d'azienda spetta a chi lo invoca e che la procedura di accertamento del passivo non può essere utilizzata per richiedere l'estensione del fallimento ad altri soggetti.
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Trasferimento d’azienda: il subentro cancella il licenziamento
Alcuni addetti alla biglietteria, licenziati formalmente dalla società appaltatrice uscente, hanno richiesto l'accertamento del trasferimento d'azienda in favore della società committente che aveva internalizzato il servizio acquistando le attrezzature. La Corte di Cassazione ha confermato che il trasferimento d'azienda si compie automaticamente se i beni ceduti, a prescindere dal loro valore economico, sono idonei a proseguire l'attività. Poiché al momento del passaggio i contratti di lavoro erano ancora attivi, il successivo licenziamento intimato dalla vecchia società è inefficace. I lavoratori hanno quindi diritto alla prosecuzione del rapporto con la nuova società e al pagamento delle retribuzioni arretrate.
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Trasferimento d’azienda: addio sgravi se c’è continuità
L'Azienda ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi, sostenendo di aver diritto a sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori licenziati da un'altra società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'operazione societaria costituiva un vero e proprio trasferimento d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 del Codice Civile. Nonostante il licenziamento formale dei dipendenti e una temporanea chiusura dell'attività, il passaggio di contratti, utenze, autorizzazioni e la successiva riassunzione di tutto il personale dimostrano la continuità aziendale. Di conseguenza, l'Azienda non può beneficiare delle agevolazioni previste per le nuove assunzioni e deve versare i contributi previdenziali richiesti dall'ente previdenziale.
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Riconoscimento anzianità di servizio: no ad aumenti automatici
Una lavoratrice, trasferita dalla Provincia al Ministero dell'Istruzione come personale ATA, ha richiesto il riconoscimento anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza per ottenere una ricostruzione di carriera economica favorevole. La dipendente ha contestato anche la richiesta di restituzione di somme precedentemente ricevute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che il trasferimento non deve comportare un peggioramento retributivo sostanziale rispetto alla situazione precedente, ma non dà diritto a un automatico aumento dello stipendio. Poiché i giudici di merito hanno accertato l'assenza di una perdita economica reale al momento del passaggio, la richiesta è stata respinta. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Trasferimento d’azienda: il subentro cancella la dismissione
Un lavoratore, impiegato nei servizi di pulizia del trasporto pubblico locale, ha chiesto l'accertamento del suo rapporto di lavoro a tempo indeterminato con la società uscente e il conseguente passaggio alle dipendenze del consorzio subentrante nella gestione del servizio. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ravvisando un trasferimento d'azienda. Il consorzio ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'insussistenza dei presupposti e la propria carenza di legittimazione passiva per aver successivamente dismesso il servizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il subentro nella gestione con l'uso dei mezzi della precedente impresa integra un trasferimento d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. La successiva rinuncia alla gestione non cancella il passaggio del lavoratore già perfezionatosi. Il lavoratore vince definitivamente la causa.
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Revocazione della sentenza: no al ricorso se il collega vince
Un lavoratore ha impugnato con ricorso per revocazione della sentenza la decisione della Cassazione che aveva confermato la legittimità del suo licenziamento per mancato superamento della prova. Il lavoratore sosteneva che un'altra sentenza, passata in giudicato e riguardante i suoi colleghi, avesse accertato un trasferimento d'azienda, estendendo i suoi effetti anche a lui. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la revocazione della sentenza di Cassazione per contrasto con un precedente giudicato (art. 395 n. 5 c.p.c.) non è ammessa dalla legge. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Trasferimento d’azienda: no alla rivalutazione della buonuscita
Un gruppo di ex dipendenti postali ha richiesto la rivalutazione dell'indennità di buonuscita, congelata al momento della trasformazione dell'ente pubblico in società per azioni nel 1998. I lavoratori sostenevano che la privatizzazione costituisse un trasferimento d'azienda ai sensi delle direttive europee, con conseguente diritto alla conservazione dei trattamenti più favorevoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice trasformazione della forma giuridica di un ente, senza cambio di proprietà o titolarità, non configura un trasferimento d'azienda. Di conseguenza, la legge nazionale che ha cristallizzato la buonuscita introducendo il TFR per il periodo successivo è pienamente legittima.
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Trasferimento d’azienda: no al rientro se il recesso è definitivo
Due dipendenti lavoravano in un reparto dato in gestione da un'azienda a un'altra società. Alla fine del contratto di gestione, la società gestrice ha licenziato i lavoratori. Questi ultimi non hanno contestato il licenziamento nei termini di legge, ma hanno chiesto il ripristino del rapporto di lavoro con l'azienda originaria, invocando le tutele del trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda originaria. La Corte ha stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda (o retrocessione), il rapporto di lavoro non può proseguire con il nuovo datore se è già cessato a causa di un licenziamento non impugnato nei termini. La mancata contestazione del recesso rende definitiva la fine del rapporto, impedendone il passaggio automatico.
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Trasferimento d’azienda: nullo il finto licenziamento
Un lavoratore, licenziato da un'azienda in liquidazione il 22 gennaio, viene assunto il giorno successivo da una nuova società subentrante con contratto a termine e patto di prova, per poi essere licenziato per mancato superamento della prova. Il lavoratore chiede l'applicazione delle tutele del trasferimento d'azienda (Art. 2112 c.c.). I giudici di merito respingono la domanda ritenendo il rapporto ormai cessato al momento del passaggio. La Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore: i giudici non possono limitarsi alla sequenza temporale dei contratti, ma devono verificare se il licenziamento e la successiva riassunzione siano stati preordinati per aggirare la legge. La sentenza viene cassata con rinvio.
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