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Trasferimento D'Azienda

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148 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trasferimento d’azienda: stop ai tagli dei lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'esclusione di alcuni dipendenti durante un'operazione di trasferimento d'azienda mascherata da cessione di ramo. Una società di grande distribuzione aveva ceduto un intero punto vendita a un'altra impresa, escludendo però una parte consistente del personale. I giudici hanno accertato che l'oggetto della cessione non era un semplice ramo, ma l'intera unità produttiva. Tale manovra è stata giudicata come un tentativo di eludere le tutele previste dall'art. 2112 c.c. e le norme sui licenziamenti collettivi. Di conseguenza, i lavoratori esclusi hanno diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro con la società acquirente.
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Trasferimento d’azienda bancaria: tutele e limiti
La Corte di Cassazione ha confermato che il passaggio di un compendio di attività e passività tra due istituti bancari integra un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., indipendentemente dal fatto che la banca cedente sia in liquidazione coatta amministrativa e priva di autorizzazione all'esercizio dell'attività creditizia. La Corte ha ribadito l'inefficacia degli accordi individuali di cessione del contratto sottoscritti dai lavoratori, poiché volti a eludere le tutele inderogabili previste dalla legge in caso di trasferimento d'azienda. La decisione sottolinea che l'autorizzazione bancaria è un requisito soggettivo e non un bene aziendale, pertanto la sua assenza non impedisce la configurazione del trasferimento di un'entità economica organizzata.
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Trasferimento d’azienda: tutele per i dipendenti bancari
La Corte di Cassazione ha stabilito che il passaggio di attività tra due istituti bancari configura un Trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., anche se la banca cedente è in liquidazione coatta amministrativa e priva di autorizzazione all'esercizio del credito. La decisione chiarisce che l'autorizzazione amministrativa non è un elemento costitutivo dell'azienda. Di conseguenza, gli accordi individuali di rinuncia sottoscritti dai lavoratori sono nulli poiché violano norme imperative poste a tutela della continuità del rapporto di lavoro.
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Trasferimento d’azienda: tutele e limiti della cessione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un'operazione societaria qualificata come cessione di ramo, ma rivelatasi un integrale trasferimento d'azienda. Una società della grande distribuzione aveva ceduto un punto vendita escludendo oltre cento lavoratori dal passaggio alla nuova proprietà. I giudici hanno stabilito che il presunto ramo non possedeva l'autonomia funzionale necessaria e che l'operazione mirava a eludere le tutele dell'art. 2112 c.c. e le procedure sui licenziamenti collettivi. Di conseguenza, i rapporti di lavoro dei dipendenti esclusi devono considerarsi proseguiti con la società acquirente.
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Trasferimento d’azienda: tutele per i lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'esclusione di numerosi lavoratori a seguito di un presunto trasferimento di ramo d'azienda. I giudici hanno accertato che l'operazione riguardava in realtà l'intero punto vendita, configurando un vero trasferimento d'azienda. La manovra era finalizzata a eludere le tutele dell'art. 2112 c.c. e le norme sui licenziamenti collettivi, riducendo drasticamente il personale senza seguire le procedure di legge. La Corte ha ribadito che l'autonomia funzionale del ramo deve preesistere alla cessione e non può essere creata ad hoc per escludere parte del personale.
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Fondo di garanzia INPS: No se il lavoro continua con un nuovo datore
La Cassazione nega l'intervento del Fondo di garanzia INPS per il pagamento di TFR e stipendi se, dopo un trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore. Anche se il vecchio datore è insolvente, la responsabilità dei crediti passa al nuovo acquirente (cessionario), che è solvente. Il Fondo interviene solo quando il rapporto di lavoro cessa a causa dell'insolvenza del datore e non c'è un'altra azienda che prosegue l'attività. La continuità lavorativa con il nuovo soggetto esclude quindi la possibilità di ricorrere alla garanzia statale, poiché esiste un altro debitore in grado di pagare.
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Trasferimento d’azienda: l’INPS non paga se il lavoro continua
La Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non interviene in caso di trasferimento d'azienda se il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore. Alcuni lavoratori, passati a una nuova società dopo che la precedente era entrata in amministrazione straordinaria, avevano chiesto all'INPS il pagamento di TFR e stipendi arretrati. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che la tutela dei lavoratori è garantita dalla responsabilità del nuovo datore, che eredita i debiti del precedente. L'intervento del Fondo è previsto solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro a causa di insolvenza del datore, una condizione che non si verifica quando l'attività e i dipendenti passano a un nuovo soggetto.
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Trasferimento d’azienda e custodia giudiziaria
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di alcuni lavoratori volta ad accertare un trasferimento d'azienda tra una società concessionaria di una discarica e il soggetto nominato custode giudiziario della stessa. Il nucleo della controversia riguarda l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. in presenza di un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che non si configura un trasferimento d'azienda se il subentrante agisce esclusivamente come ausiliario del giudice per la messa in sicurezza e la conservazione dei luoghi, senza proseguire l'attività economica di gestione rifiuti precedentemente esercitata. La mancanza di continuità nell'esercizio dell'impresa esclude il diritto dei lavoratori al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Cambio appalto: obbligo di assunzione dal CCNL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32894/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di cambio appalto. Un lavoratore, il cui rapporto era stato convertito in tempo indeterminato, non era stato riassunto dalla società subentrante nel servizio di igiene urbana. La Cassazione ha chiarito che, anche in assenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., la 'clausola sociale' prevista dal CCNL di settore crea un vero e proprio obbligo di assunzione per l'impresa subentrante, tutelando così la continuità occupazionale dei dipendenti. La Corte ha cassato la decisione d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Cambio appalto: il CCNL obbliga all’assunzione
Una lavoratrice, il cui rapporto a tempo indeterminato con un'azienda di servizi poi fallita era stato riconosciuto giudizialmente, ha chiesto l'assunzione alla società subentrante nel contratto di appalto. I giudici di merito avevano respinto la domanda, non ravvisando un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che in un cambio appalto, la specifica clausola del CCNL di settore (art. 6 CCNL Ambiente) costituisce un obbligo per l'impresa subentrante di assumere il personale, creando un vero e proprio diritto soggettivo per il lavoratore, a prescindere dall'applicazione dell'art. 2112 c.c.
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Trasferimento d’azienda: licenza bancaria irrilevante
La Corte di Cassazione ha confermato che il passaggio di dipendenti da un istituto di credito in liquidazione a un'altra banca costituisce un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., con la conseguente applicazione di tutte le tutele per i lavoratori. La Corte ha stabilito che la revoca dell'autorizzazione all'attività bancaria della società cedente è irrilevante per la qualificazione dell'operazione, poiché la licenza è un titolo personale e non un bene aziendale trasferibile. Di conseguenza, gli accordi individuali di conciliazione che prevedevano la rinuncia a diritti futuri sono stati dichiarati nulli.
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Trasferimento d’azienda: quando è nullo l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31441/2023, ha chiarito che un'operazione tra due istituti di credito, formalmente presentata come cessione di singoli contratti di lavoro, costituisce in realtà un trasferimento d'azienda se ne possiede le caratteristiche sostanziali. Di conseguenza, si applica la tutela inderogabile dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità del rapporto di lavoro alle medesime condizioni. La Corte ha stabilito la nullità degli accordi individuali di conciliazione volti a derogare a tale disciplina, anche in presenza di una crisi aziendale della cedente, se non sono state rispettate le corrette procedure sindacali.
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Inquadramento superiore: quando non è un diritto?
Un lavoratore, a seguito di una fusione aziendale, ha richiesto un inquadramento superiore e il pagamento di incentivi annuali. La sua domanda era basata sulle mansioni svolte, ritenute riconducibili a un livello contrattuale più elevato (B anziché C). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che le mansioni del lavoratore, sebbene tecniche, non includevano l'autonomia decisionale e le competenze specialistiche distintive del livello superiore richiesto. Anche la richiesta per gli incentivi è stata respinta, poiché il lavoratore non ha provato il raggiungimento degli obiettivi aziendali necessari per la loro erogazione.
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Accordo sindacale: vincolante dopo cessione d’azienda
Una lavoratrice, licenziata dalla nuova società subentrata dopo un trasferimento d'azienda, impugna il recesso. La società datrice di lavoro invoca un accordo sindacale precedente, accettato dalla dipendente, che predeterminava le conseguenze di un licenziamento illegittimo. La Corte di Cassazione stabilisce che l'accordo sindacale è pienamente valido ed efficace anche nei confronti del nuovo datore di lavoro, in virtù della continuità del rapporto di lavoro prevista dall'art. 2112 c.c. Di conseguenza, la sentenza d'appello viene annullata con rinvio per una nuova valutazione del caso alla luce dei patti sottoscritti.
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Accordo sindacale: vincola il nuovo datore di lavoro?
Una lavoratrice impugna il licenziamento dopo un trasferimento d'azienda. L'azienda invoca un precedente accordo sindacale, che i giudici di merito ritengono non applicabile. La Cassazione ribalta la decisione, affermando che in caso di trasferimento d'azienda, il nuovo datore è vincolato dall'accordo sindacale precedente, soprattutto se il lavoratore lo ha esplicitamente accettato. La causa è rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Cambiamento esercente aeromobile: la Cassazione chiarisce
La richiesta di un pilota per il trasferimento automatico del suo contratto di lavoro a una nuova compagnia aerea è stata respinta. La Corte di Cassazione ha chiarito che la norma sul cambiamento esercente aeromobile (art. 917 cod.nav.) non si applica ai trasferimenti di grandi complessi aziendali, ma solo al cambio di operatore di un singolo e specifico velivolo, escludendo la prosecuzione automatica del rapporto di lavoro in questo contesto.
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Trasferimento d’azienda: deroghe e tutele del lavoro
Una lavoratrice ha citato in giudizio una nuova compagnia aerea per non essere stata assunta dopo che questa aveva acquisito le attività del suo ex datore di lavoro insolvente. La lavoratrice ha invocato le norme sul trasferimento d'azienda (art. 2112 c.c.). La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che nelle procedure di insolvenza finalizzate alla liquidazione sono ammissibili deroghe alle norme di salvaguardia del posto di lavoro. La Corte ha inoltre accertato l'assenza di continuità aziendale tra le due società, requisito fondamentale per l'applicazione della tutela.
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Trasferimento d’azienda: il rapporto prosegue
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato prosegue con il nuovo datore. Un eventuale accordo di risoluzione consensuale o un nuovo contratto a termine sono nulli se violano l'art. 2112 c.c. Il ricorso dell'azienda cessionaria è stato dichiarato inammissibile perché basato su presupposti errati.
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Successione nell’appalto: quando scatta l’obbligo?
Un lavoratore chiede di continuare il rapporto di lavoro con la nuova azienda subentrata in un contratto di servizi. La Cassazione, confermando le decisioni precedenti, nega il trasferimento d'azienda e chiarisce che nella successione nell'appalto non vi è un automatico obbligo di assunzione se non previsto dal CCNL applicato dal nuovo datore di lavoro.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Un lavoratore, a seguito del trasferimento della sua azienda ad un nuovo datore di lavoro, chiedeva l'intervento del Fondo di Garanzia TFR gestito dall'INPS per il TFR maturato con la vecchia società, divenuta insolvente solo dopo la cessione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il Fondo non interviene se il rapporto di lavoro prosegue con un'azienda cessionaria solvibile. Il credito per TFR, infatti, non era ancora esigibile al momento dell'insolvenza del cedente, e gli accordi privati tra le aziende non possono vincolare l'ente previdenziale.
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