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Contratto a progetto nullo: il nuovo ente deve riassumere

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consorzio subentrante contro la decisione che lo obbligava a riassumere una dipendente. Originariamente, la lavoratrice era stata impiegata con un illegittimo contratto a progetto da un consorzio poi soppresso. Il Tribunale aveva disposto la conversione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato. Successivamente, a seguito della soppressione del datore di lavoro originario e del trasferimento delle sue attività al nuovo ente, la Corte d’Appello ha applicato le regole sul trasferimento d’azienda. Di conseguenza, ha ordinato al consorzio subentrante di riammettere in servizio la lavoratrice. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la mancanza di un progetto specifico determina la conversione automatica del rapporto e che il subentrante eredita l’obbligo di riassunzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 24876 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il passaggio di personale e il contratto a progetto illegittimo

Il tema della corretta qualificazione dei rapporti di lavoro rappresenta da sempre un terreno di scontro tra datori di lavoro e lavoratori. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso emblematico riguardante un illegittimo contratto a progetto stipulato da un ente pubblico successivamente soppresso. La vicenda offre importanti chiarimenti su chi debba farsi carico della riassunzione del lavoratore quando l’azienda originaria cessa di esistere e viene sostituita da un nuovo soggetto giuridico. La decisione conferma la linea di massima tutela per i lavoratori coinvolti in processi di riorganizzazione societaria o di enti pubblici.

La vicenda trae origine dal ricorso di una lavoratrice che aveva prestato servizio per diversi anni presso un consorzio di bonifica. Il rapporto era stato formalizzato attraverso una serie di collaborazioni coordinate e continuative. Il Tribunale ha accertato che queste collaborazioni nascondevano in realtà un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato. I giudici hanno quindi disposto la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato.

La soppressione dell’ente e il trasferimento d’azienda

Nel frattempo, la Regione ha disposto la soppressione del consorzio originario attraverso un provvedimento amministrativo. Le attività e la generalità dei rapporti giuridici sono passate a un nuovo consorzio subentrante. Quest’ultimo ha rifiutato di riammettere in servizio la lavoratrice, sostenendo di non essere il diretto datore di lavoro e che il provvedimento regionale non prevedeva espressamente il trasferimento di quella specifica risorsa umana.

La Corte d’Appello ha invece accolto le richieste della lavoratrice. I giudici di secondo grado hanno applicato i principi del trasferimento d’azienda. Questo istituto prevede che, in caso di passaggio di un’attività economica, i rapporti di lavoro proseguano con il nuovo titolare. Di conseguenza, il consorzio subentrante ha ricevuto l’ordine di riammettere la dipendente nel proprio organico.

Le motivazioni della sentenza sul contratto a progetto

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del consorzio subentrante, confermando la decisione d’appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che la mancanza di un progetto specifico e dettagliato rende nullo il contratto a progetto originario. In questo caso, le mansioni affidate alla lavoratrice erano meramente esecutive e ripetitive. Non esisteva un risultato finale chiaramente individuato e limitato nel tempo.

La legge prevede che, in assenza di un progetto reale, il rapporto si consideri a tempo indeterminato sin dalla sua origine. Questa sanzione ha natura automatica e non dipende dalle intenzioni delle parti. Inoltre, la Cassazione ha confermato l’applicazione delle regole sul trasferimento d’azienda anche alla successione tra enti pubblici. Il consorzio subentrante, avendo acquisito la generalità dei beni e dei rapporti dell’ente soppresso, è succeduto anche nell’obbligo di riammettere in servizio la lavoratrice. Il provvedimento amministrativo regionale non poteva derogare alle norme inderogabili di legge poste a tutela dei lavoratori.

Le conclusioni sul caso del contratto a progetto

La pronuncia della Cassazione consolida un principio fondamentale per la stabilità dell’occupazione. Le riorganizzazioni aziendali e le soppressioni di enti non possono diventare uno strumento per eludere i diritti dei lavoratori. Il nuovo datore di lavoro che subentra nell’attività economica risponde dei rapporti di lavoro preesistenti, inclusi quelli accertati giudizialmente dopo la successione.

La decisione evidenzia l’importanza di una corretta redazione dei contratti di collaborazione. La violazione delle regole sulla specificità del progetto comporta conseguenze severe per i datori di lavoro, che si estendono anche ai loro successori. La tutela del lavoratore prevale sulle scelte organizzative e sui provvedimenti amministrativi di riordino. Questo garantisce che la continuità occupazionale rimanga protetta anche di fronte a mutamenti soggettivi della parte datoriale.

Cosa succede se un contratto a progetto non indica un progetto specifico?
Il rapporto di lavoro si trasforma automaticamente in un contratto subordinato a tempo indeterminato sin dall’inizio.

Chi deve riassumere il lavoratore se l’azienda originaria viene soppressa o fusa?
L’obbligo di riammissione in servizio si trasferisce al nuovo soggetto economico che subentra nelle attività e nei rapporti del precedente datore di lavoro.

Il lavoratore conserva i propri diritti retributivi in caso di trasferimento d’azienda?
Sì, il lavoratore mantiene tutti i diritti acquisiti e può richiedere le differenze retributive maturate.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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