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Transazione

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705 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo batte la sentenza
Nel corso di un giudizio di legittimità, gli eredi di una parte e la controparte hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole per risolvere definitivamente la loro controversia. Di conseguenza, i rispettivi legali hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo l'estinzione del processo senza alcuna pronuncia sulle spese di lite. La Suprema Corte, verificata la regolarità della documentazione e la concorde volontà delle parti, ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia, lasciando le spese compensate come da accordi.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo va notificato
Durante un giudizio in Cassazione tra una Società e un Professionista, quest'ultimo ha depositato un accordo di transazione per dimostrare l'avvenuta cessazione della materia del contendere. La Corte ha rilevato che, sebbene sia consentito produrre documenti sopravvenuti per dimostrare l'inammissibilità del ricorso per mancanza di interesse, tali documenti devono essere notificati alla controparte. Poiché il Professionista non aveva notificato l'accordo alla Società, la Cassazione ha ordinato la notifica dei documenti entro sessanta giorni, rinviando la decisione.
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Rinuncia al ricorso in cassazione: l’accordo azzera le tasse
Due comproprietari, condannati in appello alla demolizione di alcune porzioni di un fabbricato e al risarcimento dei danni per violazione delle distanze legali, hanno proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che la rinuncia esclude l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di raddoppio del contributo unificato. Non si è provveduto sulle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Efficacia del contratto verso terzi: stop a bollette retroattive
Una società di gestione idrica ha preteso il pagamento dei consumi d'acqua da alcune autogestioni di alloggi popolari per il periodo precedente alla loro effettiva costituzione. La pretesa si fondava su un accordo transattivo stipulato esclusivamente tra la società idrica e l'ente gestore degli alloggi pubblici. Le autogestioni hanno contestato la richiesta tramite un'azione di accertamento negativo del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società idrica, confermando che l'accordo non produce effetti verso soggetti estranei. La Corte ha ribadito il principio dell'efficacia del contratto verso terzi, stabilendo che un accordo bilaterale non può imporre obblighi a enti non ancora costituiti o rimasti estranei alla trattativa. Fino all'effettivo funzionamento delle autogestioni, l'obbligo di pagamento verso il fornitore grava sull'ente gestore originario.
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Responsabilità professionale del progettista: stop al compenso
Una società committente ha citato in giudizio un geometra e un ingegnere per gravi errori nella progettazione di un'autorimessa, difforme dall'autorizzazione paesaggistica. Tali difformità hanno causato il sequestro del cantiere e sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale del progettista, stabilendo che la redazione di un progetto edilizio inutilizzabile costituisce un grave inadempimento. Di conseguenza, i professionisti perdono il diritto al compenso e devono risarcire i danni. Inoltre, la Corte ha escluso la copertura assicurativa poiché la polizza escludeva i danni derivanti da colpa grave per violazione di vincoli urbanistici. I ricorsi dei professionisti sono stati rigettati.
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Qualificazione del contratto: vendita o affitto, contano i fatti
Una società fornitrice ha citato in giudizio un albergatore per il mancato pagamento di alcune vasche idromassaggio. L'albergatore sosteneva che il rapporto fosse una locazione e chiedeva la risoluzione per gravi difetti delle vasche. La Corte d'Appello ha invece operato la qualificazione del contratto come compravendita, condannando gli eredi dell'albergatore a pagare il saldo, ridotto per lievi vizi. Gli eredi hanno fatto ricorso in Cassazione, contestando la natura del contratto e la valutazione dei difetti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili le contestazioni sui fatti e confermando che spetta al giudice di merito interpretare le prove e qualificare il rapporto contrattuale. Gli eredi perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per transazione: stop alla lite col Comune
Una società di pubblicità e un Comune si scontravano sul rimborso delle somme versate in eccedenza per l'installazione di impianti pubblicitari tra il 2005 e il 2009. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato per risolvere la lite. Di conseguenza, hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per transazione, accettata da entrambi i difensori. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno inoltre disposto la compensazione delle spese di giudizio e chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, in quanto si tratta di una misura eccezionale non applicabile a questa fattispecie.
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Obbligazione alternativa: denaro o terreno? Decide la prima mossa
Una complessa vicenda contrattuale tra tre società sfocia in un accordo transattivo che prevede un'obbligazione alternativa: il pagamento di una somma di denaro o il trasferimento di un terreno. A causa dell'inadempimento, la società creditrice chiede l'ammissione al passivo fallimentare di una delle debitrici per ottenere il denaro e, successivamente, cita in giudizio l'altra società per ottenere il trasferimento dell'immobile. La Corte d'Appello ritiene che la scelta sia avvenuta solo con la citazione, reputando tardiva la richiesta di denaro poiché il provvedimento del giudice fallimentare era successivo. La Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria del terreno, stabilendo che la scelta dell'obbligazione alternativa si perfeziona con il deposito dell'istanza di insinuazione al passivo e non con il successivo provvedimento del giudice. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Rinuncia agli atti del giudizio: transazione incompleta e spese
Il Promissario Acquirente ha agito in giudizio per ottenere l'adempimento di un contratto preliminare di compravendita immobiliare stipulato con la Promittente Venditrice. I giudici di merito hanno dichiarato nullo il contratto per violazione del divieto del patto commissorio. Davanti alla Corte di Cassazione, il ricorrente ha chiesto la cessazione della materia del contendere, allegando un accordo di transazione. Tuttavia, la Corte ha rilevato che l'accordo subordinava l'abbandono della causa all'effettivo pagamento di una somma e che l'istanza era firmata solo dal difensore. Per questo motivo, i giudici hanno qualificato la richiesta come rinuncia agli atti del giudizio, dichiarando l'estinzione del processo e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali, non essendoci stata l'adesione della controparte.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: pace tra Azienda e Comune
L'Azienda pubblicitaria ha impugnato il rifiuto del Comune di rimborsare oltre 134.000 euro versati in eccedenza per il canone di installazione di impianti pubblicitari tra il 2005 e il 2009. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato per risolvere la lite. Di conseguenza, sia L'Azienda sia Il Comune hanno depositato una formale rinuncia ai rispettivi ricorsi, accettata da entrambe le parti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese legali. Grazie a questa pronuncia di estinzione, le parti non dovranno pagare il raddoppio del contributo unificato, previsto invece in caso di rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Una società pubblicitaria ha impugnato l'avviso di liquidazione emesso da un Comune per il canone di installazione di mezzi pubblicitari, ritenendo le tariffe superiori ai limiti di legge. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere bonariamente la lite. Di conseguenza, l'amministrazione comunale ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dalla società. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, disponendo la compensazione delle spese di giudizio ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, non trattandosi di una pronuncia di rigetto o inammissibilità.
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Transazione condominiale a maggioranza: valida senza unanimità
Un condomino impugnava una delibera di ripartizione spese per l'automazione di un cancello e consumi idrici, ritenendole non dovute per i locali al piano terra. Il condominio e il condomino raggiungevano un accordo transattivo, approvato dall'assemblea a maggioranza. Un altro condomino contestava la validità dell'accordo, sostenendo che la transazione condominiale a maggioranza fosse nulla e richiedesse l'unanimità dei consensi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'assemblea può approvare a maggioranza una transazione che si limita a ripartire in concreto le spese per risolvere una specifica lite, senza modificare in via generale e per il futuro i criteri di riparto. Vince il condominio, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Rinvio per trattative transattive: stop alla causa in Cassazione
Nel corso di un giudizio davanti alla Corte di Cassazione tra un'azienda pubblica e una società privata, quest'ultima ha richiesto il rinvio dell'udienza a causa di trattative in corso per raggiungere un accordo amichevole. L'azienda pubblica ha espresso il proprio consenso. La Suprema Corte, rilevando l'accordo tra le parti, ha disposto il rinvio per trattative transattive della causa a nuovo ruolo, consentendo ai contendenti di definire privatamente la controversia ed evitare la prosecuzione del giudizio.
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Segnalazione alla Centrale dei Rischi: stop agli automatismi
Un cliente ha contestato la legittimità della sua segnalazione alla Centrale dei Rischi effettuata da una banca per un presunto credito a sofferenza. Il cliente sosteneva di aver estinto il debito tramite un accordo transattivo a saldo e stralcio. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda del cliente, ritenendo non provata la data dell'accordo e legittimo l'operato della banca. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cliente, stabilendo che la segnalazione a sofferenza richiede una verifica concreta della reale e grave difficoltà economica del debitore. I giudici non possono limitarsi a richiamare le norme in astratto, ma devono analizzare la situazione patrimoniale effettiva al momento della segnalazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello.
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Soccombenza virtuale: annullata la condanna senza motivazione
I Danneggiati da un sinistro stradale hanno raggiunto un accordo transattivo con la Compagnia Assicurativa. Davanti alla Corte d'Appello, hanno chiesto la cessazione della materia del contendere. Tuttavia, il Terzo Conducente non ha aderito alla richiesta. Il giudice d'appello ha quindi rigettato l'impugnazione per sopravvenuto disinteresse, condannando i Danneggiati a pagare le spese legali del Terzo Conducente in base al principio della soccombenza virtuale. La Cassazione ha accolto il ricorso dei Danneggiati. Gli Ermellini hanno stabilito che il giudice d'appello ha applicato la soccombenza virtuale in modo del tutto privo di motivazione e contraddittorio, senza valutare chi avesse effettivamente ragione nel merito della vicenda, dato che l'istruttoria era incompleta. La causa torna ora in appello per una corretta decisione sulle spese.
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Cancellazione delle ipoteche: no ai patti privati nel fallimento
Una promissaria acquirente proponeva un accordo transattivo al curatore fallimentare per acquistare un immobile, pretendendo la cancellazione delle ipoteche senza il consenso dei creditori. Il giudice delegato esprimeva parere negativo e il Tribunale respingeva il successivo reclamo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile e infondato il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che la cancellazione delle ipoteche da parte del giudice delegato, in assenza di una procedura di vendita competitiva, richiede necessariamente il consenso dei creditori ipotecari. Di conseguenza, l'acquirente perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Cessazione della materia del contendere: accordo salva spese
I Condomini, rispettivamente nudo proprietario e usufruttuaria di un appartamento, impugnavano una delibera dell'assemblea del Condominio. Dopo i primi due gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungevano un accordo transattivo per risolvere bonariamente la lite, depositando un'istanza congiunta. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale fa venir meno l'efficacia delle sentenze precedenti non ancora definitive. Di conseguenza, la Corte ha compensato le spese di lite e ha escluso il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo nei casi di rigetto integrale o inammissibilità del ricorso.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: condanna dimezzata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso dell'amministratore di fatto di un gruppo societario, condannato per vari reati fallimentari tra cui la bancarotta fraudolenta per distrazione. I giudici hanno confermato la responsabilità per aver svuotato la società fallita trasferendo un ramo d'azienda a una cooperativa compiacente e per aver distratto fondi a favore dei familiari. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso riguardo alla presunta distrazione di oltre due milioni di euro tramite compensazioni di costi infragruppo, evidenziando che si trattava di una possibile sovrafatturazione e non di operazioni totalmente inesistenti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per questo specifico addebito e per la bancarotta documentale, revocando inoltre le statuizioni civili grazie a un accordo transattivo tra le parti.
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Scissione societaria: l’accordo transattivo batte i dubbi contabili
Una società beneficiaria di una scissione societaria ha contestato un debito verso la società scissa, poi fallita, sostenendo che le differenze patrimoniali post-scissione fossero semplici poste contabili e non veri debiti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, valorizzando un accordo transattivo firmato dalle parti nel 1999 per regolare tali pendenze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società beneficiaria. I giudici hanno chiarito che, sebbene il divieto di dichiarare l'invalidità della scissione iscritta non impedisca accordi privati sulle variazioni patrimoniali, la contestazione dell'accordo transattivo era inammissibile per difetto di autosufficienza, non avendo la ricorrente riprodotto il testo del contratto nel ricorso. Di conseguenza, l'accordo transattivo rimane valido ed efficace, confermando il debito della beneficiaria.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo batte la causa
Un'imprenditrice agricola ha impugnato il rifiuto di un consorzio di tutela di prorogare i termini per l'assegnazione di quote di produzione lattiera. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il consorzio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimit, le parti hanno stipulato un accordo transattivo per definire amichevolmente la controversia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilit del ricorso per cessazione della materia del contendere. Questa decisione fa perdere efficacia alle precedenti sentenze di merito e stabilisce la compensazione integrale delle spese legali tra le parti, chiudendo definitivamente la lite.
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