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Transazione

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705 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Patto parasociale e competenza Tribunale Imprese
La Corte di Cassazione ha chiarito che un accordo transattivo volto a ridefinire i rapporti tra soci costituisce un patto parasociale, anche se atipico. La controversia riguardava la restituzione di azioni e dividendi derivanti da un accordo di garanzia tra un istituto di credito e una società cooperativa in fallimento. Poiché l'atto incideva sulla stabilità degli assetti proprietari e sulla governance, la competenza spetta alla Sezione Specializzata in materia di impresa. La decisione conferma che la natura transattiva dell'atto non esclude la sua rilevanza societaria ai fini della competenza giudiziale.
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Distanze legali: validità accordi e vendita fondo
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di demolizione di un manufatto edificato in violazione delle distanze legali. Il ricorrente aveva proposto opposizione all'esecuzione sostenendo che una scrittura privata, firmata con la precedente proprietaria del fondo confinante, avesse reso inefficace la sentenza di condanna. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che tale accordo, essendo successivo alla vendita del terreno al nuovo proprietario, non è a quest'ultimo opponibile. Il diritto a esigere il rispetto delle distanze legali si trasferisce infatti automaticamente con la proprietà del bene, rendendo irrilevanti eventuali patti contrari stipulati dall'alienante dopo la cessione.
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Giudicato esterno e contratti pubblici: la guida
La Corte di Cassazione ha analizzato una controversia tra un Comune e un'azienda idrica riguardante la validità di contratti di fornitura e l'applicazione del giudicato esterno. Il Comune contestava l'efficacia dei contratti per difetto di forma scritta, mentre la Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile la domanda a causa di un precedente decreto ingiuntivo non opposto. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando la Corte a rinviare la causa per permettere la formalizzazione della rinuncia al ricorso.
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Transazione fiscale e inammissibilità del ricorso
Una società operante nel settore marittimo ha impugnato un'ingiunzione fiscale relativa alla TARSU per pontili galleggianti, contestando l'omessa misurazione della superficie e l'errata equiparazione tariffaria agli stabilimenti balneari. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto una transazione fiscale che ha previsto il ricalcolo del tributo e la rateizzazione del debito per diverse annualità. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo transattivo documentato, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse, poiché la materia del contendere è venuta meno a seguito della volontà conciliativa delle parti.
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Transazione: il significato di onnicomprensivo
La Suprema Corte ha affrontato il caso di una transazione tra una società e un legale per il pagamento di onorari professionali. Le parti avevano concordato una somma di 5.000 euro definita onnicomprensiva. La società aveva versato l'importo decurtando la ritenuta d'acconto, mentre il professionista sosteneva che la cifra dovesse intendersi al netto. La Cassazione ha confermato che l'interpretazione del termine onnicomprensivo come importo netto spetta al giudice di merito e, se motivata logicamente, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Omicidio stradale: condanna per investimento su strisce
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un automobilista per il reato di omicidio stradale a seguito dell'investimento di un pedone sulle strisce pedonali. Nonostante la difesa sostenesse l'imprevedibilità dell'evento e la velocità moderata del veicolo, i giudici hanno ribadito che in prossimità degli attraversamenti pedonali il conducente deve osservare la massima prudenza. La sentenza è stata annullata senza rinvio limitatamente alle statuizioni civili, poiché il danno era già stato integralmente risarcito dalla compagnia assicurativa prima della decisione definitiva.
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Compensi C.T.U.: stop ai pagamenti post-transazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che riconosceva i Compensi C.T.U. per attività svolte dopo il raggiungimento di un accordo transattivo tra le parti. Il consulente era stato informato della transazione tramite PEC e durante un sopralluogo, ma aveva proseguito le operazioni peritali. La Suprema Corte ha stabilito che non è necessaria una comunicazione formale ulteriore se l'ausiliario è già a conoscenza della fine della lite. In tali casi, il tecnico deve richiedere istruzioni al giudice per evitare costi inutili, poiché il compenso va parametrato solo alle attività effettivamente utili al giudizio.
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Carenza di interesse e inammissibilità del ricorso
Una società alberghiera ha impugnato la sentenza d'appello relativa a una controversia su una cessione d'azienda. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo che prevedeva la rinuncia al ricorso. Tuttavia, tale rinuncia non è stata formalmente notificata alla controparte. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rinuncia non notificata non estingua automaticamente il processo, essa determina una sopravvenuta carenza di interesse, rendendo il ricorso inammissibile. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese in base al principio di causalità.
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Cessazione della materia del contendere: accordo e stop alle liti
Una società di capitali ha impugnato un avviso di liquidazione relativo all'imposta di registro dovuta per un decreto di omologa di concordato fallimentare. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate e la società hanno raggiunto un accordo conciliativo per definire integralmente la controversia. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del processo e la compensazione delle spese legali. La decisione chiarisce inoltre che, in caso di estinzione per accordo tra le parti, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, data la natura sanzionatoria di tale misura che non permette interpretazioni estensive oltre i casi di rigetto o inammissibilità.
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Cessazione della materia del contendere: accordo e fine lite
Una complessa lite ereditaria riguardante un contratto preliminare di compravendita immobiliare si è conclusa dinanzi alla Corte di Cassazione. Gli eredi della parte venditrice avevano impugnato la sentenza d'appello che disponeva l'esecuzione in forma specifica del contratto a favore dell'acquirente. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere definitivamente la questione. I ricorrenti hanno quindi depositato un atto formale di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, determinando l'estinzione del processo. La decisione ha comportato la compensazione integrale delle spese tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato, non applicabile in caso di rinuncia.
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Estinzione del giudizio di cassazione: l’accordo tra le parti
Una ex portiera occupava un appartamento condominiale sostenendo fosse l'unico accesso a un vano di sua proprietà. Il Condominio agiva in giudizio per ottenere il rilascio dell'immobile e il risarcimento per l'occupazione senza titolo. Dopo due gradi di giudizio favorevoli al Condominio, l'erede della donna impugnava la decisione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti raggiungevano un accordo transattivo stragiudiziale. L'erede ha quindi presentato rinuncia al ricorso, accettata formalmente dal Condominio. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità degli atti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione ai sensi dell'art. 391 c.p.c., disponendo la compensazione delle spese legali come concordato tra i soggetti coinvolti.
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Liquidazione coatta amministrativa: tra debiti e transazioni
La vicenda riguarda un'azione di recupero crediti promossa dal commissario di una succursale italiana di una società finanziaria estera in liquidazione coatta amministrativa. La richiesta riguardava la restituzione di trecentomila euro versati a un privato senza titolo o come atto gratuito. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. La questione principale verte sul coordinamento dei poteri tra la liquidazione italiana e quella dello Stato d'origine della società. Le parti hanno informato la Corte di aver raggiunto un accordo transattivo, attualmente al vaglio dell'Autorità di Vigilanza per la necessaria autorizzazione. La Suprema Corte ha quindi disposto il rinvio a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della transazione e la chiusura definitiva della lite.
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Liquidazione coatta amministrativa: dal tribunale alla transazione
Il caso riguarda una procedura di liquidazione coatta amministrativa di una succursale italiana di un'impresa di investimento estera. Il commissario liquidatore aveva promosso azioni per dichiarare l'inefficacia di alcuni pagamenti e ottenerne la restituzione. Dopo diversi gradi di giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà delle parti e della necessità di attendere l'autorizzazione dell'Autorità di Vigilanza per formalizzare l'intesa, ha disposto il rinvio della causa. La decisione evidenzia l'importanza della composizione amichevole nelle crisi d'impresa transfrontaliere.
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Liquidazione coatta amministrativa: accordo contro contenzioso
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una succursale italiana di una società finanziaria estera sottoposta a liquidazione coatta amministrativa. Il commissario liquidatore aveva contestato alcuni pagamenti effettuati a favore di un privato, chiedendone l'inefficacia. Dopo una condanna in appello al pagamento di due milioni di euro, gli eredi del soggetto coinvolto hanno presentato ricorso. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, la cui efficacia è però subordinata all'autorizzazione della Banca d'Italia. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per permettere il perfezionamento dell'accordo, sospendendo temporaneamente la decisione sul complesso coordinamento tra procedure liquidatorie nazionali ed europee.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo batte sanzione.
Una società di riscossione e una società immobiliare si sono scontrate in sede giudiziaria per la tassazione di un immobile basata sulla superficie calpestabile. Dopo la sentenza di secondo grado, entrambe le parti hanno presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, durante il procedimento, i soggetti coinvolti hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere diverse pendenze tributarie. Tale accordo ha portato alla formale rinuncia al ricorso per cassazione da parte di entrambi i contendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Estinzione del processo civile per inattività
La Corte d'Appello di Milano ha dichiarato l'estinzione del processo civile a causa della mancata comparizione delle parti in udienza. Dopo diversi rinvii concessi per favorire un accordo transattivo, l'assenza ingiustificata dei legali ha portato alla cancellazione della causa dal ruolo, confermando come l'impulso di parte sia fondamentale per evitare la chiusura anticipata del giudizio senza una decisione sul merito.
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Risarcimento del danno e riduzione della pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per furto in abitazione, focalizzandosi sull'applicazione delle attenuanti legate al risarcimento del danno. Mentre è stata confermata l'esclusione dell'attenuante per danno di speciale tenuità (poiché una somma di 200 euro non è considerata irrisoria), la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla misura della riduzione di pena. I giudici di merito avevano infatti limitato il beneficio del risarcimento del danno dubitando della sua integralità, nonostante la vittima avesse accettato la somma a saldo. La Cassazione ha chiarito che, una volta riconosciuta l'attenuante, la riduzione non può essere ridotta basandosi su argomenti che ne negano il presupposto stesso.
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Eccezione di inadempimento e obblighi informativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo a una complessa disputa ereditaria riguardante un accordo di gestione dei contenziosi. Il cuore della vicenda riguarda l'eccezione di inadempimento sollevata da un gestore di liti contro un'erede. Quest'ultima aveva concluso una transazione autonoma con una fondazione senza informare il gestore, violando i patti. La Suprema Corte ha stabilito che l'eccezione sollevata dal gestore era tempestiva e fondata, poiché l'obbligo informativo tra le parti era stato comunque garantito dal costante contatto tra i rispettivi team legali. La decisione conferma che la valutazione comparativa degli inadempimenti spetta al giudice di merito.
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Cessazione della materia del contendere in Cassazione
Una nota azienda di telecomunicazioni e un ex dipendente hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale mentre era pendente il ricorso davanti alla Suprema Corte. Tale intesa ha determinato la Cessazione della materia del contendere, rendendo superflua la decisione sul merito della causa. La Corte ha stabilito che l'accordo negoziale travolge e annulla l'efficacia delle sentenze emesse nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, è stato escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione della lite è dipesa dalla volontà delle parti e non da una pronuncia di inammissibilità o rigetto del ricorso.
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Trasferimento del lavoratore: quando è illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del trasferimento del lavoratore disposto da un istituto bancario verso una sede distante dopo un ordine di reintegra. La vicenda trae origine dalla dichiarata nullità di una cessione di ramo d'azienda. Nonostante il dipendente avesse sottoscritto una transazione con la società terza (apparente cessionaria), la Suprema Corte ha stabilito che tale accordo non impedisce la prosecuzione del giudizio contro il datore di lavoro originario. La banca non ha fornito prove adeguate circa le ragioni tecniche, organizzative e produttive necessarie per giustificare lo spostamento del dipendente, specialmente considerando la presenza di numerose filiali nella zona di residenza del lavoratore.
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