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Transazione

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705 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Impugnazione delibera condominiale: limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29927/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni condòmini contro una delibera che approvava una transazione. La Corte ha ribadito che l'impugnazione di una delibera condominiale non può basarsi sulla mera convenienza della decisione. Il controllo del giudice è limitato alla legittimità e all'eccesso di potere, che si configura solo in caso di 'grave pregiudizio' per la cosa comune. È stato inoltre escluso il conflitto d'interessi dell'amministratore, poiché agiva su mandato specifico dell'assemblea.
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Efficacia della transazione anche in caso di inadempimento
Una società, convenuta in giudizio da una curatela fallimentare, aveva stipulato un accordo transattivo per chiudere la lite, adempiendolo però solo in parte. La Corte d'Appello aveva ritenuto l'accordo inefficace a causa del mancato pagamento integrale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che l'efficacia della transazione non viene meno automaticamente per il solo inadempimento. Il giudice deve verificare se il contratto stesso prevedeva la sua risoluzione automatica o se è stata chiesta giudizialmente. Fino ad allora, l'accordo resta un fatto che impedisce la prosecuzione della causa originaria.
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Contribuzione previdenziale: un diritto irrinunciabile
Un lavoratore ha richiesto il corretto calcolo della contribuzione previdenziale per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda basandosi su un accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto a una corretta contribuzione previdenziale è indisponibile e non può essere oggetto di rinuncia tramite transazione, data la sua natura pubblica e obbligatoria. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Rinvio causa per transazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio di una causa a un nuovo ruolo su richiesta congiunta delle parti. La decisione si fonda sulla necessità di concedere tempo ai contendenti per formalizzare un accordo di transazione in corso di definizione, evidenziando come la volontà delle parti di risolvere bonariamente la lite sia meritevole di accoglimento. Questo provvedimento sul rinvio causa per transazione dimostra l'apertura del sistema giudiziario verso soluzioni alternative delle controversie.
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Contributi previdenziali: la rinuncia è nulla
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi previdenziali derivanti da leggi per il prepensionamento sono un diritto indisponibile del lavoratore. Un accordo transattivo con cui il dipendente rinuncia a tali contributi è nullo. La Corte d'Appello aveva erroneamente qualificato la contribuzione come 'volontaria' e quindi 'disponibile'. La Cassazione, ribaltando la decisione, ha chiarito che la natura obbligatoria di tali versamenti, imposta dalla legge, impedisce qualsiasi forma di rinuncia, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Contribuzione obbligatoria: non si rinuncia con accordo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13432/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritti previdenziali. Un lavoratore aveva contestato il calcolo dei contributi per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta basandosi su un accordo transattivo in cui il lavoratore sembrava rinunciare a ulteriori pretese. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la contribuzione obbligatoria, derivante dalla legge e non dalla volontà delle parti, è un diritto indisponibile. Di conseguenza, qualsiasi accordo di rinuncia a tali contributi è da considerarsi nullo e non può estinguere il diritto del lavoratore a veder regolarizzata la propria posizione.
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Provvigione agente: sì alla transazione tra le parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12816/2024, ha stabilito un importante principio in materia di provvigione agente. Se il preponente e il cliente concludono una transazione che comporta la mancata esecuzione di un contratto procurato dall'agente, a quest'ultimo spetta una provvigione ridotta ai sensi dell'art. 1748, co. 5, c.c. sulla parte non eseguita. La Corte ha chiarito che, sebbene la provvigione piena non sia dovuta sulla somma transattiva (in quanto non è corrispettivo per affari conclusi), l'accordo che estingue il rapporto contrattuale rientra nella previsione di legge che tutela l'agente.
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Indennità di fine rapporto: la diffida è risolutiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12803/2024, ha chiarito importanti principi in materia di contratto di agenzia. La controversia riguardava la richiesta di un'agente di commercio per l'indennità di fine rapporto, dopo che il contratto si era risolto a seguito di una diffida ad adempiere per il mancato pagamento di provvigioni da parte della società preponente. Le parti avevano raggiunto una transazione solo sulle provvigioni. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel ritenere che la transazione sulle provvigioni impedisse di esaminare il diritto alle indennità e nel considerare la diffida ad adempiere inefficace senza un successivo giudizio dichiarativo. La Corte ha ribadito che la diffida produce un effetto risolutivo automatico e che la transazione su una parte del credito non preclude la richiesta per altre voci, come l'indennità di fine rapporto. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Compenso avvocato transazione: quando non si applica
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei propri onorari alla controparte del suo assistito, a seguito di una transazione che aveva concluso la causa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che la norma sulla responsabilità solidale della controparte (art. 68 L.P.) non si applica se il giudice, pur prendendo atto della transazione, si pronuncia comunque sulle spese legali, ad esempio compensandole. La decisione del giudice sulle spese, infatti, interrompe il nesso che giustifica l'obbligo di pagamento del compenso avvocato transazione da parte dell'avversario processuale.
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Obblighi contributivi: transazioni e incentivi all’esodo
La Cassazione ha analizzato gli obblighi contributivi su somme pagate in accordi di risoluzione del rapporto di lavoro. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la decisione di merito che distingueva tra somme a titolo di TFR (esenti) e mensilità aggiuntive (imponibili), qualificandole come sostitutive del preavviso. La decisione si fonda sull'insindacabilità dell'interpretazione contrattuale del giudice di merito.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo tributario
Una società di gestione rifiuti aveva presentato ricorso in Cassazione contro un ente regionale per il mancato rimborso di un'ecotassa. A seguito di un accordo transattivo tra le parti, la società ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese in Cassazione
In una controversia edilizia giunta in Cassazione, la parte ricorrente ha presentato una rinuncia al ricorso a seguito di una transazione. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il processo, chiarendo che, a differenza dei gradi di merito, in Cassazione la rinuncia è un atto unilaterale efficace senza accettazione. Quest'ultima rileva solo per evitare la condanna alle spese. È stato inoltre escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, non applicabile in caso di rinuncia.
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Estinzione del giudizio: guida alla rinuncia al ricorso
Una società agricola e il suo fideiussore, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa contro un istituto di credito per presunte anomalie bancarie, hanno proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto una transazione, portando alla rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che, data l'accettazione della rinuncia da parte della controparte, le spese legali non vengono regolate.
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Carenza d’interesse: appello inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che, in seguito a una transazione tra le parti, il ricorso diventa inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse. Anche se la richiesta di chiusura del caso proviene da una sola parte, la Corte rileva la cessazione dell'interesse a proseguire il giudizio e compensa le spese legali, escludendo l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato.
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Rinuncia ricorso Cassazione: niente raddoppio contributo
Una società in amministrazione straordinaria presenta ricorso in Cassazione, ma successivamente deposita un'istanza di rinuncia a seguito di una transazione con la controparte. La Corte di Cassazione dichiara estinto il giudizio e chiarisce che la rinuncia al ricorso non comporta il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, è prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità e non può essere estesa per analogia.
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Rinuncia al ricorso: no al contributo unificato doppio
Un creditore aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua opposizione allo stato passivo fallimentare. A seguito di una transazione, il creditore ha effettuato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un importante principio: la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del doppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito di un accordo transattivo tra le parti. La vicenda, nata da una complessa serie di vendite immobiliari e una successiva operazione di sale and lease-back, si conclude con la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha ordinato la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale, stabilendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Obbligo di buona fede: quando è necessaria la cooperazione
Una controversia su una servitù di passaggio, risolta con una transazione, sfocia in un nuovo contenzioso. La proprietaria del fondo servente accusa i vicini di non aver collaborato allo spostamento del tracciato, omettendo di rimuovere un contatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'obbligo di buona fede non può imporre doveri non previsti dall'accordo, se non si prova che la controparte era a conoscenza della necessità del suo intervento e l'ha deliberatamente omesso. La mancanza di tale prova è stata decisiva.
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Deducibilità perdite su crediti: la Cassazione decide
Una società immobiliare si vede negare la deducibilità perdite su crediti a seguito di una transazione. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che un accordo transattivo è prova sufficiente della perdita, rendendola deducibile. L'Amministrazione Finanziaria non può sindacare la convenienza economica della scelta imprenditoriale.
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Transazione con il Comune: nullità senza impegno di spesa
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un Comune sulla base di un accordo transattivo. L'ente locale si è opposto, eccependo la nullità della transazione per mancanza del necessario impegno di spesa. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'accordo, ribadendo che qualsiasi contratto stipulato da un ente locale che comporti una spesa deve essere assistito, a pena di nullità, dalla relativa copertura finanziaria e da uno specifico impegno contabile. Il diritto del professionista al compenso per l'attività svolta, tuttavia, rimane salvo e può essere fatto valere sulla base del contratto di patrocinio originario.
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