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Segnalazione alla Centrale dei Rischi: stop agli automatismi

Un cliente ha contestato la legittimità della sua segnalazione alla Centrale dei Rischi effettuata da una banca per un presunto credito a sofferenza. Il cliente sosteneva di aver estinto il debito tramite un accordo transattivo a saldo e stralcio. La Corte d’appello aveva rigettato la domanda del cliente, ritenendo non provata la data dell’accordo e legittimo l’operato della banca. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cliente, stabilendo che la segnalazione a sofferenza richiede una verifica concreta della reale e grave difficoltà economica del debitore. I giudici non possono limitarsi a richiamare le norme in astratto, ma devono analizzare la situazione patrimoniale effettiva al momento della segnalazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 16485 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La segnalazione alla Centrale dei Rischi e i presupposti di legittimità

La segnalazione alla Centrale dei Rischi rappresenta uno strumento delicato che può compromettere gravemente la reputazione economica di un soggetto. Molti cittadini e imprenditori subiscono questo provvedimento senza che vi siano i reali presupposti di legge. La Corte di Cassazione è intervenuta di recente per chiarire i limiti di questa procedura, stabilendo che le banche non possono agire in modo automatico. La decisione dei giudici di legittimità offre una tutela fondamentale per i clienti degli istituti di credito, imponendo un controllo rigoroso sulla reale situazione finanziaria del debitore prima di procedere con qualsiasi iscrizione pregiudizievole.

Il caso concreto: il debito contestato e l’accordo transattivo

La vicenda nasce dall’iniziativa di un cliente che ha citato in giudizio una banca. Il cliente lamentava l’illegittimità della sua iscrizione nel database della Banca d’Italia per un credito classificato a sofferenza. A sostegno della propria domanda, il cliente ha spiegato di aver ricevuto un decreto ingiuntivo e di aver successivamente stipulato un accordo transattivo a saldo e stralcio. Egli aveva quindi pagato la somma concordata per estinguere ogni pendenza. Nonostante il pagamento, la banca ha mantenuto attiva la segnalazione e ha persino registrato il credito come passato a perdita. Questa condotta ha causato gravi danni al cliente, il quale si è visto rifiutare nuovi finanziamenti necessari per la propria attività commerciale da parte di altri istituti di credito. Nei primi gradi di giudizio, i giudici di merito hanno rigettato la domanda del cliente, ritenendo non provata la data esatta dell’accordo e considerando legittimo il comportamento della banca sulla base delle circolari di settore.

I limiti per la segnalazione alla Centrale dei Rischi

La classificazione di un credito a sofferenza non può dipendere dal semplice ritardo nei pagamenti o da un inadempimento volontario. La giurisprudenza ha chiarito che questo provvedimento richiede una valutazione complessiva e approfondita della situazione patrimoniale del debitore. La banca deve riscontrare una difficoltà economica grave e non transitoria. Non è necessario un vero e proprio stato di insolvenza paragonabile al fallimento, ma occorre comunque una crisi finanziaria oggettiva che metta a rischio il recupero del credito. Di conseguenza, l’istituto di credito ha l’onere di dimostrare la sussistenza di questi elementi concreti prima di effettuare la segnalazione.

Le motivazioni della decisione della Cassazione sulla segnalazione alla Centrale dei Rischi

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cliente, evidenziando un grave difetto di motivazione nella sentenza della Corte d’appello. I giudici di secondo grado si sono limitati a richiamare in astratto le disposizioni della Banca d’Italia e della delibera del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR). La sentenza impugnata non ha svolto alcun accertamento concreto sulla reale situazione economica del cliente al momento della segnalazione. La Suprema Corte ha ricordato che il giudice di merito ha l’obbligo costituzionale di verificare la pertinenza delle norme al caso specifico. Non è sufficiente descrivere le regole teoriche, ma occorre analizzare le prove per capire se il debitore si trovasse davvero in uno stato di grave difficoltà finanziaria. La mancanza di questa analisi rende la decisione nulla per violazione del minimo costituzionale della motivazione.

Le conclusioni sul caso specifico

La decisione della Cassazione rappresenta una vittoria importante per il cliente e riafferma un principio di civiltà giuridica. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d’appello e ha rinviato la causa alla Corte d’appello di Salerno in diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà valutare concretamente se la banca avesse le prove della grave crisi finanziaria del debitore prima di procedere alla segnalazione alla Centrale dei Rischi. Questa pronuncia conferma che gli istituti di credito non possono utilizzare le segnalazioni come uno strumento di pressione stragiudiziale, ma devono sempre agire nel rispetto dei presupposti oggettivi stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza.

Quando è legittima la segnalazione a sofferenza nella Centrale dei Rischi?
La segnalazione è legittima solo se la banca accerta una situazione di grave e non temporanea difficoltà economica del cliente, e non per un semplice ritardo nei pagamenti.

Chi deve dimostrare la gravità della situazione finanziaria del debitore?
L’onere della prova spetta interamente alla banca, che deve dimostrare in giudizio gli elementi concreti che giustificano la segnalazione.

Cosa succede se la banca effettua una segnalazione senza i presupposti di legge?
Il cliente può rivolgersi al giudice per ottenere la cancellazione immediata della segnalazione e il risarcimento dei danni patrimoniali e morali subiti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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