Un Ente Previdenziale è stato multato per 300.000 euro dall'Autorità Garante per la privacy. L'accusa era di aver violato il principio di minimizzazione dei dati durante i controlli sul 'bonus covid'. L'Ente aveva incrociato i dati di tutti i richiedenti, anche quelli con domanda respinta, con elenchi di titolari di cariche politiche per verificare incompatibilità. L'Autorità riteneva questo un trattamento eccessivo. La Corte di Cassazione ha però annullato la multa, dando ragione all'Ente. Ha stabilito che il metodo era giustificato dall'interesse pubblico a controlli rapidi ed efficaci in un contesto di emergenza, bilanciando la privacy con la necessità di prevenire frodi. Il trattamento di dati, anche su larga scala, è stato quindi ritenuto legittimo.
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