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Termine Lungo Per Impugnare

56 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il periodo massimo di tempo (attualmente sei mesi) entro cui si può presentare un ricorso contro una sentenza, calcolato dalla data di pubblicazione della sentenza stessa, indipendentemente dalla sua notifica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sospensione feriale dei termini: ricorso inammissibile
Un Ente Pubblico ha avviato un pignoramento presso terzi nei confronti di un Istituto Autonomo. L'Istituto ha proposto opposizione all'esecuzione, ottenendo la ragione sia in primo che in secondo grado. L'Ente Pubblico ha quindi presentato ricorso in Cassazione confidando nell'applicazione della sospensione feriale dei termini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. I giudici hanno stabilito che la sospensione feriale dei termini non si applica mai alla materia dell'esecuzione forzata e alle relative opposizioni. L'Ente Pubblico è stato infine condannato al pagamento delle spese di lite e al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Patrocinio a spese dello Stato e termini decaduti
Un Tribunale ha liquidato i compensi spettanti a un Difensore per l'assistenza prestata a un cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato. La Procura della Repubblica ha presentato opposizione per contestare la liquidazione, sostenendo di non aver ricevuto la comunicazione formale del decreto. I giudici di merito hanno dichiarato l'opposizione inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso proposto dall'Ufficio Requirente. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per proporre opposizione è di trenta giorni dalla notifica o comunicazione. Qualora manchi tale notifica, scatta inderogabilmente il termine lungo generale previsto dalla legge a partire dalla data di pubblicazione del provvedimento. Il ritardo accumulato ha reso definitivo il pagamento in favore dell'avvocato.
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Ricorso Tardivo: La Sospensione Feriale non salva l’Inammissibilità
Un Cittadino ha proposto opposizione contro una cartella di pagamento emessa da un Agente della Riscossione per debiti verso vari Comuni. Il Giudice di Pace aveva accolto l'opposizione. Un Comune ha appellato la decisione sulle spese. Il Tribunale ha riformato la sentenza, compensando le spese. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione contro questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per tardività. Ha stabilito che il termine per impugnare era scaduto, poiché la sospensione feriale dei termini processuali non si applica ai giudizi di opposizione all'esecuzione. Il ricorso era stato presentato oltre i sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, rendendolo irricevibile.
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Opposizione all’esecuzione: il ritardo rende il ricorso nullo
Una società commercializza beni e riceve una richiesta di pagamento per oltre 70.000 euro da parte di un ente pubblico per l'edilizia residenziale. La società avvia una opposizione all'esecuzione per bloccare il precetto, ma perde in primo e secondo grado. La società decide di ricorrere in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché notificato in ritardo. I giudici evidenziano che la sospensione feriale dei termini non si applica nei giudizi relativi all'esecuzione forzata. Applicando unicamente la sospensione straordinaria dovuta alla pandemia da Covid-19, la scadenza ultima per impugnare cadeva ad ottobre, mentre la notifica è avvenuta a novembre. La società perde il ricorso ed è tenuta a versare un ulteriore contributo unificato.
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Patrocinio a spese dello Stato: stop a opposizioni tardive
La Procura della Repubblica ha presentato opposizione contro il decreto con cui il Tribunale liquidava il compenso al difensore di un cittadino ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha respinto l'opposizione giudicandola tardiva, poiché la Procura aveva agito a distanza di quasi due anni dalla messa a disposizione del fascicolo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso promosso dalla Procura. I giudici hanno stabilito che la semplice annotazione di presa visione nel fascicolo rende il provvedimento legalmente conoscibile. Inoltre, l'impugnazione è decaduta per il superamento del termine semestrale massimo previsto dalla legge per contestare le decisioni del giudice.
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Termine per impugnare: conta l’udienza non il deposito web
Un Datore di Lavoro ha citato in giudizio una Dipendente per ottenere la restituzione di indennità ritenute non dovute. Il Tribunale ha respinto la richiesta con lettura del dispositivo e della motivazione in udienza il 26 aprile 2018, apponendo contestuale timbro cartaceo. Il Datore di Lavoro ha proposto appello il 29 ottobre 2018, sostenendo che il termine per impugnare decorresse dal successivo inserimento del file nel fascicolo telematico avvenuto a luglio. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione: nelle cause di lavoro decise con lettura in udienza, il termine semestrale decorre dalla data della pronuncia o dal timbro di deposito cartaceo, senza sospensione feriale. Il Datore di Lavoro perde la causa ed è condannato al raddoppio del contributo unificato.
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Sospensione feriale dei termini: no alle opposizioni esecutive
Un debitore ha proposto opposizione contro una cartella di pagamento dell'agente della riscossione per spese relative a un processo penale. Dopo il rigetto nei primi gradi di giudizio, il cittadino si è rivolto alla Corte di Cassazione notificando il ricorso oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello. Il ricorrente riteneva applicabile la sospensione feriale dei termini per giustificare il ritardo. La Suprema Corte ha chiarito che la pausa estiva non si applica alle controversie in materia di esecuzione forzata, comprese le opposizioni esecutive. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso tardivo e inammissibile, condannando il debitore al pagamento delle spese legali e al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Sospensione feriale termini lavoro: causa persa per il ritardo
Un fisioterapista ha chiesto il risarcimento dei danni all'Azienda Sanitaria per il ritardo subito nella propria assunzione a tempo indeterminato. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, l'atto è stato notificato oltre il termine di sei mesi previsto dalla legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione feriale termini lavoro non si applica alle controversie di lavoro. Per queste cause, il tempo per impugnare non si ferma durante il mese di agosto. Il lavoratore ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Equa riparazione fallimento: termini certi per i vecchi giudizi
Alcuni privati hanno richiesto l'equa riparazione fallimento per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare iniziata nel 1990 e chiusa con decreto nel 2018 senza formale comunicazione. Il Ministero della Giustizia ha eccepito la tardività della domanda, sostenendo l'applicazione del termine semestrale per il passaggio in giudicato del decreto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero. I giudici hanno chiarito che, per le procedure concorsuali aperte prima della riforma del 2009, il decreto di chiusura non comunicato diviene definitivo solo dopo il termine lungo di un anno oltre alla sospensione feriale. Di conseguenza, il ricorso per equo indennizzo depositato dai creditori è pienamente tempestivo e valido.
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Assegno circolare non trasferibile: truffa e condanna
Un intermediario postale ha incassato un assegno circolare non trasferibile di oltre diecimila euro presentato da un truffatore. L'operatore non ha eseguito i dovuti controlli di identità, omettendo verifiche approfondite nonostante l'apertura contestuale di un conto corrente in una città diversa dalla residenza anagrafica della reale vittima. La compagnia assicurativa che ha emesso il titolo ha richiesto il risarcimento del danno per colpa professionale. Il giudice di appello ha condannato l'intermediario postale a restituire l'intero importo sottratto a causa della scarsa diligenza dimostrata nell'identificazione del falso beneficiario. L'intermediario ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma i giudici hanno dichiarato l'improcedibilità dell'impugnazione per vizi formali e tardività del deposito, confermando in via definitiva la condanna risarcitoria a suo carico.
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Opposizione all’esecuzione: stop al ricorso estivo
Un creditore avvia un pignoramento verso una debitrice, la quale promuove con successo un giudizio di opposizione all'esecuzione. Sia il Tribunale che la Corte di Appello accolgono le ragioni della debitrice, bloccando l'azione esecutiva. Il creditore decide allora di rivolgersi alla Corte di Cassazione, notificando l'atto a fine novembre a fronte di una sentenza pubblicata il 29 aprile. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per tardività. Nei procedimenti esecutivi e nelle relative opposizioni non si applica la sospensione feriale estiva. Il termine lungo di sei mesi era scaduto a fine ottobre. Il creditore perde definitivamente la causa e deve pagare 7.800 euro di spese legali oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Termine lungo impugnazione: Ricorso tardivo, debito definitivo per la Creditrice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una Creditrice contro un Condominio. Il Condominio aveva proposto opposizione all'esecuzione per un debito di 42.807,38 euro, ottenendo ragione nei primi due gradi. La Creditrice ha impugnato la sentenza di appello, pubblicata l'11 febbraio 2020. La Cassazione ha rilevato che il ricorso è stato notificato il 15 gennaio 2021, ben oltre il termine lungo impugnazione di sei mesi dalla pubblicazione. Anche tenendo conto della sospensione dei termini processuali per il Covid-19, che ha spostato la scadenza al 15 ottobre 2020, il ricorso è risultato tardivo. Pertanto, la decisione di appello a favore del Condominio è diventata definitiva.
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Termine per impugnare la sentenza: bozza contro registro
Due condomini impugnano una delibera dell'assemblea condominiale. Il Tribunale respinge la domanda. I condomini propongono appello, ma la Corte d'Appello lo dichiara inammissibile perché tardivo. I giudici di secondo grado calcolano la scadenza dalla prima data apposta sulla sentenza, ovvero il deposito della bozza, ignorando la data successiva del timbro di pubblicazione della cancelleria. I condomini ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il termine per impugnare la sentenza decorre solo dal momento in cui il provvedimento viene ufficialmente inserito nel registro cronologico con un numero identificativo, diventando conoscibile. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio alla Corte d'Appello per verificare l'effettiva data di registrazione.
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Incapacità a testimoniare: il testimone scomodo può deporre
Una società veniva condannata per danni alla reputazione commerciale di un'altra azienda. La notifica dell'atto di citazione era avvenuta tramite ritiro all'ufficio postale da parte di un soggetto terzo, apparentemente delegato. La società condannata proponeva appello tardivo, sostenendo di non aver mai saputo del processo a causa della falsità della delega. La Corte d'Appello dichiarava l'appello inammissibile, ritenendo valido il ritiro e dichiarando l'incapacità a testimoniare del presunto delegato per potenziale responsabilità personale. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che l'incapacità a testimoniare si configura solo in presenza di un interesse giuridico diretto nella causa, e non per una generica responsabilità futura. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Opposizione a cartella di pagamento: ricorso fuori tempo o rinvio?
Un cittadino ha proposto opposizione a cartella di pagamento per una multa stradale, sostenendo di non aver mai ricevuto il verbale originario. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso fuori tempo massimo applicando il termine breve di trenta giorni. Il cittadino è ricorso in Cassazione, ritenendo invece applicabile il termine ordinario di sei mesi previsto per l'opposizione all'esecuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria numero 10418 del 2022, non ha deciso immediatamente la questione, ma ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito della tempestività del ricorso.
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Opposizione all’esecuzione: ricorso tardivo e condanna alle spese
Il Creditore ha avviato un'azione esecutiva per un obbligo di fare contro la Debitrice. Quest'ultima ha proposto opposizione all'esecuzione, sostenendo di aver già adempiuto. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno accolto l'opposizione della Debitrice. Il Creditore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. Il termine per impugnare, prorogato solo per la sospensione straordinaria legata all'emergenza Covid, scadeva il 10 settembre 2020. Il ricorso è stato invece notificato il 12 ottobre 2020. I giudici hanno chiarito che ai giudizi di opposizione all'esecuzione non si applica la ordinaria sospensione feriale dei termini estivi. Il Creditore perde la causa ed è condannato a pagare le spese di giudizio.
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Sospensione feriale dei termini: niente pausa estiva per i debiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una debitrice contro i suoi creditori. La donna aveva proposto opposizione all'esecuzione, ma ha notificato il ricorso oltre i termini di legge. La ricorrente sosteneva che al termine di sei mesi per impugnare si dovesse applicare la sospensione feriale dei termini. La Suprema Corte ha invece ribadito che la sospensione feriale dei termini non si applica mai alle cause di esecuzione forzata, incluse le opposizioni, in nessuna delle loro fasi. Di conseguenza, calcolando solo la sospensione straordinaria per l'emergenza Covid, il termine ultimo scadeva il 13 agosto 2020, mentre il ricorso è stato notificato solo il 3 settembre 2020, risultando quindi tardivo.
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Contumacia involontaria: la firma del legale convalida la condanna
I Professionisti hanno richiesto il pagamento di prestazioni contabili a una Cliente. Il Giudice di pace ha inizialmente revocato il decreto ingiuntivo, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione in appello, condannando la Cliente. Quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione oltre i termini di legge, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica dell'appello e invocando la contumacia involontaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'atto di appello era stato regolarmente notificato presso lo studio del difensore domiciliatario della Cliente, con firma di ricezione dello stesso avvocato. Di conseguenza, il termine lungo per impugnare era ampiamente scaduto, rendendo definitiva la condanna al pagamento delle spese professionali e processuali.
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Termine lungo per impugnare: salvo l’appello dell’autolavaggio
Il Titolare di un autolavaggio si oppone a una sanzione di oltre diciannovemila euro per lavoro irregolare. Il Tribunale rigetta l'opposizione e il Titolare propone appello. La Corte d'Appello dichiara il ricorso tardivo applicando il termine ridotto di sei mesi introdotto nel 2009. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Titolare: poiché il giudizio di primo grado era iniziato prima della riforma del 2009, si applica il previgente termine lungo per impugnare di un anno. Inoltre, calcolando la sospensione feriale dei termini e la proroga automatica della scadenza che cadeva di sabato, il deposito dell'appello avvenuto il lunedì successivo è pienamente tempestivo. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Termine lungo per impugnare: deposito o portale online?
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per imposte non versate. La Commissione Tributaria Provinciale ha rigettato il ricorso. Il Contribuente ha proposto appello, ma la Commissione Regionale lo ha dichiarato inammissibile per tardività. Il Contribuente si è rivolto alla Cassazione, sostenendo che il termine per l'appello dovesse decorrere dalla data di caricamento della sentenza sul portale telematico della giustizia tributaria, e non dal precedente deposito cartaceo in segreteria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine lungo per impugnare decorre tassativamente dal deposito ufficiale della sentenza in segreteria. Il caricamento online ha infatti una funzione meramente informativa e non sposta la decorrenza dei termini processuali. Il Contribuente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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