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Tentato Omicidio

344 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato che si configura quando un soggetto compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a causare la morte di un'altra persona, ma l'evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentato Omicidio Mafioso: Ricorsi Inammissibili in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati condannati per tentato omicidio e reati connessi. Un mandante aveva ordinato l'agguato per vendetta, un esecutore aveva sparato e un complice aveva assistito. I ricorsi contestavano l'applicazione delle attenuanti, la validità delle prove (chiamate in correità e de relato) e l'aggravante del metodo mafioso. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili, confermando le condanne e l'interpretazione dei fatti da parte dei giudici precedenti. Il tentato omicidio è stato quindi confermato in tutte le sue implicazioni.
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Tentato omicidio: i tabulati telefonici e le intercettazioni come prove decisive
La Suprema Corte ha confermato la condanna per tentato omicidio di alcuni imputati, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. Il caso riguardava un'aggressione violenta, ritorsione tra bande rivali. La Corte d'Appello aveva basato la condanna su testimonianze, ritrovamento di armi, tabulati telefonici e intercettazioni ambientali. La Suprema Corte ha ribadito la piena utilizzabilità dei dati di traffico telefonico e delle intercettazioni, specialmente quando corroborate da altri elementi, per dimostrare l'intento omicida e giustificare il diniego delle attenuanti generiche.
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Tentato omicidio: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato alla pena di cinque anni di reclusione per il reato di tentato omicidio commesso nel dicembre 2019. L'imputato ha redatto personalmente l'atto di impugnazione, contestando la propria responsabilità penale, la misura della pena inflitta e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: le censure sulla responsabilità e sulla quantificazione della sanzione risultano eccessivamente generiche, mentre la contestazione sulla recidiva è preclusa poiché non era stata sollevata nel precedente grado di appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna a cinque anni di carcere e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rissa in locale: Concorso anomalo nel tentato omicidio confermato
Un gruppo di persone, tra cui l'Imputato, ha scatenato una rissa in un locale. Durante l'aggressione, un Complice ha colpito un Soccorritore con un'accetta alla testa, mentre l'Imputato incitava e cercava di impedire il disarmo del Complice. Il Soccorritore si è salvato alzando istintivamente il braccio. L'Imputato è stato condannato per concorso anomalo nel tentato omicidio. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la sua responsabilità per il reato più grave, ritenendo prevedibile l'uso dell'arma e la gravità dell'azione.
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Minorata difesa: il buio della notte aggrava il tentato omicidio
L'Aggressore è stato condannato per tentato omicidio nei confronti di un uomo nel corso della notte. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha sostenuto che la presenza di telecamere in zona e la vicinanza di un mercato rionale potessero escludere la minorata difesa, unitamente alla natura estemporanea dell'aggressione nata durante una vendita di stupefacenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'aggravante della minorata difesa. I giudici hanno chiarito che commettere un reato di notte ostacola la difesa della vittima e l'agire impulsivo non impedisce all'aggressore di approfittare dell'oscurità e dell'isolamento.
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Tentato omicidio: imputabilità e recidiva, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per tentato omicidio ai danni della moglie convivente. La difesa contestava l'accertamento della sua capacità di intendere e di volere (imputabilità) al momento del fatto, sostenendo che non fossero state considerate ebbrezza alcolica e allucinazioni. Contestava anche l'applicazione della recidiva. La Corte ha confermato la decisione d'appello, che aveva ritenuto l'imputato pienamente capace, basandosi su una perizia psichiatrica. Le argomentazioni difensive sono state considerate mere rivalutazioni di fatti già esaminati, non idonee a superare la decisione precedente.
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Tentato Omicidio in Rapina: Condanna Confermata in Cassazione
Due individui, 'L'Aggressore' e 'Il Complice', sono stati condannati per reati gravi, tra cui tentato omicidio, commesso durante una rapina. Hanno presentato ricorso in Cassazione. L'Aggressore ha negato di aver sparato alla persona offesa, contestando la sua responsabilità diretta e la valutazione delle circostanze attenuanti e aggravanti, nonché il calcolo della pena. Il Complice ha impugnato la doppia contestazione per detenzione e porto illegale di armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha confermato la responsabilità dell'Aggressore per il tentato omicidio, basandosi sulle dichiarazioni della vittima e sulla perizia balistica. La Corte ha ritenuto corretto il bilanciamento delle circostanze e il calcolo della pena.
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Pena Aumentata per Errore: Cassazione Annulla Correzione Sentenza
Un uomo, ubriaco, ha colpito con un coltello un Carabiniere che lo aveva riaccompagnato a casa dopo un alterco. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il tentato omicidio, escluso la premeditazione e applicato attenuanti generiche, riducendo la pena a 7 anni. Tuttavia, aveva poi corretto la pena a 8 anni e 4 mesi tramite procedura di errore materiale. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso sul dolo e la provocazione. Ha invece accolto il ricorso sulla "Correzione pena sentenza", stabilendo che la modifica della pena da 7 anni a 8 anni e 4 mesi non era un semplice errore materiale, ma una modifica sostanziale. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, rinviando il caso a una diversa Corte d'Appello per un nuovo giudizio su questo specifico punto.
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Tentato Omicidio: Quando l’Intento è Chiaro, Ricorso Inammissibile
Un individuo ha sparato tre colpi di pistola, uno al ventre, contro una vittima. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha qualificato il fatto come tentato omicidio. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di lesioni personali, contestando l'intento omicidiario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'erronea qualificazione giuridica in caso di patteggiamento è impugnabile solo per errore manifesto, non riscontrato nel caso del tentato omicidio, data la dinamica dei fatti.
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Colpisce con la mannaia e fugge: confermato il tentato omicidio
L'Aggressore si è presentato all'incontro con la Persona Offesa armato di mannaia, sferrando molteplici colpi verso parti vitali. Quando la vittima è caduta a terra ferita, l'imputato le ha sferrato un ulteriore calcio, fuggendo solo per l'intervento tempestivo di alcuni passanti. La difesa ha sostenuto l'assenza di idoneità lesiva e invocato la desistenza volontaria, chiedendo la riqualificazione dei fatti. I giudici hanno invece confermato la piena sussistenza del reato di tentato omicidio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Padre spara al figlio per eredità: confermato il Tentato omicidio
Un padre ha sparato al figlio alla testa dopo una lite per questioni ereditarie, provocando gravissime lesioni. I giudici hanno riconosciuto il `tentato omicidio`, basandosi sulle testimonianze dei familiari e sulla perizia balistica che ha confermato l'intenzione di uccidere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del padre, confermando la sua condanna penale e civile. La difesa aveva contestato vizi procedurali e l'insufficienza delle prove, ma la Corte ha ritenuto le contestazioni infondate, ribadendo la validità delle prove raccolte e la corretta applicazione della legge.
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Tentato omicidio: quando il ‘chiarimento’ armato esclude la legittima difesa
Un uomo è stato condannato per tentato omicidio e porto ingiustificato di arma da taglio dopo essersi recato armato di falcetto presso l'abitazione di un altro soggetto per un 'chiarimento'. Durante lo scontro, la vittima ha subito gravi lesioni al volto, inclusa la perdita di un occhio. Il ricorrente ha impugnato la sentenza, sostenendo l'assenza del dolo omicidiario e la legittima difesa. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. La Corte ha ribadito che il ricorrente ha innescato la situazione di pericolo, escludendo così la legittima difesa e confermando il tentato omicidio.
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Lite per stipendio e tentato omicidio: condanna definitiva
Un lavoratore ha aggredito un impresario edile per il mancato pagamento di alcune giornate di lavoro, tentando di strangolarlo e investendolo ripetutamente con l'auto contro un ponteggio. I giudici hanno condannato l'aggressore a sei anni di reclusione per tentato omicidio, escludendo l'attenuante della provocazione per l'evidente sproporzione tra il debito economico e l'azione violenta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando integralmente la condanna.
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Tentato Omicidio: L’intento di uccidere prevale sulle lesioni
Un ospite di un centro di accoglienza ha aggredito un'altra persona con un coltello, irrompendo nella sua stanza e infliggendo ferite al volto e alle mani. La difesa ha chiesto di riqualificare il reato da Tentato omicidio a lesioni personali, sostenendo la mancanza di animus necandi (intento di uccidere). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per Tentato omicidio. Ha ritenuto l'azione deliberata, l'arma idonea e i colpi ripetuti in zone vitali, indicando un chiaro intento omicida, nonostante lo stato confusionale dell'aggressore dopo la fuga.
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Tentato Omicidio Fratricida: La Cassazione Conferma la Condanna
Un uomo è stato condannato per `tentato omicidio` nei confronti del fratello, aggredito con un coltello. La difesa ha contestato la qualificazione del reato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ribadito l'intenzione di uccidere, la gravità dell'attacco e la validità delle motivazioni che hanno negato le circostanze attenuanti, rendendo definitiva la sentenza di condanna.
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Concorso di persone nel reato: la Cassazione tra ignoranza e complicità
L'Imputato è stato condannato per omicidio e tentato omicidio, con l'aggravante della premeditazione e il Concorso di persone nel reato. Egli aveva organizzato un agguato notturno, attirando la Vittima in un luogo isolato. Qui, due Complici non identificati hanno sparato, uccidendo la Vittima e ferendo il Passeggero. La difesa dell'Imputato sosteneva che egli fosse ignaro delle intenzioni omicidiarie dei Complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'Imputato aveva un ruolo attivo nell'organizzazione dell'agguato, escludendo la sua estraneità al piano criminale e la tesi del concorso anomalo.
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Tentato omicidio o lesioni: confermata la condanna
L'Imputato ha aggredito la vittima colpendola con coltellate al corpo dopo essersi travisato per avvicinarsi di sorpresa. I giudici di merito lo hanno condannato a nove anni di reclusione per tentato omicidio. L'Aggressore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la tesi delle sole lesioni personali aggravate a fronte della scarsa entità delle ferite inferte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e contraddittorio. Il tentativo sussiste anche se la vittima sopravvive e le ferite risultano non letali.
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Tentato Omicidio: Confermata la Condanna, ma Riaperta la Questione delle Attenuanti
Un lavoratore, privo di permesso di soggiorno, ha aggredito il suo datore di lavoro con una mannaia dopo essere stato pressato per riprendere l'attività lavorativa in condizioni ritenute vessatorie. Il datore ha riportato ferite al torace e al braccio. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per **tentato omicidio**. La Cassazione ha respinto le tesi di legittima difesa e provocazione, confermando l'intento omicidiario. Tuttavia, ha annullato la sentenza nella parte in cui negava le circostanze attenuanti generiche, ritenendo insufficiente la valutazione della difficile condizione personale del lavoratore e rinviando la questione per un nuovo esame.
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Tentato omicidio: respinto il ricorso, condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il ricorso presentato da un imputato condannato in appello alla pena di otto anni di reclusione per il reato di tentato omicidio. La difesa contestava la ricostruzione della volontà omicida e lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo la validità del comportamento tenuto dopo l'evento. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione richiedeva una rivalutazione dei fatti e delle intercettazioni già esaminati dai giudici territoriali, i quali avevano escluso pentimento nella condotta successiva. La condanna a otto anni è divenuta definitiva con l'obbligo di pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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