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Tentativo

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357 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Favoreggiamento personale: mentire per amicizia costa la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di favoreggiamento personale per aver ospitato in casa propria un soggetto che aveva appena compiuto una rapina e per aver negato la sua presenza ai Carabinieri durante una perquisizione. Il ricercato è stato poi scoperto nascosto nel bagno dell'abitazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a un anno e otto mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che il favoreggiamento personale è un reato di pericolo che si consuma nel momento in cui si compie un'azione idonea ad ostacolare le indagini, a prescindere dal fatto che l'aiuto riesca effettivamente a impedire l'arresto del colpevole. Di conseguenza, la condotta non può essere riqualificata come semplice tentativo.
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Furto aggravato o tentativo? La Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di furto aggravato di due paia di scarpe prelevate dagli scaffali di un punto vendita. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione del furto nella forma tentata, poiché l'azione era stata monitorata fin dall'inizio, e la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Inoltre, ha eccepito l'improcedibilità per mancanza di querela, a seguito della riforma Cartabia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza con rinvio alla Corte di appello. Il giudice di rinvio dovrà valutare se il reato sia solo tentato, l'applicabilità dell'attenuante e la presenza della querela della persona offesa.
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Tentativo di importazione di stupefacenti: condanna senza accordo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di tentativo di importazione di stupefacenti. Gli imputati avevano avviato una seria trattativa telefonica per la vendita di tre chilogrammi di cocaina a un acquirente, offrendo anche un appartamento come base logistica per lo scambio. La difesa sosteneva l'insussistenza del reato poiché non era stato raggiunto un accordo definitivo sul prezzo e sulla quantità della droga. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che per configurare il tentativo punibile non serve un accordo concluso, ma è sufficiente una trattativa seria e affidabile, interrotta solo dall'intervento delle forze dell'ordine.
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Tentato furto in abitazione: quando l’atto preparatorio è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione a carico di un soggetto sorpreso a compiere atti preparatori idonei e diretti in modo inequivocabile a svaligiare una casa. L'imputato aveva contestato la qualificazione del fatto come tentativo, ritenendo i propri atti solo preparatori e non esecutivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per la configurabilità del tentativo rilevano anche gli atti preparatori quando dimostrano che l'agente ha pianificato l'azione nei dettagli e ha iniziato ad attuarla con elevata probabilità di successo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con mezzo fraudolento: la borsa schermata costa cara
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato. Egli aveva tentato di sottrarre della merce nascondendola all'interno di una borsa schermata, progettata appositamente per neutralizzare le barriere del sistema antitaccheggio di un esercizio commerciale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso dell'uomo. I giudici hanno chiarito che l'utilizzo di una borsa schermata integra pienamente l'aggravante del furto con mezzo fraudolento. Questa condotta rappresenta infatti un'azione insidiosa e astuta, finalizzata a eludere i sistemi di sicurezza predisposti dal proprietario a difesa dei propri beni. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato incendio per una pizza in ritardo: condanna confermata
Un uomo, indispettito dal ritardo nella consegna di una pizza, ha gettato della benzina verso il forno acceso di un locale, colpendo però una dipendente e alcuni clienti. In un secondo episodio, ha incendiato l'auto di un altro ristoratore per lo stesso motivo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentato incendio e danneggiamento. I giudici hanno chiarito che l'azione di lanciare carburante verso un forno acceso costituisce tentato incendio, poiché l'atto era potenzialmente idoneo a scatenare un rogo di vaste proporzioni, indipendentemente dal fatto che le fiamme non si siano poi effettivamente propagate all'esterno. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
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Fuoco in casa e recesso attivo: avvisare la moglie non basta
L'Imputato ha appiccato il fuoco al letto della casa coniugale e si è allontanato, limitandosi ad avvisare la moglie senza aiutarla a spegnere le fiamme. Condannato per tentato incendio, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della diminuente del recesso attivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il recesso attivo richiede un'azione concreta ed efficace per scongiurare il danno. Semplici comunicazioni verbali, senza una reale cooperazione per spegnere l'incendio, non bastano a configurare la diminuente. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentativo di furto in abitazione: la fedina penale nega sconti
Un uomo è stato condannato per il reato di tentativo di furto in abitazione pluriaggravato. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio. La difesa sosteneva che la fuga dell'imputato e dei complici fosse stata una scelta autonoma e non causata dalla reazione dei vicini, elemento che avrebbe dovuto ridurre la pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la proporzionalità della pena, quasi vicina al minimo edittale, evidenziando i numerosi precedenti penali specifici dell'imputato, sintomatici di una spiccata propensione a delinquere. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto: le telecamere private incastrano il ladro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto di carburante da un mezzo agricolo. L'imputato era stato identificato grazie alle immagini di una telecamera di sorveglianza privata, che lo ritraevano mentre cercava di aprire il serbatoio con un tubo e due bidoni. I giudici hanno confermato che le videoregistrazioni private costituiscono prove documentali valide e che il riconoscimento da parte della polizia giudiziaria, basato su elementi fisici e un braccialetto, ha valore di indizio grave. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che non e possibile richiedere la causa di non punibilita per particolare tenuita del fatto direttamente in sede di legittimita se non era stata invocata in appello. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: sì al tentato furto aggravato
L'Imputato è stato sorpreso mentre tentava di rubare cavi elettrici da una struttura pubblica. La Corte di Appello ha confermato la condanna, negando la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto sul presupposto errato che la pena edittale superasse i limiti di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, chiarendo che per il tentativo di furto pluriaggravato la pena massima, ridotta per il tentativo, rientra nei limiti previsti dall'articolo 131-bis del codice penale. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla valutazione della particolare tenuità del fatto e alla mancata concessione della non menzione della condanna, mentre la responsabilità penale dell'imputato è stata definitivamente confermata.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico e condanna record
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per concorso in tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello lamentando una generica mancanza di motivazione sulla sua responsabilità e sulla pena inflitta. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso era totalmente privo di specificità, limitandosi ad affermazioni astratte senza contestare concretamente i passaggi logici della decisione precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentata induzione indebita: assolto il funzionario senza utilità
Un funzionario pubblico, responsabile del settore stradale, era stato condannato per tentata induzione indebita. Secondo l'accusa, l'uomo aveva fatto pressioni su due coniugi affinché ritirassero un ricorso in autotutela contro la vendita di un terreno ai vicini. In caso contrario, avrebbe revocato la loro autorizzazione per un passo carrabile. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato di tentata induzione indebita è indispensabile dimostrare quale utilità indebita il funzionario volesse ottenere per sé o per altri. Nel caso specifico, il presunto obiettivo di evitare una responsabilità per danno erariale non costituisce un'utilità illecita penalmente rilevante, mancando così la prova di un elemento essenziale del reato.
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Tentata estorsione aggravata: no a sconti di pena in Cassazione
Il caso riguarda un uomo accusato di tentata estorsione aggravata e lesioni personali. L'imputato aveva aggredito la vittima con un'arma per pretendere del denaro, condotta documentata da riprese video e audio. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena a due anni e quattro mesi di reclusione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del reato e la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare la congruità della sanzione se la motivazione è logica e priva di arbitrio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto: il ricorso inutile costa caro all’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un uomo condannato per il reato di tentato furto. L'Imputato contestava la misura della riduzione di pena applicata per il tentativo, ritenendola insufficiente. I giudici di legittimità hanno invece stabilito che la Corte d'Appello ha motivato in modo corretto e congruo la riduzione di un terzo della sanzione. La Cassazione ha ribadito che il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza e carenza di interesse, poiché l'accoglimento della richiesta non avrebbe comunque portato alcun beneficio concreto alla posizione dell'Imputato. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Interposizione fittizia: il piano fallisce ma salva dalla condanna
Due soggetti venivano accusati di tentata interposizione fittizia per aver cercato di intestare un'attività di scommesse a un prestanome, al fine di nascondere la loro reale gestione. La Questura aveva però respinto la richiesta di licenza, impedendo la realizzazione del piano. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna senza però fornire alcuna motivazione su questo specifico punto. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso per mancanza di motivazione, ha rilevato che nel frattempo il reato era caduto in prescrizione. Non essendoci prove evidenti di innocenza immediata, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato.
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Reato di rapina: condanna anche senza refurtiva addosso
L'Imputata è stata condannata per il reato di rapina e lesioni personali. Insieme a un complice, ha aggredito la vittima dopo il suo rifiuto di consegnare alcune bottiglie di birra. Nonostante la reazione difensiva della vittima e il mancato ritrovamento della refurtiva addosso agli aggressori al momento dell'arresto, i giudici di merito hanno ritenuto consumato il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputata. I giudici hanno chiarito che il reato di rapina si considera pienamente consumato quando l'impossessamento della cosa avviene con violenza immediata, rendendo irrilevante il successivo smarrimento della refurtiva o la reazione della vittima. L'Imputata perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per tentato furto in abitazione. L'imputato era penetrato in una proprietà privata per sottrarre una matassa di filo. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti, l'esclusione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il calcolo della pena, aumentata per via della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione precedente, ribadendo che l'accesso alla proprietà privata e l'apprensione del bene dimostrano l'idoneità e l'univocità del tentativo. Inoltre, l'attenuante del danno lieve richiede una valutazione del danno potenziale complessivo. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto con fiamma ossidrica: niente particolare tenuità
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per tentato furto aggravato in concorso, contestando il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio della particolare tenuità del fatto può essere negato non solo per abitualità, ma anche per l'elevata capacità a delinquere desunta dalle modalità concrete dell'azione, come l'uso di strumenti da scasso professionali (fiamma ossidrica, tenaglie) e la presenza di complici. Anche il calcolo della pena è stato ritenuto corretto, essendo già inferiore al minimo edittale grazie alle attenuanti. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: rigore contro pretese di sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la gravità della condanna inflitta nei gradi precedenti. Il ricorrente lamentava una errata applicazione della recidiva e una violazione del divieto di doppia punizione. La Suprema Corte ha chiarito che, per applicare l'aumento di sanzione legato alla recidiva, il giudice deve solo indicare in modo logico gli elementi che provano la pericolosità del soggetto. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la determinazione della pena e la riduzione per il tentativo non violano alcun principio di sovrapposizione, poiché derivano entrambe dalla corretta applicazione dei criteri di gravità del reato previsti dal codice penale. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: condanna in mare
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri. L'imputato era stato sorpreso a trasbordare 950 chili di sigarette di contrabbando da una motopesca a un barchino nelle acque territoriali italiane, mentre altri 2.320 chili erano rimasti a bordo della nave principale. La difesa sosteneva che l'importazione non fosse consumata e che l'imputato non fosse responsabile per l'intero carico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che il reato si perfeziona non appena la merce entra nelle acque territoriali senza pagare i diritti di confine, e che le attività preparatorie organizzate integrano il tentativo di contrabbando per la parte di carico non ancora sbarcata.
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