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Tentativo

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357 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: l’auto non parte ma il reato resta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di un soggetto sorpreso a forzare un'automobile. L'imputato sosteneva l'impossibilità del reato poiché la vettura possedeva un'accensione elettronica con centralina e lui era privo di dispositivi tecnologici idonei ad avviarla. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'inidoneità dell'azione deve essere assoluta. Nel caso di specie, il reo avrebbe potuto procurarsi gli strumenti di avvio in breve tempo o spostare manualmente l'auto a motore spento per nasconderla alla vittima.
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Tentata invasione di edifici per conto terzi: è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per tentata invasione di edifici e danneggiamento. L'imputato sosteneva l'assenza del dolo, affermando di aver agito per consentire l'occupazione dell'immobile a un amico e non per uso proprio. I giudici supremi hanno ribadito che la tentata invasione di edifici punisce chiunque compia atti idonei a occupare lo stabile, a prescindere dal fatto che l'immobile sia destinato a sé o a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Tentata rapina impropria: da furto a minaccia con cacciavite
L'autore del reato ha tentato di sottrarre dei beni e ha puntato un cacciavite contro un testimone, minacciandolo espressamente di morte per garantirsi la fuga. La difesa ha chiesto di qualificare l'azione come semplice tentato furto, escludendo l'intimidazione grave. I giudici hanno invece confermato la condanna per tentata rapina impropria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, ribadendo che brandire un arnese acuminato e proferire minacce gravi lede la libertà morale della vittima e trasforma il furto in rapina.
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Foto intime per bloccare un credito: scatta la condanna
La vicenda riguarda una donna accusata di tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni ai danni di un presunto creditore. La donna ha mostrato alla controparte alcune fotografie intime e compromettenti durante un incontro registrato. L'imputata ha avvertito l'uomo delle conseguenze sulla sua vita privata se non avesse ritirato le richieste economiche ritenute infondate. I giudici di merito hanno qualificato tale condotta come una vera e propria minaccia finalizzata a farsi giustizia da sé invece di rivolgersi a un tribunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata perché privo di censure di legittimità e mirato a riesaminare i fatti. La ricorrente deve pagare le spese processuali, una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende e la rifusione delle spese legali alla parte civile costituita.
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Tentato furto aggravato: mancano attrezzi e rame, condanna annullata
I giudici di merito hanno condannato un imputato per il reato di tentato furto aggravato, accusandolo di aver rotto un muro per asportare tubi di rame. La difesa ha impugnato la decisione, evidenziando che nessuno ha mai accertato la reale presenza delle tubature nel muro e che l'uomo non possedeva strumenti idonei a estrarre il materiale. La Corte d'Appello ha respinto il gravame dichiarandolo generico. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imputato, evidenziando gravi lacune motivazionali: i giudici di secondo grado hanno ignorato la contestazione sull'assenza di prove circa l'esistenza della refurtiva e non hanno valutato se l'azione fosse concretamente idonea a realizzare il furto. La Suprema Corte ha pertanto annullato la condanna con rinvio per un nuovo esame.
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Tentato furto aggravato: ricorsi inammissibili e pene confermate
Due persone hanno subito una condanna per il reato di tentato furto aggravato commesso in concorso. La Corte di appello ha accertato la loro responsabilità penale, applicando le circostanze aggravanti contestate e la recidiva per una delle imputate. Entrambe le condannate hanno presentato ricorso per cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti, l'entità della pena e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i motivi di ricorso perché meramente ripetitivi delle tesi difensive già respinte e privi di vizi logici rilevabili. I giudici hanno confermato integralmente le condanne e hanno sanzionato le ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: concorso e ruoli
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da quattro imputati condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Una delle ricorrenti sosteneva di aver svolto solo una presenza passiva legata a motivi affettivi. Gli altri imputati contestavano il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e dell'ipotesi di lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione d'appello, accertando che la donna partecipava attivamente alla gestione dei contatti esteri per l'importazione della droga. Inoltre, la Corte ha stabilito che lo stesso fatto di spaccio in concorso non può essere considerato reato grave per un correo e di lieve entità per l'altro. La Suprema Corte ha quindi rigettato tutti i ricorsi.
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Tentativo di furto aggravato: no al ricorso per Cassazione
I giudici hanno condannato un imputato per il reato di tentativo di furto aggravato commesso in concorso con altre persone. La Corte di Appello ha ridotto l'entità della sanzione originaria, confermando la responsabilità penale. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando un'errata valutazione delle prove e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: le censure formulate erano generiche, meramente ripetitive delle tesi difensive già respinte in secondo grado e volte a richiedere un nuovo esame dei fatti precluso ai giudici di legittimità. I giudici hanno quindi confermato la condanna e sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto pluriaggravato tentato: niente sconti senza tenuità
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto pluriaggravato tentato. I ricorrenti lamentavano la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento del danno di speciale tenuità e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di furto pluriaggravato tentato supera il limite edittale massimo di pena previsto dalla legge per accedere alla non punibilità per particolare tenuità. Inoltre, l'ammissione dei fatti non basta per ottenere sconti di pena se l'imputato è stato colto in flagranza e vanta precedenti penali negativi. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi e ha condannato i due soggetti al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Quantificazione della pena: confermata la condanna per furto
Un uomo ha subito una condanna per il delitto di tentato furto. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la quantificazione della pena stabilita nei gradi precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Il giudice di merito ha motivato adeguatamente la misura della sanzione analizzando le modalità concrete del fatto. La legge non impone la disamina analitica di tutti i criteri di commisurazione, ma richiede l'indicazione degli aspetti principali e prevalenti. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Furto in abitazione: reato consumato anche se la refurtiva resta nel cortile
L'imputato si introduce nell'appartamento della persona offesa e sottrae vari beni, abbandonandoli poi nel giardino durante la fuga. La difesa sostiene che la condotta integri solo un reato tentato, poiché la refurtiva non ha mai superato i confini della proprietà. I giudici di merito condannano l'uomo per reato consumato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la responsabilità per furto in abitazione consumato: per perfezionare il crimine basta acquisire la disponibilità autonoma dei beni, anche se per breve tempo e all'interno dello stesso immobile.
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Tentato furto aggravato: cancelleria ed errori di pena
Quattro individui hanno tentato di sottrarre materiale di cancelleria di valore irrisorio, tra cui penne, matite e fermagli, dai locali in disuso di un ente pubblico. I giudici di merito hanno qualificato il fatto come tentato furto aggravato, condannando tutti i soggetti alla stessa pena detentiva senza distinguere tra persone incensurate e soggetti con precedenti penali specifici. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, rilevando anzitutto un errore materiale nel calcolo della riduzione di pena per il tentativo e il rito abbreviato. La Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per i soggetti recidivi, rideterminando la pena a cinque mesi e dieci giorni di reclusione. Per l'incensurato e il recidivo semplice, i giudici hanno disposto l'annullamento con rinvio per valutare la particolare tenuità del fatto e rideterminare proporzionalmente la sanzione.
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Tentato furto: forzare la finestra integra il reato
Un uomo si reca di notte presso un bar tabacchi nel giorno di chiusura settimanale. L'individuo porta con sé una borsa piena di attrezzi da scasso e inserisce le mani nella finestra del bagno per entrare. Il proprietario, presente per puro caso all'interno dell'esercizio, lo coglie sul fatto e lo costringe alla fuga. La difesa sostiene l'assenza di univocità dell'azione, invocando la desistenza volontaria o la riqualificazione in violazione di domicilio. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la condanna per tentato furto pluriaggravato. I giudici chiariscono che anche gli atti preparatori integrano il reato quando rivelano chiaramente il fine delittuoso. La fuga successiva alla scoperta del proprietario costituisce un'interruzione forzata e non una scelta spontanea.
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Furto consumato: abbandonare l’auto rubata non evita la condanna
Due soggetti hanno rubato un'autovettura parcheggiata su strada pubblica e l'hanno spostata in un luogo diverso. I colpevoli hanno poi abbandonato il veicolo poco dopo perché scoperti e notati da un testimone. La difesa degli imputati sosteneva la sussistenza del semplice reato tentato, affermando che il veicolo non era ancora entrato nella loro definitiva disponibilità patrimoniale. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva confermando la condanna per furto consumato. I giudici hanno chiarito che il reato si considera pienamente integrato nel momento esatto in cui l'agente consegue un'autonoma ed effettiva disponibilità materiale della refurtiva, anche se il possesso dura per pochissimo tempo e viene interrotto dal pronto intervento o dall'avvistamento di terzi. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Tentato furto aggravato: pena corretta in Cassazione
Un uomo ha subito una condanna per il reato di tentato furto aggravato. La Corte di Appello ha rideterminato la sanzione attenuando la recidiva, ma ha omesso di applicare la riduzione obbligatoria prevista per la scelta del rito abbreviato. Tale dimenticanza ha generato una pena paradossalmente più severa rispetto al primo grado. L'imputato ha quindi presentato ricorso per Cassazione, contestando sia la mancata applicazione dello sconto processuale, sia i criteri usati per quantificare la riduzione del tentativo. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze sulla quantificazione del tentativo, confermando la discrezionalità del giudice nel valutare la gravità del fatto. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto la censura sul rito speciale. La Cassazione ha annullato la pronuncia senza rinvio, rideterminando direttamente la pena finale in otto mesi di reclusione.
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Tentato furto aggravato e recidiva: stop a sconti di pena
I giudici hanno confermato la condanna penale nei confronti di un imputato colpevole del delitto di tentato furto aggravato commesso con violenza sulle cose. L'uomo presentava una pesante storia criminale qualificata come recidiva reiterata specifica e infraquinquennale. La difesa ha contestato la decisione sostenendo un difetto di motivazione sulla pericolosità sociale e chiedendo la prevalenza delle circostanze attenuanti sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che i numerosi precedenti specifici dimostrano una condotta di vita fondata sul crimine. Inoltre, la legge vieta espressamente di considerare le attenuanti prevalenti in presenza di una recidiva reiterata. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: ricorso generico e sanzione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di tentato furto aggravato e ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa ha contestato in modo generico la motivazione posta a base dell'affermazione di responsabilità, senza argomentare specifici errori di diritto o contraddizioni logiche. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La legge esige una critica puntuale e argomentata contro le ragioni della sentenza impugnata. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto in esercizio commerciale: ricorso inammissibile
L'Imputata è stata condannata per il reato di tentato furto in esercizio commerciale. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la derubricazione del reato in furto tenue per stato di grave e urgente bisogno, oltre a una maggiore riduzione della pena per il tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati erano generici e ripetevano semplicemente le argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Imputata deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto tentato con destrezza: condanna anche senza bottino
L'Imputata infila di nascosto la mano nella borsa della Vittima per sottrarne il contenuto. L'azione si interrompe prima del prelievo a causa dell'allarme lanciato dal Complice sulla presenza delle forze dell'ordine. La difesa contesta la condanna per furto tentato con destrezza, sostenendo che l'interruzione della condotta impedisca di valutare l'effettiva abilità e che il gesto rientri nella normale condotta furtiva. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la condanna. I giudici chiariscono che la fattispecie di furto tentato con destrezza è pienamente configurabile quando il gesto felpato e repentino rivela un'abilità speciale idonea a eludere la sorveglianza della persona offesa. L'intervento imprevisto della polizia non annulla la natura scaltra dell'azione.
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Tentato furto in condominio: quando il sospetto non è reato
Due persone vengono condannate per furto in un garage, considerato pertinenza di privata dimora, e per tentato furto all'interno di un residence. La Corte di Cassazione chiarisce i confini del tentato furto, stabilendo che la semplice presenza in un'area condominiale con strumenti da scasso non basta a far scattare il reato. L'azione deve rivelare in modo oggettivo e inequivocabile l'intenzione di svaligiare un obiettivo specifico. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la condanna per il tentato furto perché il fatto non sussiste, riducendo la pena complessiva per entrambi i ricorrenti, pur confermando la responsabilità per il primo furto consumato nel garage condominiale.
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