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Tentativo

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357 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sorpreso a rubare mascherato: il tentato furto in abitazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione pluriaggravato a carico di un individuo colto in flagranza. L'autore del reato era penetrato all'interno di una struttura di accoglienza dopo aver forzato una finestra. Le forze dell'ordine lo hanno sorpreso a volto coperto mentre rovistava nei cassetti di una stanza messa a soqquadro. Nel ricorso difensivo, l'imputato sosteneva l'assenza di prove circa il distacco di un computer dalla presa elettrica e contestava la quantificazione della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'irruzione clandestina e il rovistare nei mobili costituiscono elementi inequivocabili del delitto tentato, rendendo irrilevante ogni dettaglio sul singolo bene informatico. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentativo aggravato di furto: rigettata la particolare tenuità
Un uomo subisce una condanna per il reato di tentativo aggravato di furto. L'imputato propone ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata infraquinquennale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la particolare tenuità del fatto risulta incompatibile con i plurimi precedenti penali e con l'abitualità della condotta delittuosa. Inoltre, l'ingresso volontario in comunità non garantisce automaticamente le attenuanti generiche in assenza di prove sulla condotta tenuta, mentre i precedenti irrevocabili giustificano la recidiva. Il ricorrente deve pagare le spese processuali, la sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e rifondere le spese sostenute dalla parte civile.
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Tentato furto aggravato: ricorso inammissibile e condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato sia in primo grado sia in appello. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alla recidiva pluriaggravata e contestando l'applicazione della recidiva stessa. I Giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso: la valutazione tra circostanze attenuanti e aggravanti appartiene alla discrezionalità del giudice di merito e la contestazione della recidiva è stata sollevata per la prima volta solo davanti alla Cassazione, violando le regole procedurali. L'Imputato deve pagare le spese e una sanzione.
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Tentata sostituzione di persona: tra condanna e assoluzione
Una società produttrice citava in giudizio un venditore, accusandolo del reato di tentata sostituzione di persona. L'accusa sosteneva che l'imputato avesse tentato di vendere merce spacciandosi per agente ufficiale della suddetta azienda presso un ricambista. Il tribunale di primo grado condannava il venditore, ma la corte territoriale ribaltava la decisione assolvendolo perché il fatto non sussiste, a causa delle dichiarazioni confuse e contraddittorie fornite dall'acquirente. La parte civile proponeva ricorso per contestare la sentenza assolutoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, condannandola alle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende, confermando la piena legittimità dell'assoluzione per carenza di prove certe.
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Prescrizione del reato tentato: calcolo ed errori
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole per il calcolo del tempo necessario a estinguere l'illecito nel caso di tentato furto pluriaggravato. L'imputato sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato tentato applicando la riduzione massima di due terzi sulla pena base. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva. Per individuare il termine di estinzione occorre considerare la pena massima astratta, applicando la riduzione minima di un terzo prevista per il tentativo e calcolando i successivi aumenti per interruzione e recidiva. Poiché il termine massimo decennale non era ancora scaduto al momento del giudizio, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e condannato l'imputato al pagamento delle spese.
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Utilizzo indebito di carta di credito: la fuga non salva
L'Imputata è stata condannata per utilizzo indebito di carta di credito consumato e tentato. Insieme a una complice, ha impiegato una carta non sua e ha tentato un secondo pagamento. La cassiera dell'esercizio commerciale ha chiesto la presentazione di un documento d'identità, provocando la fuga immediata delle due donne. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la prescrizione dei reati e l'assenza degli estremi del tentativo. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta del documento costituisce un evento esterno che non cancella il reato tentato. Inoltre, la presenza della recidiva specifica incrementa i tempi di prescrizione, impedendo il proscioglimento. L'Imputata deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Borsa schermata nel parcheggio: furto consumato con mezzo fraudolento
Due soggetti hanno asportato capi di abbigliamento da un esercizio commerciale nascondendoli in una borsa schermata per eludere i controlli. Gli agenti di sicurezza hanno seguito i movimenti dei due individui e li hanno bloccati solo all'esterno, nell'area adibita a parcheggio. La difesa ha sostenuto che il controllo continuo configurasse solo un tentativo di reato e ha contestato l'aggravante del raggiro per assenza di barriere antitaccheggio. I giudici di legittimità hanno respinto i ricorsi, confermando la condanna per furto consumato con mezzo fraudolento. Raggiungere l'esterno del locale conferisce infatti la piena disponibilità della merce, mentre l'uso della borsa schermata integra pienamente l'aggravante.
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Tentativo di Rapina: Quando gli Atti Preparatori diventano Reato
Un individuo è stato sottoposto a custodia cautelare per un tentativo di rapina aggravata. Ha contestato la decisione, sostenendo che le sue azioni erano solo preparatorie e non un vero tentativo punibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ribadito che anche atti preparatori possono configurare un tentativo punibile se sono idonei e diretti in modo inequivocabile a realizzare il reato, valutando la situazione "ex ante". La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del Riesame coerente, basata su elementi significativi come la vicinanza al luogo del fatto, l'uso di un veicolo illecito e il possesso di una pistola giocattolo senza tappo rosso. Il ricorso è stato rigettato.
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Tentata rapina impropria: bottiglia integra senza aggravante
Un uomo è entrato in un locale impugnando una bottiglia di birra vuota e intimando la consegna del denaro. Dopo una breve colluttazione a mani nude con il titolare, l'avventore è fuggito, lasciando a terra la bottiglia intatta. I giudici di merito lo hanno condannato per tentata rapina impropria aggravata dall'uso di arma. La Corte di Cassazione ha invece escluso l'aggravante dell'arma impropria: la bottiglia era solo impugnata, non brandita né usata per colpire. Con la caduta dell'aggravante, il calcolo della pena massima è sceso e il reato è risultato ormai estinto per prescrizione, determinando l'annullamento senza rinvio.
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Tentato furto di autovettura: pena confermata dalla Cassazione
L'imputato ha commesso un tentato furto di autovettura parcheggiata in strada, infrangendone il finestrino posteriore con strumenti di effrazione durante la notte insieme a due complici. L'intervento delle forze dell'ordine ha impedito la fuga con il mezzo. I giudici territoriali hanno condannato l'uomo a otto mesi di reclusione e trecento euro di multa, concedendo le attenuanti generiche e applicando lo sconto per il rito abbreviato. L'accusato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo una motivazione carente sulla quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato, reputando la sanzione proporzionata e favorevole considerata la gravità dei fatti. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentate lesioni personali aggravate con auto: il caso
Un automobilista ha cercato ripetutamente di investire due passeggeri dopo una lite iniziata per una macchia di cibo su un sedile dell'auto e proseguita con la rottura di un finestrino durante una colluttazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentate lesioni personali aggravate dai futili motivi, respingendo l'impugnazione del guidatore. La Suprema Corte ha chiarito che l'enorme sproporzione tra il movente iniziale e l'attacco con il veicolo dimostra la futilità del gesto ed esclude l'applicazione dell'attenuante della provocazione. Il responsabile deve pagare le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso inammissibile e sanzione
Due imputati hanno subito una condanna per tentato furto pluriaggravato in concorso. I due soggetti hanno tentato di sottrarre beni altrui con l'aggravante di specifiche circostanze concorrenti, ma l'azione non ha raggiunto l'obiettivo finale per cause esterne. La Corte di Appello ha ridotto l'entità della pena inflitta nel primo grado di giudizio. I condannati hanno quindi presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'assenza della volontà di rubare, ipotizzando il solo reato di danneggiamento, e ha contestato il calcolo della pena per la mancata corretta applicazione dello sconto per il tentativo e dell'aumento per la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena validità della pena e condannando i ricorrenti a pagare le spese e una sanzione economica.
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Rapina impropria consumata: la Cassazione chiarisce tra sottrazione e impossessamento
Due persone hanno prelevato merce da un supermercato, nascondendola e superando le casse senza pagare. Fermati da un addetto alla sicurezza, uno dei due ha usato minacce e violenza per fuggire. Il Tribunale aveva qualificato il fatto come tentativo di rapina impropria, ritenendo che la costante sorveglianza avesse impedito la perdita di controllo sulla merce. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la rapina impropria consumata si perfeziona con la sola sottrazione, anche senza il completo impossessamento, se seguita da violenza per assicurarsi il bene o l'impunità. Ha quindi riqualificato il reato come rapina impropria consumata.
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Prescrizione del reato: il calcolo errato annulla la condanna
L'Imputato viene accusato di furto pluriaggravato per fatti commessi nel febbraio 2009. Nel corso del processo d'appello, i giudici riconoscono che l'azione costituisce soltanto un tentato furto e riducono la pena. Tuttavia, la Corte di Appello omette di ricalcolare i tempi previsti per l'estinzione dell'illecito sulla base della nuova sanzione edittale. L'Imputato propone ricorso in Cassazione eccependo l'estinzione del reato. La Suprema Corte accoglie la richiesta evidenziando che la **prescrizione del reato** si era perfezionata nel luglio 2018, ben prima della decisione di secondo grado emessa nel 2020. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano la sentenza impugnata senza rinvio.
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Concorso in tentata rapina: ricorso inammissibile e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di concorso in tentata rapina, lesioni personali e porto abusivo di armi. I giudici di primo e secondo grado avevano inflitto la pena di un anno e due mesi di reclusione oltre a una multa di trecento euro. L'imputato ha impugnato la sentenza di secondo grado contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha rilevato la totale genericità dei motivi difensivi e l'impossibilità di richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. A causa dell'inammissibilità dell'impugnazione per colpa, i giudici hanno confermato in via definitiva la condanna penale e hanno obbligato il ricorrente a pagare le spese del procedimento e la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Competenza Territoriale: La Cassazione Sposta il Giudice per Tentata Rapina
Tre indagati sono stati arrestati e sottoposti a custodia cautelare per tentata rapina e altri reati. Hanno contestato la competenza territoriale del Tribunale di Taranto, sostenendo che il luogo dell'arresto ricadeva nel circondario di Brindisi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, dichiarando l'incompetenza del Tribunale di Taranto e la competenza territoriale del Tribunale di Brindisi. Ha rigettato invece i ricorsi relativi alla valutazione degli indizi di colpevolezza e alla configurabilità del tentativo, confermando la validità delle misure cautelari sotto questi profili, ma ha annullato le ordinanze solo per la questione della giurisdizione.
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Reato continuato e calcolo della pena: aumenti pari per i reati
Il Condannato ha ricorso in Cassazione contestando l'ordinanza del Giudice dell'esecuzione inerente al reato continuato e calcolo della pena. Il ricorrente lamentava l'applicazione di un identico aumento di pena, pari a due anni di reclusione ciascuno, per tre episodi estorsivi di cui due consumati e uno soltanto tentato, senza differenziare tra le diverse ipotesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito la piena legittimità dell'aumento paritario, poiché la decisione di merito ha motivato in modo logico e coerente che tutti gli episodi, compreso il tentativo, rientravano nel medesimo contesto temporale ed esecutivo dell'associazione mafiosa, riflettendo la stessa capacità criminale. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e verserà tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: casa vuota ma condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per tentato furto in abitazione dopo essere penetrato in un appartamento ed averlo messo a soqquadro senza asportare nulla. La difesa ha sostenuto l'esistenza della desistenza volontaria e ha richiesto le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando che non si configura desistenza spontanea quando l'azione si interrompe soltanto per la mancanza di beni d'interesse. L'assenza di refurtiva di valore nell'immobile rappresenta una causa esterna che non elimina la responsabilità per il reato tentato. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata e condanna in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per due episodi di tentato furto. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, l'errata applicazione della recidiva e la mancata riduzione della pena al massimo consentito per il tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione della particolare tenuità del fatto rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è rivedibile in sede di legittimità se sostenuta da motivazione logica. Anche la recidiva risulta motivata in relazione alla pericolosità del soggetto e ai suoi precedenti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Frode assicurativa: foto ritoccate e illecito subito consumato
L'Imputato è stato condannato per frode assicurativa e riciclaggio a seguito di indagini su una serie di truffe alle compagnie di assicurazione. Gli inquirenti hanno sequestrato computer e smartphone presso una carrozzeria, trovando immagini modificate per ingigantire i danni dei sinistri. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo l'illegittimità del sequestro informatico e l'impossibilità di contestare il tentativo nel reato di frode assicurativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il sequestro non era esplorativo perché basato su elementi precisi. Inoltre, la falsificazione delle fotografie integra un reato già consumato e non un mero tentativo, poiché l'alterazione della realtà perfeziona subito l'illecito penale.
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