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Tentata Frode In Commercio

10 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata frode in commercio e marchio falso: scatta la condanna
Un commerciante deteneva per la vendita beni recanti il marchio di conformità europeo contraffatto. La difesa sosteneva l'assenza del reato per mancata prova sulla reale difformità o pericolosità dei prodotti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile e confermando la responsabilità penale. I giudici hanno chiarito che per integrare la tentata frode in commercio è sufficiente detenere merce con marcatura falsa, senza necessità di accertare ulteriori vizi qualitativi o violazioni di sicurezza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Chilometri Falsi, Vendita Mancata: La Tentata Frode in Commercio è Reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un commerciante e di un'azienda per tentata frode in commercio. Il commerciante aveva alterato i contachilometri di autovetture usate, esponendole per la vendita con un chilometraggio inferiore a quello reale. L'azienda era stata ritenuta responsabile amministrativamente. La Suprema Corte ha ribadito che per la tentata frode in commercio basta l'esposizione del bene alterato, senza che la vendita si concluda. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne.
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Tentata frode in commercio e falso marchio CE: condanna ferma
Un'esercente all'ingrosso deteneva per la vendita giocattoli e apparecchiature elettroniche recanti il falso marchio CE, riconducibile al logo China Export graficamente sovrapponibile a quello dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di tentata frode in commercio e ricettazione. I giudici hanno chiarito che la marcatura europea garantisce la sicurezza e la qualità dei prodotti a tutela dei consumatori. L'esposizione di merce priva dei reali standard costituisce tentata frode in commercio. La Suprema Corte ha annullato la condanna soltanto per una contravvenzione minore, dichiarandola estinta per intervenuta prescrizione e cancellando la relativa pena pecuniaria, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso nel resto.
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Tentata frode in commercio: formaggi veri ma con bollo CE falso
Un controllo dei Carabinieri presso un caseificio ha rivelato la presenza di ricotte e formaggi con un bollo sanitario CE appartenente a un vecchio fornitore, mentre i prodotti provenivano da un'altra azienda agricola. Il responsabile dell'autocontrollo è stato condannato per il reato di tentata frode in commercio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che l'apposizione del bollo sanitario di un altro produttore configura il reato poiché inganna il consumatore sulla reale provenienza dell'alimento. La presenza di ben 14.000 etichette false nel magazzino esclude il semplice errore materiale, dimostrando la volontà di frodare. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Vino alterato in cantina: scatta la tentata frode in commercio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata frode in commercio a carico del Dipendente di un'azienda agricola. L'imputato deteneva in cantina vino sofisticato con sostanze vietate (come acido cloridrico e acido solforico) e miscelato in modo difforme dalle etichette. La difesa sosteneva che la semplice detenzione in magazzino, senza una vendita in corso, non costituisse reato ma solo un illecito amministrativo. I giudici hanno respinto la tesi: la presenza di vino adulterato già imbottigliato o stoccato in azienda dimostra in modo inequivocabile l'intenzione di immetterlo sul mercato. Di conseguenza, si configura il reato penale e non la semplice sanzione amministrativa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Tentata frode in commercio: cozze pre-datate e condanna definitiva
Durante un'ispezione dei NAS presso un'azienda ittica, l'amministratore ordinava di distruggere retine per il confezionamento di frutti di mare pre-datate al giorno successivo. I militari scoprivano comunque centinaia di confezioni di mitili pronte per la spedizione con la data falsificata, nascoste sotto altre regolari. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata frode in commercio. I giudici hanno chiarito che per la configurabilità del tentativo non serve una trattativa di vendita in corso, essendo sufficiente accertare che la merce alterata sia oggettivamente destinata al commercio, come dimostrato dalla sua collocazione nella cella dei prodotti finiti pronta per la spedizione. Il ricorso dell'imprenditore è stato dichiarato inammissibile.
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Olio greco spacciato per italiano: è tentata frode in commercio
Durante un'ispezione igienico-sanitaria presso il punto vendita di un'azienda, le autorità hanno sequestrato numerose lattine di olio di origine greca etichettate falsamente come "100% italiano" ed esposte sul banco. Il Commerciante è stato condannato per il reato di tentata frode in commercio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la tentata frode in commercio si configura anche con la semplice esposizione per la vendita o la detenzione in magazzino di prodotti con false indicazioni di provenienza, senza che sia necessaria una trattativa in corso o la consegna della merce. Infine, la Suprema Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa del quantitativo non irrilevante di olio sequestrato.
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Olio non conforme in frantoio: è tentata frode in commercio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata frode in commercio a carico del titolare di un frantoio oleario. L'imprenditore deteneva nel proprio magazzino quantitativi di olio di oliva con caratteristiche chimiche non conformi ai requisiti previsti dai regolamenti europei per l'olio vergine d'oliva. La difesa sosteneva che la semplice conservazione non costituisse reato. I giudici hanno invece chiarito che il semplice deposito di un prodotto non conforme nei locali di un'azienda dedita alla vendita all'ingrosso o al dettaglio rappresenta un atto idoneo e diretto a immettere la merce nel circuito distributivo, integrando pienamente il tentativo di frode. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata frode in commercio: condannato per merce in magazzino
Un commerciante è stato condannato per tentata frode in commercio per aver detenuto, con l'intenzione di venderli, tre generatori di corrente non conformi alle norme di sicurezza e con un marchio contraffatto. L'imputato si era difeso sostenendo che la semplice detenzione non costituisse reato. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: il reato di tentata frode in commercio si configura anche con la sola detenzione della merce, se è provato che questa è destinata alla vendita. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il commerciante ha dovuto pagare le spese processuali e una sanzione.
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Tentata frode in commercio: auto con km scalati
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un rivenditore di auto condannato per tentata frode in commercio. La detenzione di veicoli con contachilometri alterati, destinati alla vendita, è sufficiente a configurare il reato, anche senza una trattativa con un acquirente.
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