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Tempus Regit Actum — Anno 2025

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191 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tempus Regit Actum

Provvedimenti

Conversione del ricorso: errore del PM e decisione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una ristoratrice assolta dall'accusa di commercio di sostanze alimentari nocive. Il Pubblico Ministero ha impugnato la sentenza con ricorso per cassazione, ma la Corte ha disposto la conversione del ricorso in appello. La decisione si fonda sull'erronea scelta del mezzo di impugnazione da parte del PM, che ha sollevato vizi di motivazione non deducibili in quella sede. La Corte ha ritenuto l'errore non deliberato, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello competente.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione intervengono per risolvere un contrasto giurisprudenziale sull'art. 581, co. 1-ter c.p.p. (introdotto dalla Riforma Cartabia e poi abrogato) relativo all'elezione di domicilio appello. La Corte stabilisce che, per gli appelli proposti prima del 25 agosto 2024, non è necessaria una nuova dichiarazione di domicilio post-sentenza. È sufficiente un richiamo espresso e specifico, nell'atto di impugnazione, a una precedente dichiarazione già presente nel fascicolo processuale. In assenza di tale richiamo, come nel caso di specie, l'appello è inammissibile.
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Termine impugnazione penale: quando si applica la riforma?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13530/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso per tardività, chiarendo un punto cruciale della Riforma Cartabia. La Corte ha stabilito che, per l'applicazione delle nuove norme sul termine impugnazione penale, fa fede la data di lettura del dispositivo in aula e non quella, successiva, del deposito delle motivazioni. La decisione si fonda sulla necessità di garantire certezza giuridica nell'individuazione del regime processuale applicabile.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione dell'Autorità di Vigilanza a un ex amministratore di una banca, privo di deleghe operative. La decisione si fonda sulla violazione dei doveri informativi nei prospetti di un aumento di capitale. La sentenza chiarisce la portata della responsabilità amministratori, sottolineando il loro dovere di agire informati e la presunzione di colpa, anche in assenza di poteri esecutivi diretti.
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Appello penale: l’elezione di domicilio è decisiva
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello penale a causa della mancata dichiarazione o elezione di domicilio nell'atto di impugnazione. La sentenza sottolinea l'importanza del principio "tempus regit actum", per cui si applicano le norme procedurali in vigore al momento del deposito dell'atto, anche se successivamente abrogate. Viene chiarito che un semplice riferimento a un'elezione di domicilio preesistente nel fascicolo non è sufficiente se non viene esplicitamente richiamato nell'atto di appello stesso, come richiesto dalla normativa all'epoca vigente.
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Ricorso inammissibile per difetto di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro un provvedimento di archiviazione del 2015. La decisione si fonda sul difetto di specificità dell'atto di impugnazione, risultato talmente generico da non identificare chiaramente né il provvedimento impugnato né le ragioni della doglianza. La sentenza ribadisce inoltre l'applicazione del principio 'tempus regit actum', secondo cui si applicano le norme processuali vigenti al momento dell'atto originario e non quelle successive.
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Litisconsorzio necessario e fallimento di società
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14412/2025, chiarisce che nel procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di fatto non sussiste un litisconsorzio necessario tra tutti i soci. La Corte ha stabilito che l'accertamento del rapporto sociale è solo strumentale alla decisione sul fallimento e non richiede la partecipazione di tutti i presunti soci. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione per mancata integrazione del contraddittorio, rinviando la causa per un nuovo esame nel merito.
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Accertamento retroattivo: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento retroattivo per capitali detenuti all'estero. Con l'ordinanza n. 26372/2025, ha stabilito che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non può essere applicata a periodi d'imposta precedenti, come il 2005. Tuttavia, ha confermato la validità retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento in caso di violazioni che coinvolgono Paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione basata non su una presunzione legale, ma su presunzioni semplici che l'Agenzia delle Entrate dovrà provare.
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Consulenza tecnica collegiale: obbligo post Gelli-Bianco
La Corte di Cassazione stabilisce che l'obbligo di una consulenza tecnica collegiale, introdotto dalla legge Gelli-Bianco, si applica a tutti i giudizi di merito sulla responsabilità sanitaria iniziati dopo la sua entrata in vigore. Questo vale anche se una consulenza tecnica preventiva (ATP) con un singolo perito era stata completata prima. La mancata nomina di un collegio di esperti costituisce una violazione di una norma processuale inderogabile, che causa la nullità della sentenza basata su tale consulenza.
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Elezione di domicilio appello: basta il richiamo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'ammissibilità dell'impugnazione, non è necessaria una nuova elezione di domicilio se l'imputato era presente al giudizio di primo grado. È sufficiente che l'atto di appello contenga un richiamo chiaro ed inequivocabile al domicilio già eletto. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato l'inammissibilità del gravame per un'interpretazione troppo formalistica della norma sull'elezione di domicilio appello, oggi abrogata ma applicabile al caso.
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Compensi avvocato: inderogabilità dei minimi tariffari
Un avvocato che si difendeva in proprio ha impugnato la liquidazione delle spese legali, ritenuta troppo bassa. La Corte di Cassazione ha stabilito che i nuovi parametri sull'inderogabilità dei minimi per i compensi avvocato, introdotti dal D.M. 37/2018, si applicano retroattivamente a tutte le liquidazioni non ancora definitive. Di conseguenza, il giudice non può ridurre i compensi oltre i limiti massimi previsti dalla legge, anche per cause considerate semplici o di modesto valore. La sentenza del Tribunale è stata cassata con rinvio.
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Appello penale inammissibile: la Cassazione decide
La Cassazione dichiara inammissibile un appello penale per un vizio formale, applicando il principio 'tempus regit actum'. Confermata anche una condanna per tentata estorsione, distinguendola dall'esercizio arbitrario delle proprie ragioni a causa della sproporzione della somma richiesta. Il caso evidenzia l'importanza del corretto deposito dell'atto di appello penale e dei limiti della pretesa creditoria.
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Raddoppio termini fiscali: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma sul raddoppio dei termini fiscali per l'accertamento di violazioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedurale e, pertanto, si applica retroattivamente anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. La vicenda riguarda un contribuente sanzionato per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti in Svizzera, emersa da una nota lista di dati bancari. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato le sanzioni per decorrenza dei termini, affermando che le norme che estendono i tempi per l'accertamento, a differenza di quelle che introducono presunzioni legali, seguono il principio del 'tempus regit actum' e non hanno carattere sostanziale.
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Lista Falciani: legittimo l’uso per accertamenti
Un contribuente ha impugnato le sanzioni irrogate dall'Agenzia delle Entrate per la mancata dichiarazione di capitali detenuti in Svizzera, emersa grazie alla cosiddetta Lista Falciani. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'utilizzo di tali dati nel processo tributario. L'ordinanza ha inoltre stabilito che la norma sul raddoppio dei termini di accertamento ha natura procedurale e, pertanto, si applica retroattivamente anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento fiscale per capitali detenuti in paradisi fiscali è una norma procedurale e si applica retroattivamente. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un contribuente, annullando la decisione di secondo grado che aveva ritenuto l'amministrazione decaduta dal potere di accertamento.
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Inammissibilità Appello Penale: Guida alla Riforma
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità dell'appello penale di due imputati per non aver depositato la dichiarazione di domicilio o il mandato speciale come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha stabilito che un richiamo generico a un atto precedente non è sufficiente e che la successiva abrogazione della norma non ha effetto retroattivo sugli atti già compiuti.
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Mandato ad impugnare: la Cassazione e il tempus regit actum
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18984/2025, ha rigettato il ricorso di un imputato il cui appello era stato dichiarato inammissibile per mancanza di uno specifico mandato ad impugnare. La Corte ha chiarito che, in base al principio tempus regit actum, le modifiche normative più favorevoli, intervenute dopo la presentazione dell'appello, non hanno efficacia retroattiva. La richiesta del mandato è stata inoltre ritenuta costituzionalmente legittima.
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Successione leggi penali: onere della prova per il reo
La Cassazione chiarisce che, in caso di successione leggi penali, spetta al reo dimostrare concretamente la maggiore favorevolezza della norma abrogata, inclusa l'assenza di preclusioni soggettive. Un ricorso che non assolve tale onere della prova viene dichiarato inammissibile.
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Sanzione più favorevole retroattiva per lavoro nero
La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'sanzione più favorevole' introdotta da una legge successiva si applica retroattivamente anche alle sanzioni amministrative per lavoro irregolare, qualora queste abbiano una natura sostanzialmente penale e afflittiva. Nel caso di specie, una sanzione di oltre 100.000 euro è stata ridotta a circa 7.000 euro in applicazione della nuova normativa, respingendo il ricorso dell'Ispettorato del Lavoro che invocava il principio 'tempus regit actum'.
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Tempus regit actum: la Cassazione sulla procedura
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia processuale, vige il principio tempus regit actum. Un appello proposto quando era richiesta una specifica formalità a pena di inammissibilità (l'elezione di domicilio) rimane inammissibile anche se tale norma viene successivamente abrogata. La legge applicabile è quella in vigore al momento del deposito dell'atto, non quella successiva più favorevole.
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