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Tempus Regit Actum — Anno 2025

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191 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tempus Regit Actum

Provvedimenti

Mandato ad impugnare: la legge applicabile è una sola
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, il cui appello era stato dichiarato inammissibile per mancanza di un specifico mandato ad impugnare. La Corte ha stabilito che la legge processuale applicabile è quella in vigore al momento della presentazione dell'impugnazione, secondo il principio 'tempus regit actum', anche se una legge successiva ha modificato i requisiti di ammissibilità in senso più favorevole. Il caso verteva su un appello presentato da un difensore d'ufficio per un imputato giudicato in assenza, prima della riforma che ha alleggerito l'onere del mandato.
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Inammissibilità appello: i requisiti formali
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di inammissibilità di un appello a causa di un vizio formale: la mancata allegazione o il richiamo specifico all'elezione di domicilio, come richiesto dalla normativa vigente al momento del deposito. La sentenza chiarisce che una successiva abrogazione della norma non ha effetto retroattivo sull'atto già compiuto e che un generico riferimento al difensore non è sufficiente a sanare il vizio, sottolineando il principio del 'tempus regit actum' e la necessità di rigore formale negli atti di impugnazione.
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Raddoppio termini accertamento: sì alla retroattività
La Cassazione chiarisce che il raddoppio termini accertamento per capitali illecitamente detenuti in paradisi fiscali si applica anche ai periodi d'imposta precedenti al 2009. La norma ha natura procedurale e vige il principio 'tempus regit actum', legittimando l'azione del Fisco. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un contribuente redditi non dichiarati per l'anno 2007, derivanti da capitali in Svizzera. I giudici di merito avevano annullato l'atto per decadenza, negando l'applicazione retroattiva della norma sul raddoppio termini accertamento. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che la norma, essendo procedurale, si applica ai periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore.
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Inammissibilità dell’appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la declaratoria di inammissibilità dell'appello di un militare. La causa risiede nel mancato inserimento, nell'atto di impugnazione, di un riferimento specifico e inequivocabile alla precedente dichiarazione di elezione di domicilio, un requisito formale richiesto dalla legge vigente all'epoca dei fatti per garantire la celerità del processo. La Corte chiarisce che il principio "tempus regit actum" impedisce l'applicazione retroattiva della successiva norma abrogatrice.
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Dichiarazione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile l'appello di un imputato assente. Il motivo era la mancata dichiarazione di domicilio appello formale. La Suprema Corte ha stabilito che l'indicazione del domicilio all'interno del mandato al difensore è sufficiente a soddisfare la ratio della norma, che è garantire la corretta notifica degli atti, salvaguardando così il diritto di accesso alla giustizia.
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Responsabilità del manager: CONSOB e sanzioni.
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative a carico del responsabile di una direzione di un istituto bancario, rigettando il suo ricorso. La sentenza stabilisce due principi chiave: la competenza dell'autorità di vigilanza finanziaria (e non dell'Antitrust) su illeciti specifici del settore e il criterio della "responsabilità effettiva" del manager, basata sul suo concreto coinvolgimento nelle operazioni irregolari, indipendentemente dal ruolo formale. La sanzione è stata ritenuta congrua data la gravità dei fatti.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente sanzionato per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Il caso verteva sulla legittimità dell'applicazione retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento. La Suprema Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedimentale e non sostanziale. Pertanto, in base al principio 'tempus regit actum', si applica anche ai periodi d'imposta antecedenti alla sua entrata in vigore, respingendo tutte le altre doglianze del ricorrente.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione interviene sulla questione del raddoppio termini accertamento per la mancata dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Con l'ordinanza n. 11092/2025, ha stabilito che le norme che estendono le scadenze per gli avvisi di accertamento hanno natura procedurale e non sostanziale. Di conseguenza, si applicano anche ai periodi d'imposta antecedenti alla loro entrata in vigore, in base al principio 'tempus regit actum'. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente ritenuto inapplicabile tale estensione, chiarendo la distinzione tra presunzione di evasione (sostanziale) e termini di decadenza (procedurali).
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile (Cass.)
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'obbligo di un mandato ad impugnare specifico per un imputato giudicato in assenza. La sentenza chiarisce l'applicazione temporale delle norme introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), stabilendo che i requisiti per l'impugnazione sono disciplinati dalla legge in vigore al momento dell'emissione della sentenza, mentre lo status di 'assente' è regolato dalla legge vigente al momento della sua dichiarazione, in base al principio 'tempus regit actum'.
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Mandato ad impugnare: domicilio e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15904/2025, ha confermato l'inammissibilità di un appello a causa di un mandato ad impugnare difettoso. Il caso riguardava un imputato condannato per bancarotta fraudolenta e giudicato in assenza. Il mandato presentato dal difensore non conteneva la necessaria elezione di domicilio, un requisito formale previsto a pena di inammissibilità dall'art. 581, comma 1-quater, del codice di procedura penale. La Corte ha ribadito che, per l'imputato assente, tale dichiarazione deve essere specifica e contestuale all'impugnazione, respingendo il ricorso.
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Estinzione del reato: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava l'estinzione del reato perché non era stata pagata la pena pecuniaria. La Cassazione ha chiarito che la nuova legge, introdotta dalla Riforma Cartabia, che subordina l'estinzione al pagamento, non può essere applicata retroattivamente ai reati commessi prima della sua entrata in vigore, in applicazione del principio della legge più favorevole al reo.
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Regime 41-bis: la Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per reati di mafia, confermando la legittimità della proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che le norme sul 41-bis hanno natura procedurale e non penale sostanziale, pertanto si applica il principio del "tempus regit actum", rendendo le modifiche normative applicabili anche ai reati commessi in precedenza. Inoltre, ha ritenuto sufficiente la motivazione del Tribunale di Sorveglianza basata sulla probabilità della persistente pericolosità sociale e sulla capacità del detenuto di mantenere legami con l'organizzazione criminale.
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Appello in assenza: la Cassazione e il tempus regit actum
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato in assenza. L'appello era stato rigettato per mancanza del mandato specifico richiesto dalla legge vigente al momento del deposito. La Corte ribadisce che in materia processuale vige il principio 'tempus regit actum', escludendo l'applicazione retroattiva di norme procedurali più favorevoli sopravvenute. Pertanto, la validità di un appello in assenza si giudica in base alle regole in vigore quando l'atto è stato compiuto.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente. Il caso riguardava la costruzione di un traliccio radioelettrico in presunta violazione delle norme su distanze e altezze. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi di gravame, rendendo così la motivazione solo apparente e, di conseguenza, la sentenza nulla.
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Competenza GIP sequestro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) e il Tribunale, stabilendo che la competenza GIP sussiste per decidere sulla gestione dei beni sottoposti a sequestro preventivo disposto nel 2012. La Corte ha applicato il principio secondo cui il giudice che emette il provvedimento ablativo resta competente per le questioni gestionali, in continuità con la giurisprudenza precedente alla riforma del 2017.
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Remissione in termini: no al rito abbreviato retroattivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva la remissione in termini per poter beneficiare del rito abbreviato secondo le nuove norme della Riforma Cartabia. La Corte ha affermato il principio del "tempus regit actum", secondo cui le norme processuali non hanno effetto retroattivo e non è possibile far regredire il processo a una fase già conclusa. Anche le altre doglianze su recidiva e pene sostitutive sono state rigettate.
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Permesso Premio: nuove regole per vecchi reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per reati ostativi, al quale era stato negato un permesso premio. La Corte ha confermato che le nuove e più severe condizioni per l'accesso ai benefici penitenziari, introdotte nel 2022 per chi non collabora con la giustizia, si applicano anche ai reati commessi prima della riforma, in base al principio "tempus regit actum", data la natura processuale di tali norme.
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Impugnazione imputato assente: la legge che conta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, giudicato in assenza, il cui appello era stato dichiarato inammissibile per un vizio di forma. La Corte ha stabilito che per l'impugnazione dell'imputato assente si applica la legge vigente al momento della proposizione del ricorso, non una legge successiva più favorevole, in base al principio 'tempus regit actum'. Di conseguenza, la mancanza del mandato specifico a impugnare contenente l'elezione di domicilio ha reso l'appello inammissibile.
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Revoca giudizio abbreviato: scelta irrevocabile?
Un imputato, condannato all'ergastolo, ha richiesto in fase esecutiva la conversione della pena in trent'anni di reclusione. Sosteneva che la sua precedente decisione di revoca del giudizio abbreviato era stata viziata da una norma poi dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la revoca del giudizio abbreviato è una scelta processuale consapevole e definitiva. Tale scelta genera una preclusione che impedisce di tornare sui propri passi, poiché gli atti processuali sono regolati dal principio del 'tempus regit actum' e non dalla retroattività della legge più favorevole.
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Decadenza vizi immobile: quando la denuncia è tardiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'acquirente che lamentava vizi in un immobile. La decisione si fonda sulla tardività della denuncia dei difetti, avvenuta oltre il termine di otto giorni dalla scoperta. La Corte ha stabilito che la promissaria acquirente, avendo ricevuto le chiavi in anticipo e un certificato sulla scarsa qualità del cemento, era a conoscenza dei vizi. Inoltre, la sentenza affronta diverse questioni procedurali, confermando la validità della notifica dell'appello al difensore e la corretta proposizione dell'eccezione di decadenza vizi immobile secondo le norme vigenti all'epoca dei fatti.
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