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Tempus Regit Actum — Anno 2024

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177 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tempus Regit Actum

Provvedimenti

Riduzione pena rito abbreviato: no retroattività
Un imputato ha richiesto la riduzione di pena prevista dalla Riforma Cartabia per la mancata impugnazione di una sentenza emessa con rito abbreviato. La sua condanna, però, era divenuta definitiva prima dell'entrata in vigore della nuova legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la norma sulla riduzione pena rito abbreviato non ha efficacia retroattiva. Trattandosi di una regola processuale, si applica il principio 'tempus regit actum', per cui il beneficio spetta solo se la sentenza è diventata irrevocabile dopo il 30 dicembre 2022.
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Remissione tacita querela: l’assenza non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4780/2024, ha stabilito che la semplice assenza della persona offesa a un'udienza non può essere interpretata come una remissione tacita della querela, specialmente se in precedenza la stessa aveva manifestato una chiara volontà di proseguire con l'azione penale. Il ricorso di un'imputata, condannata in appello al risarcimento del danno dopo un'assoluzione in primo grado, è stato dichiarato inammissibile.
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Presunzione evasione fiscale: no alla retroattività
Un contribuente, il cui nominativo era emerso in una lista di titolari di conti correnti esteri, ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno 2007. L'Amministrazione Finanziaria ha applicato la presunzione evasione fiscale introdotta da una legge del 2009, sostenendo che le attività finanziarie non dichiarate fossero state costituite con redditi sottratti a tassazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2990/2024, ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che tale presunzione ha natura sostanziale e non meramente processuale. Di conseguenza, non può essere applicata retroattivamente a periodi d'imposta antecedenti alla sua entrata in vigore. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio termini accertamento: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2865/2024, ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento per capitali detenuti all'estero, introdotto nel 2009, ha natura procedurale e si applica retroattivamente. Il caso riguardava un contribuente sanzionato per omessa dichiarazione di disponibilità finanziarie in Svizzera per gli anni 2008-2009. La Corte ha chiarito che, essendo una norma procedurale, si applica il principio 'tempus regit actum', legittimando l'operato dell'Agenzia delle Entrate anche per annualità precedenti all'entrata in vigore della legge.
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Raddoppio termini accertamento: Cassazione e Falciani
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2822/2024, ha stabilito principi fondamentali in materia di accertamento tributario. La controversia riguardava un avviso di accertamento per redditi di capitale non dichiarati, basato sulla cosiddetta "lista Falciani". Il punto centrale era l'applicabilità del raddoppio termini accertamento a periodi d'imposta antecedenti la sua introduzione. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che il raddoppio dei termini è una norma procedurale e, come tale, retroattiva. Ha inoltre confermato la piena legittimità dell'utilizzo di dati provenienti da fonti come la lista Falciani, anche se acquisiti in modo irrituale, respingendo le censure del contribuente sulla loro inutilizzabilità.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione chiarisce tutto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale su capitali detenuti in paradisi fiscali ha natura procedimentale e si applica anche ai periodi d'imposta antecedenti la sua entrata in vigore. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato la decadenza del potere di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, ritenendo erroneamente che la norma non fosse retroattiva. Il caso riguardava redditi non dichiarati derivanti da disponibilità finanziarie all'estero, emerse dalla cosiddetta 'lista Falciani'.
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Prova indiziaria: Cassazione annulla condanna per droga
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due cittadini condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Per uno, il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto le censure miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Per il secondo, la condanna è stata annullata con rinvio. La Corte ha ritenuto la prova indiziaria a suo carico troppo debole e l'inferenza logica del suo coinvolgimento insufficiente a superare il ragionevole dubbio, criticando in particolare l'errato ricorso al concetto di 'fatto notorio' da parte della corte di merito.
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Riduzione pena rito abbreviato: no al beneficio
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riduzione della pena prevista per il rito abbreviato in caso di mancata impugnazione. Il beneficio, introdotto da una nuova norma, non si applica se l'appello era già stato presentato prima della sua entrata in vigore, in base al principio tempus regit actum.
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Rescissione del giudicato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento che negava la rescissione del giudicato a un imputato dichiarato irreperibile. La Corte ha stabilito che la disciplina transitoria della L. 67/2014 si applica ai processi il cui giudicato si è formato dopo l'entrata in vigore della legge, anche se la sentenza di condanna è precedente, qualificando il procedimento come "pendente".
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Tempus regit actum: appello e nuove leggi, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla richiesta di applicare un termine di appello più favorevole introdotto da una nuova legge. La Corte ha ribadito la validità del principio 'tempus regit actum', secondo cui i termini per l'impugnazione sono disciplinati dalla legge in vigore al momento dell'emissione della sentenza e non da normative successive. È stata inoltre respinta la questione di legittimità costituzionale relativa al rinvio dell'entrata in vigore della riforma.
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Rescissione del giudicato: quale legge si applica?
Un'imputata, condannata in assenza per furto aggravato, presenta istanza di rescissione del giudicato dopo aver scoperto la sentenza anni dopo. Nel frattempo, una nuova legge ha modificato la competenza dal Tribunale alla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione, dirimendo un contrasto giurisprudenziale, stabilisce che per la rescissione del giudicato si applica la legge in vigore nel momento in cui l'interessato viene a conoscenza della sentenza e può esercitare il suo diritto, non quella vigente al momento dell'emissione della condanna. Di conseguenza, il caso viene trasmesso alla Corte d'Appello competente.
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Termini impugnazione e tempus regit actum: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che i termini di impugnazione sono regolati dal principio "tempus regit actum". Il caso riguardava un appello depositato tardivamente, per il quale l'imputato invocava erroneamente l'applicazione di una nuova norma più favorevole, introdotta successivamente alla data della sentenza. La Corte ha chiarito che le modifiche procedurali non hanno effetto retroattivo.
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Riforma Cartabia: no benefici su appelli pendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità del ricorso di un imputato che chiedeva di essere rimesso nei termini per ritirare il proprio appello e beneficiare di un regime sanzionatorio più favorevole introdotto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che le nuove disposizioni processuali, basate sul principio del 'tempus regit actum', non si applicano ai procedimenti già pendenti in fase di impugnazione al momento dell'entrata in vigore della riforma.
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Ricorso per Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un imputato. La decisione si fonda sulla modifica normativa introdotta dalla legge n. 103/2017, che ha reso obbligatoria la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale, pena l'inammissibilità. L'ordinanza chiarisce che il principio "tempus regit actum" impone l'applicazione della nuova disciplina, rendendo il ricorso per Cassazione personale non più valido. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Permesso premio: la nuova legge si applica subito
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in ergastolo, confermando che la richiesta di permesso premio è soggetta alla nuova normativa (d.l. 162/2022) anche se presentata prima della sua entrata in vigore. La decisione si basa sul principio 'tempus regit actum', richiedendo nuovi requisiti procedurali non soddisfatti dall'istante.
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Riduzione pena mancata impugnazione: no retroattività
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di pena di un sesto per mancata impugnazione, introdotta dalla Riforma Cartabia (art. 442, comma 2-bis c.p.p.), non ha efficacia retroattiva. Il beneficio si applica solo alle sentenze divenute irrevocabili dopo l'entrata in vigore della nuova legge, in quanto la norma ha natura processuale e segue il principio del "tempus regit actum", e non quello della "lex mitior".
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Indennizzo procedura fallimentare: no tagli per troppi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 80/2024, ha stabilito un importante principio in materia di indennizzo per la durata irragionevole di una procedura fallimentare. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia sui termini di decadenza e ha accolto quello incidentale dei creditori, affermando che la riduzione dell'indennizzo prevista in caso di un elevato numero di parti (superiore a cinquanta) non si applica alle procedure concorsuali. Questa distinzione si basa sulla natura fisiologica della pluralità di creditori nel fallimento, a differenza di un processo ordinario.
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Processo in assenza: notifica e colpa dell’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata in sua assenza. La ricorrente sosteneva di non aver avuto conoscenza del procedimento poiché la notifica era stata ricevuta da un familiare non più convivente. La Corte ha stabilito che la notifica al domicilio eletto a un familiare è valida e che costituisce colpa grave dell'imputato non mantenere i contatti con il proprio difensore di fiducia, legittimando così lo svolgimento del processo in assenza.
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Provvedimento abnorme e rito: la Cassazione decide
La Procura ricorre contro un'ordinanza del GUP che, per un reato di droga, aveva imposto la citazione diretta a giudizio basandosi sulla legge vigente al momento del fatto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, definendo l'ordinanza un 'provvedimento abnorme'. Viene stabilito che le norme processuali seguono il principio 'tempus regit actum': si applica la legge in vigore quando l'atto processuale viene compiuto. Poiché una nuova legge aveva innalzato la pena prima della richiesta del PM, la procedura corretta era l'udienza preliminare. L'ordinanza viene quindi annullata.
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Regime 41-bis: proroga legittima per reati antichi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e basata sulla capacità di mantenere legami con l'organizzazione criminale, non solo sul passato. Inoltre, il regime 41-bis, riguardando le modalità di esecuzione della pena e non la pena stessa, non viola il principio di irretroattività e si applica secondo la legge in vigore al momento dell'esecuzione (tempus regit actum).
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