La Suprema Corte affronta il tema dell'estensione del divieto di concorrenza ex art. 2557 c.c. alla cessione di quote sociali. Nel caso di specie, gli acquirenti di una società di ristorazione lamentavano la violazione del divieto da parte dei venditori, che avevano aperto un nuovo locale nelle vicinanze. Sebbene la giurisprudenza ammetta l'applicazione analogica della norma quando la cessione di quote realizza una sostituzione sostanziale dell'imprenditore, la decisione finale dipende dall'accertamento dell'idoneità della nuova impresa a sviare la clientela. La Corte ha confermato che tale valutazione è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso poiché mirava a una revisione delle prove non consentita in sede di legittimità.
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