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Svalutazione Delle Partecipazioni

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Svalutazione delle partecipazioni: deduzione vietata
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società controllante la svalutazione delle partecipazioni societarie detenute in una controllata. La società aveva dedotto fiscalmente una consistente perdita, originata da un mutamento nei criteri contabili di bilancio della controllata. L'Ufficio tributario ha applicato il metodo di omogeneizzazione dei dati patrimoniali, accertando che il valore effettivo della partecipata era in realtà aumentato anziché diminuito. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il recupero a tassazione delle imposte Ires. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società contribuente, stabilendo che la deduzione fiscale presuppone una reale perdita patrimoniale e legittima il Fisco a verificare i bilanci al di là delle mere scelte civilistiche.
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Svalutazione delle partecipazioni: fisco battuto sui versamenti
Un'azienda italiana, socia unica di una controllata estera colpita da un grave incendio, ha azzerato e ricostituito il capitale di quest'ultima, deducendo interamente come perdita sia il valore della partecipazione sia i versamenti per coprire il deficit oltre il capitale (cosiddetti versamenti sottozero). L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la deduzione immediata, ritenendola una svalutazione da ripartire in cinque anni. La Corte di Cassazione ha chiarito che la svalutazione delle partecipazioni derivante dal ripristino del capitale va effettivamente ammortizzata in cinque quote annuali. Al contrario, i versamenti sottozero effettuati per coprire le perdite eccedenti il patrimonio netto sono immediatamente deducibili come spese d'esercizio. La sentenza è stata cassata con rinvio per applicare questo principio.
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Svalutazione delle partecipazioni: no alla deduzione anticipata
Una società, prima di essere cancellata dal registro delle imprese, ha dedotto fiscalmente una perdita derivante dalla svalutazione delle partecipazioni in un'altra azienda in crisi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola indeducibile. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della deduzione. I giudici hanno chiarito che la svalutazione delle partecipazioni non è assimilabile a una perdita su crediti e non è deducibile fino al momento del reale realizzo, ossia la vendita della quota o la chiusura della liquidazione della società partecipata. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del liquidatore per perdita di capacità processuale della società estinta, respingendo l'appello dei soci e condannandoli al pagamento delle spese.
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Svalutazione delle partecipazioni: scontro tra Fisco e imprese
Una società per azioni ha impugnato alcuni avvisi di accertamento relativi a IRES e IRAP. Il contrasto principale riguardava la svalutazione delle partecipazioni detenute in una società non quotata, acquistate in più anni. L'Agenzia delle Entrate contestava il metodo di calcolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in caso di acquisti scaglionati nel tempo, il calcolo della svalutazione deve seguire il criterio della stratificazione per anno di acquisizione. Inoltre, la Corte ha accolto parzialmente i ricorsi del Fisco, confermando che gli accantonamenti per il patto di non concorrenza non sono deducibili e che la decisione precedente sugli interessi passivi mancava di una motivazione reale. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Svalutazione delle partecipazioni: Fisco battuto sul calcolo
L'Azienda impugna un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. La controversia riguarda la corretta svalutazione delle partecipazioni in una società controllata, acquistate in più anni. L'Agenzia delle Entrate contesta anche la deducibilità degli accantonamenti per il patto di non concorrenza e i costi di leasing. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Azienda sulla svalutazione delle partecipazioni, stabilendo che si deve applicare il criterio della stratificazione per i diversi anni di acquisto. Accoglie invece il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria sul patto di non concorrenza, dichiarando indeducibili i relativi accantonamenti perché non previsti tassativamente dalla legge. La causa viene rinviata alla Commissione Tributaria Regionale.
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