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Art. 59 TUIR

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Ritenuta fiscale TFM: Incasso giuridico anche senza pagamento fisico
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio in materia di Ritenuta fiscale TFM. Il caso riguardava un'Azienda che non aveva applicato la ritenuta sul Trattamento di Fine Mandato (TFM) spettante al suo amministratore deceduto. Gli eredi, anche soci, avevano rinunciato all'incasso fisico, convertendo il credito in un finanziamento alla società. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa operazione, sostenendo che si configurasse un 'incasso giuridico'. La Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo che la conversione del credito in patrimonio societario equivale a un incasso, rendendo dovuta la Ritenuta fiscale TFM da parte dell'Azienda, in qualità di sostituto d'imposta.
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Svalutazione delle partecipazioni: scontro tra Fisco e imprese
Una società per azioni ha impugnato alcuni avvisi di accertamento relativi a IRES e IRAP. Il contrasto principale riguardava la svalutazione delle partecipazioni detenute in una società non quotata, acquistate in più anni. L'Agenzia delle Entrate contestava il metodo di calcolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in caso di acquisti scaglionati nel tempo, il calcolo della svalutazione deve seguire il criterio della stratificazione per anno di acquisizione. Inoltre, la Corte ha accolto parzialmente i ricorsi del Fisco, confermando che gli accantonamenti per il patto di non concorrenza non sono deducibili e che la decisione precedente sugli interessi passivi mancava di una motivazione reale. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Prenotazione a debito: no se il danno è da colpa
La Corte di Cassazione chiarisce che la prenotazione a debito dell'imposta di registro su una sentenza di risarcimento danni non è applicabile se la condanna si basa su mera negligenza e non su fatti che costituiscono reato. In questo caso, una curatela fallimentare si è vista negare il beneficio fiscale, poiché la responsabilità del precedente amministratore era stata accertata come colposa e non dolosa. Di conseguenza, si applica il principio generale della solidarietà passiva nel pagamento dell'imposta tra le parti in causa.
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Responsabilità soci società estinta: la Cassazione
Un ex socio di una s.r.l. cancellata dal registro delle imprese ha impugnato avvisi di accertamento per debiti fiscali (IRES, IRAP, IVA) della società e per IRPEF su utili extra-contabili presuntivamente distribuiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cancellazione della società innesca un fenomeno successorio. Di conseguenza, l'ex socio risponde dei debiti tributari della società estinta, e l'amministrazione finanziaria può legittimamente notificargli direttamente gli atti impositivi. Viene confermata la validità della presunzione di distribuzione degli utili ai soci in caso di società a ristretta base.
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Giudicato esterno tributario: limiti e onere prova
Una società contesta un accertamento fiscale per il 2003 basandosi su una sentenza favorevole relativa al 2002, invocando il principio del giudicato esterno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per le imposte periodiche il giudicato non è automatico. Spetta al contribuente dimostrare che i fatti rilevanti non sono cambiati da un anno all'altro, onere che in questo caso non è stato soddisfatto.
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Società cancellata: la responsabilità fiscale del socio
Un socio di una società cancellata contesta degli avvisi di accertamento per debiti fiscali dell'ex azienda. La questione centrale è la responsabilità del socio per le obbligazioni tributarie della società estinta. La Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su questo tema cruciale, che chiarisca i presupposti e l'onere della prova per agire contro i soci.
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Rettifica rimanenze iniziali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può procedere alla rettifica delle rimanenze iniziali di un anno d'imposta anche se non ha contestato le rimanenze finali dell'anno precedente. La sentenza chiarisce che il principio di autonomia dei periodi d'imposta prevale su quello di continuità dei valori di bilancio in sede di accertamento, consentendo una rideterminazione autonoma dei valori per ogni singolo esercizio fiscale.
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Ricorso soci: inammissibile se non parti in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei soci di una s.r.l. a ristretta base partecipativa contro una sentenza d'appello, poiché l'Amministrazione finanziaria aveva impugnato la decisione di primo grado solo nei confronti della società. La Corte ha chiarito che non esiste litisconsorzio necessario tra società e soci, ma solo un nesso di pregiudizialità. Di conseguenza, i soci, non essendo stati parte del giudizio di secondo grado, non erano legittimati a impugnarne la sentenza. Il ricorso della società è stato invece rigettato.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società edile ha impugnato un avviso di accertamento induttivo basato sull'inattendibilità delle scritture contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Amministrazione Finanziaria. La Corte ha chiarito che l'omessa indicazione delle rimanenze iniziali e finali nel libro inventari e la presenza di costi generici giustificano il ricorso all'accertamento induttivo.
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Utili extracontabili: notifica e presunzione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF a carico di un socio per utili extracontabili di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo la validità della notifica dell'atto presupposto presso la sede sociale, anche se ritirato da un mero "collaboratore", e ribadendo che la presunzione di distribuzione dei profitti non richiede la definitività dell'accertamento societario. Inoltre, ha chiarito che gli utili "in nero" vengono tassati per intero al socio, senza la mitigazione del 40%.
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