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17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine che indica l'appartenenza di una condotta (azione o omissione) a un soggetto, implicando la coscienza e volontarietà del comportamento stesso, a prescindere dall'intenzione di causare un danno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Responsabilità amministratori bancari: sanzione anche senza delega
Un ex componente del consiglio di amministrazione di un istituto di credito ha impugnato la sanzione pecuniaria inflitta dall'Autorità di Vigilanza per grave inosservanza delle regole di correttezza e trasparenza nei servizi di investimento. Le violazioni riguardavano la vendita di azioni proprie, la concessione di finanziamenti correlati e la profilatura scorretta dei clienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso stabilendo che la responsabilità amministratori bancari sussiste anche per i consiglieri privi di deleghe esecutive. Tutti i membri del consiglio hanno il dovere di agire informati e di vigilare sulla gestione dei rischi. Nei procedimenti sanzionatori vige una presunzione di colpa che impone all'amministratore di dimostrare l'impossibilità incolpevole di adempiere ai propri doveri di controllo.
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Vizio parziale di mente e dolo: condanna per lesioni confermata
L'Imputato è stato condannato per lesioni aggravate dall'uso di un coltello ai danni della Vittima. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di prove sull'uso dell'arma e invocando l'assenza di dolo a causa del vizio parziale di mente dell'aggressore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che vizio parziale di mente e dolo restano concetti distinti: un'infermità psichica parziale riduce la capacità dell'aggressore ma non ne annulla la volontà di ferire. La valutazione della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Conflitto di interessi dell’avvocato: accordo privato inutile
Un professionista ha assunto la difesa di un cliente contro una società con cui aveva rapporti professionali in corso, violando il termine di due anni previsto dalle norme professionali. Inoltre, ha avviato un'azione esecutiva contro la stessa società per recuperare i propri compensi senza rinunciare ai precedenti incarichi. Il Consiglio Nazionale Forense ha confermato la sanzione della censura per violazione delle regole sul conflitto di interessi dell'avvocato. Il professionista ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la proporzionalità della sanzione e la mancanza di motivazione. Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione della gravità del fatto spetta esclusivamente agli organi disciplinari e che la sanzione applicata è coerente e ragionevole.
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Concordato preventivo e sanzioni: la crisi non salva il Fisco
L'Agenzia delle Dogane ha sanzionato una società per il mancato versamento delle accise del 2015. La contribuente ha impugnato le sanzioni, sostenendo l'impossibilità di pagare a causa della presentazione di una domanda di concordato preventivo, che vieta il pagamento dei debiti pregressi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che la pendenza del concordato preventivo non cancella la colpevolezza del mancato pagamento delle imposte già scadute. Pertanto, il binomio tra concordato preventivo e sanzioni non esclude l'applicazione delle sanzioni tributarie, poiché la violazione si è consumata prima dell'avvio della procedura concorsuale. La società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Responsabilità degli amministratori: l’inerzia costa cara
Un componente del consiglio di amministrazione di una banca ha impugnato la sanzione di novantacinquemila euro inflitta dall'Autorità di Vigilanza per gravi irregolarità nella vendita di azioni e nella profilatura dei clienti. La Corte d'Appello ha confermato la sanzione, escludendo che la condotta dolosa della direzione generale potesse scusare l'inerzia del consigliere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena responsabilità degli amministratori non esecutivi. Anche senza deleghe operative, i consiglieri hanno il dovere di agire informati e di vigilare attivamente per prevenire i rischi aziendali. La semplice rassicurazione degli uffici interni non elimina il dovere di approfondimento, specialmente nel settore bancario dove è richiesta una diligenza professionale elevata.
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Sanzioni Consob e principio del favor rei: no alla retroattività
L'Autorità di Vigilanza ha sanzionato un ex Amministratore di una banca per violazioni sulle valutazioni di adeguatezza degli investimenti. L'Amministratore ha impugnato il provvedimento, invocando l'applicazione retroattiva di norme più favorevoli introdotte successivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione rideterminata dalla Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che in tema di sanzioni Consob e principio del favor rei, la retroattività della legge più favorevole non si applica alle sanzioni amministrative sprovviste di una reale natura punitiva o penale. Inoltre, grava sull'amministratore l'onere di dimostrare l'assenza di colpa a fronte di accertate carenze organizzative dell'istituto di credito.
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Omesso versamento IVA e crisi: la guida legale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per il reato di **omesso versamento IVA**, respingendo la tesi difensiva basata sulla crisi di liquidità. La difesa sosteneva che la scelta di pagare gli stipendi ai dipendenti anziché le imposte escludesse il dolo, configurando una sorta di stato di necessità o forza maggiore. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'IVA è un'imposta percepita da terzi per conto dello Stato e che l'imprenditore ha l'obbligo di accantonare le somme necessarie. Il superamento significativo della soglia di punibilità ha inoltre precluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Responsabilità bancaria: sanzioni ai vertici aziendali
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa pecuniaria irrogata dall'Autorità di Vigilanza a un alto dirigente per violazione degli obblighi di comunicazione. Il caso riguarda la responsabilità bancaria legata alla raccolta di intenzioni di acquisto di azioni senza la dovuta informativa. La Corte ha stabilito che il diritto di accesso agli atti non è assoluto per i documenti secondari e che la posizione di vertice comporta un dovere di vigilanza non delegabile, confermando la legittimità della sanzione anche in presenza di strutture organizzative complesse.
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Responsabilità amministratori: obblighi e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa inflitta dalla CONSOB a un componente del consiglio di amministrazione di un istituto bancario. La contestazione riguardava la violazione degli obblighi informativi nei prospetti d'offerta relativi ad aumenti di capitale. Il fulcro della decisione risiede nella responsabilità amministratori non esecutivi, i quali hanno il dovere di agire in modo informato e monitorare attivamente la gestione, specialmente in presenza di segnali di allarme come le operazioni baciate. La Corte ha rigettato le eccezioni relative alla natura penale della sanzione e alla tardività della contestazione, ribadendo che l'assenza di deleghe non esonera dai doveri di vigilanza.
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Responsabilità amministratori: i doveri di vigilanza
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni inflitte dalla CONSOB a ex membri del consiglio di amministrazione di un istituto di credito per gravi violazioni normative. La sentenza ribadisce la presunzione di colpa e il dovere di vigilanza attiva che grava su tutti i consiglieri, anche quelli senza deleghe operative. Viene chiarito che la responsabilità degli amministratori sorge dall'omissione dei controlli necessari a prevenire irregolarità, come la gestione non conforme delle azioni proprie e l'erogazione di finanziamenti anomali. La Corte ha inoltre precisato che il termine per la contestazione delle violazioni decorre dalla conclusione dell'attività ispettiva e non dalla prima scoperta del fatto.
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Responsabilità disciplinare avvocato: cosa succede?
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare della censura a un avvocato per aver abbandonato la difesa del proprio assistito, non presentandosi a due udienze penali. La Corte ha chiarito che la violazione dei doveri professionali, come la negligenza, costituisce un illecito a prescindere dal danno concreto causato al cliente. La decisione sottolinea l'importanza dei doveri di diligenza e fedeltà, respingendo la tesi dell'errore scusabile e ribadendo che la responsabilità disciplinare dell'avvocato scaturisce dalla semplice trascuratezza rilevante e non scusabile.
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Sanzioni concordato preventivo: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo ha impugnato delle cartelle di pagamento per sanzioni tributarie, sostenendo che la crisi aziendale costituisse una causa di forza maggiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le sanzioni in concordato preventivo sono pienamente legittime. La Corte ha precisato che la procedura concorsuale non esclude la colpa del contribuente e che l'obbligazione tributaria, e la relativa sanzione, sorgono al momento della violazione, anche se l'atto di irrogazione è successivo all'apertura del concordato.
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Falso in Procura: Sospeso Avvocato dalla Cassazione
Un avvocato è stato sospeso per un anno e sei mesi per aver alterato la data su una procura del cliente al fine di utilizzarla in nuovi procedimenti legali. Il ricorso del legale, basato sulla presunta assenza di un intento fraudolento, è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, sottolineando che un falso in procura costituisce una grave violazione disciplinare, indipendentemente dal consenso del cliente, poiché lede l'integrità e la credibilità dell'intera professione forense.
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Responsabilità sindaci banca: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni pecuniarie irrogate dalla Banca d'Italia ai membri del collegio sindacale di un importante istituto di credito per carenze nei controlli e violazioni in materia di rischi finanziari. La sentenza affronta temi cruciali sulla responsabilità sindaci banca, rigettando le tesi difensive basate sulla tardività del procedimento, sulla natura sostanzialmente penale delle sanzioni e sulla scusante dell'occultamento di informazioni da parte dei vertici aziendali. La Corte ha ribadito l'elevato standard di diligenza richiesto ai sindaci, i quali dispongono di ampi poteri ispettivi e non possono invocare una mera responsabilità da posizione.
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Responsabilità amministratore non esecutivo: il dovere di agire
Un amministratore di un istituto di credito, privo di deleghe operative, è stato sanzionato dalla CONSOB per l'omessa indicazione nei prospetti informativi di operazioni di "capitale finanziato". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione e sottolineando la piena responsabilità dell'amministratore non esecutivo. La Corte ha stabilito che anche chi non ha ruoli operativi ha un preciso dovere di informarsi attivamente sulla gestione e sull'organizzazione aziendale, soprattutto in presenza di segnali di allarme. La sentenza ribadisce che, in materia di sanzioni amministrative, vige una presunzione di colpa, e spetta all'amministratore dimostrare di aver agito diligentemente per prevenire l'illecito.
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Responsabilità CFO: la Cassazione conferma la sanzione
Un manager con il ruolo di Chief Financial Officer (CFO) di un istituto bancario è stato sanzionato dall'autorità di vigilanza per irregolarità e omissioni informative relative a una complessa operazione finanziaria. Dopo il rigetto della sua opposizione da parte della Corte d'Appello, il dirigente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione e delineando i contorni della responsabilità CFO. La decisione sottolinea che il ruolo del CFO non è meramente formale, ma implica una posizione di garanzia che impone un dovere attivo di verifica e di corretta comunicazione verso gli organi di vigilanza, anche per operazioni iniziate prima dell'assunzione della carica.
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Omesso Versamento IVA: quando la crisi non esclude il dolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9136/2025, ha confermato la condanna per omesso versamento IVA a carico di un imprenditore. La difesa, basata su una presunta crisi di liquidità imprevedibile, è stata respinta. Secondo la Corte, le difficoltà economiche erano note da tempo e quindi prevedibili, pertanto l'imprenditore avrebbe dovuto accantonare le somme per l'IVA, configurando così il dolo necessario per il reato.
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