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Storno

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'attività di un concorrente volta a sottrarre sistematicamente dipendenti o collaboratori a un'altra impresa, che può configurare concorrenza sleale se attuata con modalità scorrette e con l'intento di danneggiare l'organizzazione aziendale altrui.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Operazioni bancarie non autorizzate: debito nullo e conto salvo
Una correntista scopre un disavanzo di circa un milione di euro sui propri conti correnti. Il figlio della donna ha disposto investimenti finanziari speculativi falsificando la firma della madre. La banca chiede la condanna della cliente al ripianamento del debito, sostenendo la consapevolezza e la complicità familiare della donna. I giudici accertano la falsità materiale delle sottoscrizioni ed escludono ogni mandato tacito. Eliminati tutti gli investimenti illeciti, i conti correnti risultano in realtà in attivo per oltre 115.000 euro. La Corte di Cassazione respinge definitivamente il ricorso dell'istituto di credito. La pronuncia stabilisce che l'istituto bancario deve stornare integralmente le operazioni bancarie non autorizzate e condanna la banca al rimborso delle spese di lite.
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Note di variazione IVA: l’accordo tardivo blocca il rimborso
Una società di trasporti emetteva fatture nel maggio 2004 e decideva di annullarle nel settembre 2005 tramite note di credito, a seguito di accordi transattivi sopravvenuti con i propri clienti. L'Agenzia delle Entrate disconosceva il recupero dell'imposta poiché l'annullamento era avvenuto oltre il termine di legge. I giudici di merito confermavano la legittimità della pretesa fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell'azienda: l'emissione delle note di variazione IVA derivanti da accordi successivi tra le parti è soggetta al termine decadenziale improrogabile di un anno dalla data di effettuazione delle operazioni originarie. La società perde il giudizio ed è condannata al pagamento delle spese di lite.
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Ricalcolo saldo conto corrente: vittoria del correntista
La vicenda nasce dalla domanda promossa da una società correntista contro un istituto di credito. La cliente chiedeva di accertare la nullità di clausole contrattuali per difetto di forma e l'illegittimità degli addebiti per anatocismo, sollecitando il ricalcolo saldo conto corrente ancora in essere. La banca eccepiva la carenza di interesse ad agire, ritenendo l'azione un mero accertamento di fatto privo di contestuale richiesta di condanna. I giudici di merito accoglievano le ragioni della società correntista, rideterminando il saldo favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto finanziario, confermando l'ammissibilità dell'azione giudiziale anche a rapporto aperto per eliminare addebiti illegittimi. Inoltre, i giudici di legittimità hanno sanzionato la banca per abuso del processo.
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Omessa dichiarazione dei redditi: costi senza bilancio non salvano
Un imprenditore ha subito una condanna penale per il reato di omessa dichiarazione dei redditi dopo la mancata presentazione della dichiarazione fiscale per la vendita di immobili. La difesa ha sostenuto che il ricalcolo dei costi di acquisto e delle rimanenze avrebbe ridotto l'imposta evasa sotto la soglia di punibilità penale. I giudici di merito hanno respinto questa tesi per la totale mancanza dei bilanci relativi agli anni intermedi e per l'assenza di documenti a supporto delle detrazioni e delle note di credito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Il contribuente non può invocare costi deducibili o rettifiche contabili senza produrre i bilanci e le scritture giustificative dell'epoca.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: il nodo dei termini
L'Ente Previdenziale ha disconosciuto i rapporti di lavoro subordinato di due amministratori di un'azienda, annullando i versamenti effettuati al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. L'Azienda e i lavoratori hanno chiesto il trasferimento di tali somme alla Gestione separata. L'Ente ha accettato la richiesta ma solo nei limiti della prescrizione quinquennale. La Corte d'Appello ha confermato questa decisione, stabilendo che la prescrizione decorre dai singoli versamenti. I ricorrenti si sono rivolti alla Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per approfondire la complessa questione della prescrizione dei contributi previdenziali e del loro trasferimento tra diverse gestioni pensionistiche obbligatorie.
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Omessa pronuncia del giudice: la Cassazione dà ragione al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società per maggiori ricavi e costi indeducibili. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco rilevando un'omessa pronuncia del giudice di secondo grado, il quale ha annullato l'intero atto impositivo senza esaminare la questione dei maggiori ricavi accertati per centodiecimila euro. La Corte ha invece respinto i motivi relativi alla genericità delle fatture per i costi di pubblicità, ritenendo la contestazione di merito e non di legittimità. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria per un nuovo esame.
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Diligenza dell’esercente nei pagamenti: carta clonata e storno
Un negozio di gioielli ha venduto preziosi accettando pagamenti con una carta di credito poi risultata clonata. L'istituto di credito ha stornato i pagamenti a causa di gravi irregolarità: l'esercente ha frazionato la spesa in cinque transazioni ravvicinate e non ha annotato gli estremi del documento d'identità del cliente sugli scontrini, violando il contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dello storno, dichiarando inammissibile il ricorso del commerciante. La Suprema Corte ha ribadito che la diligenza dell'esercente nei pagamenti richiede il rispetto rigoroso delle cautele contrattuali, specialmente di fronte a operazioni sospette per tempi e importi. Chi vince: L'istituto di credito. Conseguenze: L'esercente perde definitivamente il denaro delle vendite e deve pagare le spese processuali aggiuntive.
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Fisco contro socio: nullo il verdetto per motivazione apparente
L'Agenzia delle Entrate ha accertato un maggior reddito in capo al socio di una società a ristretta base partecipativa, presumendo la distribuzione di utili non dichiarati derivanti da versamenti bancari sospetti. La Commissione Tributaria Regionale ha parzialmente annullato l'atto ritenendo provato uno storno di denaro, senza però specificare quali documenti contabili supportassero tale conclusione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, dichiarando la nullità della sentenza per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che una decisione è nulla se non permette di ricostruire l'iter logico-giuridico seguito dal giudice. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo e corretto esame.
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Rapporto di agenzia: l’agente perde le provvigioni e paga i danni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un agente che aveva interrotto il rapporto di agenzia lamentando una concorrenza sleale da parte di una società controllata dalla preponente. L'agente riteneva che tale condotta costituisse una giusta causa di recesso, esonerandolo dal preavviso e dandogli diritto alle provvigioni. I giudici hanno confermato che la condotta della controllata era nota da anni e non aveva causato danni dimostrati, escludendo la giusta causa. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che spetta all'agente l'onere di provare il diritto alle provvigioni pretese, non bastando la produzione di tabulati aziendali riferiti a provvigioni solo potenziali. L'agente è stato condannato a pagare l'indennità di mancato preavviso e le spese di giudizio.
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Infedeltà Patrimoniale: Bozza di Contratto Sviata, ma è Reato?
Una socia accusava gli amministratori di averla indotta a investire in una società cinematografica con la promessa di un contratto, poi dirottato verso un'altra azienda a loro riconducibile. L'accusa iniziale di truffa è caduta. In Cassazione, la socia ha chiesto di riconoscere il reato di infedeltà patrimoniale. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave: una semplice bozza di contratto non è un bene del patrimonio sociale. Pertanto, sviare una mera opportunità commerciale non integra il reato di infedeltà patrimoniale. Gli amministratori sono stati definitivamente assolti.
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Peculato: dipendente postale e prescrizione del reato
Un impiegato postale è stato condannato per il reato di Peculato per essersi appropriato di circa mille euro consegnati da un utente per un rimborso previdenziale. La difesa ha contestato la qualifica di incaricato di pubblico servizio del dipendente e ha richiesto la riqualificazione del fatto in truffa o appropriazione indebita. La Corte di Cassazione, pur confermando la natura pubblicistica dell'attività svolta in relazione ai rimborsi INPS, ha rilevato il decorso dei termini massimi di legge, dichiarando il reato estinto per prescrizione.
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Appendice di vincolo: obblighi dell’assicuratore
Una società di leasing ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per ottenere l'indennizzo a seguito del furto di un veicolo assicurato con **appendice di vincolo**. L'assicuratore ha negato il pagamento a causa del mancato versamento del premio da parte dell'impresa utilizzatrice. La Cassazione ha stabilito che l'assicuratore ha l'obbligo, in base ai principi di buona fede e correttezza, di informare il beneficiario del vincolo circa il mancato pagamento del premio, poiché il contratto si configura come a favore di terzo.
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Principio di competenza: Cassazione su storno ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29555/2024, ha chiarito l'applicazione del principio di competenza fiscale in caso di ricavi contestati. Una società di costruzioni aveva stornato dei ricavi relativi a fatture contestate da un cliente nello stesso anno di emissione. L'Agenzia delle Entrate aveva ritenuto l'operazione illegittima, applicando la normativa IVA sulle note di credito. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per le imposte dirette (Ires e Irap) non si applica la disciplina IVA, ma il principio di competenza (art. 109 TUIR). Se un ricavo diventa incerto nell'esistenza o nell'ammontare a causa di una contestazione, è corretto rilevarne la riduzione nello stesso esercizio, senza dover attendere l'esito di una causa.
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Sopravvenienza attiva: come si tassa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26176/2024, ha chiarito la disciplina della sopravvenienza attiva. Nel caso specifico, una società cooperativa aveva stornato dal bilancio alcune passività, compensandole con la cancellazione di poste attive. L'Agenzia fiscale riteneva che la sola cancellazione delle passività costituisse una sopravvenienza attiva da tassare per intero. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la società aveva fornito prove adeguate, tramite la documentazione contabile e la relazione sulla gestione, a giustificazione della complessa operazione di rettifica, che aveva portato a un minor reddito imponibile. Viene quindi sottolineata l'importanza della prova documentale completa per giustificare le operazioni contabili che impattano sulla determinazione del reddito.
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Peculato del pubblico ufficiale: la Cassazione conferma
Un dipendente pubblico, con mansioni di cassiere presso una Camera di Commercio, è stato condannato per peculato del pubblico ufficiale. L'accusa era di essersi appropriato di somme di denaro alterando le causali e gli importi delle ricevute e effettuando storni ingiustificati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza sottolinea come un accordo transattivo con l'ente danneggiato possa essere interpretato come un'ammissione di colpa e come il ricorso in Cassazione non possa essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito.
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Indennità di preavviso agenti: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12860/2024, ha affrontato il caso di un'agente di commercio licenziata per un presunto storno di clienti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito sull'insussistenza della giusta causa, ma ha accolto il ricorso dell'agente riguardo al calcolo dell'indennità di preavviso. È stato stabilito che tale indennità deve essere calcolata su una base diversa rispetto a quella di fine rapporto (ex art. 1751 c.c.), correggendo così un errore della Corte d'Appello e rinviando per la corretta quantificazione.
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Rettifica conto ricavi: onere della prova e competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato i ricorsi di una società e dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Il caso verteva su avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva, con un focus sulla legittimità di una rettifica conto ricavi di 600.000 euro operata dalla società. La Corte ha stabilito che la rettifica, pur basata su un accordo transattivo, era fiscalmente illegittima perché non supportata da adeguata documentazione probatoria, sottolineando come l'onere della prova per una tale operazione contabile gravi interamente sul contribuente. La decisione ribadisce la centralità del principio di competenza e la necessità di una prova documentale rigorosa per giustificare le rettifiche che riducono l'imponibile.
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