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Stato Passivo — Anno 2025

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168 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Stato Passivo

Provvedimenti

Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità di un decreto ingiuntivo al fallimento dipende da un momento preciso: l'emissione del decreto di esecutorietà da parte del giudice. Se questo provvedimento interviene dopo la dichiarazione di fallimento, il credito non può essere ammesso al passivo sulla base del solo decreto ingiuntivo, anche se non opposto. La Corte ha però chiarito che le spese della procedura esecutiva già avviata e le domande subordinate di ammissione al chirografo devono essere comunque esaminate.
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Data Certa Cambiale: no alla marca da bollo datata
Una società creditrice ha richiesto di essere ammessa al passivo di un fallimento sulla base di alcune cambiali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17541/2025, ha stabilito che la semplice presenza di una marca da bollo datata su una cambiale non è sufficiente a fornire la prova della 'data certa cambiale', necessaria per renderla opponibile alla curatela. Secondo la Corte, per ottenere la data certa sono necessari eventi più sicuri, come un timbro postale di annullamento, che colleghino in modo inequivocabile la data al documento.
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Prova cessione credito: i limiti del sindacato in Cassazione
In un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare, alcuni creditori contestavano l'ammissione di un ingente credito, sostenendo la mancanza di una valida prova della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito. Il sindacato della Suprema Corte è limitato alla verifica che la motivazione del provvedimento non sia meramente apparente o illogica, senza poter entrare in una nuova analisi dei fatti. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e quello incidentale assorbito.
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Credito risarcitorio: la massa paga per i ritardi
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una società creditrice a ottenere un risarcimento per il ritardo con cui un fallimento ha gestito la liquidazione e il riparto delle somme. La sentenza stabilisce che il ritardo ingiustificato degli organi della procedura può generare un credito risarcitorio a carico della massa, da pagarsi in prededuzione. La decisione si fonda sul principio del giudicato interno, poiché il fallimento non aveva specificamente contestato in appello la qualificazione del danno come responsabilità extracontrattuale della massa fallimentare, rendendo tale punto non più riesaminabile.
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Prededuzione crediti: no tra procedure diverse
Una società fornitrice ha richiesto il riconoscimento della prededuzione per un credito maturato nei confronti di una grande impresa mentre questa era in amministrazione giudiziaria. Successivamente, l'impresa debitrice è entrata in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che non esiste continuità giuridica (consecuzione) tra una misura di prevenzione come l'amministrazione giudiziaria e una procedura concorsuale come l'amministrazione straordinaria. Di conseguenza, la prededuzione crediti, valida nella prima procedura, non si trasferisce automaticamente alla seconda.
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Legittimazione ad impugnare: prova della successione
Un istituto di credito propone ricorso per cassazione contro una decisione emessa nei confronti di un'altra banca, sostenendo di esserne il successore legale a seguito di una fusione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la banca appellante non ha fornito la prova documentale della fusione, venendo meno al suo onere di dimostrare la propria legittimazione ad impugnare.
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Onere della prova: banca deve produrre tutti gli estratti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito, confermando che l'onere della prova per dimostrare un credito in un contenzioso spetta interamente alla banca. Quest'ultima è tenuta a produrre tutti gli estratti conto fin dall'inizio del rapporto, senza poter pretendere un azzeramento del saldo iniziale. La mancata produzione documentale completa determina l'insufficienza probatoria e il rigetto della domanda di credito.
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Prova del credito: limiti dell’atto pubblico
Una società creditrice ha tentato di far ammettere il proprio credito al passivo fallimentare di un'altra azienda, basando la prova del credito su una comunicazione del commissario giudiziale di una precedente procedura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale documento, pur provenendo da un pubblico ufficiale, non costituisce prova legale del contenuto sostanziale del credito, ma solo della sua provenienza e dei fatti avvenuti alla presenza del pubblico ufficiale. La valutazione del merito del credito rimane quindi soggetta al libero apprezzamento del giudice.
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Data certa fallimento: il giudicato blocca il ricorso
Una società tedesca ha rivendicato dei beni da una società italiana fallita, basandosi su un contratto di vendita e leasing. La richiesta è stata respinta in primo grado per assenza di data certa del contratto, rendendolo non opponibile al fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma a causa di un precedente giudicato formatosi tra le stesse parti, che aveva già stabilito l'inopponibilità del medesimo contratto.
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Data Certa Fallimento: Prova del Credito Anteriore
Un fornitore di pneumatici ha richiesto l'ammissione al passivo di un cliente fallito per oltre 1.3 milioni di euro. La richiesta è stata respinta in ogni grado di giudizio perché il creditore non ha fornito la prova della "data certa" del suo credito, ovvero non ha dimostrato che fosse sorto prima della dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere di provare l'anteriorità del credito con prove oggettive e opponibili a terzi spetta esclusivamente al creditore. Documenti unilaterali come le fatture sono stati ritenuti insufficienti.
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Opposizione stato passivo: i documenti già in atti
Una società creditrice si oppone all'ammissione parziale del suo credito nel fallimento di un'altra società. Il Tribunale rigetta l'opposizione perché i documenti non sono stati ridepositati telematicamente. La Cassazione cassa la decisione, affermando che nell'opposizione stato passivo il giudice deve acquisire d'ufficio i documenti già prodotti nella fase di verifica e specificamente indicati dal creditore.
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Credito ereditario fallimento: quando è escluso
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un coerede che tentava di insinuare un credito ereditario personale nel passivo del fallimento di una società di fatto del fratello. Il credito è stato ritenuto estraneo all'attività sociale, confermando la sua esclusione. Il ricorrente è stato anche condannato per lite temeraria.
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Cessione in blocco: onere della prova del cessionario
La richiesta di ammissione al passivo di una società di gestione crediti, basata su un credito acquisito tramite cessione in blocco, è stata respinta. La Cassazione ha confermato che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente. Sul cessionario grava l'onere della prova di dimostrare che lo specifico credito rientra nel perimetro della cessione.
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Data Certa: Prova del Credito nel Fallimento
Una società creditrice ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito derivante da un accordo commerciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La motivazione principale è la mancanza di una prova della 'data certa' dell'accordo anteriore alla dichiarazione di fallimento. La Corte ha ribadito che, nei confronti della massa dei creditori, la prova non può basarsi su elementi provenienti dalla sola parte creditrice (come fatture o registri contabili non vidimati), ma richiede fatti oggettivi e incontestabili.
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Prova del credito nel fallimento: la lettera d’impegno
Una società finanziaria ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il credito era basato su una lettera di impegno ritenuta illeggibile e priva di sottoscrizione riconducibile al legale rappresentante della società fallita. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla idoneità di un documento come prova del credito spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, confermando l'importanza di fornire prove chiare e inequivocabili.
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Credito prededucibile: no al professionista del fallito
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare in prededuzione per un'attività svolta a favore del fallito dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il credito prededucibile sorge solo da attività degli organi della procedura e non del fallito stesso. L'attività del fallito, seppur legittima, non genera costi opponibili alla massa dei creditori.
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Credito in prededuzione: quando è inammissibile?
Una società si è vista negare un ingente credito in prededuzione per lavori effettuati su un immobile di un'azienda poi fallita. La richiesta, già respinta in primo grado, è stata dichiarata inammissibile dalla Cassazione. La motivazione principale risiede nella mancanza di autorizzazione da parte degli organi della procedura concorsuale e nell'assenza di prova sulla necessità e urgenza degli interventi. La Corte ha sottolineato che il ricorso mirava a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Prova della consegna: la fattura non basta da sola
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per merce asseritamente consegnata. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la semplice fattura con la dicitura 'ok consegnato' non costituisce idonea prova della consegna, specialmente in assenza dei documenti di trasporto (DDT). La prova per testi è stata ritenuta inammissibile perché generica.
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Data certa e prova del credito: limiti in Cassazione
Un risparmiatore ha visto respinta la sua richiesta di ammissione al passivo di una società cooperativa in liquidazione perché i contratti a sostegno del suo credito non avevano data certa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione delle prove per stabilire la data certa è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Ammissione al passivo con riserva: la Cassazione rinvia
Una società committente ha richiesto l'ammissione di un ingente credito risarcitorio nello stato passivo di un'impresa appaltatrice in amministrazione straordinaria. Le corti di merito hanno negato l'ammissione poiché il credito era oggetto di un giudizio civile non ancora definitivo. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione sull'ammissione al passivo con riserva è pendente dinanzi alle Sezioni Unite, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia nomofilattica.
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