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Stato Passivo — Anno 2023

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174 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Stato Passivo

Provvedimenti

Misure di prevenzione patrimoniali e prova del credito
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di ammissione allo stato passivo di crediti vantati dai soci di una società colpita da sequestro. Il caso riguarda l'applicazione delle **misure di prevenzione patrimoniali** e l'onere della prova per i terzi creditori. I giudici hanno stabilito che la semplice iscrizione del debito nei bilanci aziendali o nei partitari contabili non costituisce prova sufficiente del credito, in quanto tali documenti sono considerati atti autoreferenziali che non dimostrano il rapporto fondamentale sottostante, necessario per escludere manovre di riciclaggio.
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Credito contributivo prededucibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito contributivo vantato dall'ente previdenziale sull'indennità sostitutiva del preavviso è da considerarsi prededucibile. Ciò accade quando il rapporto di lavoro prosegue dopo la dichiarazione di fallimento e viene successivamente interrotto dal curatore. Secondo la Corte, tale debito sorge dalla gestione della procedura fallimentare e non dalla precedente attività dell'impresa, garantendogli così la massima priorità nel pagamento.
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Crediti di terzi nel sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da creditori le cui pretese su beni sottoposti a sequestro di prevenzione erano state respinte. La Corte ha accolto un solo ricorso, annullando la decisione per un errore procedurale relativo alla tempestività della domanda, e ha dichiarato inammissibili tutti gli altri. La sentenza ribadisce che per la tutela dei crediti di terzi è fondamentale dimostrare, con documenti aventi data certa, l'anteriorità del credito rispetto al sequestro e la buona fede del creditore, sottolineando l'insufficienza di appelli generici che si limitano a ripetere argomentazioni già esaminate.
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Compensazione fallimentare: credito non certo e limiti
Una fondazione locatrice si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare per canoni non pagati, poiché il Tribunale ha operato una compensazione con un presunto controcredito della società fallita per ingiustificato arricchimento, derivante da ingenti lavori di ristrutturazione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la compensazione fallimentare richiede che il controcredito sia certo, ovvero non contestato. Se l'esistenza del credito è controversa, la compensazione non può essere dichiarata.
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Compensazione fallimentare: no a nuove prove in Cassazione
Un professionista si è visto negare l'ammissione al passivo fallimentare di un proprio credito per effetto della compensazione fallimentare con un controcredito della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il controcredito, derivante dalla restituzione di una caparra per un affare immobiliare non concluso, era stato correttamente individuato dal tribunale. La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
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Registrazione tardiva locazione: la Cassazione conferma
Una società creditrice chiedeva di essere ammessa al passivo di un fallimento per canoni di locazione non pagati. Il Tribunale aveva respinto parte della domanda, ritenendo nullo un contratto per registrazione tardiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio secondo cui la registrazione tardiva locazione sana il contratto con efficacia retroattiva (ex tunc), rendendolo valido fin dall'origine.
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Accantonamento fallimentare: quando è obbligatorio?
Un istituto di credito si è visto negare l'accantonamento fallimentare di somme contese perché non aveva richiesto una specifica misura cautelare durante il giudizio di opposizione allo stato passivo. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che la pendenza del giudizio di opposizione non è di per sé sufficiente a giustificare l'accantonamento, che è previsto solo in casi tassativi.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso accettata dalla controparte. Con l'ordinanza in esame, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, compensato le spese legali e escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di rinuncia.
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Restituzione quote sociali e fallimento: la decisione
La Cassazione nega la restituzione quote sociali a due venditori dopo il fallimento dell'acquirente. La decisione si fonda non sulla mancata trascrizione della domanda di risoluzione, ma sull'assenza di un titolo giudiziale che ordinasse la restituzione, poiché la domanda era stata respinta in un precedente giudizio.
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Revocazione stato passivo: i limiti della domanda
Una società, dopo il rigetto della sua richiesta di rivendica di beni da un fallimento, ha avviato un giudizio di revocazione dello stato passivo, aggiungendo una nuova domanda di risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che in questa sede non è possibile modificare la domanda originaria né nel petitum né nella causa petendi, confermando la natura speciale e rigida di tali procedimenti.
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Rinuncia al ricorso: la Cassazione estingue il giudizio
Una società creditrice si opponeva all'esclusione dal passivo fallimentare a causa di un presunto deposito telematico tardivo dei documenti. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, la società ha optato per la rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. La Suprema Corte, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Prova del credito: l’onere del fornitore nel fallimento
Una società fornitrice ha visto respinta la sua domanda di ammissione al passivo fallimentare di un'altra società. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso. Il punto centrale è stata l'inadeguata prova del credito, poiché i documenti di trasporto presentati non dimostravano in modo inequivocabile la consegna della merce alla società fallita, ma piuttosto al creditore stesso da parte di un terzo. L'appello è fallito per non aver contestato questo specifico e decisivo punto della motivazione del tribunale.
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Privilegio finanziamenti pubblici: esteso alla risoluzione
Una società finanziaria aveva concesso un finanziamento agevolato a un'impresa, poi fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito per la restituzione del finanziamento gode del privilegio finanziamenti pubblici, che ne assicura il rimborso prioritario. La Corte ha chiarito che tale privilegio si applica non solo in caso di 'revoca' amministrativa del contributo, ma anche in caso di risoluzione del contratto per inadempimento, equiparando di fatto i due istituti ai fini della tutela del credito pubblico.
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Ammissione al passivo: Cassazione sulla buona fede
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società creditrice contro il diniego di ammissione al passivo nell'ambito di una confisca di prevenzione. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale, che aveva negato il credito per carenza di buona fede contrattuale e per anomalie nelle procedure di recupero, respingendo anche le eccezioni sull'imparzialità del giudice e sui limiti del giudizio di rinvio.
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