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Stato Di Insolvenza

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228 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Stato di insolvenza bancaria: i criteri della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di stato di insolvenza di un importante istituto bancario già posto in liquidazione coatta amministrativa. Il ricorso, presentato da un ex amministratore, contestava i criteri di valutazione del deficit patrimoniale, in particolare l'utilizzo di dati relativi alla cessione del ramo d'azienda sano a un prezzo negativo. La Suprema Corte ha stabilito che lo stato di insolvenza può essere accertato anche mediante elementi probatori successivi al provvedimento di liquidazione, purché utili a ricostruire la situazione finanziaria dell'epoca. È stata inoltre confermata la legittimità della ripartizione delle spese di consulenza tecnica tra le parti che hanno partecipato attivamente al giudizio, indipendentemente dalla loro soccombenza totale.
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Bancarotta Semplice Documentale: Non colpevole dopo 8 anni
Un ex liquidatore di una società viene condannato per bancarotta semplice documentale per non aver tenuto i libri contabili. La Corte di Cassazione, però, annulla la condanna. Il motivo è un errore temporale: il reato si configura solo se l'omissione avviene nei tre anni prima della dichiarazione di insolvenza. L'imputato aveva lasciato l'incarico ben otto anni prima di tale dichiarazione. La sentenza precedente non spiegava come potesse essere responsabile per un periodo in cui non era più in carica. La Corte ha quindi ordinato un nuovo processo per riesaminare il caso, accogliendo il ricorso del liquidatore.
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Stato di insolvenza e sequestro penale: la guida.
Una società, già sottoposta a sequestro preventivo penale, ha impugnato la dichiarazione di fallimento emessa dal tribunale competente. La ricorrente sosteneva l'incompetenza territoriale, ritenendo che la sede si fosse spostata presso lo studio dell'amministratore giudiziario, e lamentava la violazione del diritto di difesa per il mancato accesso alle scritture contabili. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'amministratore giudiziario svolge funzioni conservative e non sposta la sede dell'impresa. Inoltre, ha ribadito che lo stato di insolvenza si manifesta con fatti esteriori e che l'amministratore unico era consapevole della situazione economica, avendo partecipato attivamente al procedimento.
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Stato di insolvenza: quando scatta il fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, precisando che lo stato di insolvenza si configura come un'incapacità funzionale e irreversibile di soddisfare le obbligazioni aziendali. Nel caso di specie, la cessione dell'intero complesso aziendale e l'assenza di flussi finanziari hanno reso palese il dissesto. La Corte ha inoltre chiarito che l'assoluzione penale non azzera automaticamente il debito tributario nel processo civile e che i fatti successivi alla sentenza di fallimento non rilevano ai fini della legittimità della dichiarazione stessa.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Milano ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, accertando uno stato di insolvenza conclamato. La decisione si fonda su debiti scaduti superiori a 30.000 euro, inclusi un debito fiscale di oltre 200.000 euro, e l'incapacità strutturale dell'impresa di far fronte alle proprie obbligazioni. La sentenza conferma la competenza del Tribunale basata sul Centro degli interessi principali (COMI) dell'impresa.
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Stato di insolvenza e debito contestato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10181/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fallita che contestava il proprio stato di insolvenza. La Corte ha stabilito che la mera contestazione di un debito, anche a fronte di un presunto controcredito, non è sufficiente a paralizzare l'accertamento dell'insolvenza, specialmente in presenza di clausole 'solve et repete' e di una situazione debitoria pregressa. Il ricorso è stato giudicato generico e non idoneo a scalfire le motivate conclusioni della Corte d'Appello.
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Bancarotta preferenziale: crisi e insolvenza distinte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta preferenziale a carico di un amministratore che aveva rimborsato finanziamenti ai soci. La sentenza stabilisce che per la configurabilità del reato è sufficiente la consapevolezza di un grave stato di crisi economica, anche se precedente alla formale dichiarazione di insolvenza, poiché tale condizione impone il rispetto della parità di trattamento tra tutti i creditori.
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Bancarotta preferenziale: dolo e stato di insolvenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni amministratori condannati per bancarotta preferenziale e fraudolenta. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere lo stato di insolvenza dalla semplice illiquidità e afferma che i pagamenti, anche se volti a garantire la continuità aziendale, costituiscono reato se la crisi è irreversibile. La Corte analizza il dolo specifico nel reato di bancarotta preferenziale, confermando la condanna basata sulla consapevolezza del dissesto e della lesione della parità di trattamento tra i creditori.
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Interesse del creditore: l’assenza in udienza non basta
Una società edile ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo la carenza di interesse del creditore a procedere, manifestata dalla sua assenza in un'udienza cruciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata comparizione non equivale a una rinuncia implicita all'istanza. L'ordinanza chiarisce che l'interesse del creditore a promuovere l'azione fallimentare e la sussistenza dello stato di insolvenza sono valutati dal giudice sulla base di tutti gli elementi processuali, non solo sulla presenza delle parti in udienza. La Corte ha confermato lo stato di insolvenza della società basandosi su un'ingente debitoria, protesti e inattività prolungata.
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Stato di insolvenza: i criteri per la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società in liquidazione, rigettando il suo ricorso. La decisione si fonda sulla valutazione dello stato di insolvenza, determinato dall'incertezza e dalla dubbia esigibilità dell'unico, ingente credito vantato dalla società. L'ordinanza chiarisce importanti principi procedurali, tra cui l'autosufficienza del ricorso e le conseguenze della 'doppia ratio decidendi' adottata dal giudice di merito.
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Stato di insolvenza: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio unico contro la dichiarazione di fallimento della sua società. L'imprenditore sosteneva che lo stato di insolvenza fosse insussistente, ma la Corte ha confermato che la valutazione dei giudici di merito, basata su debiti complessivi per oltre 230.000 euro, sfratto esecutivo e irreperibilità dell'amministratore, costituisce un apprezzamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Il ricorrente è stato anche sanzionato per abuso del processo.
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Principio di autosufficienza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in liquidazione contro la propria dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza, poiché la società ricorrente non ha specificato in modo adeguato i motivi per cui un ingente debito fiscale, posto a fondamento dello stato di insolvenza, fosse stato contestato in altra sede. La Corte ha ribadito che il ricorso deve contenere tutti gli elementi necessari per la sua valutazione, senza richiedere l'esame di atti esterni.
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Stato di insolvenza: i criteri per la valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società immobiliare contro la sua dichiarazione di fallimento. La Corte ha confermato che la valutazione dello stato di insolvenza è un apprezzamento di fatto del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se ben motivato. Nel caso specifico, il mancato deposito dei bilanci per quasi un decennio e la cessazione di un'attività imprenditoriale redditizia sono stati considerati indici sufficienti a provare l'incapacità della società di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Stato di insolvenza in liquidazione: la Cassazione decide
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23290/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l'occasione per chiarire i criteri di valutazione dello stato di insolvenza per le imprese non più operative. La Corte ha stabilito che, in fase di liquidazione, l'insolvenza è di natura puramente patrimoniale: si deve unicamente verificare se l'attivo sia sufficiente a soddisfare integralmente i creditori. Viene inoltre confermata l'ampia discrezionalità del giudice di rinvio nel riesaminare i fatti dopo un annullamento per vizi di motivazione.
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Dichiarazione di fallimento: i motivi del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società il cui concordato preventivo era stato precedentemente annullato. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che lo stato di insolvenza era evidente sia dalla domanda di concordato stessa, sia dall'aggravamento della situazione debitoria a seguito della scoperta di abusi edilizi su un immobile chiave. Sono stati respinti anche i motivi relativi alla presunta illegittimità della composizione dei collegi giudicanti e della nomina del curatore fallimentare.
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Accollo interno: non esclude il fallimento della società
Una società, dichiarata fallita su istanza del Pubblico Ministero, ha contestato la decisione sostenendo che un'altra azienda avesse assunto il suo debito principale tramite un accordo di accollo interno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accollo interno non libera il debitore originario nei confronti del creditore. Di conseguenza, il debito è stato correttamente considerato nel valutare lo stato di insolvenza, legittimando la dichiarazione di fallimento.
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Rottamazione debiti: non basta per evitare il fallimento
Un imprenditore individuale, dichiarato fallito su istanza di un dipendente, ha impugnato la decisione sostenendo che l'adesione alla rottamazione dei debiti fiscali dimostrasse la sua solvibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la rottamazione debiti, pur essendo un elemento da considerare, non esclude di per sé lo stato di insolvenza. La valutazione deve essere complessiva, tenendo conto di tutti i debiti residui e della capacità dell'impresa di farvi fronte regolarmente. La Corte ha anche respinto le censure procedurali, affermando che il diritto di difesa non era stato violato grazie alla natura pienamente devolutiva del reclamo in appello.
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Stato di insolvenza e patrimonio: la Cassazione decide
Una società, dichiarata fallita per canoni di locazione non pagati, ricorre in Cassazione sostenendo di non essere in stato di insolvenza grazie a un ingente patrimonio immobiliare. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che lo stato di insolvenza si valuta sulla capacità di adempiere con mezzi liquidi e non sul valore teorico degli asset, soprattutto se non prontamente realizzabili.
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Stato di insolvenza: i criteri della Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo l'insussistenza dello stato di insolvenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'insolvenza è un apprezzamento di fatto riservato ai giudici di merito. La Corte ha inoltre chiarito che la rateizzazione dei debiti tributari non esclude la loro rilevanza nel calcolo dell'esposizione debitoria complessiva ai fini della valutazione dello stato di insolvenza.
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Valutazione stato di insolvenza: i pozzi termali
Un Comune, socio di maggioranza di una società termale fallita, ha impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo che il valore di alcuni pozzi termali avrebbe dovuto essere incluso nell'attivo patrimoniale, rendendo la società solvibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che nella valutazione stato di insolvenza contano solo gli attivi concretamente e prontamente liquidabili per soddisfare i creditori. I pozzi, data la loro natura e la titolarità pubblica della concessione, non rispondevano a tale requisito.
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