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Stato Avanzamento Lavori

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Documento che attesta la quantità e il valore delle opere edili effettivamente eseguite in un determinato periodo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Stato avanzamento lavori e contestazioni: il committente perde
L'Appaltatore cita in giudizio il Committente per ottenere il saldo dei lavori di costruzione di un fabbricato. Il Committente blocca i pagamenti contestando presunti difetti dell'opera e la mancata prova del credito. In secondo grado, la Corte d'Appello riconosce il credito dell'Appaltatore basandosi sulle verifiche del Consulente Tecnico d'Ufficio, il quale esamina lo Stato avanzamento lavori inserito negli atti peritali. Il Committente ricorre in Cassazione affermando che tale documentazione fosse stata prodotta oltre i termini processuali consentiti. La Suprema Corte rigetta il ricorso e conferma la vittoria dell'Appaltatore: il consulente tecnico può acquisire documenti relativi a fatti secondari per rispondere ai quesiti del giudice, superando le preclusioni operative per le parti. Inoltre, lo Stato avanzamento lavori costituisce piena prova del credito se il committente non esprime contestazioni tempestive e formali nei registri contabili contrattualmente previsti.
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Revoca del finanziamento pubblico: acconti e lavori reali
Un'impresa ha ottenuto un contributo regionale per la costruzione di un complesso alberghiero. L'ente pubblico ha successivamente disposto la revoca del finanziamento pubblico poiché la società ha richiesto l'erogazione delle quote intermedie presentando fatture relative ad acconti versati alle imprese costruttrici, a fronte di lavori effettivi realizzati solo per una minima parte. L'impresa ha impugnato la revoca sostenendo che le somme costituivano anticipazioni e che l'opera fosse stata infine completata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. I giudici di legittimità hanno confermato la legittimità della revoca del finanziamento pubblico, evidenziando che l'utilizzo dei fondi pubblici richiede il rigoroso rispetto delle regole di erogazione per stato di avanzamento. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Caparra confirmatoria: l’impresa perde se non chiede i pagamenti
Un acquirente firma un contratto preliminare per l'acquisto di una casa da costruire. L'impresa costruttrice pretende di trattenere la caparra confirmatoria accusando l'acquirente di non aver pagato le rate. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'impresa: i pagamenti erano subordinati a richieste scritte basate sullo stato di avanzamento dei lavori, mai inviate dal costruttore. Di conseguenza, l'acquirente non è inadempiente e l'impresa non ha diritto a trattenere la caparra confirmatoria.
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Valutazione delle rimanenze: il Fisco batte la società edile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di costruzioni la corretta valutazione delle rimanenze per lavori ultrannuali e la deducibilità di alcune spese pubblicitarie prive di prove sull'effettiva promozione del marchio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle rimanenze per opere pluriennali deve seguire rigorosamente i criteri dell'articolo 93 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, basandosi sui corrispettivi pattuiti o liquidati per gli stati di avanzamento. Inoltre, la Corte ha ribadito che il contribuente non può sollevare contestazioni tardive in corso di causa né dedurre costi di pubblicità senza dimostrare la loro reale utilità e inerenza all'attività d'impresa. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova decisione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio dei costi
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato un decreto ingiuntivo emesso a favore di una cooperativa edile in concordato preventivo, incaricata di lavori infrastrutturali. La cooperativa aveva esercitato la facoltà di sciogliersi dal contratto ex art. 169-bis l. fall. La società aeroportuale richiedeva un indennizzo per i danni derivanti dalla mancata ultimazione delle opere, ma i giudici di merito hanno respinto la domanda per carenza di prove sul danno effettivo. Giunti in sede di legittimità, le parti hanno optato per la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione applicabile solo a rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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