LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 169-bis Legge Fallimentare

6 provvedimenti

Scioglimento del contratto di factoring: sì al giudice ordinario
Una società in concordato preventivo ottiene dal Tribunale l'autorizzazione allo scioglimento del contratto di factoring stipulato con un istituto finanziario. Di conseguenza, chiede ai propri debitori di pagare direttamente a lei e non al factor. La società di factoring avvia una causa civile ordinaria per rivendicare i crediti, ma i giudici di merito dichiarano la domanda inammissibile, ritenendo che il provvedimento di scioglimento andasse impugnato con reclamo fallimentare. La Cassazione ribalta la decisione: lo scioglimento del contratto di factoring può essere contestato davanti al giudice ordinario. L'atto del tribunale fallimentare ha natura amministrativa e non impedisce una causa civile autonoma per accertare i diritti sui crediti. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Affitto non pagato in concordato: sì al credito prededucibile
Un'azienda in concordato preventivo non paga i canoni di affitto del capannone dove opera. Al successivo fallimento, il proprietario chiede che il suo credito sia pagato prima degli altri. Il Tribunale nega la richiesta, ma la Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che i canoni di locazione maturati durante la procedura di concordato, derivanti da un contratto preesistente, costituiscono un credito prededucibile. Questo perché il mantenimento del contratto di affitto rientra negli atti di ordinaria amministrazione legalmente compiuti dall'imprenditore per conservare l'azienda. Di conseguenza, il proprietario dell'immobile ha diritto a essere pagato con priorità.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio dei costi
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato un decreto ingiuntivo emesso a favore di una cooperativa edile in concordato preventivo, incaricata di lavori infrastrutturali. La cooperativa aveva esercitato la facoltà di sciogliersi dal contratto ex art. 169-bis l. fall. La società aeroportuale richiedeva un indennizzo per i danni derivanti dalla mancata ultimazione delle opere, ma i giudici di merito hanno respinto la domanda per carenza di prove sul danno effettivo. Giunti in sede di legittimità, le parti hanno optato per la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione applicabile solo a rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
Continua »
Compensazione impropria bancaria: ok in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della compensazione impropria bancaria anche dopo l'apertura di un concordato preventivo. Una banca può trattenere le somme incassate per conto del cliente dopo l'avvio della procedura per compensare un proprio credito anteriore, a condizione che tale facoltà sia prevista da uno specifico patto contrattuale. La Corte ha chiarito che non si tratta di una compensazione tradizionale, soggetta al principio della cristallizzazione dei crediti, ma di un'operazione contabile interna a un unico rapporto negoziale complesso.
Continua »
Scioglimento contratto preliminare in concordato: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la revoca di un concordato preventivo. La revoca era fondata sull'illegittimo scioglimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare, per cui l'acquirente aveva già saldato l'intero prezzo. La Corte ha confermato che lo scioglimento contratto preliminare non è consentito in questi casi, evidenziando inoltre come l'infattibilità economica del piano, derivante dalla perdita dell'immobile, costituisse una ragione autonoma e decisiva per la revoca, non contestata in appello.
Continua »
Sospensione fornitura: illegittima per debiti passati
Una società fornitrice di energia ha tentato una sospensione fornitura nei confronti di un'azienda cliente, in concordato preventivo, a causa di debiti derivanti da un contratto precedente e già scaduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima tale azione, specificando che il rimedio della sospensione della prestazione (ex art. 1460 c.c.) non può essere utilizzato per inadempimenti relativi a rapporti contrattuali distinti e autonomi. La Corte ha inoltre negato la qualifica di 'creditore strategico' al fornitore, poiché il bene fornito era reperibile sul mercato, respingendo così la sua richiesta di risarcimento danni.
Continua »