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Staggito

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine tecnico che indica un bene immobile o mobile sottoposto a pignoramento nell'ambito di una procedura esecutiva.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Capannone pignorato per errore: i registri battono la reale volontà
I Venditori vendono un appartamento all'Acquirente, ma nell'atto e nella nota di trascrizione viene inserito per errore anche un capannone industriale. A seguito dell'inadempimento dell'Acquirente, i creditori pignorano anche il capannone. I Venditori propongono opposizione di terzo all'esecuzione ex art. 619 c.p.c., sostenendo che l'inclusione del capannone fosse un mero errore materiale e che la loro reale volontà fosse quella di vendere solo l'appartamento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei creditori, stabilendo che nei confronti dei terzi prevalgono le risultanze dei Registri Immobiliari e che gli errori materiali non pubblicizzati non possono essere opposti ai creditori pignoranti che hanno fatto affidamento sulla realtà giuridica apparente.
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Aliud pro alio asta: validità e danni immobile
Il Tribunale di Milano affronta il caso di un immobile acquistato all'asta e vandalizzato prima della consegna. La sentenza nega la nullità per aliud pro alio asta poiché i danni sono avvenuti dopo il decreto di trasferimento, confermando che la stabilità delle vendite giudiziarie prevale sui vizi sopravvenuti.
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Validità del pignoramento immobiliare ed errore sulla via
Il Terzo Acquirente acquista un immobile dal precedente proprietario, ma scopre che il bene era già stato pignorato da un creditore e poi venduto all'asta all'Acquirente della Vendita Forzata. Il Terzo Acquirente contesta la validità del pignoramento immobiliare poiché l'atto indicava una via errata (via Adua invece di via Roma). La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Terzo Acquirente, stabilendo che l'errore sull'indirizzo o sui dati catastali non aggiornati costituisce una semplice inesattezza irrilevante se non genera incertezza assoluta sull'identificazione del bene. Di conseguenza, prevale la prima trascrizione del pignoramento, rendendo inefficace l'acquisto successivo del Terzo Acquirente. Vince l'Acquirente della Vendita Forzata.
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Sequestro preventivo: vendita di beni deperibili
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della vendita di tessuti deperibili soggetti a sequestro preventivo per reati doganali. La difesa contestava l'applicazione analogica dell'art. 260 c.p.p., norma originariamente dettata per il sequestro probatorio, ritenendola una violazione del divieto di analogia in malam partem. I giudici hanno invece stabilito che tale estensione è necessaria per colmare una lacuna normativa e proteggere il valore economico del bene, evitando il deprezzamento a vantaggio sia dell'indagato che dello Stato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché generico e infondato.
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Comunione legale: espropriazione e diritti coniuge
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in regime di comunione legale, l'espropriazione per debiti personali di un solo coniuge deve riguardare l'intero bene e non una quota. Essendo una comunione senza quote, il coniuge non debitore non può bloccare la vendita né rivendicare la proprietà esclusiva di una parte. Al termine della procedura, il coniuge non debitore ha però diritto a percepire il 50% del ricavato lordo della vendita, quale compensazione per la perdita del bene.
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Vendita forzata: limiti alla garanzia per evizione
Un acquirente si aggiudicava un immobile e due garage tramite una vendita forzata. Successivamente, il decreto di trasferimento veniva rettificato poiché una porzione di garage non era stata originariamente pignorata, venendo così restituita al debitore. L'aggiudicatario agiva contro i creditori e il notaio delegato per ottenere il rimborso del prezzo pagato in eccesso, invocando la garanzia per evizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'art. 2921 c.c. non è applicabile analogicamente ai casi di errore nel bando di vendita, trattandosi di una norma speciale non estensibile a vizi procedurali già regolati dall'art. 2922 c.c.
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Sospensione feriale: stop ai ricorsi tardivi.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile per tardività il ricorso proposto contro una sentenza di appello in materia di opposizione di terzo all'esecuzione. Il caso riguardava un rilascio immobiliare contestato da un soggetto che rivendicava la proprietà del terreno per usucapione. Il punto centrale della decisione riguarda l'applicabilità della sospensione feriale dei termini processuali. La Suprema Corte ha ribadito che le opposizioni esecutive, inclusa quella di terzo ex art. 619 c.p.c., sono escluse dal beneficio della pausa estiva dei termini, anche quando la causa richiede l'accertamento del diritto di proprietà come presupposto. Poiché il ricorso è stato notificato oltre i sessanta giorni dalla notifica della sentenza impugnata, senza poter scomputare il periodo di agosto, è stato giudicato fuori termine.
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Comunione legale e spese di esecuzione forzata
Un creditore ha pignorato un immobile appartenente a una coppia in regime di comunione legale per un debito personale di uno solo dei coniugi. Dopo la vendita del bene, il giudice ha assegnato al coniuge non debitore la metà esatta del ricavato lordo, senza trattenere le spese della procedura esecutiva. Il creditore ha contestato tale decisione, sostenendo che le spese di liquidazione dovessero gravare sull'intera somma ricavata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nella comunione legale il coniuge estraneo al debito ha diritto alla sua quota lorda, poiché i costi della trasformazione del bene in denaro sono causati esclusivamente dall'inadempimento del debitore.
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Concordato preventivo: inammissibilità e insolvenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo presentata da una società immobiliare inattiva da anni. Il piano è stato giudicato inadeguato poiché il soddisfacimento dei creditori dipendeva da finanza esterna priva di garanzie reali di effettività. La Corte ha ribadito che lo stato di insolvenza può essere legittimamente desunto dalla prolungata assenza di liquidità, dalla pendenza di procedure esecutive e dalla mancanza di operatività aziendale, rendendo inevitabile la dichiarazione di fallimento su istanza del Pubblico Ministero.
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