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Sostanze Stupefacenti

67 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una sostanza stupefacente, psicoattiva, psicotropa (nel linguaggio comune, droga) è una sostanza chimica farmacologicamente attiva, dotata di azione psicotropa, ovvero capace di alterare l'attività mentale, in grado di indurre, in diverso grado, fenomeni di dipendenza, tolleranza e assuefazione. Nella lingua italiana il termine «stupefacente» è diventato, nell'uso, sinonimo di azione psicotropa, sebbene sul piano medico-clinico si distingua tra i due concetti, riservando tale denominazione solo ad una piccola classe di tutte le sostanze psicoattive, dotata di specifiche caratteristiche che inducono stupor in chi le assume. Anche se le diverse sostanze hanno in genere effetti complessi, l'azione psicotropa può essere classificata come: psicolettica: depressoria dell'attività mentale (es. oppioidi, barbiturici, etanolo); psicoanalettica: eccitatoria dell'attività mentale (es. anfetamine, caffeina, cocaina); psicodislettica: capace di alterare la percezione, lo stato di coscienza o il comportamento (es. cannabinoidi, allucinogeni). Per via del loro potenziale psicotropo, le droghe sono state storicamente usate, al di là dell'uso medico-terapeutico (che pure per alcune di esse è assente), a scopo ricreativo ("recreational drug use"), ma anche in contesti religiosi o culturali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso Inammissibile: Cassazione Conferma Condanna Stupefacenti
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza di condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I motivi del ricorso erano troppo generici e non collegati in modo specifico alla sentenza impugnata. La Corte ha ritenuto provata la condotta di detenzione a fini di cessione di stupefacenti. Di conseguenza, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio di Droga e Sanzioni Definitive
Un Ricorrente ha presentato un ricorso contro una condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il ricorso era troppo generico e non contestava in modo specifico la sentenza precedente, che aveva già accertato la sua responsabilità basandosi sulle indagini. Di conseguenza, il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla cassa delle ammende. La sentenza conferma l'importanza di presentare ricorsi ben motivati e specifici per evitare l'inammissibilità.
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Detenzione droga per spaccio: uso personale o traffico? La Cassazione decide
Un individuo, già agli arresti domiciliari, è stato trovato in possesso di droga suddivisa in dosi, bilancini, materiale per il confezionamento e denaro contante con appunti contabili. L'uomo sosteneva la detenzione per uso personale, data la sua dipendenza e disabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. Ha ritenuto che gli elementi raccolti (divisione della droga, strumenti per lo spaccio, denaro senza provenienza lecita e "contabilità") dimostrassero chiaramente la finalità di **detenzione di droga per spaccio**, superando la sua difesa di uso personale.
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Ricorso penale inammissibile: quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Ha presentato un ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e la qualificazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che il ricorso fosse una mera ripetizione delle argomentazioni già presentate in appello e chiedesse una rivalutazione dei fatti, compito non spettante alla Cassazione. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Confisca allargata: denaro senza provenienza lecita, Cassazione conferma
Un individuo è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti (hashish, marijuana e cocaina) tramite patteggiamento. Il Tribunale ha disposto la confisca di una somma di denaro ritenuta sproporzionata rispetto ai suoi redditi, applicando la confisca allargata. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che il denaro non fosse direttamente collegato alle droghe e provenisse da vendite online. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la confisca allargata basandosi sulla sproporzione tra il denaro e l'assenza di fonti di reddito lecite dell'imputato, disoccupato. La Cassazione ha ribadito che la confisca può avvenire anche se il denaro non è un provento diretto del reato, ma deriva da attività illecite non giustificate.
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Ricorso inammissibile: Spaccio di droga, l’appello non basta
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando una presunta omessa motivazione sulla sua responsabilità e sulla mancata conversione della pena in lavori di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il "ricorso inammissibile". Ha ritenuto le censure troppo generiche e non collegate alla sentenza precedente. La richiesta di conversione della pena, inoltre, non era stata avanzata nei motivi di appello. Il Lavoratore ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e 3.000 euro alla cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: condanna per droga confermata
Un Lavoratore è stato condannato per reati legati a sostanze stupefacenti, come previsto dagli articoli 81 c.p. e 73 DPR 309/90. Ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale, ritenendolo infondato, generico e aspecifico. La Corte ha confermato che la sentenza d'appello era adeguatamente motivata, basandosi su prove solide come il sequestro di droga e l'attività di osservazione della polizia. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di droga: ricorso inammissibile per il Lavoratore
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di droga, nello specifico 40 grammi di cocaina destinati allo spaccio. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sentenza d'appello non aveva motivato adeguatamente la qualificazione del fatto e la quantità di principio attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le motivazioni della sentenza d'appello sufficienti, evidenziando che la modalità di detenzione (185 dosi) e il principio attivo escludevano l'uso personale. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali.
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Ricorso inammissibile per traffico di stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre individui condannati per episodi di traffico di sostanze stupefacenti. I ricorrenti contestavano la sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro, che aveva confermato le pene inflitte e la valutazione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi di ricorso generici e manifestamente infondati, in quanto riproponevano argomenti già esaminati e respinti nei gradi precedenti. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: 42 kg di droga e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di circa 42 chilogrammi di marijuana. I giudici hanno rilevato che il quantitativo di principio attivo presente nella sostanza era pari a oltre 4,2 chilogrammi. Questo valore supera ampiamente la soglia limite di 2 chilogrammi di principio attivo stabilita dalla giurisprudenza di legittimità per escludere la lieve entità in materia di sostanze stupefacenti. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando la gravità del fatto contestato.
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Sostanze stupefacenti: ricorso in Cassazione inammissibile
Quattro imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che li aveva condannati per reati in materia di sostanze stupefacenti ai sensi dell'articolo 73 del d.P.R. 309/1990. I ricorrenti lamentavano l'errata qualificazione giuridica del fatto, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la qualificazione del reato operata nei gradi precedenti era corretta e che le contestazioni sulle attenuanti e sulla recidiva richiedevano una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Inoltre, uno dei ricorsi è stato ritenuto privo della necessaria specificità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso legato alla detenzione di sostanze stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. Nonostante la difesa sostenesse la finalità di uso personale o la cessione gratuita, la presenza di una bilancia di precisione e l'ammissione della consegna a terzi hanno reso la motivazione della sentenza di appello solida e insindacabile. La Corte ha ribadito che, in sede di legittimità, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti se il giudice di merito ha fornito una spiegazione logica e coerente.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di tre panetti di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale come scorta natalizia, l'elevato numero di dosi ricavabili (quasi duemila) e l'incompatibilità tra il consumo massiccio dichiarato e l'attività lavorativa di autista hanno portato all'inammissibilità del ricorso. La Corte ha escluso sia la lieve entità che la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali del ricorrente.
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Sostanze stupefacenti: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un reato legato alle sostanze stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. Il ricorrente lamentava un travisamento della prova circa l'efficacia drogante della sostanza e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che le valutazioni del giudice di merito sulla natura della cocaina e sulla non occasionalità della condotta, dovuta alla facilità di approvvigionamento, sono logiche e non sindacabili in sede di legittimità.
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Sostanze stupefacenti: i criteri per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. Il ricorrente sosteneva la finalità di uso personale, ma i giudici hanno ritenuto determinanti elementi quali il possesso di un bilancino di precisione, il numero di dosi ricavabili e il rinvenimento di fotografie ritraenti la droga. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che, in presenza di una motivazione logica e completa, tale decisione non è sindacabile in sede di legittimità.
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Sostanze stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi soggetti condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Gli imputati contestavano il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato che la capacità di approvvigionamento e la struttura dello smercio emerse durante il processo di merito sono incompatibili con l'ipotesi attenuata. I ricorsi sono stati giudicati generici e meramente riproduttivi di questioni già correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio, portando alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: no alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per traffico di sostanze stupefacenti, confermando l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità. I giudici hanno rilevato che gli imputati operavano in un circuito criminale organizzato con capacità di approvvigionamento e smercio strutturate. La difesa chiedeva invano la riqualificazione del reato e il riconoscimento delle attenuanti generiche, ma la Corte ha ritenuto le motivazioni del giudice di merito solide e prive di vizi logici.
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Sostanze stupefacenti: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per traffico di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che le doglianze riguardanti il merito dei fatti non sono proponibili in sede di legittimità, confermando la validità della motivazione fornita dai giudici di appello.
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Sostanze stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per reati concernenti le sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto in favoreggiamento reale, ma la Suprema Corte ha chiarito che tale valutazione spetta esclusivamente ai giudici di merito. Se la sentenza impugnata è sorretta da una motivazione logica e coerente, il giudice di legittimità non può sovrapporre la propria interpretazione dei fatti a quella già espressa nei gradi precedenti.
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Sostanze stupefacenti: prova del possesso e ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di detenzione di sostanze stupefacenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La droga era stata rinvenuta all'interno di un veicolo tipo quad e in un contenitore di rifiuti situato nei pressi dell'abitazione del soggetto, il quale si trovava agli arresti domiciliari. La difesa sosteneva l'impossibilità di attribuire con certezza la sostanza all'imputato, data la collocazione in luoghi pubblici. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che il ragionamento della Corte d'Appello, basato su massime di esperienza e indizi gravi, fosse logico e coerente, confermando la responsabilità penale e negando la concessione delle attenuanti generiche.
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