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Sostanze Stupefacenti

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67 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sostanze stupefacenti: limiti alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 51 kg di bulbi di papavero contenenti oltre 400 grammi di morfina. La difesa aveva richiesto la derubricazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno ritenuto il dato ponderale incompatibile con tale beneficio. Sono state inoltre negate le circostanze attenuanti generiche a causa della presenza di precedenti penali specifici e dell'assenza di elementi positivi di valutazione.
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Sostanze stupefacenti: quando il fatto non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso a disfarsi di circa 104 grammi di hashish. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure sulla responsabilità erano meramente riproduttive di quanto già esaminato nei gradi di merito. La Corte ha escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, citando l'elevato numero di dosi ricavabili (254) e la mancanza di elementi positivi per la concessione delle attenuanti generiche, confermando la pena fissata nel minimo edittale.
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Sostanze stupefacenti: limiti del ricorso penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti, sostenendo l'uso personale, e lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno chiarito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una rilettura degli elementi probatori, confermando la validità della sentenza di merito che aveva desunto la finalità di spaccio dal quantitativo di droga, dalla frequenza degli acquisti e dallo stato di disoccupazione del soggetto.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio nei confronti di un soggetto che trasportava 35 dosi di cocaina e 542 di hashish. La difesa aveva tentato di derubricare il fatto a uso personale, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sull'elevato numero di dosi, sul frazionamento in bustine e sul comportamento elusivo dell'imputato al momento del controllo. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, rigettando la richiesta di riqualificazione del fatto come lieve entità. Nonostante il modesto peso del principio attivo, la capacità di ricavare oltre 400 dosi e il rinvenimento di strumenti per il confezionamento hanno dimostrato una condotta organizzata e non occasionale. La decisione ribadisce che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente con le prove raccolte.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, rigettando il ricorso del condannato. Gli elementi probatori, tra cui il possesso di banconote di piccolo taglio, la suddivisione della droga in dosi e l'osservazione di un tentativo di scambio, hanno escluso l'ipotesi dell'uso personale. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali specifici del ricorrente.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre 12 grammi di eroina. Il ricorrente sosteneva la tesi dell'uso personale, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla quantità di droga (pari a 27 dosi) e sul luogo del ritrovamento (pubblica via), elementi che escludono logicamente la destinazione al solo consumo privato, configurando invece l'attività di spaccio.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta la lieve entità?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di detenzione di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa richiedeva la riqualificazione del fatto come lieve entità, ipotesi esclusa dall'elevata purezza della cocaina e dal dato ponderale. Inoltre, per il reato di resistenza, la Corte ha ribadito che la violenza finalizzata a ostacolare l'arresto configura il reato anche in assenza di lesioni fisiche riportate dagli agenti.
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Sostanze stupefacenti: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto che gestiva un circolo ricreativo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché generico e privo di una reale confutazione delle prove raccolte. La Corte ha evidenziato che la quantità non modesta della sostanza e il luogo del ritrovamento, diverso dall'abitazione privata, escludono la tesi dell'uso personale.
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Sostanze stupefacenti: quando lo spaccio è organizzato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di sostanze stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso di un imputato. La decisione si fonda sull'analisi della messaggistica telefonica, che ha rivelato un'attività di spaccio organizzata e non occasionale. I giudici hanno escluso l'ipotesi della lieve entità a causa del quantitativo di droga sequestrato e della struttura operativa emersa dalle indagini, negando inoltre le attenuanti generiche per la mancanza di elementi favorevoli e la presenza di precedenti penali.
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Sostanze stupefacenti: limiti e reato di spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha ribadito che il reato sussiste anche quando il quantitativo di sostanze stupefacenti è inferiore alla dose media singola, purché sia idoneo a produrre effetti psicofisici. Il ricorso è stato rigettato poiché privo di una critica specifica alle motivazioni della sentenza d'appello.
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Sostanze stupefacenti: i criteri per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di **sostanze stupefacenti** a fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso del prevenuto. Il sequestro di 851 dosi di marijuana, unitamente a bilancini di precisione e denaro contante, ha permesso ai giudici di escludere l'uso personale e la lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del merito, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Sostanze stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per traffico di sostanze stupefacenti, confermando l'esclusione della lieve entità. La decisione si fonda sull'elevato numero di dosi medie ricavabili, superiore a tremila, dato ritenuto incompatibile con un'offensività ridotta. Inoltre, è stata negata l'attenuante della collaborazione poiché l'imputato ha fornito indicazioni generiche prive di utilità per lo sviluppo delle indagini.
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Sostanze stupefacenti: guida ai ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per reati legati alle sostanze stupefacenti ai sensi dell'art. 73, comma 4, d.P.R. 309/1990. I ricorrenti contestavano la mancata applicazione della lieve entità e delle attenuanti, richiedendo una nuova valutazione delle prove. La Suprema Corte ha confermato la sentenza di appello, rilevando che il contributo degli imputati era stabile ed essenziale, escludendo così ogni ipotesi di minima offensività o partecipazione marginale. La decisione ribadisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per riesaminare i fatti.
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Sostanze stupefacenti: stop ai ricorsi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un imputato sorpreso con diverse dosi già confezionate. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano meramente ripetitivi di quanto già discusso in appello e privi di un reale confronto con la sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, motivato dall'assenza di elementi positivi e dall'atteggiamento non collaborativo del soggetto durante le fasi dell'arresto.
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Sostanze stupefacenti: guida alla continuazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto coinvolto in attività illecite legate alle sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava l'aumento di pena applicato per la continuazione tra i reati, sostenendo che la condotta dovesse essere considerata come un unico fatto. La Suprema Corte ha invece stabilito che la detenzione e la cessione di diverse tipologie di droghe giustificano la distinzione dei reati e il relativo calcolo della pena, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando la parte al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: prove dello spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. La decisione si fonda sulla prova univoca della destinazione a terzi della droga, desunta dal frazionamento in dosi, dal possesso di denaro contante e dalle modalità notturne dell'incontro con un complice. La Corte ha inoltre negato la concessione delle attenuanti generiche, valorizzando i precedenti penali specifici del ricorrente e la natura solo parziale della sua collaborazione con le autorità.
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Sostanze stupefacenti: il kit da spaccio è prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il ritrovamento di un kit completo per il confezionamento, comprendente bilancino, mannitolo e 115 bustine, ha confermato la finalità di spaccio. La Corte ha valorizzato la professionalità della condotta e i precedenti penali dell'imputato per confermare la pena.
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Sostanze stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per reati legati alle sostanze stupefacenti. I giudici hanno confermato la distinzione tra l'ipotesi di lieve entità e la fattispecie ordinaria, basandosi su elementi oggettivi quali la qualità della droga, la capacità di approvvigionamento e la frequenza delle cessioni. La Suprema Corte ha ribadito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove, come le intercettazioni, se la motivazione della sentenza di appello risulta logica e coerente.
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Sostanze stupefacenti: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di due soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. I ricorrenti contestavano la validità degli accertamenti tecnici sulla droga e l'uso di dati telefonici. La Corte ha stabilito che gli accertamenti ripetibili non richiedono avviso al difensore e che la Cassazione non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione dei giudici precedenti è logica e coerente. La parola_chiave del caso riguarda l'applicazione dell'art. 73 del Testo Unico Stupefacenti.
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