La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava inammissibile un appello per presunta tardività, chiarendo l'applicazione della Sospensione termini COVID. Il caso riguardava una sentenza di primo grado depositata in anticipo rispetto al termine di 90 giorni fissato dal giudice. La Suprema Corte ha stabilito che il termine per impugnare non decorre dal deposito effettivo, ma dalla scadenza del termine autodeternninato dal giudice, il quale, se ricade nel periodo emergenziale, deve essere prorogato secondo la normativa speciale. Di conseguenza, l'appello depositato entro i nuovi termini ricalcolati è da considerarsi tempestivo.
Continua »