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Sospensione Della Prescrizione — Anno 2023

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119 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sospensione Della Prescrizione

Provvedimenti

Sospensione della prescrizione: l’INPS perde sul Quadro RR vuoto
Una professionista ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS e la richiesta di pagamento dei contributi per gli anni 2009 e 2010, eccependo il decorso del tempo. La Corte d'appello aveva dato ragione all'ente previdenziale, ritenendo che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento intenzionale del debito, idoneo a causare la sospensione della prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice autonoma. I giudici hanno stabilito che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del Quadro RR e il dolo del debitore. Di conseguenza, la sospensione della prescrizione non scatta in automatico, ma richiede una specifica indagine del giudice di merito sulle reali intenzioni del professionista. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Sospensione della prescrizione: se nascondi il debito l’INPS vince
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo a contributi omessi nella Gestione separata per l'anno 2011. Il professionista eccepiva l'avvenuta prescrizione del credito previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisce un comportamento intenzionale volto a nascondere il debito. Questo comportamento determina la sospensione della prescrizione ai sensi dell'articolo 2941, numero 8, del codice civile. Di conseguenza, il termine di prescrizione ricomincia a decorrere solo dal momento in cui l'ente previdenziale scopre l'esistenza del debito. Il professionista è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione del reato: la condanna per rissa resta definitiva
Gli Imputati, condannati per il reato di rissa, hanno proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di estinzione del reato. Secondo la difesa, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza della Corte di Appello. I giudici di legittimità hanno invece rilevato che il termine massimo di prescrizione, pari a sette anni e sei mesi, doveva essere prolungato di ulteriori centotrentasette giorni a causa di tre rinvii delle udienze dibattimentali. Di conseguenza, la scadenza effettiva è slittata a una data successiva rispetto alla pronuncia di secondo grado. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna e sanzionando i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: ricorsi infondati e condanna economica
Un cittadino, condannato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo del termine di prescrizione doveva includere i periodi di sospensione dovuti ai rinvii per astensione del difensore e all'emergenza sanitaria COVID-19. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si era compiuta prima della sentenza d'appello. Inoltre, la presentazione di un ricorso manifestamente infondato non consente di far valere una prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione: stop automatico anche senza atto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle parti civili contro la decisione d'appello che aveva dichiarato prescritto un reato di truffa aggravata prima della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente (ope legis) in caso di rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa o dovuto a suo legittimo impedimento, senza necessità di un formale provvedimento del giudice. Ricalcolando correttamente i periodi di sospensione (pari a 287 giorni complessivi), il reato non risultava affatto prescritto al momento della decisione di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile competente per un nuovo giudizio sul risarcimento del danno.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale contro un professionista, confermando la prescrizione contributi previdenziali dovuti alla Gestione separata per l'anno 2011. L'ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione quinquennale. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e il dolo del contribuente, specialmente se quest'ultimo ha regolarmente dichiarato il proprio reddito complessivo. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata oltre i cinque anni dalla scadenza del termine di versamento è tardiva. L'ente previdenziale perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Prescrizione del reato: salvo dalla pena ma obbligato a risarcire
Un uomo viene accusato di lesioni personali aggravate e minacce per aver aggredito la vittima con un bastone durante una lite. I giudici di merito lo condannano, ma la difesa presenta ricorso in Cassazione evidenziando che i fatti risalgono al 2014. La Suprema Corte accoglie il ricorso rilevando l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione annulla la condanna penale senza rinvio. Tuttavia, i giudici dichiarano inammissibile il ricorso per gli effetti civili, confermando l'obbligo dell'imputato di risarcire i danni alla vittima.
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Prescrizione del reato: quando l’errore costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. Il ricorrente sosteneva che fosse intervenuta la prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il ricorso era del tutto generico, poiché non considerava i periodi di sospensione del corso della prescrizione che avevano impedito la maturazione del termine. Inoltre, le restanti contestazioni riguardavano questioni di fatto, non valutabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, escludendo invece la liquidazione delle spese per la parte civile.
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Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii
L'Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d'abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all'astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.
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Gestione separata INPS: l’omessa dichiarazione non è dolo
Un avvocato si opponeva a due avvisi di addebito emessi dall'INPS per omessi contributi relativi agli anni 2009 e 2010, derivanti dall'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS. La Corte d'appello aveva ritenuto non prescritti i crediti, sostenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, chiarendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e il dolo del contribuente. Per sospendere la prescrizione occorre un accertamento concreto dell'intenzione di nascondere il debito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: no al dolo automatico
Un Professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi alla Gestione Separata relativi all'anno 2009. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di prescrizione fosse sospeso a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi, qualificata come occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non si sospende automaticamente, ma richiede una valutazione specifica del giudice di merito sulle circostanze concrete del caso. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi di un avvocato iscritto alla Gestione separata per l'anno 2009. La Corte d'appello aveva ritenuto maturata la prescrizione dei contributi previdenziali, calcolando il termine dal 16 giugno 2010 al 1° luglio 2015. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS, notificata il 1° luglio 2015, è avvenuta prima del compimento dei cinque anni, interrompendo validamente il termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione del reato: il ricorso generico costa caro
Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di appello, lamentando il mancato rilievo d'ufficio della prescrizione del reato di simulazione di reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato non è un mero calcolo matematico, ma richiede la ricostruzione dettagliata di tutte le sospensioni processuali. Nel caso specifico, a causa di numerosi rinvii dovuti a impedimenti della difesa e all'emergenza Covid-19, il termine non era ancora decorso al momento della sentenza di secondo grado. L'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di rilevare la prescrizione maturata successivamente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: aggredisce i militari e paga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo era intervenuto con violenza e aggressività contro i militari che stavano multando un'ambulante e ordinando la rimozione del suo banco di vendita, con il chiaro intento di impedire il loro servizio. La Suprema Corte ha respinto i motivi di ricorso: il primo, sulla prescrizione, è infondato poiché non considerava il periodo di sospensione dovuto a un rinvio chiesto dalla difesa; il secondo è stato ritenuto generico in quanto non contestava validamente le dichiarazioni dei verbalizzanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione: rinvio difensivo e calcolo tempi
L'Imputato era stato condannato per bancarotta fraudolenta. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione dei reati prima della sentenza d'appello. Secondo la difesa, un rinvio d'udienza non doveva comportare la sospensione della prescrizione poiché disposto anche per esigenze organizzative del tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rinvio era stato richiesto dalla difesa per trattative di risarcimento e che il trasferimento del magistrato ha solo ridotto la durata del rinvio, senza causarlo. Pertanto, l'intero periodo di rinvio ha determinato la sospensione della prescrizione, impedendo l'estinzione del reato prima della sentenza di secondo grado. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: lo sciopero del PM non ferma il tempo
Il Titolare del Bar è stato condannato per l'esercizio abusivo di attività di scommesse. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato, contestando il calcolo della Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano infatti sospeso il decorso dei termini a causa dell'astensione dalle udienze di un vice procuratore onorario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che lo sciopero della magistratura onoraria non interrompe i termini temporali del processo, in quanto il Procuratore della Repubblica deve comunque garantire la presenza dell'ufficio in udienza. Di conseguenza, calcolando correttamente il tempo trascorso, è maturata la prescrizione del reato. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato: i rinvii della difesa bloccano il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata che lamentava l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che il calcolo della difesa era errato poiché non teneva conto delle numerose sospensioni del corso della prescrizione richieste dallo stesso difensore per impedimenti o rinvii strategici. Di conseguenza, al momento della decisione di secondo grado, il termine non era decorso. La Suprema Corte ha ribadito che un ricorso manifestamente infondato non avvia un regolare giudizio di impugnazione, impedendo così di rilevare la prescrizione del reato eventualmente maturata dopo la sentenza d'appello. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione riapre i giochi
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per gli anni dal 2009 al 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi, accolta nei gradi di merito. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'ente previdenziale per l'anno 2009. I giudici hanno stabilito che il differimento dei termini di pagamento previsto dai decreti ministeriali sposta in avanti la decorrenza della prescrizione contributi previdenziali. Tale proroga si applica a tutti i professionisti per i quali sono previsti gli studi di settore, a prescindere dal loro regime fiscale concreto. Di conseguenza, per il 2009 la prescrizione non era ancora maturata al momento della richiesta di pagamento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Violazione di sigilli: la prescrizione non salva il custode
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per il reato di violazione di sigilli. La donna, nominata custode di un immobile sequestrato, aveva continuato ad abitarvi abusivamente. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, chiedendo di retrodatare l'inizio della condotta illecita al momento del sequestro iniziale. La Suprema Corte ha invece stabilito che, in mancanza di prove contrarie rigorose, il momento di consumazione del reato coincide con il giorno dell'accertamento da parte delle autorità. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione dovuta all'impedimento del difensore di un coimputato si estende a tutti i partecipanti al processo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: lo sciopero non cancella il reato
Il caso riguarda un cittadino condannato per abusi edilizi e violazioni paesaggistiche che ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione opera pienamente anche durante i rinvii causati dall'adesione del difensore allo sciopero degli avvocati, a prescindere dall'assenza dei testimoni. Inoltre, i rinvii dovuti alla mancata citazione tempestiva dei testimoni da parte della difesa sospendono il decorso del tempo. Di conseguenza, sommando i periodi di sospensione pari a oltre quattro anni, il reato non è risultato estinto.
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