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Sospensione Della Prescrizione — Anno 2023

119 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sospensione Della Prescrizione

Provvedimenti

Appropriazione indebita: la prescrizione non salva se c’è sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di appropriazione indebita. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, contestando la data di consumazione individuata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che, anche ipotizzando la consumazione del reato nel termine più favorevole indicato dalla difesa, la prescrizione non era comunque maturata prima della sentenza d'appello. Nel calcolo dei tempi, infatti, i giudici hanno computato una sospensione di sessanta giorni dovuta a un impedimento dell'imputato stesso. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Condanna annullata: la prescrizione del reato cancella la pena
L'Imputato era stato condannato in primo e secondo grado a otto mesi di reclusione per il reato di danneggiamento aggravato commesso nel luglio 2014. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando che la Corte d'appello avesse confermato la condanna nonostante il reato si fosse già estinto prima della decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che, calcolando i termini ordinari, le interruzioni e le sospensioni procedurali, la prescrizione del reato si era effettivamente perfezionata nel febbraio 2021, cioè prima della sentenza d'appello del marzo 2022. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Bancarotta fraudolenta: la prescrizione tardiva non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore di fatto condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. L'imputato contestava l'avvenuta prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha chiarito che, calcolando il termine massimo di prescrizione e i periodi di sospensione per rinvii d'udienza, il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto d'impugnazione, precludendo la possibilità di rilevare una prescrizione maturata successivamente alla decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato e sciopero: la Cassazione nega lo sconto
I Ricorrenti hanno impugnato la condanna in appello sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. Secondo la difesa, un rinvio d'udienza era dovuto all'assenza dei testimoni dell'accusa. La Corte di Cassazione ha invece accertato che il rinvio era stato disposto esclusivamente per l'adesione del difensore all'astensione della categoria. Questo evento ha comportato la legittima sospensione dei termini di prescrizione per circa nove mesi, spostando in avanti la scadenza. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si era verificata al momento della sentenza d'appello. Poiché i motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili e generici, la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Appello contro sentenza del Giudice di Pace: sì della Cassazione
Il Tribunale di Siena aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto da un'imputata condannata dal Giudice di Pace per il reato di minaccia a una multa di 300 euro e al risarcimento dei danni. Secondo il Tribunale, l'imputata non aveva contestato specificamente le decisioni civili. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imputata, stabilendo che l'appello contro sentenza del Giudice di Pace che condanna a una pena pecuniaria è sempre ammissibile. Infatti, contestare la responsabilità penale estende automaticamente gli effetti anche alle decisioni sul risarcimento del danno, che dipendono proprio dall'accertamento del reato. Inoltre, l'imputata aveva espressamente contestato anche i danni. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza e ordinato al Tribunale di Siena di celebrare il processo d'appello.
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Decorrenza della prescrizione: l’attesa costa un milione
Una clinica privata convenzionata ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie erogate nel lontano 1995. L'Azienda Sanitaria ha eccepito la prescrizione del credito. La clinica ha sostenuto che il termine non fosse decorso, poiché pendeva un giudizio amministrativo sulle tariffe regionali applicabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della clinica, confermando che la pendenza di un giudizio amministrativo costituisce un mero ostacolo di fatto. Di conseguenza, la decorrenza della prescrizione non viene bloccata da impedimenti materiali o incertezze interpretative, ma solo da impedimenti giuridici formali. Il credito è stato quindi dichiarato definitivamente prescritto.
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Prescrizione del reato: condanna annullata dopo la scadenza
L'Imputato era stato condannato per false dichiarazioni volte a ottenere il patrocinio a spese dello Stato, fatto commesso nel 2013. Poiché in primo grado era stata esclusa la recidiva, il termine di prescrizione non ha subito aumenti. Calcolando i sette anni e sei mesi previsti dalla legge, più quarantanove giorni di sospensione processuale, la prescrizione del reato è maturata definitivamente il 22 settembre 2020. Nonostante ciò, la Corte d'Appello ha confermato la condanna nel 2022. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del difensore, ha rilevato l'errore e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato.
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Prescrizione del reato: niente risarcimento se il tempo scade
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato estinto per prescrizione del reato l'illecito di lesioni personali colpose. La Suprema Corte ha confermato che i rinvii d'udienza disposti per esigenze istruttorie, come l'audizione di un consulente tecnico, non sospendono il termine di prescrizione. Di conseguenza, poiché la prescrizione è maturata prima della sentenza di primo grado, i giudici d'appello hanno correttamente revocato le statuizioni civili di risarcimento del danno. La parte civile è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: il calcolo errato costa tremila euro
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato contestato fosse ormai estinto per intervenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva, rilevando che il ricorrente non ha considerato i periodi di sospensione del termine prescrizionale correttamente calcolati dai giudici di secondo grado. Tenendo conto di tali sospensioni, la prescrizione si è compiuta solo successivamente, nell'agosto del 2022. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione: sciopero batte assenza testimoni
L'Imputato, condannato per reati edilizi, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata estinzione dei reati per decorso del tempo. La difesa sosteneva che il periodo di sciopero del difensore non dovesse sospendere i termini, poiché i testimoni erano comunque assenti e l'udienza sarebbe stata rinviata in ogni caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente con l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. Questo blocco avviene prima di qualsiasi verifica sull'assenza dei testimoni o di altre attività processuali. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso il rilievo di qualsiasi prescrizione successiva, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente.
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Prescrizione del reato: il rinvio della difesa blocca l’impunità
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato di spaccio di lieve entità prima della decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato non si era compiuta prima della sentenza d'appello, poiché occorreva sottrarre dal calcolo dei termini il periodo di sospensione dovuto alla richiesta di rinvio dell'udienza formulata dai difensori. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di calcolare la prescrizione maturata dopo la sentenza di secondo grado. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: condanna ferma per l’irreperibile
L'Imputato, condannato in appello per violazione di domicilio e minaccia, propone ricorso in Cassazione lamentando l'errata applicazione della sospensione della prescrizione e il mancato rinnovo dell'istruttoria dibattimentale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, in caso di sospensione del processo per irreperibilità dell'imputato, il termine di prescrizione si proroga calcolando l'ulteriore quarto sul termine ordinario e non su quello massimo. Poiché i motivi di ricorso sono generici e manifestamente infondati, l'inammissibilità impedisce di far valere la prescrizione maturata successivamente alla sentenza d'appello. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: salvi dall’intrusione in base militare
Tre soggetti venivano condannati per essersi introdotti a bordo di un'auto nella base navale della Marina Militare senza autorizzazione. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione contestando la mancanza dell'elemento soggettivo. La Suprema Corte, rilevando la non manifesta infondatezza del ricorso, ha dichiarato l'estinzione della contravvenzione per intervenuta prescrizione del reato. Poiché il fatto risaliva al 2018 e il termine massimo di cinque anni era decorso il 29 maggio 2023, calcolando anche i periodi di sospensione dovuti all'emergenza pandemica e ai rinvii della difesa, i giudici hanno annullato la sentenza di condanna senza rinvio.
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Frode assicurativa: il finto incidente stradale costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di frode assicurativa per aver presentato una falsa denuncia di incidente stradale al fine di ottenere un risarcimento non dovuto, promuovendo persino una causa civile infondata. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la prescrizione del reato, la nullità della sentenza per la modifica della data del fatto senza notifica e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa sospende interamente la prescrizione. Inoltre, la correzione della data del reato non lede la difesa se il fatto essenziale rimane identico. Infine, i precedenti penali e la condotta ostinata giustificano il diniego delle attenuanti.
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Sospensione della prescrizione: no al blocco automatico Covid
L'Amministratore di una società, condannato per omesso versamento IVA, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte d'appello aveva calcolato una sospensione di 64 giorni legata all'emergenza Covid-19. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la sospensione della prescrizione durante la pandemia non opera in modo automatico per tutti i processi pendenti, ma richiede un'effettiva stasi processuale o la scadenza di termini specifici nel periodo emergenziale. Poiché nel caso in esame non vi erano udienze fissate né scadenze perentorie tra il 9 marzo e l'11 maggio 2020, il periodo di sospensione non poteva essere applicato. Di conseguenza, il reato si era già estinto prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna fiscale
L'Imputata, legale rappresentante di una società, era stata condannata per dichiarazione fraudolenta tramite fatture per operazioni inesistenti. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'errata applicazione della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 e la carenza dell'elemento soggettivo. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Di conseguenza, ha rilevato che il termine massimo per la punibilità era ampiamente decorso. La Corte ha quindi disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la sopravvenuta prescrizione del reato.
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Porto abusivo di armi: la prescrizione non salva il condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. L'imputato sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione e contestava la decisione di merito. I giudici hanno chiarito che il calcolo della prescrizione deve escludere i periodi di sospensione causati dai rinvii d'udienza richiesti dalla difesa. Di conseguenza, il reato non era prescritto. La Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di arresto e al pagamento dell'ammenda, condannando inoltre il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Sospensione della prescrizione: rinvio difensivo ferma il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per una contravvenzione. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per decorso dei termini, contestando il calcolo del periodo di sospensione della prescrizione applicato nei gradi precedenti. In particolare, il ricorrente riteneva che il rinvio dell'udienza richiesto dalla difesa dovesse comportare una sospensione limitata a soli sessanta giorni. La Suprema Corte ha invece chiarito che, quando il rinvio è disposto su semplice richiesta della difesa e non per un impedimento legittimo, l'intero periodo di rinvio sospende il corso della prescrizione. Di conseguenza, il reato non era prescritto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Sospensione della prescrizione: rinvio della difesa senza sconti
Il caso riguarda un imputato condannato per una contravvenzione penale. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena a tre mesi di arresto applicando correttamente lo sconto della metà per il rito abbreviato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Secondo la difesa, il calcolo della sospensione del processo dovuto a un rinvio richiesto dal difensore doveva essere limitato a sessanta giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione non subisce il limite dei sessanta giorni se il rinvio dell'udienza è frutto di una semplice richiesta della difesa e non di un legittimo impedimento. L'imputato è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di truffa: pietre senza valore pagate a caro prezzo
Due soggetti sono stati condannati per il reato di truffa per aver messo in atto la cosiddetta truffa del marinaio. Gli imputati hanno finto di possedere gioielli di valore da vendere d'urgenza, convincendo la vittima a consegnare 1.500 euro in cambio di pietre senza alcun valore. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione, eccependo l'inattendibilità del riconoscimento fotografico e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato l'attendibilità della vittima e hanno ricalcolato i termini di prescrizione, evidenziando che le sospensioni processuali, pari a 329 giorni, hanno spostato la scadenza a una data successiva alla sentenza d'appello. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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