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Sospensione Della Prescrizione — Anno 2022

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179 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sospensione Della Prescrizione

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde per ritardo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2009. L'ente previdenziale sosteneva che la prescrizione contributi previdenziali fosse sospesa perché il professionista non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi, nascondendo così il debito. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso dell'INPS, confermando che i contributi erano ormai prescritti. I giudici hanno chiarito che la mancata compilazione del quadro RR non equivale a un occultamento doloso del debito, specialmente se il professionista ha comunque dichiarato i propri redditi da lavoro autonomo. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni decorre dalla scadenza del pagamento e non è stato sospeso. L'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Validità della querela societaria: il ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la validità della querela sporta da una società di persone e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la validità della querela è preservata dall'indicazione della legale rappresentanza della società di persone, con implicito riferimento alle norme del codice civile. Inoltre, la prescrizione non si era compiuta poiché l'Imputato non aveva calcolato i periodi di sospensione dovuti all'emergenza COVID-19 e alle astensioni del difensore. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde sul quadro RR
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2011. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di prescrizione fosse sospeso perché il professionista non aveva compilato il "quadro RR" della dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, la mancata compilazione del quadro RR non costituisce un occultamento doloso se il reddito è stato comunque dichiarato, poiché l'ente può scoprirlo con i normali controlli. L'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Reato di evasione: lo sciopero ferma la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione e contestava la presenza del dolo. La Suprema Corte ha chiarito che il calcolo della prescrizione doveva considerare una sospensione di 272 giorni dovuta a impedimenti dell'imputato e all'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. Inoltre, la contestazione sull'elemento soggettivo del reato è stata ritenuta inammissibile poiché riguardava valutazioni di fatto, non proponibili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione dell’illecito dell’ente: la Cassazione fa chiarezza
Il Tribunale aveva dichiarato prescritti sia il reato di lesioni colpose contestato al legale rappresentante di una società, sia l'illecito amministrativo contestato all'ente stesso per un infortunio sul lavoro. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione limitatamente alla posizione della società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che la prescrizione dell'illecito dell'ente segue regole diverse rispetto a quella delle persone fisiche. Per le società, infatti, la contestazione dell'illecito interrompe la prescrizione e la sospende fino alla sentenza definitiva. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla posizione della società, disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d'appello.
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Prescrizione del reato: il rinvio cancella il colpo di spugna
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per violenza privata, invocando l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo per la prescrizione del reato deve includere i periodi di sospensione dovuti ai rinvii per impedimento, pari a centoventi giorni nel caso specifico. Di conseguenza, il termine di prescrizione si è spostato a una data successiva rispetto alla sentenza di secondo grado. Il secondo motivo di ricorso è stato ritenuto troppo generico. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: quando l’errore cancella la pena
Gli Imputati erano stati condannati in appello per lesioni personali e minacce ai danni della Persona Offesa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando un errore nel calcolo della sospensione del termine di prescrizione per legittimo impedimento del difensore, che per legge non può superare i sessanta giorni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata ai soli effetti penali per intervenuta prescrizione del reato. Ha invece confermato le statuizioni civili e ha rigettato la richiesta della parte civile di rimborso delle spese legali di questo grado, poiché gli imputati non avevano contestato i risarcimenti civili.
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Prescrizione del reato: cancellata la condanna per lesioni
L'Imputato era stato condannato per lesioni personali aggravate dall'uso di un'arma ai danni della Persona Offesa. Avverso la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione denunciando violazioni procedurali. La Suprema Corte, rilevata l'ammissibilità del ricorso e l'assenza di elementi per un'immediata assoluzione nel merito, ha calcolato il decorso del tempo utile per la punibilità del fatto. Computando i periodi di sospensione dovuti all'astensione dei difensori e all'impedimento dell'imputato detenuto all'estero, i giudici hanno accertato l'avvenuta prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato: i rinvii difensivi salvano la condanna
L'Imputato è stato condannato per truffa, sostituzione di persona e possesso di documenti falsi. Ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno calcolato che il termine di prescrizione non era decorso prima della sentenza di secondo grado, poiché andavano computati ben 453 giorni di sospensione dovuti a rinvii richiesti dalla difesa e ad astensioni degli avvocati. Di conseguenza, la prescrizione del reato si è perfezionata solo successivamente alla decisione d'appello, rendendo infondata la tesi difensiva. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: il ricorso tardivo non salva
Un conducente, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso straordinario per errore di fatto. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse prescritto prima della decisione della Cassazione, contestando il calcolo dei tempi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione di 64 giorni, introdotta durante l'emergenza sanitaria da COVID-19, si applicava correttamente al termine per impugnare la sentenza d'appello. Di conseguenza, il reato non era ancora prescritto al momento della decisione. Inoltre, se non si fosse applicata la sospensione, il ricorso originario sarebbe stato tardivo, impedendo comunque di dichiarare la prescrizione.
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Prescrizione del reato: l’errore di calcolo che costa 3000 euro
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato a lui contestato fosse ormai estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo dell'Imputato era errato poiché non teneva conto delle sospensioni del processo, pari a oltre un anno, causate dai rinvii richiesti dalla stessa difesa. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si era ancora verificata al momento della decisione precedente. La Suprema Corte ha inoltre giudicato generiche le altre lamentele sulla violazione dei diritti di difesa, condannando l'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione contributi previdenziali: dolo o semplice omissione?
Un ingegnere si è opposto all'avviso di addebito dell'INPS per contributi non versati alla Gestione Separata per l'anno 2008, eccependo la prescrizione del credito. La Corte d'Appello aveva ritenuto sospesa la prescrizione a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando di aver comunque dichiarato il proprio reddito nel quadro RE. La Suprema Corte, rilevando l'importanza nomofilattica della questione relativa alla prescrizione contributi previdenziali e all'applicazione delle sanzioni per evasione o omissione, ha rimesso la causa alla Quarta Sezione per una decisione approfondita.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado per lesioni personali commesse nel 2013, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte d'Appello aveva precedentemente respinto l'eccezione applicando la sospensione di sessantaquattro giorni legata all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte, pur confermando la legittimità della sospensione emergenziale, ha rilevato che, calcolando il termine massimo di sette anni e sei mesi comprensivo delle interruzioni, la prescrizione del reato era comunque interamente maturata prima della decisione di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per decorso del tempo.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato contestava la volontarietà della propria condotta violenta e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti non possono essere ridiscusse in Cassazione. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato la correttezza del calcolo della prescrizione effettuato nei gradi precedenti, evidenziando che una sospensione del processo di un anno e nove mesi aveva legittimamente posticipato la scadenza del termine. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per cessione di sostanze stupefacenti commessa nel 2014. Sia l'Imputato sia il Pubblico Ministero proponevano appello. L'appello dell'Imputato veniva dichiarato inammissibile perché tardivo, mentre veniva accolto quello del Pubblico Ministero per rideterminare la pena. L'Imputato ricorreva in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione straordinaria dei termini legata all'emergenza COVID-19 non si applica se in quel periodo non vi erano udienze fissate o termini in corso per il caso specifico. Di conseguenza, non operando la sospensione, il termine massimo di sette anni e sei mesi era già decorso. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: calcolo errato e multa in Cassazione
L'Imputata, condannata in appello per il reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un errato calcolo dei periodi di sospensione legati all'emergenza COVID-19 e a uno sciopero dei difensori. Secondo la difesa, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza del calcolo effettuato dai giudici d'appello, secondo cui il termine di prescrizione scadeva successivamente alla sentenza impugnata. I giudici hanno ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale e preclude la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata dopo la decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: lo sciopero non salva il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che contestava la quantificazione della pena e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze comporta la sospensione della prescrizione per l'intera durata del rinvio (nel caso specifico, oltre quattro mesi). Di conseguenza, il reato non era estinto al momento della decisione d'appello. Inoltre, la richiesta di riduzione della pena è stata ritenuta generica e priva di confronto con la motivazione della sentenza impugnata. L'imputata è stata condannata alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: condannato il medico con il coltello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un medico condannato per il reato di porto abusivo di armi. L'imputato era stato sorpreso con un coltello e sosteneva che la sua professione di medico di prossimit giustificasse il porto dell'oggetto. La Suprema Corte ha chiarito che l'attivit professionale medica non costituisce un giustificato motivo per portare un'arma da taglio fuori dall'abitazione. Inoltre, i giudici hanno respinto l'eccezione di prescrizione, rilevando che i termini erano rimasti sospesi durante l'emergenza pandemica da Covid-19. Di conseguenza, la condanna a cinque mesi di arresto e mille euro di ammenda stata confermata, con l'aggiunta della condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: pena cancellata ma il risarcimento resta
L'Imputata era stata condannata per il reato di lesioni personali commesso nel 2009. Il Tribunale, in sede di appello, aveva confermato la condanna nel 2020, ignorando che il reato si era già estinto anni prima. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, rilevando che la prescrizione del reato era maturata ampiamente prima della sentenza di secondo grado, tenendo conto dei termini ordinari e dei periodi di sospensione dovuti a rinvii d'udienza. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata per quanto riguarda la responsabilità penale. Tuttavia, restano fermi gli effetti civili della condanna, ossia l'obbligo di risarcire il danno alla persona offesa, poiché la difesa non ha contestato le statuizioni civili nel ricorso.
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Sospensione della prescrizione: no agli sconti di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per percosse e danneggiamento ai danni di una donna. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero estinti per il decorso del tempo. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che il rinvio del processo concordato tra le parti per cercare un accordo transattivo comporta la sospensione della prescrizione. Di conseguenza, il tempo trascorso durante tale rinvio non si calcola ai fini del termine di estinzione del reato. La Corte ha inoltre confermato la piena attendibilità della vittima e ha negato le attenuanti generiche, poiché l'uomo ha commesso i fatti mentre era già ammesso all'affidamento in prova ai servizi sociali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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