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Sospensione Della Prescrizione — Anno 2022

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179 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sospensione Della Prescrizione

Provvedimenti

Prescrizione del reato e recidiva: niente stop al processo
La Corte d'Appello dichiarava estinto per decorso del tempo il delitto di sequestro di persona a carico dell'Imputato, equiparandolo ai coimputati. Il Procuratore Generale proponeva ricorso per Cassazione, contestando l'errata applicazione delle norme sulla prescrizione del reato e recidiva specifica e reiterata. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'aumento di due terzi del tempo di prescrizione per la recidiva qualificata, unito ai periodi di sospensione delle udienze, impediva la maturazione del termine estintivo. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la sentenza di proscioglimento, rimettendo gli atti alla Corte d'Appello per celebrare un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: ricorso respinto per cinque giorni
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del reato in relazione alla tempestività della sentenza d'appello e all'inammissibilità dell'impugnazione. L'Imputato, condannato per false dichiarazioni sull'identità, sosteneva che il reato fosse già prescritto prima del verdetto di secondo grado. I giudici di legittimità hanno invece calcolato la sospensione dei termini, accertando che l'estinzione dell'illecito sarebbe maturata solo cinque giorni dopo la pronuncia della sentenza d'appello. Poiché il motivo di ricorso si basava su un presupposto errato ed era manifestamente infondato, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Questo vizio impedisce di rilevare l'estinzione del reato sopravvenuta in data successiva alla decisione di secondo grado, comportando la condanna definitiva dell'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: scatta la prescrizione
Un automobilista ha provocato un incidente notturno guidando con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravata. Il difensore dell'imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'estinzione del reato per prescrizione, maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha verificato che il termine massimo di cinque anni era interamente decorso. I giudici di legittimità hanno escluso l'applicazione della sospensione straordinaria per l'emergenza pandemica, poiché nessuna udienza o scadenza processuale ricadeva nella finestra di blocco sanitario. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Sospensione della prescrizione e sciopero: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per tentato furto aggravato, dichiarando il ricorso inammissibile. L'imputato sosteneva l'avvenuta estinzione del reato per decorso del tempo massimo e contestava il riconoscimento fotografico. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera pienamente quando il difensore aderisce all'astensione dalle udienze proclamata dall'organismo di categoria. Tale congelamento dei termini si applica in modo automatico, a prescindere dall'eventuale assenza dei testimoni nella medesima udienza, poiché l'adesione allo sciopero arresta il procedimento prima di ogni altra verifica. Il computo temporale escludeva quindi la prescrizione. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Fuga dopo incidente stradale: ferma l’auto ma la sosta non salva
Un automobilista ha tamponato violentemente un veicolo in autostrada, causandone il ribaltamento e il ferimento dei passeggeri. Il conducente ha proseguito la marcia per circa un chilometro fino a un'area di servizio, senza fermarsi sulla corsia di emergenza e senza allertare i soccorsi o le forze dell'ordine. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di inottemperanza all'obbligo di fermata. L'uomo ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo l'impossibilità di arrestare prima l'auto danneggiata e invocando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per la fuga dopo incidente stradale. I giudici hanno accertato la presenza della corsia di emergenza per fermarsi in sicurezza e la regolare sospensione dei termini di prescrizione.
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Prescrizione del reato di truffa: la Cassazione annulla la condanna
Due imputati subivano una condanna per concorso in truffa legata alla sottrazione e al trasporto di una partita di olio nel dicembre 2011. I giudici di secondo grado confermavano la penale responsabilità respingendo l'eccezione di estinzione temporale del reato. I ricorrenti adivano la Corte di Cassazione contestando il calcolo della sospensione processuale derivante dai rinvii per legittimo impedimento dei difensori. I giudici di merito avevano conteggiato oltre un anno e tre mesi di sospensione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: la sospensione per impedimento del legale non può superare sessanta giorni per ciascun rinvio. Ricalcolati i periodi di sospensione, la prescrizione del reato di truffa è maturata prima della sentenza di appello. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Dichiarazione infedele: conti bancari smentiscono la difesa
La titolare di una ditta individuale subisce una condanna per il reato di dichiarazione infedele. I controlli bancari evidenziano cospicue entrate finanziarie mai indicate al Fisco. La contribuente giustifica le mancanze con lo smarrimento della documentazione contabile e nega la gestione effettiva dell'impresa. L'imputata propone quindi ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo l'estinzione del reato per prescrizione. La Suprema Corte dichiara il ricorso totalmente inammissibile perché riproduce le stesse argomentazioni già respinte in secondo grado. I giudici rilevano che la prescrizione era rimasta sospesa per oltre seicento giorni a causa delle astensioni difensive. L'inammissibilità impedisce il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude il riconoscimento della prescrizione, confermando la responsabilità penale e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione contributi Gestione separata: proroga salva l’INPS
L'Ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei versamenti previdenziali per l'anno 2008. I giudici di merito hanno annullato la richiesta, dichiarando estinto il credito per prescrizione contributi Gestione separata sul presupposto che il termine decorresse dal 16 giugno 2009. L'Ente ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente, chiarendo che la proroga fiscale estende la scadenza al 6 luglio 2009 e sposta in avanti la decorrenza della prescrizione. Il giudice può ricalcolare d'ufficio la data iniziale senza ostacoli di giudicato.
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Sospensione della prescrizione: la condanna penale resta valida
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di minaccia. I soggetti hanno presentato ricorso per Cassazione sostenendo l'avvenuta estinzione del reato a causa del decorso del tempo massimo previsto dalla legge. Gli ermellini hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il giudice di merito ha calcolato correttamente i periodi di sospensione della prescrizione, causati da molteplici rinvii richiesti dalla difesa, da legittimi impedimenti dell'avvocato e dall'adesione dei legali alle astensioni di categoria. Questi blocchi hanno prolungato il termine utile di quasi due anni. La Suprema Corte ha confermato la condanna degli imputati, obbligandoli anche al pagamento delle spese legali e a una sanzione economica.
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Condanna per furto aggravato: ricorso respinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la ricostruzione probatoria dei gradi precedenti e lamentava l'inutilizzabilità di una verifica tecnica, invocando implicitamente il decorso del tempo. I giudici supremi hanno evidenziato che la Cassazione non può riesaminare le prove né sostituirsi al giudizio di merito. Inoltre, i 319 giorni di sospensione del procedimento hanno impedito la maturazione della prescrizione. La decisione conferma la condanna definitiva per furto aggravato, imponendo al ricorrente il versamento delle spese di giustizia e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per doppio conteggio
Un cittadino subisce una condanna in primo grado per i reati di lesioni personali e minaccia commessi nel 2012. Il giudice di merito emette la sentenza nel novembre 2020, respingendo l'eccezione difensiva sul decorso del tempo. La difesa propone ricorso per Cassazione evidenziando l'avvenuta prescrizione del reato prima della decisione impugnata. Il giudice territoriale aveva erroneamente duplicato i periodi di stop del procedimento, sommando la sospensione per sciopero degli avvocati e quella per emergenza sanitaria nazionale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e chiarisce che i due periodi si sovrapponevano e non andavano sommati. I Supremi Giudici annullano la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione delle accuse.
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Tentato furto aggravato: l’accusa decade per prescrizione
La vicenda riguarda un imputato accusato del reato di tentato furto aggravato per avere forzato alcuni armadietti all'interno dello spogliatoio di una palestra, cercando di asportare i beni custoditi al loro interno. Dopo la pronuncia dei giudici di merito, la difesa ha contestato la sussistenza della specifica circostanza aggravante della violenza sulle cose, portando il caso all'attenzione della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno ritenuto la questione giuridica non manifestamente infondata. Di conseguenza, il decorso del tempo ha fatto maturare il termine massimo previsto dalla legge per punire il fatto, calcolando anche le pause processuali per legittimo impedimento del difensore. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione del reato per prescrizione.
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Lesioni personali aggravate: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di lesioni personali aggravate causate dall'uso di un'ascia contro la vittima. Contro la sentenza di appello, la difesa dell'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. I motivi riguardavano la rivalutazione delle prove, il diniego delle attenuanti generiche e la presunta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile riesaminare i fatti in sede di legittimità. Inoltre, la prescrizione non è maturata a causa della sospensione dei termini dovuta all'adesione del difensore a un'astensione dalle udienze. Il condannato deve pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: il rinvio della difesa blocca i termini
L'Imputato, condannato per il reato di lesioni personali, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata declaratoria di prescrizione del reato e contestando l'identificazione dell'autore, il concorso di persone e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. In merito alla prescrizione del reato, i giudici hanno chiarito che il termine non era scaduto poiché rimasto sospeso per 166 giorni a causa di un rinvio dell'udienza richiesto dalla stessa difesa. Gli altri motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili poiché riguardavano valutazioni di fatto precluse in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato e rinvii: la Cassazione conferma la pena
Un cittadino viene condannato in appello per il reato di furto aggravato commesso nel 2012. L'imputato presenta ricorso in Cassazione per contestare la sentenza. Egli sostiene che la motivazione sia illogica e afferma che la prescrizione del reato sia maturata prima della pronuncia di secondo grado. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano che il primo motivo d'impugnazione è del tutto generico. Riguardo al secondo motivo, la Suprema Corte chiarisce che la prescrizione ha subito un blocco di 361 giorni a causa di scioperi e impedimenti del difensore. Di conseguenza, il termine finale è slittato a una data successiva rispetto alla sentenza d'appello. L'imputato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Correzione errore materiale: la Cassazione annulla la condanna
Un cittadino ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna penale. Nel verbale d'udienza, la Corte aveva inizialmente annotato il rigetto del ricorso, salvo annullare solo la confisca dei beni. In seguito, la Corte ha rilevato che il reato era in realtà già estinto per prescrizione prima dell'udienza. La sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria da Covid-19 non doveva essere applicata al caso specifico. Di conseguenza, i giudici hanno applicato la procedura per la correzione errore materiale, rettificando il dispositivo. Il provvedimento finale ha annullato la sentenza senza rinvio e ha ordinato la restituzione di denaro e assegni al cittadino.
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Inammissibilità del ricorso in Cassazione: confermata condanna
Un uomo, condannato per rapina, lesioni personali e porto abusivo di coltello, ha proposto ricorso alla Suprema Corte contestando la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove. L'imputato sosteneva inoltre l'avvenuta prescrizione dei reati minori. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso in Cassazione, chiarendo che i giudici di legittimità non possono riesaminare le prove di fatto già valutate con logica e coerenza nei gradi precedenti. Inoltre, la prescrizione era stata sospesa per l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione della prescrizione: risarcimento da rifare
Due coniugi, accusati di lesioni e minacce ai danni di una vicina, vedono i propri reati dichiarati prescritti in appello, ma restano condannati al risarcimento dei danni. Ricorrono in Cassazione sostenendo che la prescrizione fosse maturata prima del primo grado, contestando la sospensione dovuta all'astensione del loro difensore. La Suprema Corte respinge questo motivo, confermando che lo sciopero dell'avvocato blocca il processo prima di ogni altra verifica, determinando la corretta sospensione della prescrizione. Tuttavia, accoglie il ricorso per difetto di motivazione sulla responsabilità dei singoli coniugi e sul concorso nel reato. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile per un nuovo esame del risarcimento.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il ricorso
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2011, notificando la richiesta oltre i cinque anni dalla scadenza del pagamento. L'ente previdenziale sosteneva che la prescrizione contributi previdenziali fosse sospesa a causa della mancata compilazione del "quadro RR" nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento e che l'omessa compilazione del quadro RR non costituisce un automatico occultamento doloso. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione contributi previdenziali: vince il professionista
Un Professionista non ha versato i contributi previdenziali alla Gestione separata per l'anno 2011. L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento solo nel 2017, oltre il termine di cinque anni. L'ente sosteneva che il termine fosse sospeso perché il Professionista non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi, nascondendo così il debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del pagamento e che la mancata compilazione della dichiarazione dei redditi non costituisce un occultamento doloso del debito. Di conseguenza, il diritto dell'ente a riscuotere le somme è caduto in prescrizione, confermando la vittoria del Professionista.
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