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Sorveglianza Speciale

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1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: il dolo generico è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5445/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che, per configurare il reato, è sufficiente il dolo generico, ovvero la coscienza e volontà di non rispettare le prescrizioni, senza che sia necessario un fine specifico come quello di sottrarsi ai controlli. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta, confermando la valutazione discrezionale del giudice di merito basata sui precedenti penali e sull'intensità del dolo.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime di sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza sulla condotta del ricorrente era corretta e che il ricorso rappresentava un inammissibile tentativo di riesaminare i fatti. Il provvedimento conferma che comportamenti che turbano l'ordine e la sicurezza del penitenziario giustificano l'applicazione di tale regime aggravato.
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Disegno criminoso: quando è esclusa la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per plurime violazioni della sorveglianza speciale, escludendo l'applicazione della continuazione tra i reati. La Corte ha ritenuto non provato un unico disegno criminoso, evidenziando come le diverse modalità esecutive e i differenti contesti delle violazioni indicassero un'abitualità nel commettere reati, piuttosto che un piano unitario e preordinato.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violazione sorveglianza speciale. Nonostante fosse uscito nell'orario autorizzato per recarsi al lavoro, è stato trovato in un hotel con una donna. La Corte ha stabilito che la finalità dell'uscita deve corrispondere a quella autorizzata, altrimenti si configura il reato. Il rispetto del solo orario non è sufficiente a escludere la responsabilità penale.
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Pericolosità sociale: Cassazione annulla condanna
Un soggetto viene condannato per violazione della sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione annulla la sentenza perché, dopo un periodo di detenzione, la misura non può essere riattivata senza una nuova e specifica valutazione della pericolosità sociale da parte del Tribunale competente. In assenza di tale verifica, la misura è inefficace e la sua violazione non costituisce reato.
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Modifica imputazione: errore materiale o lesione difesa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la correzione di un orario nel capo d'accusa costituisce un semplice errore materiale, e non una modifica dell'imputazione, se l'imputato è sempre stato a conoscenza dei fatti contestati e ha avuto modo di difendersi pienamente. La sentenza analizza un caso di violazione della sorveglianza speciale, confermando che la modifica dell'imputazione non ha leso il diritto di difesa. Inoltre, ha ribadito che il diniego delle pene sostitutive può essere legittimamente motivato da una prognosi negativa basata sulla gravità e pluralità dei precedenti penali, non limitandosi a un mero elenco degli stessi.
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Mancato versamento cauzione: quando è reato?
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale è stato condannato per il mancato versamento cauzione di 1.000 euro. La Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che la sola dichiarazione di indigenza, anche se supportata da modelli ISEE, non è sufficiente a escludere la colpa. È onere dell'imputato dimostrare in modo concreto l'impossibilità assoluta di pagare e di aver esplorato soluzioni alternative, come la rateizzazione.
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Motivazione apparente: annullata sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che imponeva la sorveglianza speciale a un individuo, ritenendo la decisione fondata su una motivazione apparente. La Corte d'Appello aveva basato la misura di prevenzione esclusivamente su una condanna per detenzione di armi con l'aggravante del metodo mafioso, aggravante che era stata successivamente esclusa in un altro giudizio di cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e non può limitarsi a un singolo precedente penale, soprattutto se la sua portata è stata ridimensionata, richiedendo un'analisi completa e non meramente assertiva.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale, derivante dal suo coinvolgimento in un'estorsione con metodo mafioso. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione in materia di misure di prevenzione è consentito solo per violazione di legge e non per una mera rivalutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è dolo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione sorveglianza speciale. La Corte chiarisce che la semplice 'dimenticanza' degli obblighi non esclude la responsabilità penale, essendo sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza della misura e la volontà di trasgredirla.
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Sorveglianza speciale: quando si commette reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione della sorveglianza speciale. L'uomo era stato trovato fuori dal comune di soggiorno obbligato. La Corte ha stabilito che, per configurare questo reato, è sufficiente un singolo allontanamento abusivo, non essendo necessaria una condotta reiterata. Le giustificazioni addotte dall'imputato sono state ritenute infondate alla luce delle circostanze del suo ritrovamento.
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Sorveglianza speciale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La Corte ha ribadito che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare nel merito la valutazione dei fatti o la logicità della motivazione del giudice, a meno che non sia totalmente assente o apparente.
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Ne bis in idem e aggravante: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3766/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per tentata rapina pluriaggravata, commessa mentre era sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha escluso la violazione del principio del 'ne bis in idem', chiarendo che l'aggravante per aver commesso un delitto durante la misura di prevenzione e il reato di violazione degli obblighi della stessa misura costituiscono due fatti giuridicamente distinti e non una duplicazione di sanzione.
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Violazione sorveglianza speciale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3569/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il provvedimento chiarisce che la fattispecie di reato per violazione sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si configura con l'inosservanza di qualsiasi prescrizione imposta, non solo quella relativa alla permanenza nel comune designato. La Corte distingue nettamente questa ipotesi da quella, meno grave, della violazione della sorveglianza speciale senza obbligo di soggiorno.
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Violazione sorveglianza speciale: basta il dolo generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Un ritardo di soli cinque minuti nel rientro a casa è stato considerato sufficiente per configurare il reato, poiché la legge richiede unicamente il dolo generico, ossia la consapevolezza e la volontà di trasgredire la prescrizione, a prescindere dalle specifiche finalità dell'agente.
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Sorveglianza speciale: quando le frequentazioni sono reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto in sorveglianza speciale, condannato per aver frequentato persone con precedenti. La Corte ha confermato che quattro incontri con otto persone diverse in sei mesi integrano il requisito dell'abitualità, rendendo irrilevanti i legami di parentela e configurando il reato di violazione della sorveglianza speciale.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona sottoposta a sorveglianza speciale, sorpresa fuori dal comune di dimora. La decisione si fonda sull'irrilevanza della singola violazione, sull'abitualità del comportamento criminale che esclude la tenuità del fatto, e sulla genericità dei motivi di ricorso presentati per la prima volta in sede di legittimità.
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Sorveglianza speciale: violazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione delle prescrizioni relative alla sorveglianza speciale. La decisione conferma che anche la violazione delle cosiddette 'prescrizioni accessorie' integra il reato previsto dall'art. 75 del D.Lgs. 159/2011. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei precedenti specifici del ricorrente, che rendevano il comportamento non occasionale.
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Sorveglianza speciale: dimenticare la carta è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3053/2024, ha stabilito che un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale che omette di portare con sé la carta precettiva commette il reato di cui all'art. 650 c.p. anche per semplice dimenticanza. La Corte ha chiarito che, trattandosi di una contravvenzione, è sufficiente la colpa e non è richiesto il dolo specifico di voler disubbidire. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo a un presunto errore di calcolo della pena, poiché non sollevato nel precedente grado di giudizio.
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Sorveglianza speciale: divieto uso cellulare e recidiva
Un individuo sotto sorveglianza speciale viene condannato per aver violato il divieto di utilizzare un telefono cellulare. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3051/2024, ha confermato la legittimità di tale prescrizione se motivata dall'autorità giudiziaria. Tuttavia, ha annullato la decisione della Corte d'Appello riguardo l'applicazione della recidiva, giudicando la motivazione troppo generica e carente. Il caso è stato quindi rinviato per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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