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Sorveglianza Speciale

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1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità appello: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di inammissibilità di un appello contro una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La sentenza sottolinea che i motivi di impugnazione devono essere specifici e puntuali, come richiesto dall'art. 581 cod. proc. pen., altrimenti si incorre nell'inammissibilità dell'appello. Il ricorso è stato respinto perché anch'esso generico e perché sollevava questioni non presentate nel precedente grado di giudizio.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Il soggetto era stato trovato fuori dal suo comune di residenza senza autorizzazione. L'appello è stato ritenuto manifestamente infondato poiché le argomentazioni erano generiche e miravano a una non consentita rivalutazione dei fatti già accertati in precedenza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: si applica anche in detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, confermando che può essere applicata anche a chi è agli arresti domiciliari. La valutazione della pericolosità sociale è attuale al momento della decisione, mentre l'esecuzione della misura è solo posticipata alla fine della detenzione.
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Pericolosità sociale: confisca beni anche se detenuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, confermando la misura della sorveglianza speciale e la confisca dei beni. La sentenza ribadisce che lo stato di detenzione non annulla automaticamente la pericolosità sociale del soggetto, elemento che giustifica le misure di prevenzione. L'analisi della Corte si è basata sulla gravità dei reati contestati, tra cui l'associazione di tipo mafioso, e sulla sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, estendendo la valutazione ai beni intestati ai familiari.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, confermando che il giudizio sulla pericolosità sociale può basarsi su un complesso di elementi, inclusi procedimenti pendenti e fatti non coperti da condanna. Il ricorso in materia di prevenzione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo censure sulla logicità della motivazione, se non meramente apparente.
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Ingiusta detenzione: negata se c’è colpa grave
Un uomo, assolto per la violazione della sorveglianza speciale a seguito di una modifica normativa, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Cassazione ha negato il risarcimento, stabilendo che la sua condotta, caratterizzata da colpa grave per aver frequentato pregiudicati, è stata una causa diretta della detenzione, escludendo così il diritto alla riparazione.
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Pericolosità sociale attuale: il ricorso in Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la sorveglianza speciale. La Corte ha ritenuto che la valutazione della pericolosità sociale attuale fosse adeguatamente motivata dalla corte d'appello, basandosi non solo su condanne passate ma anche su condotte recenti, precludendo un riesame nel merito.
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Pericolosità sociale e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa, al quale era stata applicata la sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che la lunga detenzione avesse fatto venir meno la sua pericolosità sociale attuale. La Corte ha invece confermato che la gravità del reato e il ruolo operativo stabile all'interno del clan sono elementi sufficienti a giustificare la misura di prevenzione, ritenendo l'attualità della pericolosità correttamente valutata dal giudice di merito.
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Sorveglianza speciale: frequentare più pregiudicati è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale a carico di un soggetto che aveva frequentato diverse persone con precedenti penali. La sentenza chiarisce che per integrare il reato di "associazione abituale" non è necessario avere contatti ripetuti con la stessa persona, ma è sufficiente una pluralità di incontri con soggetti diversi, se ciò indica l'inserimento in un contesto criminale.
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Pericolosità sociale: quando si applica la misura?
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un giovane condannato per spaccio. La decisione si basa sulla sua "pericolosità sociale", dimostrata dal fatto che viveva con i proventi di attività illecite, come indicato da un tenore di vita sproporzionato rispetto all'assenza di lavoro. La Corte ha inoltre ribadito che la misura è compatibile con una pena detentiva, la cui esecuzione viene semplicemente sospesa durante la carcerazione e rivalutata al termine della stessa.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla constatazione che il ricorso era una mera ripetizione di argomenti già valutati e respinti dalla Corte d'Appello, mancando di una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che condanne per associazione mafiosa e narcotraffico sono elementi sufficienti a dimostrare una perdurante pericolosità sociale, non superabile dalla sola buona condotta carceraria.
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Sorveglianza speciale: quando è efficace la misura?
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un individuo per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. La sentenza chiarisce che la misura di prevenzione riprende la sua efficacia dal momento della scarcerazione, essendo sufficiente la notifica del provvedimento originario, senza la necessità di un nuovo verbale di sottoposizione. La Corte ha ritenuto che la consegna del libretto precettivo al momento della scarcerazione fosse prova sufficiente della conoscenza degli obblighi da parte del soggetto, respingendo le tesi difensive sulla presunta inefficacia della misura.
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Morte del reo: estinzione reato e annullamento
Un imputato, condannato per violazione della sorveglianza speciale, ricorre in Cassazione. Durante il processo, l'imputato decede. La Corte di Cassazione, applicando il principio della morte del reo, annulla la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato. La decisione evidenzia come il decesso dell'imputato prevalga su ogni altra valutazione di merito.
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Violazione sorveglianza speciale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per violazione sorveglianza speciale, chiarendo che per la sussistenza del reato è sufficiente la consapevolezza di trovarsi fuori dal comune di residenza obbligatoria. La Corte ha inoltre escluso la non punibilità per particolare tenuità del fatto in caso di allontanamento di tre ore e ha precisato le corrette modalità procedurali per richiedere il riconoscimento della continuazione in appello.
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Vizio parziale di mente: esclude il dolo? La Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un individuo per violazione della sorveglianza speciale, nonostante il riconosciuto vizio parziale di mente. La sentenza stabilisce che la diminuita capacità di intendere e di volere non esclude di per sé il dolo, ovvero l'intenzione di commettere il reato. La Corte distingue nettamente tra il piano dell'imputabilità e quello della colpevolezza, affermando che anche un soggetto seminfermo può agire con coscienza e volontà. Il ricorso, basato sulla presunta assenza di dolo a causa di un disturbo di personalità, è stato quindi respinto.
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Misure di prevenzione: condanna per mafia è sufficiente?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'applicazione di una misura di prevenzione di sorveglianza speciale. La sentenza sottolinea che una condanna per associazione di tipo mafioso è un elemento sufficiente a giustificare tali misure, poiché presume una pericolosità sociale attuale, a meno che non vi sia prova di un effettivo abbandono delle logiche criminali da parte del soggetto.
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Violazione sorveglianza speciale: basta il dolo generico
Con ordinanza del 18/04/2024, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che, per configurare tale reato, è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza di dover adempiere a un obbligo e la volontà cosciente di violarlo, essendo irrilevanti le finalità specifiche che hanno motivato la condotta.
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Sorveglianza speciale: Cassazione su obblighi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'ordinanza ribadisce il consolidato principio giurisprudenziale secondo cui l'inosservanza degli obblighi legati a questa specifica misura di prevenzione costituisce un'ipotesi delittuosa più grave rispetto alla violazione della sola sorveglianza speciale semplice, confermando la manifesta infondatezza del motivo di ricorso.
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Violazione sorveglianza speciale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione sorveglianza speciale. La Corte chiarisce che, per contestare l'accusa, la difesa non può limitarsi a criticare l'incompletezza delle indagini, ma deve proporre una ricostruzione alternativa plausibile dei fatti. Viene inoltre ribadito che per questo reato è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza di violare le prescrizioni imposte, senza che sia necessario un fine specifico.
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Inammissibilità ricorso: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due soggetti avverso un decreto della Corte d'Appello che confermava una misura di sorveglianza speciale e la confisca di beni. Il ricorso è stato respinto perché basato su motivi generici, assertivi e non consentiti, volti a una rivalutazione dei fatti piuttosto che a una censura di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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